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venerdì 1 marzo 2013

In un'intervista esclusiva all'AP, il primo ministro iracheno avverte: se in Siria vincono i ribelli, Al Qaeda destabilizzerà l'intero Medio Oriente.

Siria: Putin, parliamone davanti a vodka, Hollande, meglio il porto.

MOSCA - (RUSSIA) - 28 Febbraio 2013 - ''Mi sembra che la questione siriana non possa essere risolta immediatamente senza una bottiglia, non dico di buon vino, ma di vodka, dobbiamo sederci e pensare!'' Lo ha detto il Presidente Russo Vladimir Putin nella conferenza stampa congiunta al Cremlino con il Presidente Francese Hollande, il quale pero' ha risposto che ''e' meglio farlo con una bottiglia di porto!'' Quella usata da Putin e' un'espressione idiomatica popolare, secondo cui ''senza mezzo litro di vodka non si capisce nulla!''

IL PRESIDENTE DELLA SIRIA ASSAD

BAGHDAD - (IRAQ) - Il primo ministro iracheno lancia un duro avvertimento: se in Siria vinceranno i ribelli, la violenza settaria contagerà l'intera regione e Al Qaeda controllerà vaste porzioni dei territori, destabilizzando il già precario equilibrio mediorientale. È il contenuto di un'intervista esclusiva che l'AP ha avuto con il premier Nouri al-Maliki: a preoccupare Baghdad, da tempo alle prese con settarismi interni che non permettono una ricostruzione serena sia delle infrastrutture che delle istituzioni irachene, è che la guerra civile in corso in Siria possa tradursi nell'esplosione di un confronto simile in Iraq, tra comunità sunnita e sciita. L'Iraq è vicino alleato del presidente siriano Bashar al-Assad, a cui ha cercato di garantire sostegno soprattutto all'interno di una Lega Araba egemonizzata dai Paesi del Golfo, non votando mai risoluzioni su sanzioni economiche e finanziarie contro la Siria. Allo stesso tempo, Maliki ha sempre tentato un approccio neutrale, affermando in più occasioni che la decisione finale è in mano al popolo siriano. "Se il mondo non è d'accordo a sostenere una soluzione pacifica attraverso il dialogo - ha detto Maliki all'AP - non vedo la luce in fondo al tunnel. Né le opposizioni né il regime possono neutralizzare l'altro. Se le opposizioni saranno vittoriose, scoppierà una guerra civile in Libano, in Giordania e in Iraq". Un confronto che sta già interessando Baghdad, dove proseguono proteste di piazza nelle aree a predominanza sunnita, che il governo cerca di tenere a freno con concessioni, quali la liberazione di duemila prigionieri politici. "Quando sta accadendo in Iraq è connesso a quello che accade nella regione ed è i risultato delle cosiddette Primavere Arabe e di alcune politiche settarie in Medio Oriente", ha concluso Maliki. 

 Fonte: Nena News e Ansa

 

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ITALIA-CINA

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