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20 LUGLIO 1969 - 20 LUGLIO 2019: A 50 ANNI DALLO SBARCO DEL PRIMO UOMO SULLA LUNA...

20 LUGLIO 1969 - LO SBARCO SULLA LUNA LA PARODIA DEGLI IMAGINE DRAGONS SULL'ALLUNAGGIO DEL 20 LUGLIO 1969 "On Top Of Th...

giovedì 25 luglio 2019

20 LUGLIO 1969 - 20 LUGLIO 2019: A 50 ANNI DALLO SBARCO DEL PRIMO UOMO SULLA LUNA...

20 LUGLIO 1969 - LO SBARCO SULLA LUNA
LA PARODIA DEGLI IMAGINE DRAGONS
SULL'ALLUNAGGIO DEL 20 LUGLIO 1969
"On Top Of The World" (2013) 
 
U.S.A. (NASA) - L’obiettivo principale della missione Apollo 11 era portare per la prima volta un essere umano sulla Luna. E così è stato. Il 20 luglio del 1969 gli astronauti Neil Armstrong ed Edwin “Buzz” Aldrin furono i protagonisti del primo allunaggio nella storia dell’umanità.
La navicella spaziale partì il 16 luglio dal Kennedy Space Center e dopo circa tre giorni entrò nell’orbita lunare. A questo punto Amstrong e Aldrin si spostarono nel Modulo Lunare Eagle, mentre il terzo membro della missione, Michael Collins, rimase nel Modulo di Comando Columbia, la parte della navicella destinata a riportare gli astronauti sulla Terra.
Queste sono le prime immagini di un essere umano sulla Luna, viste nel 1969 in diretta da almeno 600 milioni di persone in tutto il mondo, nella versione restaurata dalla NASA.

Apollo 11
Emblema missione
Apollo 11 insignia.png
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1969-059A
SCN04039
Nome veicolomodulo di servizio e di comando di Apollo 11 e modulo lunare dell'Apollo 11
Modulo di comandoCM-107
Modulo di servizioSM-107
Modulo lunareLM-5
VettoreSaturn V SA-506
Codice chiamatamodulo comando:
Columbia
modulo lunare:
Eagle
Lancio16 luglio 1969
13:32:00 UTC
Luogo lanciocomplesso di lancio 39
Allunaggio20 luglio 1969
20:17:40 UTC
Mare della Tranquillità
0° 40′ 26,69″ N,
23° 28′ 22,69″ E
(based on the IAU
Mean Earth Polar Axis
coordinate system)
Durata EVA lunare2 h 31 min 40 s
Tempo su superficie lunare21 h 36 min 20 s
Ammaraggio24 luglio 1969
16:50:35 UTC
Sito atterraggioOceano Pacifico (13°19′N 169°09′W / 13.316667°N 169.15°W13.316667; -169.15)
Nave da recuperoUSS Hornet
Durata8 giorni, 3 ore, 18 minuti e 35 secondi
Peso campioni lunari21,55 chilogrammi (47,5 lb)
Proprietà veicolo spaziale
Peso al lancio45 702 kg
Peso al rientro4 932 kg
Parametri orbitali
Orbitaorbita selenocentrica
Numero orbite lunari30
Tempo in orbita lunare59 h 30 min 25,79 s
Apoapside lunare122,4 km
Periapside lunare100,9 km
Periodo2 h
Inclinazione1,25°
Equipaggio
Numero3
MembriNeil Armstrong
Michael Collins
Buzz Aldrin
 
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo 10Apollo 12
Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna, gli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell'allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 UTC. Aldrin arrivò 19 minuti dopo. I due trascorsero circa due ore e mezza al di fuori della navicella, e raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono a Terra. Il terzo membro della missione, Michael Collins (pilota del modulo di comando), rimase in orbita lunare mentre gli altri due erano sulla superficie; dopo 21,5 ore dall'allunaggio, gli astronauti si riunirono e Collins pilotò il modulo di comando Columbia nella traiettoria di ritorno sulla Terra. La missione terminò il 24 luglio, con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.
Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio alle 13:32 UTC, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un Modulo di Comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed è l'unica parte rientrata a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un Modulo Lunare (LM). La navicella entrò in orbita lunare dopo circa tre giorni di viaggio e, una volta raggiunta, gli astronauti Armstrong e Aldrin si spostarono sul modulo lunare Eagle con cui discesero nel Mare della Tranquillità. Dopo aver messo piede sulla Luna e aver effettuato la prima passeggiata lunare della storia, gli astronauti utilizzarono lo stadio di ascesa di Eagle per lasciare la superficie e ricongiungersi a Collins sul modulo di comando. Sganciarono, quindi, Eagle prima di effettuare le manovre che li avrebbero portati fuori dall'orbita lunare verso una traiettoria in direzione della Terra ove ammararono nell'Oceano Pacifico il 24 luglio dopo più di otto giorni nello spazio.
La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale. Nel mettere il primo piede sulla superficie della Luna Armstrong commentò l'evento come "un piccolo passo per [un] uomo, un grande balzo per l'umanità". Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica nello scenario più ampio della guerra fredda, realizzando l'obiettivo nazionale che il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy aveva definito nel 1961 in occasione di un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti: "prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra".

