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La morte di Diana Spencer: #LadyD moriva esattamente 20 anni fa a #Parigi in #Francia! (31 Agosto 1997 - 31 Agosto 2017)

PRINCIPESSA DIANA (LADY D) PARIGI - (FRANCIA) - La morte di Diana Spencer (famosa nel mondo con il nome LADY D ) avvenne nelle prim...

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giovedì 31 agosto 2017

La morte di Diana Spencer: #LadyD moriva esattamente 20 anni fa a #Parigi in #Francia! (31 Agosto 1997 - 31 Agosto 2017)

PRINCIPESSA DIANA (LADY D)
PARIGI - (FRANCIA) - La morte di Diana Spencer (famosa nel mondo con il nome LADY D) avvenne nelle prime ore della notte del 31 agosto 1997, in un incidente stradale avvenuto nella galleria che passa sotto il Ponte de l'Alma a Parigi.
Insieme alla Spencer morì Dodi Al-Fayed. Sulle cause dell'incidente sono state fatte numerose ipotesi e sono state operate delle vere e proprie speculazioni mediatiche su di un vasto complotto che vedrebbe i mandanti in alcuni membri della famiglia reale e attuatori i servizi segreti britannici (Secret Intelligence Service), detto anche MI6.
Il 30 agosto 1997, un sabato, Diana lasciò la Sardegna a bordo di un jet privato e arrivò a Parigi insieme a Dodi. La coppia aveva trascorso gli ultimi nove giorni a bordo dello yacht Jonikal di proprietà del padre di Dodi, navigando lungo le coste dell'Italia e della Francia. I due dovevano rientrare a Londra ma decisero di fermarsi a Parigi per trascorrere lì una notte all'Hôtel Ritz, di proprietà della famiglia Fayed.
30 AGOSTO 1997 - DIANA E DODI IN HOTEL
Resisi conto di essere stati avvistati dai paparazzi e prevedendo un loro imminente arrivo in massa nell'albergo, la coppia decise di lasciare l'hotel e trasferirsi in un appartamento in Rue Arsène Houssaye, sempre di proprietà del padre di Dodi. Il capo della sicurezza dell'albergo Henri Paul decise di accompagnarli guidando personalmente l'auto. Un'auto esca venne fatta uscire dall'ingresso principale, dove già una nutrita schiera di giornalisti aspettava mentre Diana e Dodi uscirono da un ingresso secondario all'incirca alle 00.20 del 31 agosto. Con loro c'era anche Trevor Rees-Jones, membro della squadra di sicurezza privata della famiglia Fayed.
Dopo aver lasciato rue Cambon e attraversato Place de la Concorde l'auto si diresse lungo Cours la Reine e Cours Albert 1er per poi imboccare il tunnel di Place de l'Alma. Alle 00:23, all'ingresso del tunnel l'autista Henri Paul perse il controllo della vettura che sbandò e andò a sbattere contro il tredicesimo pilastro di sostegno del tunnel.
AGOSTO 1997 - LADY DIANA IN SARDEGNA
Mentre le vittime giacevano nell'auto incidentata i fotografi raggiunsero il luogo dello schianto, chiamando i soccorsi e cercando di aiutare le vittime, alcuni scattarono anche delle fotografie. In seguito all'arrivo dei soccorsi e delle forze dell'ordine i giornalisti furono allontanati.
I soccorritori constatarono subito che gli airbag della vettura avevano funzionato normalmente e che i passeggeri non indossavano le cinture di sicurezza. Dodi Al-Fayed, che sedeva nel sedile posteriore sinistro, sembrava morto al momento dell'impatto, così come Henri Paul. L'unico sopravvissuto, la guardia del corpo Rees-Jones, era ancora cosciente al momento dell'arrivo dei soccorsi, ma soffriva di gravissime lesioni al viso. Si poté constatare secondo le dichiarazioni dei fotografi che Diana era ancora viva, sebbene gravemente ferita, e mormorò diverse volte "Oh my God"; la trovarono distesa sul pavimento del veicolo, con la schiena rivolta verso terra, sanguinava dal naso e dalle orecchie. I presenti le dissero che i soccorsi stavano arrivando e di restare sveglia ma non ottennero risposta, solo battiti di ciglia.
I vigili del fuoco tentarono di rianimare Fayed ma alla fine fu dichiarato morto all'1:32 da un medico arrivato sulla scena. Paul e Fayed furono portati direttamente all'obitorio Institut Médico-Légal e non in ospedale. La causa del decesso fu individuata tramite autopsia e fu la medesima per entrambi: rottura dell'aorta e frattura della colonna vertebrale, nella zona cervicale per Fayed.
Diana fu rimossa dall'auto circa all'1:00, subendo un arresto cardiaco, in seguito alla rianimazione praticata sul posto il suo cuore riprese a battere; fu caricata all'1:18 su una ambulanza lasciando il luogo dell'incidente all'1:41 e arrivando all'ospedale Pitié-Salpêtrière alle 2:06. Nonostante i vari tentativi di salvarla le lesioni interne erano troppo estese, il cuore si era spostato nella parte destra del torace, danneggiando la vena polmonare e il pericardio. Fu dichiarata morta alle ore 4:00.
Anche Trevor Rees-Jones fu trasferito in ospedale, fu sottoposto a un intervento chirurgico di dieci ore e riuscì a sopravvivere, nonostante le gravi lesioni al viso.
LE VACANZE IN SARDEGNA DI LADY DIANA 1997
Il 30 maggio 2017, venne annunciato che la macchina su cui Diana Spencer stava viaggiando era da rottamare due anni prima dell'incidente, ma al posto di essere stata distrutta, fu riparata e, apparentemente, resa nuovamente utilizzabile. Ciononostante la macchina andò a schiantarsi.[1] L'inchiesta giudiziaria avviata dalla polizia francese ha respinto la volontà di Mohamed Al-Fayed sull'approfondimento di un possibile complotto e secondo alcuni è stata costretta alla costruzione di un'indagine superficiale[2], mentre un'indagine parallela della polizia metropolitana inglese, sotto il nome di operazione Paget, ha analizzato proprio l'argomentazione su possibili infiltrazioni nell'incidente[3]. Entrambe le inchieste hanno concluso che l'incidente fu scaturito dalla malevola condotta di Henri Paul, il guidatore, il quale sotto uso di alcolici e psicofarmaci fu la causa scatenante dello schianto mortale[4].
