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sabato 3 dicembre 2011

COSA NON DOBBIAMO SAPERE - IL NUOVO ORDINE MONDIALE E I SUOI MESSAGGI SUBLIMINALI - CAP(1/3)






Cia e Vaticano furono per decenni il bersaglio polemico di tutta la propaganda di sinistra. Cooperarono veramente? I due uomini che, più di altri, contribuirono al collasso dell’Unione Sovietica, Reagan e Giovanni Paolo II, effettivamente furono complici: una fortuna per decine di milioni di cattolici oppressi al di là della Cortina di Ferro. Dal 1981 al 1989, vi fu una certa, indiretta cooperazione fra Cia e Vaticano per proteggere la dissidenza in Polonia. Questo è quanto si deduce dalle testimonianze raccolte dal giornalista statunitense Peter Schweizer. Appena insediatosi alla Casa Bianca, Reagan si convinse che sarebbe stato Giovanni Paolo II a determinare il futuro della Polonia. Lo aveva intuito per vari motivi: vedendo milioni di Polacchi che erano accorsi ad accogliere il Pontefice nel corso della sua prima visita oltre-cortina, assistendo al discorso del Papa in Messico contro la Teologia della Liberazione (la branca della Chiesa più vicina al marxismo che in Nicaragua appoggiava il regime comunista e nel Salvador era dalla parte della guerriglia filosovietica) e soprattutto leggendo le pubblicazioni cariche di odio nei confronti del Vaticano che venivano diffuse dal regime sovietico.
I sovietici, avevano paura che il Papa riaccendesse il dissenso cattolico, non solo in Polonia, ma anche all’interno dei loro stessi confini, in Ucraina e Lituania. Questo è confermato da una serie di pubblicazioni paranoiche pubblicate per volontà di Mosca, come il pamphlet “Al servizio dei neofascisti”, diffuso in Ucraina, che attaccava frontalmente il nuovo Pontefice con parole di fuoco e argomenti cospirativi: “Revanscisti e nemici della democrazia e del socialismo guardano con speranza al nuovo Papa per il suo sforzo di riunificare i Cattolici di tutto il mondo in un’unica forza anticomunista. E questo non è dettato dall’ansia per il futuro dell’umanità, ma per imporre l’autorità religiosa in tutto il pianeta”. Fu per questo che Reagan inviò immediatamente il nuovo direttore della Cia, Bill Casey in missione in Vaticano, ma il primo incontro con il cardinal Casaroli (allora segretario di Stato del Vaticano) abortì. Ufficialmente l’incontro non vi fu per motivi di prudenza. Mancava una richiesta presidenziale ufficiale e la cosa avrebbe allarmato troppo i sovietici. Bill Casey, personalmente, spiegò l’appuntamento mancato con motivi diplomatici, cioè il fatto che il cardinal Casaroli volesse portare avanti una politica di normalizzazione dei rapporti nei confronti dei regimi dell’Est. Fatto sta che, comunque, un contatto ci fu, sebbene informale, tra Casey e un assistente di Casaroli. Non vi fu alcuna promessa di collaborazione, ma le informazioni sulla Polonia che il Vaticano passò al nuovo direttore della Cia, furono fondamentali per consentire a Reagan di conoscere la situazione interna al regime comunista di Varsavia. Più precisamente Reagan seppe che il cardinal Wyszynski stava morendo e che, con la sua morte, si sarebbe rotto quel sottile equilibrio tra Solidarnosc e il regime comunista che fino a quel momento aveva impedito la legge marziale e la repressione.
Un contatto più diretto fra Cia e Vaticano fu concordato nel gennaio del 1982, quando la situazione era decisamente peggiorata: in Polonia era al potere il generale Jaruzelski, la legge marziale era in vigore e Solidarnosc, dichiarata fuori legge, era stata decimata dagli arresti. La Chiesa, comunque, non divenne mai partner della Cia nella politica segreta che quest’ultima conduceva in Polonia. Secondo la testimonianza dell’ammiraglio John Poindexter, allora consigliere militare nel Consiglio di Sicurezza Nazionale: “Semplicemente avevamo obiettivi in comune in Polonia. E ne traemmo vantaggio, quando lo potemmo fare, sia per raccogliere informazioni, sia per divulgarle in Polonia”. Non si andò oltre questo tipo di collaborazione e la Chiesa non fu coinvolta in alcuna attività che risultasse illegale in Polonia. Ad esempio fu proposto di utilizzare il clero polacco per distribuire materiale di contrabbando che serviva al movimento Solidarnosc, ma l’idea fu respinta in partenza dallo stesso Casey. In compenso, il 7 giugno del 1982 Reagan ebbe udienza dal Papa e una politica comune nei confronti della Polonia fu, in un certo senso, formalizzata. Il vicesegretario di Stato William Clark espose ai funzionari del Vaticano quale fosse la linea politica ufficiale statunitense nei confronti del regime di Varsavia: fermezza nella condanna della repressione, ma mantenimento di un canale di trattativa aperto, per evitare che Jaruzelski si spingesse ulteriormente nelle braccia dell’Urss. Fu poi la volta di Casey stesso, che fu ricevuto dal Papa in un incontro a porte chiuse di quaranta minuti. Non esistono relazioni di quell’udienza, ma lo scopo del viaggio di Casey in Vaticano era quello di informare il Papa della politica americana in appoggio alla resistenza di Solidarnosc. Una politica che era stata ben sintetizzata da Reagan, nella sua dichiarazione rilasciata il 7 giugno 1982: “Attraverso secoli di sofferenze, la Polonia è sempre stata un bastione della fede e della libertà, per il cuore della sua gente, ma non per quello di chi la governa. Noi auspichiamo un processo di riconciliazione e riforma che faccia sorgere una nuova alba per il popolo polacco”.
11 Aprile 2005
Fonte: http://www.nwo.it

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ITALIA-CINA

ITALIA-CINA
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