 
 
Di seguito, alcune delle immagini più celebri
dell’iconica missione Apollo 11:
 

Neil Armstrong, Michael Collins, Edwin “Buzz” Aldrin
 











 
 

mercoledì 17 luglio 2019

31 LUGLIO 2020: E' LA DATA PREVISTA PER L'USCITA DEL NUOVO FILM MARVEL - SONY SUL SUPER-EROE VAMPIRO MICHAEL MORBIUS, JARED LETO E' STATO SCELTO PER INTERPRETARE IL RUOLO DEL MITICO VAMPIRO VIVENTE!!! LE INTERVISTE A JARED LETO ALLA FINE DEL POST...

MORBIUS TRIBUTE
 
U.S.A. - Morbius è il nuovo tassello nell'universo cinematografico Marvel di Sony Pictures (iniziato con Venom). Il film ha come protagonista l'attore vincitore del premio Oscar (per Dallas Buyers Club nel 2014) Jared Leto.
L'attore statunitense ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un video che mostra il look del suo personaggio:
"Perché nessun altro percorrerà questo cammino... questo luogo di ombre, dove facciamo quello che va fatto, costi quel che costi."
Come potete notare, il suo look è estremamente semplice e casual. Il personaggio porta una fitta barba nera e sembra che la gente che gli cammina intorno non lo veda nemmeno: è il simbolo della sua solitudine.
Non si conoscono ancora i particolari della storia del film e quali fumetti potrebbero essere d'ispirazione agli sceneggiatori (Matt Sazama e Burk Sharpless), con tutta probabilità sarà un film sulle origini del personaggio, ambientato ai giorni nostri. 
Nei fumetti, Michael Morbius (apparso la prima volta in Amazing Spider-Man n. 101 del 1971) è un biochimico vincitore del premio Nobel, che ha una rara malattia del sangue per la quale cerca una cura. Uno dei suoi esperimenti, però non va a buon fine e lo trasforma in un essere che ha tutte le caratteristiche classiche di un vampiro: forza, velocità, rigenerazione, potere di volare ma ha anche avversione alla luce solare, la pelle pallida e la capacità di trasformare le sue vittime in vampiri.
La copertina del fumetto Amazing Spider-Man n.101, Morbius lotta contro Spider-Man
La copertina del fumetto Amazing Spider-Man n.101 dove appare per la prima volta Morbius
Morbius è diretto da Daniel Espinosa, le riprese del film sono iniziate a Londra e tra il cast figurano anche Matt Smith, Adria Arjona e Tyrese Gibson.
MORBIUS IL VAMPIRO VIVENTE
Morbius, negli Stati Uniti, arriverà nei cinema il 31 luglio 2020. Non è stato ancora confermato quale sarà l'effettivo titolo ufficiale - probabilmente Morbius: il Vampiro Vivente - e nemmeno una data di uscita nei cinema italiani.
Jared Leto ha condiviso sui social la prima foto ufficiale dal set del film dedicato a Morbius il Vampiro Vivente. Ma non solo: il cast del film vede l'ingresso di Tyrese Gibson e Jared Harris.
 
Un'illustrazione di Morbius a cura di Gabriele Dell'otto
   MORBIUS - Marvel Comics        
Le riprese del film dedicato a Morbius il Vampiro Vivente sono iniziate a Londra e a rilasciare la prima immagine proveniente dal set è stato proprio il protagonista della pellicola, Jared Leto, attraverso il suo profilo Twitter ufficiale (via CBR).
L'attore premio Oscar per Dallas Buyers Club e leader dei Thirty Seconds to Mars vestirà infatti i panni del personaggio proveniente dai fumetti Marvel. Il primo scatto mostra il volto di Leto parzialmente nascosto dal ciak, da cui si riescono a distinguere chiaramente i lunghi capelli neri e uno sguardo decisamente inquietante, oltre alla conferma che mancherebbero 10 settimane alla fine delle riprese.
 