Secondo la versione ufficiale l'autista Henri Paul era ubriaco e nella fretta di seminare i paparazzi ha causato l'incidente. L'ingegner Mauro Balestra, esperto tecnico giudiziario svizzero, specializzato nella ricostruzione di incidenti stradali, utilizzando recenti e sofisticati programmi di calcolo, ha sgombrato il campo da alcune supposizioni avanzate dopo quella fatidica notte del 31 agosto[5].
La velocità della Mercedes S280 (di serie, non blindata) non poteva essere superiore a 150 km/h all'ingresso della curva dove la strada cambia pendenza e scende verso la galleria del Pont de l'Alma. Su questo concordano i calcoli del computer e l'esperienza diretta. Una velocità superiore infatti avrebbe impedito alla vettura d'imboccare la galleria, perché avrebbe sbandato prima, urtando il muro sulla destra. Secondo la ricostruzione al computer effettuata dall'ingegner Balestra, anzi, la vettura potrebbe essere arrivata sulla curva a una velocità prossima ai 110 km/h. Non sono poi così rari i parigini che tutti i giorni affrontano quel tratto di strada ad andature simili, anche se il limite in quel punto è di 70 km/h.
Un altro elemento è stato individuato con precisione: la S280 ha urtato il tredicesimo pilastro a 85–90 km/h. Non di più. È a questo punto che si delinea la prima, grave responsabilità di chi ha realizzato quelle infrastrutture stradali. Nonostante ogni giorno siano migliaia i parigini che percorrono quella galleria nei due sensi, i piloni non sono protetti né da guard rail, né da barriere di cemento. Non a caso, le tracce dell'incidente del 31 agosto si mescolano a quelle di tanti altri urti contro le pareti e i piloni da parte di meno famosi automobilisti.
All'origine della sbandata non controllata del guidatore (con elevato tasso alcolico nel sangue e tracce di psicofarmaci per la depressione riscontrati dagli esami medici[6]) c'è una Fiat Uno bianca proveniente dal controviale che confluisce nel corso Albert 1er, urtata di striscio dalla Mercedes. In quel tratto di strada la segnaletica è carente. Non indica alle vetture (come la Mercedes) che sopraggiungono veloci sulla strada a due corsie, che dalla destra s'immette una via con diritto di precedenza. Infatti in mancanza di altra indicazione, lo stretto controviale, immettendosi da destra, ha la precedenza.
Il fatto di non aver utilizzato la cintura di sicurezza (la guardia del corpo seduta accanto al guidatore era l'unico a indossarla e l'unico a essersi salvato) da parte dei due passeggeri dei sedili posteriori (Diana e Dodi) ha diminuito in maniera drastica le loro probabilità di salvezza. I due infatti erano seduti in una zona dell'abitacolo rimasta integra e l'impatto contro un ostacolo stretto come un pilastro ha sì causato ingenti deformazioni della vettura (pericolose, semmai, per chi sedeva davanti), ma ha anche limitato di molto le decelerazioni sui passeggeri posteriori. Tuttavia, queste illazioni si sono verificate infondate nel momento in cui è stato accertato che nessuno a bordo indossava le cinture di sicurezza, come confermato dalla guardia del corpo stessa.
Voci riguardanti un coinvolgimento dei Servizi Segreti Britannici nell'incidente sono incominciate a circolare dal 1998. Morti sospette susseguite nel tempo di persone più o meno collegate alla storia della morte di Lady D hanno dato credito a questa teoria, cui il più grande sostenitore è sempre stato Mohamed Al-Fayed, padre di Dodi[7].
Ulteriore prova di un loro serio coinvolgimento sono le dichiarazioni dell'agente dismesso presso i loro servizi, Richard Tomlinson, che per l'indagine Paget dichiarò che l'incidente fu eseguito da alcuni agenti del MI6 che utilizzarono un raggio laser per accecare l'autista e farlo sbandare, ciò va a confermare le testimonianze di chi affermava di aver visto un forte bagliore subito prima dello schianto[8]. La polizia francese eseguì un mandato di cattura per Tomlinson nel luglio 2006 per il suo diretto coinvolgimento nella morte di Diana[9].
Sull'onda della teoria che vede il MI6 complice dell'incidente, il mandante del progetto omicida sarebbe da ricercare nel principe Filippo di Edimburgo, personaggio di spicco in un complotto che lo vedrebbe artefice della tragedia e capo dei servizi segreti deviati[10]. Il ritrovamento di una lettera scritta da Diana in persona alcuni mesi antecedenti la morte, in cui si spiega timorosamente la paura di venire uccisa tramite incidente stradale orchestrato dal suo ex marito Carlo, principe di Galles.
I motivi che avrebbero spinto la famiglia reale a uccidere la donna sono da riscontrarsi nella sua relazione segreta con Dodi Al-Fayed, di cui Diana sarebbe rimasta incinta; un figlio di origini arabe, che quindi sarebbe diventato fratellastro dell'erede al trono, avrebbe creato una situazione molto scomoda.
La prima morte sospetta collegata alla storia della Principessa non è inerente a quelle collegate all'incidente, ma è tuttora irrisolta. Si tratta della guardia del corpo Barry Mannakee, con il quale Diana ebbe una relazione a Kensigton House. La guardia fu trasferita, e rimase successivamente vittima di un incidente in moto in Scozia nel maggio 1987[11].
Alla scomparsa di Diana Spencer seguono inoltre suicidi o incidenti di persone vicine alla defunta o al caso della sua morte: Il fotografo James Andanson viene trovato morto nel 2004 in un bosco, a seguito di un presunto suicidio, nelle campagne francesi di Montpellier[12]. Alla sua morte fa seguito quella di Frederic Dard, lo scrittore al quale Andanson confidava d'esser stato presente con la sua Fiat Uno nel Tunnel de l'Alma[2].
