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sabato 26 maggio 2012

Enrico De Pedis, Banda della Magliana, Emanuela Orlandi, pedofilia e droga dentro gli ambienti del Vaticano, speculazioni finanziarie sotto la Santa Sede! Qual'è la vera verità?

Lunedì dopo una settimana di stop, dovrebbero riprendere a Sant'Apollinare gli esami in corso sui resti ossei trovati nella cripta della chiesa romana in cui era sepolto il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, il cui nome qualcuno vorrebbe collegato con il caso Orlandi. Accertamenti sono in corso su ossa che avrebbero non più di 30 anni: si è parlato anche del ritrovamento di una mandibola con dei denti. Al di là della coincidenza temporale, fonti bene informate fanno sapere che una serie di elementi portano a escludere che si tratti di resti ossei di Emanuela. Ma se davvero sono ossa di 30 anni fa, resta da capire perché si trovavano in quella cripta. Intanto una marcia per Emanuela Orlandi attraverserà domani il centro di Roma. Per chiedere «verità e giustizia» su un mistero che accompagna la storia italiana dal 22 giugno 1983 e letteralmente riesploso negli ultimi mesi sulla spinta delle iniziative promosse dai familiari, dell'opinione pubblica e delle novità arrivate dall'inchiesta. La marcia di domani - che cade in un momento quanto mai critico per la Santa Sede, dopo l'arresto del presunto «corvo» e la sfiducia a Gotti Tedeschi, fino all'altro ieri presidente dello Ior - produce anche l'effetto di avvicinare storie lontane tra loro, cronologicamente e per contenuti, ma legate da un filo rosso: il Vaticano. Il punto di partenza sarà il Campidoglio, ore 9.30. Il punto d'arrivo piazza San Pietro, ore 12, per l'Angelus del Papa. Nella piazza che ospita i palazzi del Comune della Capitale l'iniziativa prenderà il via con un intervento del fratello di Emanuela, Pietro, che da tempo si batte per tenere i riflettori accesi sul caso. La sua idea di promuovere una petizione on line nell'ottobre scorso, ha funzionato un pò da detonatore e l'interesse tra la gente è cresciuto. In decine di migliaia hanno firmato l'appello, diretto al Papa, per chiedere che il Vaticano faccia luce sulla storia di una sua cittadina, figlia di un commesso pontificio, scomparsa nel giugno di 29 anni fa. E l'appello non è caduto nel nulla, perchè mai come negli ultimi tempi da parte della Santa Sede sono arrivati segnali di collaborazione. Dopo Pietro, prenderanno la parola l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni, che si è speso per questa causa, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, e il sindaco Gianni Alemanno. Sulla facciata del Campidoglio verrà srotolata una gigantografia di Emanuela. Ci saranno anche sindaci di altre città, come Osimo, che ha già esposto una grande foto di Emanuela sulla facciata del palazzo municipale. Poi i partecipanti si metteranno in marcia per raggiungere prima piazza Pia, quindi in gruppi più piccoli e senza striscioni, piazza San Pietro, per l'Angelus. «La speranza è che il Papa possa dire una parola - afferma Pietro -. E mi sarebbe piaciuto anche poter incontrare il segretario di Stato, cardinal Bertone». Al fratello di Emanuela sono arrivate molti segnali da parte del mondo della cultura: «Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Dacia Maraini, Lidia Ravera, Francesca Archibugi, Marco Tullio Giordana mi hanno espresso la loro solidarietà, forse qualcuno domani verrà», dice Pietro. E aggiunge che per documentare l'iniziativa «ci saranno anche le telecamere della Bbc e della tv tedesca».

Fonte: http://www.lastampa.it 

La storia di uno dei feroci boss della banda della Magliana, assassinato il 2 Febbraio 1990, si lega ad una pista sulla scomparsa di Emanuela Orlandi...chi era Enrico De Pedis?