 MICHAEL MORBIUS TRIBUTE
Ma non solo: il cast del film, oltre a Leto e ai già annunciati Matt Smith e Adria Arjona (rispettivamente nei panni del villain Loxias Crown e di Martine Bancroft, compagna del Dr. Morbius), vedrà anche la presenza di Tyrese Gibson, attore e cantante R&B noto al pubblico anche per il ruolo di Roman Pearce all'interno della saga di Fast and Furious. Il portale The Hollywood Reporter ha infatti reso noto in anteprima che Gibson dovrebbe interpretare un agente dell'FBI impegnato a dare la caccia al vampiro vivente.
MORBIUS THE LIVING VAMPIRE
 
Ultimo ma non meno importante anche l'ingresso nel cast di Jared Harris (Mad Men, The Terror), il quale  - come riportato da CBR -dovrebbe vestire i panni del mentore di Michael Morbius.
Il personaggio di Morbius è apparso per la prima volta nei fumetti Marvel nel 1971, tra le pagine del numero 101 di The Amazing Spider-Man. La storia originale lo descrive come uno scienziato affetto da una rara malattia, costretto a trovarsi una cura sintetizzando il sangue dei pipistrelli. Ciò lo porterà a trasformarsi suo malgrado in una creatura dall'aspetto mostruoso, in tutto e per tutto simile a un vampiro.
Il progetto, esattamente come Venom, sarà prodotto da Sony Pictures in collaborazione con Marvel, sebbene al momento risulti del tutto slegato all'universo narrativo dello Spider-Man interpretato da Tom Holland nel MCU.
Il film, prodotto da Avi Arad, Matt Tolmach e Lucas Foster, è scritto da Matt Sazama e Burk Sharpless (Power Rangers, Dracula Untold) ed è previsto nei cinema americani il 31 luglio 2020.
Quanto aspettate di vedere il debutto di Morbius sul grande schermo?
MORBIUS ALIAS JARED LETO
 


venerdì 21 giugno 2019

사이징 (Jimping)이 북한의 역사적인 회의에서 김 장관을 만난다. 우리 국민들은 중국인들처럼 친밀하고 신뢰할만한 친구를 갖게 된 것을 자랑스럽게 생각한다 "고 북한 신문 인 로동 신문 (Robertong Sinmun) 지에 사설을 쓴다. - 자세한 내용은 - 10mila nordcoreani hanno atteso il passaggio del convoglio di Xi Jinping. Esplosi 21 colpi di cannone. Nessuna foto del presidente cinese è filtrata oltre il confine della Corea del Nord. A 'violare' la regola, se così si può dire, le immagini diffuse dai media cinesi. Dal 2005 nessuna alta carica cinese ha visitato la Repubblica Popolare Democratica di Corea...1 만여 명의 북한 주민이 사이 핑핑 호송 통과를 기다렸다. 21 개의 대포 발사가 폭발했습니다. 중국 대통령 사진이 북한 국경 너머로 걸러지지 않았다. 규칙을 '위반'하다면 중국 매체에 의해 이미지가 확산됩니다. 2005 년 이래로 중국 고위 관료들은 조선 민주주의 인민 공화국을 방문하지 않았다 .... 사이 핑핑 대통령의 역사적인 북한 방문. 중국 지도자는 14 년 동안이 나라에 입국하지 않았다.

북한, 중국 총리에게 경의를 표한다.
중국의 사이 핑핑과 북한의 김정은이 평양에서 만난다.
북한의 김정은, 평양에서 중국의 사이 핑핑을 만나다
 중국의 사이가 평양에서 북한의 김을 만난다.
 