In una lettera scritta pochi mesi prima del decesso e consegnata all'ex maggiordomo, la principessa accusa Carlo di volerla uccidere simulando un incidente d'auto. La missiva, a lungo ignorata, è stata acquisita dall'inchiesta in corso nel Regno Unito sulle cause della sua morte[13]. Nonostante la prima scelta di un funerale privato, poiché Diana non era più un'Altezza Reale, l'improvvisa e inaspettata reazione del popolo britannico, sgomento e in lacrime per la perdita dell'amata principessa, spinse la casa reale ad accettare le pubbliche esequie. Elisabetta, che con tutta la famiglia era rimasta a Balmoral, in Scozia, indifferente al lutto pubblico, dopo i ripetuti attacchi da parte della stampa e del popolo, che la accusavano di non mostrare rimorso per la morte di Diana, acconsentì ad issare a mezz'asta la bandiera sul palazzo reale e a tornare immediatamente a Londra. Il 5 settembre apparve in una diretta televisiva dove rendeva omaggio alla nuora scomparsa, definendola "un essere umano straordinario", che "nei momenti felici come in quelli di sconforto, non aveva mai perso la capacità di sorridere, o di ispirare gli altri con il suo calore e la sua bontà".[111] 
Il giorno successivo, 6 settembre, giorno del funerale, per le strade di Londra si riversarono circa 3 milioni di persone. Il feretro di Diana fu posto su un affusto di cannone e da Kensington Palace, dove aveva trascorso la notte, attraversò Hyde Park fino a St. James's, dove il principe Carlo, insieme ai figli William ed Harry, il padre Filippo, il IX Conte Spencer, fratello di Diana, e 500 rappresentanti delle organizzazioni patrocinate dalla principessa si unirono al corteo dietro la bara.
Le migliaia di persone presenti al funerale, piangendo ed accalcandosi intorno alle transenne, gettarono fiori al passaggio del feretro e lungo tutto il percorso. Davanti a Buckingham Palace, la famiglia reale al completo aspettava, vestita a lutto, il passaggio della bara: di fronte al feretro, Elisabetta piegò il capo in segno di rispetto.[112]
Le esequie proseguirono nell'abbazia di Westminster: durante la cerimonia, Elton John cantò Candle in the Wind, una versione modificata per l'occasione della celebre canzone dedicata alla morte di Marilyn Monroe. Il fratello di Diana pronunciò il suo discorso, dicendo che "Diana era l'essenza stessa della compassione, del dovere, dello stile, della bellezza. In tutto il mondo era considerata simbolo di umanità ed altruismo, portabandiera dei diritti degli oppressi. Una ragazza tipicamente inglese, che trascendeva la nazionalità; una donna dalla nobiltà innata, che andava oltre le classi sociali, e che ha dimostrato negli ultimi anni di non aver bisogno di un titolo reale per continuare a generare il suo particolare tipo di magia".[113]
Il funerale venne trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo e seguito da oltre due miliardi di persone,[114] rendendolo uno degli eventi televisivi più visti della storia. Diana venne tumulata nella proprietà di famiglia, ad Althorp, in Northamptonshire, su un'isola in mezzo ad un laghetto chiamata Round Oval. La cerimonia, in forma strettamente privata, ebbe luogo subito dopo il funerale e vi presero parte l'ex-marito Carlo, i figli, la madre e i fratelli di Diana. La principessa venne vestita da Jean Monseau, tanatoprattore di fama mondiale, con un abito nero a maniche lunghe, disegnato da Catherine Walker e acquistato solo alcune settimane prima dell'incidente. Tra le sue mani venne posto un rosario, un dono che Diana aveva ricevuto da Madre Teresa di Calcutta, morta pochi giorni dopo di lei.
  • L'intera vicenda è stata ripresa più volte in ambito cinematografico. Il primo film sul caso è di Francis Gillery, regista e scrittore, che ha girato Lady Died e curato un documentato libro.
  • Il caso è al centro anche del film del 2006 The Queen - La regina, diretto da Stephen Frears.
  • Sulla morte di Lady Diana, la band dei Cranberries ha composto la canzone Paparazzi on mopeds. La cantante del gruppo, Dolores O'Riordan, è stata molto colpita dalla morte della principessa che aveva conosciuto tempo prima, la quale si era anche congratulata con lei per il suo talento di musicista.
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    BIOGRAFIA DI LADY DIANA
     
    Diana Spencer, conosciuta anche come Lady Diana, Lady D (in Italia) e come Lady Di (nel Regno Unito) (Sandringham, 1º luglio 1961Parigi, 31 agosto 1997), è stata dal 1981 al 1996 consorte di Carlo, principe di Galles, erede al trono del Regno Unito.
    Dopo il divorzio dal coniuge, mantenne il titolo di Principessa di Galles, ma senza il trattamento di Altezza Reale[1], rimanendo membro ufficiale della famiglia reale come madre del futuro erede al trono, fatto verificatosi per la prima volta nella storia della famiglia reale britannica.
