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sabato 26 maggio 2012

Enrico De Pedis - Chi era il Boss Mafioso della Banda della Magliana? Perchè la Santa Sede ha dato sepoltura a questo criminale dentro la chiesa di Sant'Apollinare a Roma?

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Enrico De Pedis, fotografia originale realizzata negli anni '80 per utilizzo su documento di identità
Enrico De Pedis, detto Renatino o Renato (Roma, 15 maggio 1954Roma, 2 febbraio 1990), è stato un criminale italiano, boss dell'organizzazione criminale romana nota come Banda della Magliana.
De Pedis risultava a capo del gruppo dei Testaccini, ruolo che venne favorito dalla prematura scomparsa dei soci Giuseppucci ed Abbruciati, entrambi morti di morte violenta. Si presume che il De Pedis abbia avuto stretti contatti con potenti esponenti delle organizzazioni di criminalità organizzata, in particolare siciliana. Negli ultimi anni di vita intraprese un'attività di reinvestimento di ingenti somme di denaro in affari speculativi, in campo finanziario ed edilizio. Non è quindi escluso che possa esserci un collegamento, tra i capitali investiti, anche con le vicende del crack del Banco Ambrosiano e dello IOR. Nei suoi ultimi anni di vita, tentò probabilmente di affrancarsi dai suoi trascorsi malavitosi, per migrare verso uno stato sociale più consono alle proprie aspirazioni, in ciò favorito dalle ingenti risorse finanziarie di cui disponeva. In questo periodo era solito farsi chiamare "il presidente". Cominciò altresì ad interessarsi di opere d'arte, gioielli ed a frequentare le migliori botteghe antiquarie della capitale. Questa sua passione favorì in un certo senso la preparazione dell'agguato nel quale perse la vita, organizzato con molta probabilità dai superstiti membri dell'ala maglianese. Il suo nome, oltre a molti dei misfatti della Banda, è mediaticamente legato (ma solo per le "confessioni" di una donna che è stata sua amante e che finora non hanno trovato alcun riscontro) alla vicenda di Emanuela Orlandi, la ragazza di cittadinanza vaticana scomparsa nel 1983, il cui caso è stato spesso messo in relazione con il caso Calvi e i rapporti tra Vaticano e Banco Ambrosiano, ma più propriamente con l'attentato a Giovanni Paolo II avvenuto il 13 maggio 1981.

Indice

Scomparsa di Emanuela Orlandi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Emanuela Orlandi.
Il legame tra Enrico De Pedis e il rapimento di Emanuela Orlandi è oggetto di indagini da parte della magistratura romana addirittura dal 2008, ed è scaturito da una sola dichiarazione, quella di Sabrina Minardi, e una sospetta quanto fragile coincidenza: l'insolita sepoltura di De Pedis, scoperta nel 1997, nella cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, di proprietà dell'APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica) e gestita pastoralmente dal Vicariato di Roma [1], accanto alla scuola di musica frequentata dalla Orlandi[2].
Nel 2007 un pentito della Banda della Magliana, Antonio Mancini, ritenuto inattendibile da diverse corti di Assise, disse ai magistrati della Procura di Roma che in carcere, all'epoca della scomparsa della quindicenne «Si diceva che la ragazza era robba nostra, l'aveva presa uno dei nostri»[3].
Nel giugno 2008, Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano e per molti anni amante di De Pedis ha rilasciato alcune dichiarazioni (mai riscontrate, ma, piuttosto, spesso confutate), secondo le quali De Pedis avrebbe eseguito materialmente il sequestro per ordine del monsignor Paul Marcinkus (allora a capo dello IOR)[3]. A detta della Minardi, l'Orlandi fu giustiziata sei, sette mesi dopo e il cadavere sarebbe stato occultato da De Pedis presso Torvajanica in una betoniera, assieme ai resti di un altro giovanissimo ostaggio, Domenico Nicitra, 11 anni, figlio di un ex affiliato della banda della Magliana, il siciliano Salvatore Nicitra. Tuttavia il piccolo Nicitra scomparve solo nell'estate del 1993, tre anni dopo la morte di De Pedis[3]. Le dichiarazioni della Minardi, benché siano state riconosciute dagli inquirenti come incoerenti (anche a causa dell'uso di droga da parte della donna, non solo in passato[3]) hanno nuovamente attirato l'attenzione degli investigatori mesi dopo, a seguito del ritrovamento della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi e che risulta appartenuta prima a Flavio Carboni, imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi, e successivamente ad uno dei componenti della Banda della Magliana[4].
Nel dicembre 2009, molto tardivamente, due "pentiti" della Banda della Magliana hanno rilasciato dichiarazioni relative al coinvolgimento di De Pedis e di alcuni esponenti vaticani nella vicenda di Emanuela Orlandi. Antonio Mancini ha rivelato il 10 dicembre che il sequestro di Emanuela Orlandi venne gestito da De Pedis «nel quadro di problemi finanziari con il Vaticano»[5]. Maurizio Abbatino, altro collaboratore di giustizia della Banda, ha dichiarato al procuratore aggiunto titolare dell'inchiesta che - a seguito di confidenze raccolte fra i membri della banda - il sequestro e l'uccisione di Emanuela avvennero per opera di De Pedis e dei suoi uomini, nell'ambito di rapporti intrattenuti da lui con alcuni esponenti del Vaticano [6].