XI JIMPING (CHINA) A PYONGYANG (DPRK)
PYONGYANG (NORTH KOREA) - Spesso la diplomazia funziona per tappe di cui cogliamo la logica solo a posteriori. È un ragionamento che vale per la questione nordcoreana, a un punto morto dopo il fallimento del vertice di Hanoi tra Donald Trump e Kim Jong-un dello scorso febbraio e ora improvvisamente tornata nel vivo. 
Nel giro di pochi giorni il presidente cinese Xi Jinping incontrerà il leader nordcoreano a Pyongyang e successivamente Donald Trump al vertice del G20 in Giappone, prima che lo stesso Trump si trasferisca in Corea del Sud.
In questo valzer di incontri, il più intrigante è sicuramente quello tra il presidente cinese e il suo collega nordcoreano. Sono passati 14 anni dall’ultima volta che un leader cinese ha visitato la Corea del Nord. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, i rapporti tra i due paesi sono segnati da tempo dalla diffidenza se non addirittura dall’irritazione reciproca.
Cittadini Nord-Coreani per Xi
Il nome del cambiamento: Le cose, stavolta, sembrano diverse. Quella di Xi Jinping sarà una visita di stato con tutti gli onori, preceduta da un servizio di venti minuti al telegiornale cinese e da uno sforzo per sottolineare la vicinanza tra i due governi.
La spiegazione di questo cambiamento ha un nome e un cognome: Donald Trump. In questo rapporto a tre – Xi, Kim e Trump – nessuno controlla le regole del gioco, di sicuro non il presidente degli Stati Uniti, che improvvisa la sua politica coreana passo dopo passo.
A questo punto l’importante è capire se il presidente cinese farà visita a Kim per facilitare un accordo per la denuclearizzazione o se invece vuole solo consolidare una zona d’influenza cinese instaurando una pax sinica in Asia nordorientale per contrastare lo strapotere politico e militare degli Stati Uniti.
In piena guerra commerciale con Donald Trump e alla vigilia dell’importante incontro con il presidente degli Stati Uniti a Osaka, previsto per la prossima settimana, Xi Jinping ha tutto da guadagnare da una dimostrazione di forza e influenza, soprattutto dopo che le manifestazioni oceaniche di Hong Kong hanno intaccato la sua immagine di leader onnipotente.
Grande gioco regionale: Questo non significa che dobbiamo aspettarci un accordo sul nucleare nordcoreano a breve termine. La Cina condivide con gli Stati Uniti una certa preoccupazione davanti alla possibilità che la Corea del Nord costruisca l’arma atomica fuori da ogni quadro di legalità internazionale, ma nel grande gioco di influenze regionale e internazionale non ha alcun interesse a forzare la mano di Pyongyang. Al contrario, Pechino farebbe meglio a prendere la Corea del Nord sotto la sua ala protettrice e guidarla verso uno sviluppo economico alla cinese, lontano dall’orbita statunitense.
In questo contesto nessuno è in grado di costringere la Corea del Nord a denuclearizzare, tantomeno Donald Trump, la cui storia d’amore con Kim Jong-un è osteggiata dal rivale cinese.
Tutto questo complica non poco il prossimo vertice tra Xi Jinping e Donald Trump, che inevitabilmente mescolerà alla rinfusa il commercio, la tecnologia e la Corea del Nord.
 
Fonte: (Traduzione di Andrea Sparacino)
 
사이징 (Xi Jimping)이 북한의 역사적인 회의에서 김 장관을 만난다.
 
Pyongyang - (North Korea) - DPRK
1 만여 명의 북한 주민이 사이 핑핑 호송 통과를 기다렸다. 21 개의 대포 발사가 폭발했습니다. 중국 대통령 사진이 북한 국경 너머로 걸러지지 않았다. 규칙을 '위반'하다면 중국 매체에 의해 이미지가 확산됩니다. 2005 년 이래로 중국 고위 관료들은 조선 민주주의 인민 공화국을 방문하지 않았다 ... 시진평 정부의 북한 방문은 2005 년 이래 처음으로 중국의 국무 총리 직을 시작으로 오늘 아침에 시작되었다. 평양에 도착한 지 몇 시간 후,  사이 대표는 김정일 국방 위원장과 만났다. 중국 대통령과 동행하는 것은 그의 아내 Peng Liyuan와 왕이 외무 장관이다. 북한 언론은 Xi Jinping의 방문을 "한반도와 지역의 평화와 안정을 지키는 토대"라고 매우 환영했다. 노동당의 목소리 인 로동 신문 (Rodong Sinmun)은 예를 들어, 양국이 관계의 70 주년을 축하하는 해에 양국 관계에 새로운 역사의 한 페이지를 추가 할 것이라는 일련의 기사를 발표했다. 외교 관계. 김 위원장은 박퐁주 총리와 리용 호 외무부 차관을 만나 Xi를 받았다. 환영위원회는 또한 공항에서의 전통 의상에 적어도 10,000 명의 사람들을 포함 시켰고 수도의 거리를 따라 수만 명의 사람들이 금수산의 태양 궁전에 더 많이 모였다. 이 방문은 중국과 북한 간의 외교 관계 수립 70 주년을 즈음하여 이루어졌다.