    Diana nacque nel tardo pomeriggio del 1º luglio 1961 a Sandringham, nel Norfolk,[2][3], quarta dei cinque figli del Visconte e della Viscontessa Althorp (nata Frances Roche, poi Shand Kydd).[2][3][4] Quella degli Spencer è una delle più antiche ed importanti famiglie britanniche, strettamente connessa con la Famiglia Reale da diverse generazioni.[5] Entrambi i genitori speravano in un figlio maschio che portasse avanti il nome della famiglia, per questo alla bambina non venne inizialmente dato un nome, fino a che, una settimana più tardi, non si decise per Diana Frances, in onore di un'antenata degli Spencer, Diana Russell, duchessa di Bedford, e della madre.[3] Diana fu battezzata nella Chiesa di Santa Maria Maddalena.[6]
    Diana aveva due sorelle e due fratelli: Sarah, Jane, John e Charles;[2][4] John morì dopo solo 10 ore dalla nascita.[3][4] La morte del bambino, e il desiderio di un ulteriore erede, sconvolse il matrimonio degli Spencer e Lady Althorp fu, secondo testimonianze, mandata nella clinica di Harley Street a Londra per determinare la causa del "problema".[3] L'esperienza è stata descritta come "umiliante" da Charles Spencer, l'attuale conte: "È stato un momento terribile per i miei genitori e, probabilmente, la radice del loro divorzio poiché non credo che se ne siano fatti una ragione".[6] 
    Diana crebbe a Park House, nei pressi della residenza reale di Sandringham, della quale la sua famiglia era abituale affittuaria.[2][4][7] La bambina aveva solo sette anni quando i suoi genitori si separarono.[8] Sua madre, Frances, aveva infatti una relazione con Peter Shand Kydd, e decise di lasciare il marito per seguire l'amante.[4] Nel libro di Andrew Morton, il giornalista descrisse il ricordo di Diana di quel momento: suo padre, Lord Althorp, che caricava diverse valigie in macchina, e lo scricchiolio della ghiaia del piazzale mentre Frances, a bordo dell'auto, oltrepassava i cancelli di Park House.[3] Durante la separazione dei genitori, Diana visse con la madre a Londra, ma qualche mese dopo, durante le vacanze di natale, Lord Althorp impedì alla ex-moglie di tornare in città con la figlia. L'uomo vinse infine la custodia di Diana con il supporto della suocera, Ruth Roche, baronessa Fermoy.[2] Nel 1973, Lord Althorp cominciò una relazione con Raine, contessa di Dartmouth, l'unica figlia femmina di Alexander McCorquodale e Barbara Cartland.[9] Il 9 giugno 1975, in seguito alla morte del nonno, Albert Spencer, Diana ricevette il titolo di Lady e suo padre ereditò quello di conte Spencer. Lord Spencer e Lady Dartmouth si sposarono quindi a Caxton Hall, a Londra, il 14 luglio 1976. Ora contessa Spencer, Raine era però mal sopportata dai figli del marito, che non le risparmiavano gli scherzi che per anni avevano inflitto alle governanti.[4]
    Diana fu prima educata a Riddlesworth Hall, nei pressi di Diss, nel Norfolk, e in seguito alla New School di West Heath,[2] a Sevenoaks, nel Kent. Durante l'infanzia era particolarmente nota per la sua timidezza, ma questo non le impedì di appassionarsi alla musica e alla danza, oltre che allo sport, soprattutto il nuoto. Aveva anche un grande amore per i bambini. Infatti, dopo aver frequentato l'Institut Alpin Videmanette, una scuola di perfezionamento situata in Svizzera, la giovane si trasferì a Londra e iniziò a lavorare come bambinaia, accettando infine il posto di assistente presso l'asilo nido Young England.[2] 
    Nel 1968, dopo aver frequentato la scuola pubblica, Diana venne iscritta al collegio Riddlesworth Hall.[10] Non era tuttavia particolarmente brillante nello studio, così si trasferì alla West Heath Girls' School (in seguito ribattezzata The New School at West Heath) a Sevenoaks, nel Kent, dove rimase però una studentessa mediocre, che tentò e fallì per ben due volte i suoi esami di maturità.[10] Dimostrò invece un talento particolare per la musica, soprattutto per il pianoforte,[11] e il suo spirito altruistico venne riconosciuto e premiato dalla scuola.
    Nel 1977 lasciò l'istituto e frequentò per tre mesi l'Institut Alpin Videmanette, una scuola di buone maniere a Rougrmont, in Svizzera, dove alle studentesse venivano impartite lezioni di etichetta e venivano fatte svolgere attività sociali quali gastronomia e galateo. Diana era inoltre un'ottima nuotatrice, la sua specialità erano i tuffi, e sognava di diventare una ballerina per il Royal Ballet. Studiò infatti danza classica, ma divenne troppo alta per poter realizzare il suo sogno.
    Diana fece ritorno a Londra nel 1978, andando a vivere nell'appartamento della madre, che trascorreva la maggior parte dell'anno in Scozia. In seguito, per il suo diciottesimo compleanno, le venne regalato dai genitori un appartamento a Coleherne Court, nell'Earls Court. Visse lì fino al 1981 con tre coinquiline sue amiche. Su suggerimento della madre, si iscrisse ad un corso avanzato di cucina, non diventando una cuoca provetta, e poi lavorò come insegnante di danza all'accademia di Madame Vacani, come guida per i bambini alle prime armi. Ma in seguito ad un incidente di sci, che le immobilizzò una caviglia per diversi mesi, fu costretta a lasciare il lavoro. Trovò un impiego part-time come assistente all'asilo Young England, a Knightsbridge, continuando però a fare la governante per la sorella Sarah e l'hostess alle feste. Per diverso tempo fece anche la tata per una famiglia americana che viveva a Londra.[12] 
    LADY DIANA SPOSA IL PRINCIPE CARLO 1981
    Nel 1977, ancora giovanissima, durante una battuta di caccia Diana conobbe Carlo, che allora frequentava sua sorella maggiore, Lady Sarah. L'erede al trono era quasi trentenne e già da tempo si trovava sotto pressione perché trovasse una giovane di buona famiglia e si sposasse. Nel febbraio del 1978, in seguito ad alcune indiscrezioni rilasciate da Sarah ai due giornalisti James Whittaker e Nigel Nelson, i due si lasciarono,[13] ma Carlo la invitò ugualmente, nel novembre dello stesso anno, per la festa dei suoi trent'anni a Buckingham Palace, e con lei le due sorelle. Diana e Sarah vennero successivamente invitate dalla Regina a una settimana di caccia a Sandringham, nel gennaio del 1979.