Morte di un bandito

De Pedis è stato ucciso in un agguato a Roma in Via del Pellegrino, davanti al numero civico 65 (nei pressi di Campo de' Fiori), mentre era a bordo del suo scooter: la sua uccisione va catalogata come un regolamento di conti tra "ex compari"[7].
De Pedis, infatti, al contrario degli altri appartenenti alla banda, fu uno dei pochi a possedere uno spiccato "spirito imprenditoriale": mentre molti altri sperperavano i propri bottini, egli, così come Ernesto Diotallevi, investiva, anche in attività legali, tali illeciti proventi (in imprese edili, ristoranti, boutique...).[8]
Arrivò al punto di non voler più dividere i proventi delle sue attività coi compari carcerati. Si sentiva sciolto da tale obbligo, in quanto ormai i suoi introiti provenivano in buona parte da attività proprie e non rientravano più nei bottini comuni. Gli altri interpretarono ciò come uno smacco da far pagare caro. Così nel 1989, uscì dal carcere Edoardo Toscano detto "Operaietto" (appartenente alla fazione Magliana, opposta a quella dei testaccini di cui De Pedis era il leader) e si mise sulle sue tracce. De Pedis, però, fu più rapido e fece uccidere Toscano dai suoi killer personali (tali Angelo Cassani detto Ciletto e Libero Angelico, meglio noto negli ambienti malavitosi col soprannome di Rufetto) dopo averlo fatto cadere in una imboscata con un pretesto.[8]
Quando evase successivamente dal carcere Marcello Colafigli, la fazione dei maglianesi iniziò a riorganizzarsi per eliminare De Pedis. L'occasione si presentò quando riuscirono a convincere tale Angelo Angelotti (anch'egli legato in passato alla famigerata banda romana) che già nel 1981, con le sue "soffiate", aveva permesso a Danilo Abbrucciati di uccidere Massimo Barbieri), a fissare un appuntamento con "Renatino". Cosa che avvenne il 2 febbraio 1990 in via del Pellegrino. Appena finita la conversazione con l'Angelotti, il De Pedis salì sul suo motorino Honda Vision e si avviò, ma venne affiancato da una potente motocicletta con a bordo due killer versiliesi, assoldati per l'occasione, che gli spararono un solo colpo alle spalle, Dante Del Santo detto "il cinghiale" e Alessio Gozzani, il quale però negli ultimi anni sembra sia stato scagionato dall'accusa di essere quel giorno alla guida della moto, condotta forse da Antonio D'Inzillo deceduto poi da latitante in Sud Africa nel 2008. Nei pressi erano appostati, su almeno due autovetture, diversi membri della banda, con funzione di copertura e supporto.
In base alle parole riferite dal Pm Andrea De Gasperis alla giornalista Raffaella Notariale, i killer di De Pedis erano stati seguiti sin dai primi passi della preparazione del delitto. Viene ritrovato un rapporto dell'alto commissariato per il coordinamento alla lotta contro la delinquenza mafiosa dove viene raccontato tutto l'attentato, dalla preparazione, alla città in cui si rifugiano dopo aver portato a termine l'omicidio ed anche alla loro cattura all'estero. Questo rapporto permette di mettere in piedi il processo agli assassini del De Pedis. Eppure chi stilò quel rapporto non mosse un dito. Si è sempre parlato di questo omicidio come una vendetta, di una faccenda di malavita romana. Ma resta comunque il sospetto che qualche agente dei servizi segreti deviati ci abbia messo del suo per sobillare i killer e far fuori lo scomodissimo Renatino, divenuto troppo potente e troppo informato.[9].