Enrico De Pedis, detto Renatino, e' stato uno dei feroci boss della banda della Magliana, assassinato in strada a Roma il 2 febbraio 1990. Perche' e' stato legato alla scomparsa di Emanuela Orlandi? Nel 2005, dopo diversi servizi a lui dedicati dal programma 'Chi l'ha visto?', arrivo' in trasmissione una telefonata anonima in cui una voce maschile diceva: ''Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi e' sepolto nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all'epoca''.
In effetti a due passi da piazza Navona a Roma si trova la basilica di Sant'Apollinare. Nella cripta, dove riposano le spoglie di Papi, cardinali e martiri cristiani, c'e' la tomba del potente De Pedis. Ora c'e' anche la conferma: il corpo e' proprio il suo.
Dopo l'uccisione del boss, il rettore della basilica, monsignore Piero Vergari, con una lettera ne attesto' lo status di grande benefattore: ''Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana''.
Poi l'allora Vicario generale della diocesi di Roma e presidente della Cei, cardinale Ugo Poletti, rilascio'  il nulla osta alla sepoltura di De Pedis all'interno della basilica. Il 24 aprile dello stesso anno la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello consegnate alla vedova.
Solo nel 1995 il magistrato responsabile delle indagini sulla banda della Magliana, Andrea De Gasperis, venuto a conoscenza di voci sul fatto, aveva incaricato la Direzione Investigativa Antimafia di verificare. Nell'estate del 1997  ''Il Messaggero'' pubblico la notizia, suscitando proteste. Ma tutto prosegui' come se nulla fosse fino al 2012, quando la procura di Roma decise che la tomba si doveva aprire.
Fonte: http://www.lastampa.it 
  

Sparizione di Emanuela Orlandi


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il manifesto affisso nel 1983
Il caso della sparizione di Emanuela Orlandi (nata a Roma il 14 gennaio 1968) è un fatto di cronaca nera avvenuto a Roma il 22 giugno 1983; la vittima, una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparì in circostanze misteriose all'età di 15 anni.
Quella che all'inizio poteva sembrare la "normale" sparizione di un'adolescente, magari per un allontanamento volontario da casa, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana che coinvolse lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi, in maniera a tutt'oggi non ancora compiutamente risolta.
Alla scomparsa di Emanuela fu collegata la sparizione di un'altra adolescente romana, Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata.

Indice

Scomparsa

Emanuela Orlandi frequentava una scuola di musica in piazza Sant'Apollinare a Roma. Il giorno della scomparsa, nel tragitto che dal Vaticano la portava alla scuola, incontrò uno sconosciuto, alla guida di una BMW verde, che le offrì un lavoro di vendita di cosmetici per la Avon, da svolgere durante una sfilata di moda e pagato esageratamente (circa 375.000 lire dell'epoca, l'equivalente di uno stipendio di allora). Emanuela rispose che prima di accettare avrebbe dovuto chiedere il permesso ai genitori. Verso le ore 19:00, dopo essere uscita in anticipo dalla lezione, telefonò a casa per riferire la proposta che le era stata fatta: la sorella le disse che diffidava molto della troppo allettante proposta, e comunque di tornare quanto prima a casa per parlarne con la madre. Questo fu l'ultimo contatto che Emanuela ebbe con la famiglia.
Dopo la telefonata, Emanuela si confidò con un'amica e compagna della scuola di musica, Raffaella Monzi, che la accompagnò alla fermata dell'autobus, lasciandola alle 19:30. Poco dopo, Emanuela fu vista da un vigile urbano in servizio davanti al Senato (al quale chiese dove si trovasse la Sala Borromini). Il vigile, interrogato dalle forze dell'ordine una volta iniziate le indagini per la scomparsa, riferì che la ragazza era in compagnia di un uomo alto circa 1 m e 75, sui 35 anni, snello, con il viso lungo, stempiato, con una valigetta e una BMW scura metallizzata[1]. Altri testimoni la videro salire sull'auto. Dall'identikit che fu tracciato, un carabiniere del Nucleo Operativo di via in Selci notò la somiglianza con Enrico De Pedis[2], membro della Banda della Magliana, ma la cosa, stranamente, non ebbe un immediato seguito investigativo; pare che una giustificazione sarebbe nel fatto che all'epoca si riteneva il soggetto criminale latitante all'estero, ma un riscontro approfondito in merito non venne effettuato.