    Lady Diana incontrò nuovamente il principe nell'estate del 1980, ad una festa organizzata nella tenuta di campagna dall'amico Philip de Pass. Diana era tra il pubblico alla partita di polo di Carlo, e durante il barbecue che seguì cercò di consolarlo per la recente perdita dello zio, Lord Mountbatten, ucciso nell'agosto del 1979 dal gruppo terroristico dell'IRA. La sincera compassione di Diana colpì molto il principe che, qualche settimana più tardi, la invitò alla Royal Albert Hall per assistere al Requiem di Giuseppe Verdi. La nonna di Diana, Lady Fermoy, la accompagnò come chaperon.[14]
    Altri inviti seguirono quello a teatro: Diana fu ospite a bordo del panfilo reale Britannia, il più antico della marina inglese, per le regate della Settimana di Cowes, per poi essere invitata a Balmoral, la residenza scozzese della Famiglia Reale, qualche tempo dopo. La giovane venne accolta positivamente dalla Regina, dal Duca di Edimburgo e dalla Regina Madre. Durante il soggiorno, alcuni fotografi nascosti sulle rive del fiume Dee, ansiosi di scoprire la nuova fiamma del principe, fotografarono Carlo mentre pescava accompagnato da una misteriosa ragazza che, scorgendo i loro obbiettivi, si nascose. I giornalisti tuttavia non impiegarono molto tempo a scoprire la sua identità, e al suo ritorno a Londra, Diana si trovò letteralmente perseguitata dalla stampa.[14] Una sua fotografia, scattata durante l'orario di lavoro all'asilo Young England, che mostrava il profilo delle gambe attraverso il tessuto leggero della gonna, fece scalpore ma contribuì ad accrescere la sua popolarità.[15] 
    Intanto gli incontri con Carlo proseguivano, e nelle settimane a seguire Diana fu ospite della Famiglia Reale nelle diverse residenze sparse in tutta la Gran Bretagna. Con il passare dei mesi, la stampa e il popolo si convinsero sempre più che sarebbe stata lei la futura sposa del principe di Galles. Finalmente, il 6 febbraio 1981, Carlo invitò Diana al castello di Windsor e le chiese di sposarlo. Lei accettò immediatamente, ma la notizia venne mantenuta segreta per le successive quattro settimane.[12]
    Il 24 febbraio 1981 Buckingham Palace annunciò ufficialmente il loro fidanzamento. Dal catalogo della gioielleria Garrard, Lady Diana scelse un anello in oro bianco con 14 diamanti elegantemente disposti attorno ad un grosso zaffiro di 12 carati, molto simile all'anello di fidanzamento della madre.[16] Dal 2010 il gioiello è al dito della duchessa di Cambridge,[17] moglie del primogenito di Diana, il principe William.
    Dopo l'annuncio del fidanzamento, Diana volò in Australia insieme alla madre e al patrigno per una vacanza di 10 giorni, ben sapendo che sarebbe stato il suo ultimo periodo di pace. Tornata a Londra, abbandonò definitivamente il suo appartamento di Coleherne Court per trasferirsi in una suite all'interno di Buckingham Palace, dove studiò il protocollo reale - come parlare in pubblico, salutare e trattare con la servitù. Fu anche ospite a Clarence House, residenza della Regina Madre, che le insegnò il corretto comportamento richiesto ad un membro della Famiglia Reale.[18]
    Nonostante i rudimenti di protocollo che le vennero impartiti, Diana diede subito prova, seppur involontariamente, del suo anticonformismo il 9 marzo 1981, quando presenziò con Carlo ad un ricevimento alla Goldsmiths Hall di Londra indossando un provocante abito in chiffon nero.[19] Di due taglie più piccolo e scelto come ripiego, il vestito, oltre che per il colore funesto, scandalizzò per il taglio, più maturo rispetto alle precedenti mise della ragazza, ma soprattutto per la profonda e vertiginosa scollatura.[20] La principessa Grace di Monaco, ospite d'onore all'evento e alla cena che seguì a Buckingham Palace, prese da parte Lady Diana e la accompagnò alla toilette, dove la confortò per quel primo, banale errore.[20] Le diede anche alcuni consigli su come affrontare e sopportare l'enorme pressione mediatica, perché “sarebbe andata sempre peggio”.[20] 
    Il matrimonio si svolse mercoledì 29 luglio 1981 nella Cattedrale di San Paolo a Londra, scelta perché offriva più posti a sedere rispetto all'Abbazia di Westminster, tradizionalmente usata per i matrimoni reali. Alla cerimonia parteciparono infatti oltre 2.000 invitati tra cui esponenti delle famiglie reali straniere e numerosi politici e diplomatici. Le nozze, ribattezzate "da favola", furono trasmesse in mondovisione e seguite da oltre 750 milioni di persone, mentre furono 600 mila quelle che inondarono le strade di Londra per vedere la sposa nel percorso che l'avrebbe portata alla cattedrale.[16][21] Lady Diana indossava un abito in taffetà e seta color avorio, adornato da pizzi antichi e con uno strascico lungo ben sette metri.[22] All'altare, la giovane invertì per errore i primi due nomi di Carlo, pronunciando "Filippo Carlo" invece che "Carlo Filippo",[21] e non espresse voto di obbedienza al marito, una scelta voluta da entrambi.[23]
    Il principe e la nuova principessa di Galles trascorsero parte della loro luna di miele nella villa di proprietà della famiglia Mountbatten, situata a Broadlands, nell'Hampshire, prima di volare a Gibilterra e imbarcarsi sul panfilo reale Britannia per una crociera attraverso il mediterraneo. Visitarono l'Egitto, la Tunisia, la Sardegna e la Grecia e terminarono il viaggio di nozze con un soggiorno nella tenuta di Balmoral, insieme al resto della Famiglia Reale,[24] prima di trasferirsi definitivamente nel loro appartamento di Kensington Palace e nella proprietà di Carlo vicino Tetbury, Highgrove.