La sepoltura di De Pedis


« Nel carcere mai ho domandato a nessuno perché era là o che cosa aveva fatto. Tra le centinaia di persone incontrate dei più diversi stati sociali, parlavamo di cose religiose o di attualità; Enrico De Pedis veniva come tutti gli altri, e fuori dal carcere, ci siamo visti più volte: normalmente nella chiesa di cui ero rettore, sapendo i miei orari e altre volte fuori, per caso. Mai ho veduto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri, tranne la conoscenza dei suoi familiari. Aveva il passaporto per poter andare liberamente all'estero. Mi ha aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri. Quando seppi dalla televisione della sua morte in Via del Pellegrino, ne restai meravigliato e dispiaciuto. »

(Monsignor Piero Vergari[10])

« Ecco, magari non era proprio un benefattore per tutti. Ma per Sant'Apollinare sì »

Enrico De Pedis ha ricevuto una sepoltura del tutto inusuale per un comune cittadino, che risulta ancora più sorprendente trattandosi di un criminale della sua caratura: la sua tomba infatti si trova all'interno della cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, nel rione Ponte, tra Piazza Navona e Palazzo Altemps, attualmente di proprietà dell'Opus Dei; solo alla moglie viene consentito l'accesso.
Il 6 marzo 1990, a soli 32 giorni dalla morte, il rettore della basilica, monsignor Piero Vergari, attestò con una lettera lo status di grande benefattore di De Pedis: «Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana».[12][13]
Dopo 4 giorni l'allora Vicario della diocesi di Roma, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Ugo Poletti, rilasciava il nulla osta alla sepoltura di De Pedis all'interno della basilica di Sant'Apollinare. Il 24 aprile la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello vennero consegnate alla vedova, Carla De Pedis.
Tale sepoltura potrebbe contrastare addirittura con il Diritto canonico, che sancisce che "Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti." (Can. 1242)[14]. In assenza di pronuciamenti ufficiali in merito, dal vicariato si è solo detto che è comprensibile che essa generi perplessità ma che non si ritiene opportuna una estumulazione[15]. Pare comunque strano che entrambi i soggetti coinvolti nella decisione di tumulare De Pedis nella cripta ignorassero questa norma o che conoscendola abbiano deciso entrambi di violarla consapevolmente.
Il 9 luglio 1997, la giornalista Antonella Stocco scrisse su "Il Messaggero" della strana sepoltura riservata a Enrico De Pedis, che suscitò vive polemiche e persino un'interrogazione in Parlamento. A seguito di tale articolo venne preclusa al pubblico la discesa dei gradini che conducono alla cripta. Già in precedenza il giudice Andrea De Gasperis aveva dato incarico alla DIA di indagare su tale inusuale sepoltura.[16]
Nel luglio del 2005 il caso venne collegato alla vicenda di Emanuela Orlandi, quando alla redazione del programma televisivo Chi l'ha visto?, in onda su Rai 3, arrivò una chiamata anonima che diceva: «Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all'epoca, e chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei..». Partendo da questa telefonata, la giornalista Raffaella Notariale riuscì a trovare le fotografie della tomba e i documenti originali che autorizzavano lo spostamento dei resti di De Pedis dal cimitero del Verano, a Roma, alla cripta della basilica di Sant'Apollinare, firmati dal Cardinale Ugo Poletti e da monsignor Piero Vergari. Dopo questa telefonata, alla redazione della trasmissione Chi l'ha visto? è stato recapitato un biglietto anonimo con su scritto: "Lasciate in pace Renatino". Fino al 14 maggio 2012, malgrado proteste e reclami per tale insolita sepoltura si siano levati da più parti, la salma di De Pedis risultava ancora tumulata nella basilica di Sant'Apollinare, attualmente di proprietà della prelatura dell'Opus Dei. Il 4 luglio 2010, il Vicariato di Roma ha affidato un comunicato stampa alla redazione della trasmissione RAI Chi l'ha visto?, che l'ha diffuso attraverso il proprio sito web, nel quale si afferma che «in relazione alla vicenda riguardante la tumulazione del Signor Enrico De Pedis nelle camere mortuarie della Chiesa di Sant'Apollinare, avvenuta nel 1990, il Vicariato di Roma comunica: Nulla osta da parte dell'Autoritá ecclesiastica che, su richiesta dell'Autoritá giudiziaria italiana competente, la tomba del Signor De Pedis possa essere ispezionata. Nulla osta a che, su richiesta dell'Autoritá giudiziaria italiana competente o della famiglia del signor De Pedis, la salma possa essere traslata altrove».[17]

Apertura della tomba e della tripla bara

Il 14 maggio 2012, su disposizione dell'Autoritá giudiziaria italiana, si procede all'apertura del sarcofago di marmo contenente la bara di De Pedis, nella cripta della Chiesa di Sant'Apollinare. I primi accertamenti seguiti all'apertura della bara evidenziano la presenza del corpo di un uomo corrispondente a quello di Enrico De Pedis.[18][19] Nei pressi della sepoltura sono stati ritrovati altri resti ossei, probabilmente risalenti a 200 o 300 anni fa. La bara si mostra essere una tripla bara costituita da un contenitore di rame contenente la salma, deposta a sua volta in un feretro di zinco e questo nella tradizionale cassa lignea. All'altezza del volto è presente un oblò, in modo da rendere agevole la visione della salma.[20]