Le ricerche e le telefonate

Poiché le forze dell'ordine avevano inizialmente pensato ad una scappatella, le prime ricerche furono condotte autonomamente dalla famiglia. Il 25 giugno, però, dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un uomo che diceva di chiamarsi Pierluigi, il quale raccontò che la sua fidanzata aveva incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. "Pierluigi" riferì anche che "Barbara", all'invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata a causa della vergogna che provava nell'indossare gli occhiali.
Tre ore più tardi "Pierluigi" richiamò, aggiungendo che gli occhiali di "Barbara" erano "a goccia, per correggere l'astigmatismo". Queste chiamate si rivelarono preziose per i familiari, poiché in effetti Emanuela era astigmatica, si vergognava di portare gli occhiali e suonava il flauto. Il 26 giugno "Pierluigi", durante un'altra chiamata, aggiunse alcune informazioni su se stesso: disse di avere 16 anni e di trovarsi in quella giornata con i genitori in un ristorante al mare. Comunicò anche che "Barbara" avrebbe suonato il flauto al matrimonio della sorella ma rifiutò ogni ulteriore collaborazione per rintracciare Emanuela e di incontrare di persona lo zio.
Il 28 giugno fu il turno di un certo "Mario" che, con un forte accento romano, disse di avere 35 anni. Anch'egli sosteneva di aver visto un uomo e due ragazze che vendevano cosmetici, una delle quali diceva di essere di Venezia e chiamarsi Barbara. Significativo risulta, durante la telefonata di "Mario", un piccolo dettaglio: quando gli viene chiesta l'altezza della ragazza, egli esita, come se non lo sapesse. In sottofondo, si sente una seconda voce, che dice "No, de più"[3]. Sembra quindi che ci fosse un secondo uomo con lui, il quale aveva visto la ragazza, al contrario di "Mario".
In una seconda telefonata, "Mario" spiegò che "Barbara" gli aveva confidato di essersi allontanata volontariamente da casa. La famiglia, considerando quest'ipotesi impossibile, perse a questo punto fiducia nelle telefonate di "Mario" e "Pierluigi". "Mario" venne, dopo molti anni, identificato con forte probabilità in un uomo vicino alla Banda della Magliana.

Ipotesi

Presunti collegamenti con l'attentato a Giovanni Paolo II

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce attentato a Giovanni Paolo II.
Domenica 3 luglio 1983 il Papa di allora, Giovanni Paolo II, durante l'Angelus, rivolse un appello ai responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi, ufficializzando per la prima volta l'ipotesi del sequestro.[4]
Il 5 luglio, giunse una chiamata alla sala stampa vaticana. All'altro capo del telefono un uomo, che parlava con uno spiccato accento anglosassone (e per questo subito ribattezzato dalla stampa "l'Amerikano"), affermò di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, sostenendo che molti altri elementi erano già stati forniti da altri componenti della sua organizzazione, Pierluigi e Mario, e richiese l'attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano[4]. Chiamava in causa Mehmet Ali Ağca, l'uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro un paio di anni prima, chiedendo un intervento del pontefice, Giovanni Paolo II affinché venisse liberato entro il 20 luglio.
Un'ora dopo, l'uomo chiamò a casa Orlandi, e fece ascoltare ai genitori un nastro con una voce di ragazza, forse di Emanuela che diceva di frequentare la Scuola Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, e di dover iniziare a settembre il terzo liceo scientifico.
L'8 luglio 1983 un uomo con inflessione mediorientale telefonò a una compagna di classe di Emanuela, dicendo che la ragazza era nelle loro mani, che avevano 20 giorni di tempo per fare lo scambio con Alì Agca, e chiedendo una linea telefonica diretta con il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli.
Il 17 luglio, venne fatto ritrovare un nastro, in cui si confermava la richiesta di scambio con Ağca, la richiesta di una linea telefonica diretta con il cardinale Casaroli, e si sentiva la voce di una ragazza che implorava aiuto, dicendo di sentirsi male. La linea fu installata il 18 luglio. Alcuni giorni più tardi, in un'altra telefonata, "l'Amerikano" chiese allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio contenuto sul nastro, e di informarsi presso il cardinale Agostino Casaroli, riguardo ad un precedente colloquio.
In totale, le telefonate dell'"Amerikano" furono 16, tutte da cabine telefoniche. Nonostante le richieste di vario tipo, e le presunte prove, l'uomo (mai rintracciato) non aprì nessuna reale pista.
Nel comunicato n. 20 del 20 novembre 1984, i Lupi grigi dichiarano di custodire nelle loro mani entrambe le ragazze. La "pista turca" dei Lupi grigi, tuttavia, è stata sconfessata dall'ex ufficiale della Stasi Günter Bohnsack, il quale ha dichiarato che i servizi segreti della Germania Est sfruttarono il caso di Emanuela Orlandi scrivendo finte lettere a Roma per consolidare la tesi che metteva in relazione Ağca con i Lupi Grigi, al fine di scagionare la Bulgaria dalle accuse durante le indagini per l'attentato a Papa Giovanni Paolo II[5]. L'estraneità dei Lupi grigi fu confermata da un pentito della Banda della Magliana Antonio Mancini, che nel 2007 ha dichiarato «Si diceva che la ragazza era robba nostra, l'aveva presa uno dei nostri»[6].
Nel 2010, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha un colloquio con Mehmet Ali Ağca, nel quale l'ex terrorista conferma l'ipotesi del rapimento per conto del Vaticano, già menzionata nella telefonata del 5 luglio 1983 e fa il nome di un cardinale, Giovanni Battista Re, ritenendolo persona informata sui fatti[7]; Un anno dopo, la registrazione del colloquio viene pubblicata dalla trasmissione Chi l'ha visto? che censura il nome del cardinale. Pietro Orlandi, in quel momento in collegamento, comunica di essere andato a parlare con lo stesso Re, che ha smentito le parole dell'ex terrorista.[8]