mercoledì 24 aprile 2019

김정은이 블라디미르 푸틴 대통령을 만나기 위해 러시아에 도착했다. - KIM JONG UN IN RUSSIA: INCONTRO CON VLADIMIR PUTIN PREVISTO PER GIOVEDI' 25 APRILE 2019 - (러시아) - 김정은이 국제 선교를 위해 북한에서 러시아로 기차를 타고 여행했다. 그의 특별 호송에 탑승 한 북한 지도자는 러시아 국경 인 카산 (Khasan)에 들러 환영 의식을 축하했다. 블라디보스토크에서 4 월 25 일 푸틴 대통령과 만날 ​​예정이다. 김 위원장의 마지막 국제 행사는 2 월말 하노이에서 트럼프 정상 회담이었는데 핵 협상이 결렬 되었기 때문에 실패했다. - (Россия) - Ким Чен Ын путешествовал поездом из Северной Кореи в Россию для международной миссии. На своем специальном конвое северокорейский лидер остановился у российской границы Хасан, чтобы отпраздновать его прием. Он встретится с Путиным 25 апреля во Владивостоке. Последним международным событием Ким был саммит Трампа в Ханое в конце февраля, потерпевший неудачу из-за срыва ядерных перегов$оров. - (Russia) - Kim Jong-un traveled by train from North Korea to Russia for an international mission. On his special convoy, the North Korean leader stopped at the Russian border, Hassan, to celebrate his reception. He will meet with Putin on April 25 in Vladivostok. Kim's last international event was the Trump summit in Hanoi at the end of February, which failed due to the breakdown of nuclear talks...

Kim Jong Un arriva in Russia per incontrare Vladimir Putin

VLADIVOSTOK - (RUSSIA) - Il leader nordcoreano Kim JongUn è arrivato a Vladivostok, dove si terrà un bilaterale con Vladimir Putin.
Kim è stato accolto da funzionari locali del Governo russo, che gli hanno offerto fiori e pane tradizionale locale. "Sono venuto in Russia con i sentimenti della mia gente - dice il leader - e spero che questa visita abbia successo e sia utile: durante i colloqui con il Presidente Putin, discuteremo in particolare i temi della risoluzione sulla penisola coreana e lo sviluppo delle nostre relazioni bilaterali" Il bilaterale confermato mette fine a settimane di speculazioni su luogo e data dell'incontro: i preparativi sono stati tenuti in segreto, per via di preoccupazioni della Sicurezza nordcoreana.


 



 KIM YONG UN IN RUSSIA DA PUTIN 

 
김정은이 블라디미르 푸틴 대통령을 만나기 위해 러시아에 도착했다. 


블라디보스토크 - (러시아) - 북한 지도자 김정은 (Kim JongUn)이 블라디보스토크에 도착하여 블라디미르 푸틴 대통령과 양자 회담을 가졌다.

김정일 위원장은 러시아 정부의 현지 관리들에게 인사를하고, 그는 꽃과 현지 전통 빵을 제공했다.

푸틴 대통령과의 회담에서 우리는 특히 한반도 문제 해결과 우리의 발전 문제를 논의 할 것 "이라고 말했다. 양국 관계 "

확인 된 양자는 회의 개최지와 장소에 대한 몇 주간의 추측을 종식시킨다. 준비는 북한의 안보 문제로 비밀리에 이루어졌다.

몇몇 분석가들에 따르면,이 회의는 푸틴 대통령이이 지역에서 자신의 영향력을 높이고 워싱턴보다 더 큰 협상력을 얻을 수있는 기회를 제공 할 것이라고 말했다.

김 대표는 이미 외무부 차관을 만났으며 오후에 블카 디보스톡에 도착할 것으로 예상된다.
 
Da https://video.corriere.it - (RUSSIA) - Kim Jong-un in viaggio in treno dalla Corea del Nord alla Russia per una missione internazionale. Il leader nordcoreano, a bordo del suo convoglio speciale, si è fermato nella città russa di confine di Khasan, accolto da una cerimonia di benvenuto. Poi si dirigerà a Vladivostok dove il 25 aprile incontrerà Putin. L'ultimo evento internazionale per Kim è stato il vertice ad Hanoi con Trump a fine febbraio, fallito per i mancati accordi sul nucleare.
 
(러시아) - 김정은이 국제 선교를 위해 북한에서 러시아로 기차를 타고 여행했다. 그의 특별 호송에 탑승 한 북한 지도자는 러시아 국경 인 카산 (Khasan)에 들러 환영 의식을 축하했다. 블라디보스토크에서 4 월 25 일 푸틴 대통령과 만날 예정이다. 김 위원장의 마지막 국제 행사는 2 월말 하노이에서 트럼프 정상 회담이었는데 핵 협상이 결렬 되었기 때문에 실패했다.
 

김정은이 블라디미르 푸틴 대통령을 만나기 위해 러시아에 도착했다.


sabato 20 aprile 2019

لن يتحقق الاستقرار في ليبيا إلا من خلال الاستيلاء على السلطة من قبل الجنرال العام لمدينة طبرق لمساعدة الجنرال في غزو طرابلس وبنغازي ... كل حنين العقيد القذافي يتعاون مع قوات طبرق من أجل الوحدة مواطن ليبي ...