Nella cultura popolare

Enrico De Pedis ha ispirato il personaggio del Dandi, uno dei protagonisti del libro Romanzo criminale, scritto dal giudice Giancarlo De Cataldo e ispirato alla vera storia della Banda della Magliana.
Il personaggio del Dandi è presente anche nell'omonimo film del 2005 diretto da Michele Placido, interpretato da Claudio Santamaria, e nella serie televisiva del 2008, interpretato da Alessandro Roja.
Il cantautore Alessandro Raina ha composto un brano dal titolo De Pedis contenuto nel disco I Moralisti degli Amor Fou pubblicato dalla EMI nel 2010.

Note

  1. ^ Scheda sulla Basilica di Sant'Apollinare
  2. ^ Scheda su Enrico De Pedis sul sito di Chi l'ha visto?
  3. ^ a b c d Marino Bisso, Giovanni Gagliardi. «Caso Orlandi, parla la superteste "Rapita per ordine di Marcinkus"». Repubblica.it, 23 06 2008. URL consultato in data 17-06-2010.
  4. ^ «Sequestro Orlandi, ecco l’auto». Parcheggiata da 13 anni, articolo da "Il Corriere della Sera" del 14 agosto 2008
  5. ^ Lavinia Di Gianvito. «Un pentito della Magliana rilancia la pista del Vaticano». Corriere della Sera, 10 12 2009. URL consultato in data 17-06-2010.
  6. ^ ««È stato Renatino a rapire la Orlandi»». Corriere della Sera, 28 12 2009. URL consultato in data 17-06-2010.
  7. ^ Martirano Dino. «Alla sbarra i killer di "Renatino" Cinque anni fa la spietata esecuzione di via del Pellegrino, voluta dai boss della Magliana». Corriere.it, 9 3 1995. URL consultato in data 11-05-2009.
  8. ^ a b Valentina Errante e Cristina Mangani. «Il boss e la bella tra aerei privati, feste e cocaina». Il Messaggero.it. URL consultato in data 11-05-2009.
  9. ^ Vittorio Savino. «2 febbraio 90: ucciso De Pedis, boss della Magliana poi sepolto come un Papa». Cronaca, 02 02 2009. URL consultato in data 11-05-2009.
  10. ^ Attività pastorale di Vergari Mons. Piero. URL consultato il 06-03-2010.
  11. ^ Andrea Garibaldi. Andreotti: il boss nella cripta? Spostarlo non sarebbe rispettoso. corriere.it, 24 settembre 2005. URL consultato il 2009.07.01.
  12. ^ cristianesimo.it. A proposito della scomparsa di Emanuela Orlandi. URL consultato il 14-01-2012.
  13. ^ Chi l'ha visto?. [Enrico De Pedis Misteri - Enrico De Pedis]. URL consultato il 14-01-2012.
  14. ^ Curia romana. Codice di Diritto Canonico - LIBRO QUARTO LA FUNZIONE DI SANTIFICARE DELLA CHIESA - PARTE TERZA I LUOGHI E I TEMPI SACRI - TITOLO I I LUOGHI SACRI (Cann. 1205 – 1243) - CAPITOLO V I CIMITERI. URL consultato il 09-07-2008.
  15. ^ "Vicariato di Roma: i resti del capo della Banda della Magliana non saranno spostati" su mondoacolori.org del 04/10/2005 − archivio900.it
  16. ^ Andrea Garibaldi. Archivio '900: I nuovi misteri sul boss nella cripta da cardinale. URL consultato il 09-07-2008. Basato su un articolo del Corriere della Sera del 12/09/2005
  17. ^ Chi l'ha visto?. «Il Vicariato a "Chi l'ha visto?": Nulla osta all'ispezione della tomba e alla traslazione della salma di De Pedis». URL consultato in data 05-07-2010.
  18. ^ Redazione Roma Online. «Sant'Apollinare, il corpo è di De Pedis «Trovati anche altri resti nella cripta»». Corriere della Sera, 14 maggio 2012. URL consultato in data 14 maggio 2012.
  19. ^ Laura Bogliolo. «Caso Orlandi, aperta tomba di De Pedis La salma è quella del boss». Il Messaggero, 14 maggio 2012. URL consultato in data 14 maggio 2012.
  20. ^ Fabrizio Peronaci. «Lunedì si sposta la «tripla bara» di De Pedis». Corriere della Sera, 13 maggio 2012. URL consultato in data 14 maggio 2012.

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