Presunti collegamenti con lo scandalo IOR ed il caso Calvi

Secondo alcuni giornali e pubblicazioni, l'identikit dell'Amerikano, stilato dall'allora vicecapo del SISDE Vincenzo Parisi in una nota rimasta riservata fino al 1995, corrisponderebbe a monsignor Paul Marcinkus, che all'epoca era presidente dello IOR, la "banca" vaticana: gli specialisti del SISDE, analizzando i messaggi e le telefonate pervenute alla famiglia, per un totale di 34 comunicazioni, ne ritennero affidabili e legati a chi aveva effettuato il sequestro 16, che riguardavano una persona con una conoscenza approfondita della lingua latina, migliore di quella italiana (ritenendo possibile che fosse stata appresa successivamente al latino), probabilmente di cultura anglosassone e con un elevato livello culturale e una conoscenza del mondo ecclesiastico e del Vaticano, oltre alla conoscenza approfondita di diverse zone di Roma (dove probabilmente aveva abitato).[9]

Presunti collegamenti con la Banda della Magliana

Nel luglio del 2005, alla redazione del programma Chi l'ha visto?, in onda su Rai 3, arrivò una telefonata anonima in cui si diceva che per risolvere il caso di Emanuela Orlandi era necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare e controllare «del favore che Renatino fece al cardinal Poletti». Si scoprì così che "l'illustre" defunto altri non era che il capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis. L'inviata Raffaella Notariale era riuscita a ottenere le foto della tomba e i documenti originali relativi alla sepoltura del boss in territorio vaticano, voluta dal cardinale Ugo Poletti, allora presidente della Cei.
Il 20 febbraio 2006, un pentito della Banda, Antonio Mancini, sostenne di aver riconosciuto nella voce di Mario quella di un killer al servizio di De Pedis, tale "Rufetto"[10]. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica però, non confermarono quanto dichiarato da Mancini.[senza fonte] Alla redazione del già citato programma di Rai Tre giunse poi una cartolina raffigurante una località meridionale che presentava il seguente testo: «Lasciate stare Renatino».
Il 30 giugno 2008, Chi l'ha visto? trasmise la versione integrale della telefonata anonima del luglio 2005, lasciata inedita fino ad allora. Dopo le rivelazioni sulla tomba di De Pedis e del cardinal Poletti, la voce aggiungeva «E chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei...con l'altra Emanuela». Il bar si rivelò appartenere alla famiglia di Mirella Gregori, altra ragazza scomparsa a Roma il 7 maggio 1983 in circostanze misteriose ed il cui rapimento venne collegato a quello Orlandi[11]. La redazione di Chi l'ha visto? è stata minacciata nel luglio 2008 anche da un'altra telefonata anonima da parte di un certo "biondino".
Nel luglio 2011 la procura distrettuale di Roma ha arrestato alcuni componenti della famiglia romana De Tomasi, accusati di reati tra i quali usura e riciclaggio di denaro; secondo gli inquirenti, Giuseppe De Tomasi, noto Sergione, affiliato alla Banda della Magliana, è la stessa persona che nel 1983 telefonò la famiglia Orlandi identificandosi con il nome "Mario", mentre il figlio, Carlo Alberto De Tomasi, è l'autore della telefonata a "Chi l'ha visto?" del luglio 2005.[12].

