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martedì 24 gennaio 2012

LIBIA: PRO-GHEDDAFI ALLA RISCOSSA, RIPRESA BANI WALID...CHE COSA STA SUCCEDENDO VERAMENTE IN LIBIA? LA GUERRA NON E' ANCORA FINITA? PERCHE' TUTTI I MEDIA INTERNAZIONALI TACCIONO SULLA LIBIA POST-GHEDDAFI?


Beni Ulid (Bani Walid) - Libia - I miliziani fedeli a Gheddafi sono tornati all’attacco e hanno riconquistato Bani Walid, loro vecchia roccaforte, facendo sventolare la bandiera verde del regime sulla città. Intanto il governo degli insorti è sempre più in difficoltà, fra contestazioni popolari, dimissioni e violenze diffuse. L’altro ieri il Cnt (Consiglio nazionale di transizione) ha dovuto rinviare di una settimana l’adozione della legge elettorale per la Costituente e ha visto le dimissioni dell’ambasciatore in Italia, Hafed Gaddur. L’attacco a Bani Walid è stato provocato oggi dall’arresto di partigiani pro-Gheddafi da parte dei miliziani della Brigata 28 maggio, fedeli al Cnt.
I lealisti (appartenenti alla tribù dei Warfalla) hanno reagito con mitra e bazooka e hanno stretto d’assedio la caserma della brigata. Cinque miliziani rivoluzionari (tuwar) sono stati uccisi. I pro-Gheddafi così hanno avuto la strada spianata verso il resto della città, 170 km a sudovest di Tripoli, una delle ultime roccaforti del dittatore a cadere. I lealisti hanno preso il controllo della città e hanno issato la bandiera verde della Jamairiya. Secondo una fonte militare del Cnt, l’esercito si sta dirigendo verso la città per riprenderla, con l’appoggio dei jet. Ma il portavoce del Consiglio locale, Mahmud el-Werfelli, denuncia che da due mesi veniva chiesto aiuto al Cnt contro la minaccia dei lealisti. Il governo, accusa el-Werfelli, «ci ha traditi, ci ha lasciati fra l’incudine e il martello».
Per il Cnt, la situazione sta diventando sempre più complicata. Oggi ha annunciato che l’approvazione della legge elettorale per l’assemblea Costituente, prevista per oggi, è stata rinviata al 28 gennaio. Il disegno di legge è al centro di furiose polemiche, per la quota del 10% dei seggi destinata alle donne, il divieto di essere eletti per i libici con doppia nazionalità e la divisione dei distretti elettorali. Tanto è vero che un membro del Cnt ha annunciato oggi che le «quote rosa» saranno eliminate.
Nel paese monta il malcontento per le mancate riforme e la scarsa trasparenza dei governanti, spesso ex gheddafiani riciclati, malvisti dagli ex combattenti, che li accusano di opportunismo. In Libia girano ancora moltissime armi e gli scontri a fuoco tra fazioni sono frequenti. Fra domenica e lunedì una persona è morta a Tripoli in una sparatoria. Il 19 gennaio il vicepresidente del Cnt, Abdel Hafiz Ghoga, ex-collaboratore del rais, è stato duramente contestato all’università di Bengasi, durante una commemorazione degli insorti caduti. Sabato 21 sempre a Bengasi ex combattenti hanno attaccato con bombe artigianali la sede del Cnt e l’hanno occupata, chiedendo più risorse per i tuwar e l’esclusione dei dirigenti politici compromessi col regime. Ieri il vicepresidente Ghoga ha finito per dare le dimissioni: «Non voglio che lo scontro sulla mia persona continui e danneggi il Cnt», ha detto.
Il leader del Cnt, Mustafa Abdeljalil (pure lui ex ministro di Gheddafi), di fronte alle contestazioni ha ribadito «non ci dimetteremo, perchè ciò porterebbe il paese a una guerra civile». Oggi ha dato le dimissioni anche lo storico ambasciatore libico in Italia, Hafed Gaddur, da molti anni nella Penisola, ufficialmente per motivi personali. E ad aggiungere confusione al quadro, è arrivata una smentita della Corte penale internazionale a proposito del processo a Saif al Islam Gheddafi. Il ministro della Giustizia libico aveva annunciato che l’Aja aveva dato l’ok a processarlo in Libia. «Non c’è stata alcuna decisione», ha smentito subito dopo un portavoce del Cpi. In questa situazione, suona inquietante la previsione di un funzionario libico, che si trincera dietro l’anonimato: «La Libia non sarà mai più un paese stabile!»

(ANSA-AFP-REUTERS)
Fonte: http://www.atuttadestra.net

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ITALIA-CINA

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