Khalīfa Belqāsim Ḥaftar in arabo: خليفة بلقاسم حفتر
Da Wikipedia: Khalīfa Belqāsim Ḥaftar (in arabo: خليفة بلقاسم حفتر‎; Agedabia, 7 novembre 1943) è un generale e politico libico. Nell'Aprile del 2011 è stato promosso al grado di Tenente generale dalle autorità del Consiglio nazionale di transizione libico. Nel conflitto tra Ciad e Libia fu uno dei comandanti dell'esercito del regime di Mu'ammar Gheddafi. Nel 1987, durante la guerra contro il Ciad, fu preso prigioniero nel corso della battaglia di Wadi al-Dum. In prigionia formò un contingente di circa 2 000 prigionieri libici, la "Forza Haftar", equipaggiata dagli Stati Uniti, col compito di rovesciare il regime libico. Fu rilasciato nel 1990 grazie ai buoni uffici statunitensi e trascorse quasi 20 anni negli USA, ottenendo anche la cittadinanza di quel Paese. Nel 1993, mentre si trovava nella sua residenza di Vienna, in Virginia, fu condannato in patria, in contumacia, alla pena capitale per "crimini contro la Jamāhīriyya libica". Alcune fonti parlano, senza che si possano ovviamente fornire fonti credibili, di suoi legami con la Central Intelligence Agency, comunque smentite dallo stesso generale.
 
DONALD TRUMP
TRIPOLI (LIBIA) - DA FONTE ANSA: Il presidente Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il maresciallo Khalifa Haftar per discutere gli sforzi antiterrorismo in corso e la ''necessità di raggiungere la pace e la stabilità''. Lo afferma la Casa Bianca. ''Il presidente ha riconosciuto il significativo ruolo di Haftar nel combattere il terrorismo, e i due hanno discusso una visione comune per la transizione della Libia verso un sistema politico stabile e democratico''.
 
 
لن يتحقق الاستقرار في ليبيا إلا من خلال الاستيلاء على السلطة من قبل الجنرال العام لمدينة طبرق لمساعدة الجنرال في غزو
لن يتحقق الاستقرار في ليبيا إلا من خلال الاستيلاء على السلطة من قبل الجنرال العام لمدينة طبرق لمساعدة الجنرال في غزو طرابلس وبنغازي ... كل حنين العقيد القذافي يتعاون مع قوات طبرق من أجل الوحدة مواطن ليبي ...
#Libya #Libia #Tripoli #Haftar #War #Gheddafi #Tobruk #Bengasi #Mediterraneo #nordafrica
#guerracivile #guerra #guerrainlibia 
طرابلس وبنغازي ... كل حنين العقيد القذافي يتعاون مع قوات طبرق من أجل الوحدة مواطن ليبي .... لن يتحقق الاستقرار في ليبيا إلا من خلال الاستيلاء على السلطة من قبل الجنرال العام لمدينة طبرق لمساعدة الجنرال في غزو طرابلس وبنغازي ... كل حنين العقيد القذافي يتعاون مع قوات طبرق من أجل الوحدة مواطن ليبي ... #Libya #Libia #Tripoli #Haftar #War #Gheddafi #Tobruk #Bengasi #Mediterraneo #nordafrica #guerracivile #guerra #guerrainlibia
 
Petrolio WTI ai massimi da cinque mesi in area 63,60 dollari al barile e Brent sopra i 70 dollari in apertura di contrattazioni: se fosse servita una riprova concreta di quanto il caos libico possa potenzialmente impattare a livello globale sulla commodity più finanziarizzata in assoluto, la giornata di ieri l’ha fornita. E dietro l’avanzata delle milizie del generale Haftar verso Tripoli, concretizzatasi nel bombardamento dell’aeroporto della capitale, dopo una prima controffensiva delle truppe fedeli al governo di Al-Sarraj e il lancio dell’operazione “Vulcano di rabbia”, c’è molto del risiko petrolifero che sembrava terminato in sordina negli ultimi tempi. Oltretutto, con più fronti aperti: il rallentamento dell’economia globale in primis, la crisi in seno all’Opec riguardo la politica dei tagli alla produzione, il rilancio dello shale oil statunitense e, soprattutto, la contrapposizione in atto in Venezuela. Insomma, un potenziale detonatore al rialzo per i prezzi. Con uno spettatore tutt’altro che disinteressato, economicamente e geopoliticamente: l’Arabia Saudita. Da più parti, infatti, si lascia intendere che la rottura degli indugi da parte del generale Haftar sia frutto – più che di un’interessata ingerenza francese per le risorse petrolifere libiche – della rinnovata e rinsaldata alleanza con Ryad in seno agli schieramenti di sostegno dei due governi del Paese nordafricano.