Le testimonianze di Sabrina Minardi e la ripresa delle indagini

Nel 2006 la giornalista Raffaella Notariale raccolse un'intervista di Sabrina Minardi, ex-moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano, che tra la primavera del 1982 ed il novembre del 1984 ebbe una relazione con Enrico De Pedis. Due anni e mezzo dopo, il 23 giugno del 2008, la stampa italiana riportò le dichiarazioni che Sabrina Minardi aveva reso agli organi giudiziari che avevano deciso di ascoltarla: Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa ed il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco, gettato in una betoniera a Torvaianica. In quella occasione, secondo la Minardi, De Pedis si sarebbe sbarazzato anche del cadavere di un bambino di 11 anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda. Il piccolo Nicitra fu però ucciso il 21 giugno 1993, ben dieci anni dopo l'epoca alla quale la Minardi fa risalire l'episodio, e tre anni dopo la morte dello stesso De Pedis, avvenuta all'inizio del 1990. Stando a quanto riferito da Sabrina Minardi, il rapimento di Emanuela Orlandi sarebbe stato effettuato materialmente da Enrico De Pedis, su ordine del monsignor Paul Marcinkus «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro».
Nel particolare, la Minardi ha raccontato di essere arrivata in auto (una Autobianchi A112 bianca) al bar del Gianicolo, dove De Pedis le aveva detto di incontrare una ragazza che avrebbe dovuto «accompagnare al benzinaio del Vaticano». All'appuntamento arrivarono una BMW scura, con alla guida "Sergio", l'autista di De Pedis e una Renault 5 rossa con a bordo una certa "Teresina" (la governante di Daniela Mobili, amica della Minardi) e una ragazzina confusa, riconosciuta dalla testimone come Emanuela Orlandi. "Sergio" l'avrebbe messa nella BMW alla cui guida andò la Minardi stessa. Rimasta sola in auto con la ragazza, la donna notò che questa «piangeva e rideva insieme» e «sembrava drogata». Arrivata al benzinaio, trovò ad aspettare in una Mercedes targata Città del Vaticano, un uomo «che sembrava un sacerdote» che la prese in consegna.[6]
La ragazza avrebbe quindi trascorso la sua prigionia a Roma, in un'abitazione di proprietà di Daniela Mobili in via Antonio Pignatelli 13 a Monteverde nuovo - Gianicolense, che aveva «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'Ospedale San Camillo» (la cui esistenza, oltre ad un piccolo bagno ed un lago sotterraneo, è stata accertata dagli inquirenti il 26 giugno 2008[11]). Di lei si sarebbe occupata la governante della signora Daniela Mobili, "Teresina"; secondo la Minardi, la Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, era vicina a Danilo Abbruciati, altro esponente di spicco della Banda della Magliana, coinvolto nel caso Calvi e che dispose il restauro della palazzina in via Pignatelli.[3]
La Mobili ha negato di conoscere la Minardi o di avere avuto un ruolo nel rapimento, poiché in quegli anni si trovava, così come il marito, in prigione. Tuttavia la Minardi si è sempre riferita alla governante "Teresina", che effettivamente lavorava nell'appartamento in quel periodo, anche se non aveva la patente.[13][14] Successivamente, la Minardi ha citato un altro componente della Banda (corrispondente ad un vecchio identikit[15]) che, rintracciato dalle forze dell'ordine, ha confessato che il rifugio in via Pignatelli era sì un nascondiglio, «ma non per i sequestrati, [bensì] per i ricercati. Era il rifugio di "Renatino"», negando la connessione fra l'ex boss della Magliana e il rapimento Orlandi[16].
Affiora anche il personaggio di Giulio Andreotti, presso il quale la Minardi racconta di essere andata a cena due volte, insieme al compagno De Pedis, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì».[6]
Le dichiarazioni della Minardi, benché siano state riconosciute dagli inquirenti come parzialmente incoerenti (anche a causa dell'uso di droga da parte della donna in passato) hanno acquistato maggior credibilità nell'agosto 2008, a seguito del ritrovamento della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi e che risulta appartenuta prima a Flavio Carboni, imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi, e successivamente ad uno dei componenti della Banda della Magliana[17].