    Il 5 novembre 1981 venne ufficialmente annunciato che la principessa di Galles era in attesa del primo figlio.[25] Nel gennaio 1982, a Sandringham, dove la Famiglia Reale trascorreva abitualmente il Natale, Diana cadde dallo scalone principale, costringendo il ginecologo reale, George Pinker, ad accorrere da Londra per prestare soccorso alla principessa, incinta di 12 settimane. Nonostante diverse contusioni, il feto non aveva riportato danni.[26] La caduta, che inizialmente venne considerata accidentale, in realtà fu il primo, disperato tentativo di Diana di attirare l'attenzione del marito, che ancora una volta la lasciava sola per recarsi a caccia.[27]
    Il 21 giugno 1982, in un'ala riservata del St Mary's Hospital, nel quartiere di Paddington, a Londra, Diana diede alla luce l'erede al trono, William Arthur Philip Louis, con l'assistenza del dottor Pinker.[28] Il bambino, battezzato nella sala da musica di Buckingham Palace il 4 agosto,[29] fu il primo erede a nascere in un ospedale pubblico anziché a palazzo, com'era tradizione e come anche la Famiglia Reale pretendeva[30], ma Diana fu irremovibile al riguardo. Nel marzo 1983, nonostante il palazzo l'avesse nuovamente sconsigliata, la principessa decise di portare con sé il piccolo William, di appena 9 mesi, durante il tour ufficiale dell'Australia e della Nuova Zelanda. Una decisione suggeritale, come lei stessa ammise, dal primo ministro australiano Malcolm Fraser, che riscontrò però l'approvazione del pubblico.[31]
    Un secondo figlio, Harry Charles Albert David, nacque due anni dopo William, il 15 settembre 1984.[32] La principessa rivelò che durante la seconda gravidanza lei e Carlo erano molto uniti. Diana sapeva di aspettare un maschio sin dall'ecografia, ma non ne parlò con nessuno, nemmeno con il marito, che sperava invece in una bambina.[33]
    Anche i critici più accaniti concordano che la principessa di Galles fu una madre esemplare, devota e affettuosa.[34] Raramente chiedeva l'approvazione del principe o della Famiglia Reale, ed era spesso intransigente quando si trattava di figli. Scelse lei i loro nomi di battesimo, licenziò la governante reale e ne assunse una di sua scelta, si occupò di selezionare la scuola che avrebbero frequentato e il loro abbigliamento, nonché le uscite ufficiali. Li accompagnava a scuola, come una madre normale, ogni volta che i suoi impegni le permettevano di farlo, e spesso organizzava il suo programma di visite e apparizioni pubbliche in base alle esigenze dei bambini.[34] 
    Nonostante nel 1983 Diana avesse confidato all'allora primo ministro di Terranova e Labrador, Brian Peckford, “Trovo davvero difficile affrontare le pressioni dovute al mio ruolo di principessa di Galles, ma sto imparando come gestirle”,[59] a partire dalla metà degli anni ottanta la principessa di Galles divenne madrina di un numero sempre maggiore di enti di beneficenza. Come principessa di Galles, e secondo il protocollo reale, Diana era tenuta a fare regolari apparizioni pubbliche in ospedali, scuole e altre strutture, partecipando a innumerabili eventi per raccogliere fondi, ben 191 nel 1988 e 397 nel solo 1991.[60][61] La principessa sviluppò un forte interesse per alcune cause tradizionalmente ignorate dal resto della Famiglia Reale, tra cui l'AIDS e la lebbra.
    Fu un'instancabile operatrice benefica, visitando malati in tutto il mondo, appoggiando campagne per la difesa degli animali, sulla prevenzione dall'AIDS e contro l'uso di armi contro l'umanità.[62] Ricoprì il ruolo di madrina e portavoce per numerose associazioni benefiche che lavoravano con i senza tetto, i giovani, i tossicodipendenti e gli anziani, nonché presidente, dal 1989, del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra.[63] Dal 1991 al 1996 fu rappresentante di Headway, un'associazione per il supporto alle vittime di danni cerebrali,[64] oltre che madrina del Museo di storia naturale di Londra e presidente della Royal Academy of Music. Dal 1984 al 1996 appoggiò l'associazione di carità Barnardo's, fondata dal dott. Thomas Barnardo nel 1986 per garantire aiuto ai giovani e ai minori, e partecipò ad oltre 110 dei loro eventi benefici, 16 dei quali in un solo anno e 3 in una sola settimana.[65] L'enfasi e la dedizione verso le associazioni che coinvolgevano i bambini, e sulle quali si era sin da subito concentrata, rimasero uno degli elementi più importanti del suo impegno sociale. Nel 1988 divenne madrina della sezione giovani della British Red Cross, estendendo il suo coinvolgimento alle stesse organizzazioni in Australia e Canada.[66] La Principessa di Galles era inoltre una sostenitrice della Chester Childbirth Appeal, uno dei primi enti di beneficenza del paese a sostenere i servizi di maternità negli ospedali del servizio sanitario nazionale (NHS).[67] L'ospedale generale venne inaugurato proprio da Diana nel 1984 e prese il nome de La Contessa di Chester, dal suo titolo come moglie del conte di Chester.[67] Diana divenne la madrina principale dell'associazione nel 1992, e da allora contribuì aiutando a raccogliere oltre 1 milione di sterline.[67]
    Tra gli enti benefici ai quali la principessa di Galles offriva appoggio c'erano anche Landmine Survivors Network, Help the Aged, il Trust for Sick Children in Wales, il National Hospital for Neurology and Neurosurgery, la British Lung Foundation, il National AIDS Trust, il museo Eureka!, la National Children's Orchestra of Great Britain, il Royal Brompton Hospital, Relate, il Guinness Trust, il Meningitis Trust, Dove House, il Malcolm Sargent Cancer Fund for Children, la Royal School for the Blind, la Welsh National Opera, la Pre-School Playgroups Association, il Variety Club of New Zealand, Birthright e la British Deaf Association, per la quale Diana imparò l'uso del linguaggio dei segni.[67][68][69][70][71]
    Nel febbraio 1992, la principessa visitò l'ospizio per i malati e i morenti di Madre Teresa a Calcutta, in India, e si intrattenne con ognuno dei 50 pazienti prossimi alla morte.[68] Qualche tempo dopo, prima a Roma e poi a Londra, Diana incontrò nuovamente Madre Teresa e le due instaurarono un forte legame personale: la piccola suora divenne la guida spirituale della principessa.[72]
    Nel giugno 1995, la principessa fece una breve visita a Mosca, dove visitò un ospedale per bambini che aveva in precedenza sostenuto attraverso il suo lavoro sociale, e al quale fornì nuove attrezzature mediche. Durante la sua permanenza nella capitale russa, Diana ricevette l'International Leonardo Prize, insignito alle persone e ai lavoratori più attivi nel campo delle arti, della medicina e dello sport.[62] Nel dicembre 1995, la principessa di Galles si unì in un albo d'onore insieme agli ex presidenti degli Stati Uniti, i governatori di New York ed altre figure di spicco, nel ricevere United Cerebral Palsy Humanitarian of the Year Award a New York direttamente dalle mani dall'ex segretario di Stato Henry Kissinger, in cambio del suo continuo sostegno a numerose organizzazioni filantropiche.[73][74] Durante l'evento, la Principessa condivise il palco con il generale Colin Powell, l'ex Capo dello stato maggiore congiunto.[74] Nell'ottobre 1996, Diana ricevette un premio umanitario per il suo impegno con gli anziani dal Centro Pio Manzù, un organismo in status consultivo generale con le Nazioni Unite che opera dal 1969 come Istituto di studi per l'approfondimento dei temi economici e scientifici di interesse cruciale per il futuro dell'umanità.[75][76][77] La medaglia d'oro venne assegnata alla principessa durante la conferenza Il nomos della salute, tenutasi presso il Centro Pio Manzù a Rimini, in Italia,[75] e consegnata dal vice presidente del centro, il professor Giandomenico Picco.[75] 