Il Regno saudita, infatti, dopo qualche mese di difficoltà dovuto alla rocambolesca scalata al potere del principe Mohammed Bin Salman, recentemente richiamato all’ordine da re Salman che ne ha limitato per legge i poteri, pare tornato all’antica potenza. Quantomeno, a livello di ricatto petrolifero. Chiusa con una transazione economica, accettata dalla famiglia, la vicenda del rapimento e dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel suo consolato di Istanbul, Ryad ha recentemente reso noti per la prima volta i conti di Aramco, la potentissima azienda petrolifera statale, la cui Ipo rimane l’oggetto del desiderio inconfessato di Wall Street.

GRAFICO DEL PREZZO DEL PETROLIO AL BARILE
Fonte: Bloomberg
Parla più di mille cifre rispetto al livello siderale di profittabilità del gigante energetico, oltretutto in un periodo prolungato di prezzi non certo ai massimi per il barile. Insomma, Aramco val bene qualche rospo da ingoiare. E ne sanno qualcosa a Washington, visto che hanno dovuto accettare, facendo buon viso a cattivo gioco, addirittura la minaccia di far saltare le transazioni petrolifere denominate in dollari, in caso gli Usa proseguissero nella loro intenzione di sottomettere i membri Opec alla legislazione antitrust in vigore Oltreoceano. Di fatto, la fine stessa del concetto di petrodollaro, oltretutto in un momento storico che vede il biglietto verde dover fare i conti con la prima, seria messa in discussione del suo ruolo di valuta benchmark a livello globale, a spese di euro e yuan.

Fonte: Statista
Mostra come anche l’altra grande industria Usa, il comparto bellico-industriale denominato warfare, non possa permettersi un precipitare degli eventi nei rapporti con Ryad, già messi a dura prova dal report sulle responsabilità saudite dietro l’11 settembre nell’era Obama, ecco che in contemporanea con l’offensiva del generale Haftar contro l’aeroporto di Tripoli, Ryad svelava i dettagli della prima mega-emissione obbligazionaria di Aramco, attesa a breve. E, soprattutto, denominata in dollari. La vendita è cominciata lo scorso weekend con un order book da 40 miliardi di dollari, 30 dei quali sono stati sottoscritti soltanto sabato 6 aprile: per Sergey Dergachev, portfolio manager alla Union Investment in Frankfurt, la domanda potrebbe facilmente superare il record di 53 miliardi ottenuto l’anno scorso dal Qatar per il suo bond da 12 miliardi di controvalore. Il tutto, partendo da un target iniziale di raccolta da 10 miliardi di dollari, necessari per diversificare le fonti di finanziamento del deficit di budget saudita, creatosi negli anni del barile ai minimi. Non a caso, l’emissione è stata spezzettata in sei tranche e, stando ai bene informati, l’asta verrà utilizzata come “manifesto pubblicitario” per il vero colpo grosso. Ovvero, la quotazione di Aramco, posticipata l’anno scorso, poiché gli investitori ritenevano esosa la valutazione avanzata da Ryad del suo gigante energetico: 2 trilioni di dollari.
Con il bond che farà prezzo quest’oggi, 9 aprile, si scopriranno parzialmente le carte. E quel prezzo, astronomico soltanto sei mesi fa, potrebbe non fare più tanta paura. E spingere il Regno verso l’Ipo, ovviamente cercando di sfruttarne al massimo il potenziale a livello di contrattazione politica. Ed ecco entrare in scena la Libia e il possibile “sprone” saudita alle mire egemoniche e di conquista del generale Haftar. Se infatti la posizione ufficiale statunitense appare quella della condanna dell’offensiva, almeno stando alle parole del numero uno del Dipartimento di Stato, Mike Pompeo, il fatto che Washington abbia immediatamente evacuato il proprio personale militare e civile manda un segnale ambiguo. Quantomeno di non interventismo diretto. E se i maggiori esperti di commodities si sentono di escludere un impatto immediato in grande stile della rinnovata tensione libica sulle quotazioni del barile di greggio, viene fatto notare come l’avanzata su Tripoli sia strategica anche a livello petrolifero, non solo politico-militare.
Se anche i maggiori terminal ad oggi appaiono lontani dal teatro di scontro, la mente torna infatti allo scorso giugno, quando proprio la conquista di due centri nevralgici da parte delle truppe di Haftar comportarono la sospensione delle spedizioni di greggio per settimane, stante la decisione di trasferirne l’autorità sotto l’egida dell’entità libica dell’Est. L’export crollò di 800 milioni di barili al giorno e il Paese perse quasi 1 miliardo di dollari, prima che i terminal contesi tornassero sotto il controllo della National Oil Corporation, la cui sede è proprio a Tripoli. E questa mappa
Fonte: Tekmor
Mostra nell’area adiacente alla capitale quale potrebbe essere la mira strategica di Haftar. Ovvero, la conquista del porto-terminal di Zawiya, il cui blocco o mal funzionamento potrebbero compromettere del tutto l’operatività del giacimento di Sharara con i suoi 300 mila barili al giorno. “Se Haftar prende il controllo di quel terminal, controllerà virtualmente l’intera industria petrolifera nazionale”, sentenzia Salma El Wardany di Bloomberg. Basti ricordare, in tal senso, come prima dell’intervento Nato del 2011, la Libia di Muhammar Gheddafi producesse circa 1,6 milioni di barili al giorno, mentre i dati ufficiali del 2018 parlano di un output di circa 550mila barili quotidiani. In caso di escalation su ampia scala o di tensione prolungata, nessuno si sente quindi di escludere possibili contraccolpi più incisivi sul prezzo del greggio.
Un qualcosa che non dispiacerebbe affatto a Ryad, la quale in queste ore sta incassando anche un’altra vittoria diplomatica nell’area, in attesa dell’esito del voto israeliano: la messa fuorilegge dei Pasdaran iraniani da parte degli Usa. Di fatto, un atto che trasforma i Guardiani della rivoluzione khomeinista dislocati nei proxies più caldi dell’area, dall’Iraq alla Siria, in potenziali terroristi. Se poi le sanzioni statunitensi contro Teheran e il suo greggio vedranno cadere anche le ultime resistenze europee e la situazione venezuelana dovesse conoscere una drammatica accelerazione verso il caos, l’oro nero potrebbe tornare a giocare un ruolo di primo piano sul fronte delle commodities. E per le casse di Ryad. Innescando, di fatto, un enorme guerra per procura globale fra Cina e Russia da un lato e Stati Uniti dall’altro. Con Iran e Arabia Saudita a giocare il ruolo di pedine sul terreno nella scacchiera del Medio Oriente e la Libia che potrebbe accendere pericolosi fuochi incrociati, stante gli interessi europei per il suo greggio. Italiani e francesi in testa.
 