La pubblicazione dei verbali resi alla magistratura dalla Minardi ha suscitato le proteste del Vaticano, che, per bocca di padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, ha dichiarato che oltre alla «mancanza di umanità e rispetto per la famiglia Orlandi, che ne ravviva il dolore», ha poi definito come «infamanti le accuse rivolte a Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».[18]
Il 19 novembre 2009 Sabrina Minardi, interrogata presso la Procura di Roma dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico ministero Simona Maisto, sembrerebbe aver riconosciuto l'identità di "Mario", ossia l'uomo che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi telefonò ripetutamente alla famiglia.[19][20][21][22]
Il 21 novembre, su Rai News 24, andò in onda un'altra intervista a Sabrina Minardi, curata da Raffaella Notariale. La Minardi raccontò che Emanuela Orlandi aveva trascorso i primi quindici giorni di prigionia a Torvaianica, nella casa al mare di proprietà dei genitori della Minardi stessa.[23].
Il 2 febbraio 2010 Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha incontrato Alì Aǧca, dal quale ha ricevuto rassicurazioni sul fatto che «Emanuela è viva e ritornerà presto a casa»[24]. Secondo l'ex Lupo grigio, la ragazza «ora vive reclusa in una mega villa in Francia o in Svizzera. Tornerà a casa».
Il 10 marzo 2010 è stata resa nota l'esistenza di un nuovo indagato, Sergio Virtù, indicato da Sabrina Minardi come l'autista di fiducia di Renatino, il quale avrebbe avuto un ruolo operativo nel sequestro della ragazza. L'uomo è indagato per i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. Virtù è stato arrestato il giorno dell'interrogatorio per altri reati e trasferito nel carcere di Regina Coeli. All'ex autista di De Pedis infatti, erano state inflitte in passato due condanne perché coinvolto in reati di truffa. Davanti ai pm titolari dell'inchiesta, Virtù ha negato ogni addebito sulla vicenda, in particolare di avere mai conosciuto né avuto rapporti di amicizia con De Pedis. A carico dell'ex autista ci sono anche alcune dichiarazioni di un'altra donna, definita dagli inquirenti una sua ex convivente, la quale avrebbe raccontato di aver avuto un ruolo nel sequestro della Orlandi e di averne per questo anche ricevuto compenso.
Nel luglio 2010[25] è stato dato, dal Vicariato di Roma, il via libera all'ispezione della tomba di Enrico De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare. Questo è il contenuto della nota, inviata dal Vicariato alla trasmissione di Raitre Chi l'ha visto?, che ne ha diffuso il testo e che il 5 luglio è tornata ad occuparsi della scomparsa di Emanuela.
Il 17 giugno 2011, durante un dibattito sul libro di Pietro Orlandi "Mia sorella Emanuela" in diretta tv su RomaUno un uomo dichiaratosi ex-agente del SISMI afferma che «Emanuela e' viva, si trova in un manicomio in Inghilterra ed è sempre stata sedata». Aggiunge che causa del rapimento fu la conoscenza da parte di Ercole Orlandi, padre di Emanuela, di attività di riciclaggio di denaro "sporco" legate ad Antonveneta, essendo quindi il rapimento collegato a Calvi e al crack dell'Ambrosiano.[26]
Il 24 luglio 2011 Antonio Mancini, in un'intervista a La Stampa, dichiara che effettivamente la Orlandi fu rapita dalla Banda della Magliana per ottenere la restituzione del denaro investito nello IOR attraverso il Banco Ambrosiano, come ipotizzato dal giudice Rosario Priore. Mancini aggiunge di ritenere sottostimata la cifra di 20 miliardi e che fu Enrico De Pedis a far cessare gli attacchi contro il Vaticano, malgrado i soldi non fossero stati tutti restituiti, ottenendo in cambio, fra le altre cose, la possibilità di essere sepolto nella Basilica di Sant'Apollinare, come poi effettivamente avvenne.[27]
Il 14 maggio 2012 finalmente viene aperta la tomba di De Pedis, ma al suo interno vi si trovano solamente i resti del defunto. Allora si scava più approfonditamente, ma vengono trovate solo nicchie con resti di ossa risalenti al periodo napoleonico.
Quattro giorni dopo, il 18 maggio, viene indagato Don Pietro Vergari per concorso in sequestro di persona.
Secondo una pista investigativa Emanuela Orlandi sarebbe stata attirata ed uccisa in un giro di festini a sfondo sessuale in cui erano coinvolti esponenti del clero, un gendarme vaticano e personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede. [28]