    Il giorno dopo il suo divorzio, Diana annunciò il ritiro da oltre 100 associazioni umanitarie per concentrare il suo supporto sulle restanti sei.[78] Rimase madrina di Centrepoint, dell'English National Ballet, della Leprosy Mission e del National AIDS Trust, oltre che presidente dell'Hospital for Sick Children, del Great Ormond Street Hospital e del Royal Marsden Hospital.[79]
    Durante il suo ultimo anno, Diana offrì un tangibile sostegno alla Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo, un sostegno che fu decisivo per l'approvazione della legislazione in proposito nel Regno Unito.[80] Su un invito della leader americana del movimento, Jody Williams, Diana si fece fotografare dalla stampa mentre ispezionava un campo minato della ex-Jugoslavia: le sue immagini, con elmetto e giubbotto protettivo, fecero il giro del mondo. La campagna vinse il premio Nobel per la pace nel 1997, pochi mesi dopo la sua morte.[81] La sua collaborazione terminò nel 1996, ma il suo appoggio alla Croce Rossa rimane ancora una delle cause più importanti del suo ultimo anno di vita.[82]
    Nel maggio 1997, la principessa inaugurò il Richard Attenborough Centre for Disability and the Arts a Leicester, volute dal suo amico Richard Attenborough.[83][84] A giugno, Diana partecipò, prima a Londra e poi a New York, alle anteprime dell'asta di Christie's che metteva in vendita numerosi degli abiti e dei completi indossati dal giorno del fidanzamento, e il cui ricavato andò completamente in beneficenza.[35] 
    Durante gli anni novanta, il matrimonio di Diana e Carlo si ruppe inevitabilmente: un evento prima smentito e poi ammesso ed ampiamente trattato dai mass media. Entrambi i principi di Galles rivelarono, attraverso amici intimi, diverse indiscrezioni alla stampa, accusandosi a vicenda del fallimento del matrimonio. I primi sintomi di una difficile convivenza tra i due risalgono al 1985.[85][86] La principessa di Galles iniziò una relazione con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt, e il principe tornò dalla sua vecchia e devota fiamma, Camilla Parker-Bowles. L'adulterio di Carlo, fino ad allora sconosciuto al pubblico, venne esposto nel maggio 1992 con la pubblicazione di Diana - La sua vera storia, di Andrew Morton. Il libro, che rivelava senza remore l'infelicità di Diana e i suoi disperati tentativi di suicidio a causa dell'indifferenza del marito, causò una vera tempesta mediatica. La sua pubblicazione fu seguita, durante il 1992 e il 1993, da registrazioni illegali delle conversazioni telefoniche tra i principi di Galles e i rispettivi amanti. Nell'agosto 1992, con il titolo Squidgygate, il Sun pubblicò le trascrizioni complete del colloquio intimo tra la principessa e James Gilbey, suo vecchio amico. Nel novembre dello stesso anno, seguirono sui giornali Today e Mirror stralci del Camillagate, lo scandaloso scambio di battute ad alto contenuto erotico tra il principe Carlo e Camilla. Sempre nel 1992 il produttore statunitense Martin Poll acquistò i diritti del libro di Andrew Morton e girò La vera storia di Lady D, con Serena Scott Thomas nel ruolo di Diana e David Threlfall in quello del principe Carlo. Trasmessa in tutto il mondo, la miniserie in due puntate registrò altissimi indici di ascolto, avvicinando ancora di più il pubblico a Diana.[87]
    Nel frattempo, iniziarono a circolare pettegolezzi sulla sua presunta relazione con James Hewitt, fino ad allora segreta, che culminarono nel 1994 con la pubblicazione del libro Princess in Love, di Anna Pasternak, a cui seguì nel 1996 il film di David Greene La principessa triste. Julie Cox venne scelta per interpretare la principessa di Galles, mentre Christopher Villiers era l'affascinante James Hewitt. [88]
    Il 9 dicembre 1992, il primo ministro britannico John Major annunciò alla Camera dei comuni che il principe e la principessa di Galles avevano deciso di comune accordo di separarsi.[89] Un mese dopo, nel gennaio 1993, venne pubblicato su giornali l'intero Camillagate, e il 3 dicembre dello stesso anno Diana annunciò il suo ritiro dalla scena pubblica.[90] Il principe di Galles cercò di riacquistare il consenso del pubblico, schierato con Diana, concedendo un'intervista televisiva a Jonathan Dimbleby il 29 giugno 1994. Nell'intervista, Carlo confessò il suo tradimento con Camilla Parker-Bowles, precisando però che la loro relazione era iniziata solamente nel 1986, quando il suo matrimonio con Diana era ormai "inevitabilmente naufragato".[91] La stessa sera dell'intervista, Diana si recò alla Serpentine Gallery per partecipare al party organizzato dalla rivista Vanity Fair: il cortissimo abito di seta nera che indossava, creato dalla stilista Christina Stambolian e in seguito ribattezzato "Revenge dress", le fece guadagnare le prime pagine di tutti i giornali, a discapito del marito.[92][93] L'abito venne in seguito venduto all'asta nel 1997 per 74,000 dollari.[94]
    Nonostante la principessa incolpasse dei suoi problemi coniugali la sola Camilla Parker-Bowles, a causa della sua precedente relazione con Carlo, Diana arrivò a pensare che il marito avesse relazioni anche con altre donne. Nell'ottobre 1993, scrisse ad un'amica rivelandole che credeva che Carlo fosse ora innamorato di Tiggy Legge-Bourke, la governante da lui stesso assunta per occuparsi dei figli, e volesse sposarla. La principessa era molto diffidente verso la donna, soprattutto per il rapporto che aveva con i due principini.[95] 
    Il 20 novembre 1995, ad oltre un anno dall'intervista di Carlo, la BBC trasmise, all'interno del programma d'attualità Panorama, l'intervista di Martin Bashir alla principessa di Galles.[96] Durante l'incontro, Diana rivelò la sua relazione con Hewitt dicendo: “Si, lo adoravo”. Riguardo a Camilla ribadì la sua posizione con la ormai storica frase “Eravamo in tre in questo matrimonio, un po' troppo affollato”. Pensando al suo futuro, invece, la principessa disse: “Mi piacerebbe essere la regina nei cuori delle persone”. E riguardo al futuro del principe di Galles come re, ammise: “Conoscendo il suo carattere, penso che la massima carica, come la chiamo io, gli porterebbe enormi limitazioni, e non so se saprebbe adattarsi”.[97]
    Il giorno successivo, il 21 novembre, l'intervista venne trasmessa in Italia in prima serata su Canale 5 all'interno dello speciale Diana - Scacco al Re, presentato da Cristina Parodi e da Paolo Filo Della Torre, allora corrispondente a Londra del quotidiano la Repubblica.[98] La voce di Lady Diana era della doppiatrice Emanuela Rossi, quella di Martin Bashir di Alberto Lori.