La teoria Nicotri

Nel 2002, con la pubblicazione del libro Mistero Vaticano, e nel 2009, con la pubblicazione di Emanuela Orlandi - La verità, il giornalista Pino Nicotri, già redattore de l'Espresso, sovverte completamente tutte le ipotesi relative al rapimento, riconducendole ad un insabbiamento finalizzato a nascondere la realtà dei fatti. La Orlandi, secondo Nicotri, sarebbe morta in Vaticano il giorno stesso della scomparsa, durante un incontro con una persona molto in alto nella gerarchia ecclesiastica, un'ipotesi che avvicina il caso Orlandi a quello di Wilma Montesi. A tal proposito il giornalista Max Parisi afferma di essere a conoscenza di questo nome e di esserne stato colpito, ma che non intende divulgarlo.[29]
Nei libri il giornalista afferma che l'aggancio alla vicenda dei servizi segreti dell'est (che nel caso non sarebbero coinvolti affatto) non sarebbe altro che un'opportunistica manovra degli stessi, volta a indebolire papa Wojtyła e impedirgli di dare forza a Solidarność. Così pure la ragnatela di comunicati, le presunte "svolte" nelle indagini, le dichiarazioni di improbabili testimoni succedutesi negli anni, il presunto coinvolgimento di organizzazioni criminali, non sarebbero da ricondursi a un complotto internazionale, ma obbedirebbero a una catena di eventi opportunistici di cui le alte sfere vaticane si sarebbero servite per insabbiare la scabrosa vicenda.[30]

Note

  1. ^ L'intervista a Chi l'ha visto? del vigile urbano
  2. ^ Puntata di Chi l'ha visto? del 30 giugno 2008, I Parte
  3. ^ a b Puntata di Chi l'ha visto? andata in onda il 7 luglio 2008
  4. ^ a b Emanuela Orlandi sul sito di Chi l'ha visto? di RAI3. Poiché la prima rivendicazione del rapimento è del 5 luglio 1983, solo una fonte interna al Vaticano, a conoscenza dei fatti, e dotata di sufficiente autorevolezza per influire sul comportamento del Papa, avrebbe potuto suggerire al Papa stesso di prendere la drammatica iniziativa di lanciare un appello ai rapitori. Unico precedente di un simile "appello ai rapitori" da parte di un Papa è il triplice "appello ai rapitori di Aldo Moro" lanciato da Papa Paolo VI nel 1978 (vedi Caso Moro, I comunicati e la trattativa)
  5. ^ Marco Ansaldo. «Lo scambio Orlandi-Ali Agca fu un' invenzione di noi della Stasi». Repubblica.it, 26 6 2008.
  6. ^ a b c Marino Bisso; Giovanni Gagliardi. «Caso Orlandi, parla la superteste, "Rapita per ordine di Marcinkus"». Repubblica.it, 23 6 2008.
  7. ^ Ali Agca-Pietro Orlandi: il colloquio segreto "Questa storia nasce in Vaticano" - Repubblica.it
  8. ^ Video Rai.TV - Orlandi: la ricerca in Inghilterra
  9. ^ Estratti del libro EXTRA OMNES L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi di Gaja Cenciarelli, ZONA 2006, ISBN 88-89702-17-6 , relativi ai documenti desecretati delle inchieste del SISDE svolte al tempo
  10. ^ Il video dal sito di Chi l'ha visto?, aggiornamento del 23 giugno 2008
  11. ^ a b Emanuela Orlandi sul sito di Chi l'ha visto?, aggiornamento del 30 giugno 2008
  12. ^ http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201107131256-ipp-rt10073-usura_arresto_famiglia_de_tomasi_legata_a_caso_emanuela_orlandi
  13. ^ Marino Bisso. «"Non sono io la carceriera, quando è scomparsa ero in galera"». Repubblica.it, 26 6 2008.
  14. ^ «L’ex donna del boss: «Io col rapimento non c'entro nulla»». il Giornale.it, 26 6 2008.
  15. ^ Marino Bisso. «Caso Orlandi, un nuovo sospettato. Perquisizione a un ex della Magliana». Repubblica.it, 29 6 2008.
  16. ^ Marino Bisso. «"La Orlandi? In quel bunker si nascondeva Renatino"». Repubblica.it, 4 7 2008.
  17. ^ Fabrizio Caccia. ««Sequestro Orlandi, ecco l’auto». Parcheggiata da 13 anni». Corriere.it, 14 8 2008.
  18. ^ Vatican Diplomacy: «Il Vaticano: “Accuse infamanti su Marcinkus”»
  19. ^ «Caso Orlandi, dopo 26 anni un testimone». La Repubblica, 19 11 2009.
  20. ^ «Dopo 26 anni la teste rivela: « Emanuela Orlandi è morta»». Corriere.it, 19 11 2009.
  21. ^ «Caso Orlandi, il rapitore ha un nome: testimoni lo riconoscono dalle foto». Repubblica.it, 21 11 2009.
  22. ^ «Il mistero di Emanuela nelle stanze del Vaticano». Repubblica.it, 20 11 2009.
  23. ^ Caso Orlandi. Intervista a Sabrina Minardi
  24. ^ Emanuela Orlandi:fratello incontra Agca - Top News - ANSA.it
  25. ^ Caso Orlandi, sì del Vicariato a ispezione tomba De Pedis - Tg24 - Sky.it
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  27. ^ L’ex della Magliana: "Sì, siamo stati noi a rapire la Orlandi"- LASTAMPA.it
  28. ^ http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/455110/
  29. ^ Dynapress - Sito ufficiale di Max Parisi
  30. ^ Emanuela Orlandi, la verità: le bugie del Vaticano e gli appelli omicidi di Wojtyla. Parla Pino Nicotri - Politica e Società 2.0

Bibliografia

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  • Ugo Barbàra. In terra consacrata. Piemme, 2009. ISBN 978-88-566-0457-3
  • Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani. I mistreri della chiesa di Sant'Apollinare e il caso Orlandi, Fazi, 2008. ISBN 978-88-8112-984-3
  • Gaja Cenciarelli. Extra Omnes. L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi. Bologna, Zona Editore, 2006. ISBN 88-89702-17-6.
  • Massimiliano Cesaretti. Ovunque tu sia. Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2007. ISBN 978-88-6092-082-9.
  • Vittorio Di Cesare, Sandro Provvisionato. Vaticano rosso sangue. Firenze, Olimpia, 2006. ISBN 978-88-253-0117-5.
  • Gennaro Egidio. La strategia delle ombre. I mille volti del crimine. Milano, Mursia, 1988.
  • Antonio Fortichiari. È viva. La scomparsa di Emanuela Orlandi. Un'inchiesta. Tropea, 2003. ISBN 88-438-0403-0.
  • Ferdinando Imposimato, Vaticano. Un affare di Stato. Le infiltrazioni - L'attentato - Emanuela Orlandi. Koiné, 2003
  • Otello Lupacchini, Max Parisi. Dodici donne un solo assassino. Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni. Koinè Nuove Edizioni, 2006. ISBN 88-87509-71-9.
  • Pino Nicotri. Emanuela Orlandi. La verità. Dai lupi grigi alla banda della Magliana. Baldini Castoldi Dalai, 2008. ISBN 8860734747.
  • Pino Nicotri. Mistero Vaticano. La scomparsa di Emanuela Orlandi. Roma, Kaos edizioni, 2002. ISBN 88-7953-112-3.
  • Raffaella Notariale, Segreto Criminale. La vera storia della banda della Magliana, Newton Compton, 2010. ISBN 978-88-541-2143-0
  • Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro. I Misteri del Vaticano: Il Caso Orlandi. LA CASE, 2011. ISBN 9788890589607.
  • Martin de Wolf, Die Orlandi-Verschwörung, BoD Norderstedt, ISBN 978-3-8370-9641-5

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