    Il 20 dicembre 1995, in seguito all'intervista di Diana su Panorama, Buckingham Palace annunciò pubblicamente che la Regina aveva spedito al principe e alla principessa di Galles una lettera dove esigeva il divorzio. La decisione della Regina venne presa in accordo con il primo ministro e il suo consiglio privato dopo, secondo la BBC, due settimane di discussioni.[99] Il principe Carlo accettò formalmente il divorzio attraverso una dichiarazione scritta diffusa poco dopo.[100] La principessa confermò la definitiva separazione, accettata dopo un incontro con il marito e i rappresentanti della Regina, nel febbraio 1996, scatenando un'onda di irritazione a Buckingham Palace quando emise un proprio annuncio sugli accordi e le condizioni del divorzio.[101]
    Il divorzio venne ufficializzato il 28 agosto 1996.[90] Diana ricevette una buonuscita di 17 milioni di sterline, con la clausola standard nei divorzi reali di non parlare con nessuno degli accordi presi.[102] Non essendo più legata al principe di Galles, in accordo con le lettere patenti che regolano i titoli reali dopo il divorzio, Diana perse il titolo di Altezza Reale assumendo invece quello di Diana, Principessa di Galles. Ma in quanto madre del secondo e terzo in linea di successione al trono, rimase un membro della Famiglia Reale, come ribadito da Buckingham Palace, continuando quindi a godere dei privilegi ottenuti con il matrimonio.[103] 
    Dopo il divorzio, Diana mantenne il suo appartamento nel lato nord di Kensington Palace, dove aveva vissuto con il principe di Galles sin dal primo anno di matrimonio, e che rimase sua dimora fino alla tragica scomparsa.
    Diana frequentò uno stimato cardiochirurgo di origine pakistana, Hasnat Khan, identificato da molti dei suoi amici più cari come "l'amore della sua vita",[104] per quasi due anni, prima che Khan mettesse bruscamente fine al rapporto.[105][106] Khan era molto riservato e la relazione con Diana venne mantenuta segreta, soprattutto con la stampa. Secondo la testimonianza rilasciata da Hasnat Khan durante l'inchiesta per la morte di Diana, fu Diana stessa a troncare la loro relazione nel giugno 1997, durante un incontro a Hyde Park, che confina con i giardini di Kensington Palace.
    Nel giro di un mese, Diana aveva iniziato a vedere Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed Al-Fayed, che aveva invitato la principessa a trascorrere l'estate con lui come sua ospite. Diana aveva progettato di trascorrere le vacanze con i figli a Long Island, New York, ma i funzionari di sicurezza l'avevano sconsigliata. Così, dopo aver annullato una visita in Thailandia, la principessa accettò l'invito di Al-Fayed e fu ospite, insieme ai figli, nella sua villa nel sud della Francia, protetta dal sistema di sicurezza privata dell'imprenditore egiziano. Mohamed Al-Fayed comprò per l'occasione uno yacht di 60 metri da diversi milioni di sterline, il Jonikal, su cui far divertire Diana e i suoi figli.
    Nel gennaio 1997, le immagini di Diana mentre percorreva un campo minato dell'Angola con un casco balistico e un giubbotto antiproiettile vennero trasmesse in tutto il mondo. Fu durante questa campagna antimine che alcuni l'accusarono di ingerenza politica chiamandola una 'mina vagante'.[107] Nel giugno 1997, la principessa tenne un discorso alla conferenza antimine alla Royal Geographical Society di Londra, seguito da un visita a Washington, negli Stati Uniti, il 17 e 18 giugno per promuovere la campagna della Croce Rossa Americana contro l'utilizzo delle mine. Diana approfittò del viaggio per incontrarsi con la sua guida spirituale, Madre Teresa, nel Bronx.[35]
    Nell'agosto 1997, pochi giorni prima della sua morte, visitò la Bosnia ed Erzegovina con Jerry Bianco e Ken Rutherford del Landmine Survivors Network. Il suo interesse per le mine era totalmente focalizzato sui danni che, dopo anni dal conflitto, queste ancora creavano, spesso su bambini innocenti. Si presume che con il suo impegno abbia influenzato e permesso, seppur dopo la sua morte, la firma del Trattato di Ottawa, che impone un divieto internazionale all'uso delle mine antiuomo.[108] Nel 1998, alla Camera dei comuni, il ministro degli esteri Robin Cook ha reso omaggio al lavoro di Diana nell'abolire le mine antiuomo:
    "Tutti i parlamentari sanno dell'immenso contributo di Diana, principessa di Galles, per mettere a conoscenza i nostri elettori dei costi umani reclamati dalle mine antiuomo. Il modo migliore in cui manifestare il nostro apprezzamento per il suo incredibile lavoro, e il lavoro delle ONG che si sono battute contro le mine, è quello di approvare un disegno di legge e spianare la strada ad un divieto globale all'utilizzo delle mine antiuomo".[109]
    Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello ai paesi che hanno prodotto e accumulato il maggior numero di mine antiuomo (Stati Uniti, Cina, India, Corea del Nord, Pakistan e Russia) perché firmino il Trattato di Ottawa che vieta la produzione e l'uso di queste armi micidiali, contro le quali Diana ha fatto una campagna. Carol Bellamy, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), ha detto che le mine sono ancora "un'attrazione letale per i bambini, spinti tra le braccia della morte dalla loro curiosità e ricerca di nuovi giochi".[110]

     
     
     
     

    ITALIA-CINA

    ITALIA-CINA
    PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!