venerdì 12 aprile 2019

DOPO 8 ANNI DI CAOS, GUERRE, MORTI E DISTRUZIONE, LA LIBIA POTREBBE RINASCERE A NUOVA VITA, TORNARE UNO STATO UNICO CON UN ORDINE BEN COSTITUITO SULLE BASI DELLA RIVOLUZIONE VERDE DI GHEDDAFI: LA JAMAHIRIYA..."مناشدة جميع المقاتلين الموالين للقذافي يناشدون أطفال الثورة الخضراء من أجل الاشتراكية: اليوم أنت تدعم القوات المسلحة للجنرال حفتر من طبرق باعتبارها الوحيدة القادرة على لم شمل أسرة كل شعب ليبيا!في ذكرى القذافي ..." #Libya #Libia #Tripoli #Haftar #War #Gheddafi

Libia, dopo il caos potrebbe tornare il figlio di Gheddafi
 
SAIF AL ISLAM GHEDDAFI
TRIPOLI - (LIBIA) -  C'è un nome in Libia che, quando si tratta di passaggi importanti per il paese africano, non può non essere evocato. Un nome ed un cognome, per la precisione: Saif Al Islam Gheddafi. Mentre a Tripoli il fronte di guerra avanza ed in città la popolazione appare sempre più condizionata dal conflitto, in tanti in tutta la Libia si chiedono dove sia in questo momento il figlio del rais. Secondogenito di Muhammar, erede designato o quasi del padre, più volte Saif viene indicato come colui che appare destinato a continuare a portare avanti il nome dei Gheddafi nel mondo politico libico. Non si vede in pubblico dal giorno della cattura nel sud della Libia nel 2011, condannato a morte e poi graziato, Saif negli ultimi mesi fa sentire la sua voce solo tramite emissari. Da quando è però iniziata la battaglia per la presa di Tripoli, il suo silenzio è diventato ancora più forte e, per questo, anche più rumoroso.  

“Saif aspetta il momento giusto” 

“Il figlio di Gheddafi sta da qualche parte della Libia a guardare, sta osservando quello che si può definire come il vero e proprio autoannientamento reciproco delle principali forze sul campo”: a parlare ai nostri microfoni è Michela Mercuri, docente ed autrice del libro “Incognita Libia”. Già all’indomani del vertice di Palermo la stessa docente parla della possibilità di Saif Gheddafi di tornare in campo: “Del resto – aggiunge Michela Mercuri – Già nei mesi scorsi in passato esprime più volte la volontà di presentarsi alla conferenza nazionale che era prevista e Ghadames e che è saltata soltanto negli ultimi giorni per via di quanto sta accadendo a Tripoli”.
Quali potrebbero essere quindi le ambizioni del secondogenito del rais? Sono in tanti a chiederselo, anche se il suo nome proprio da quando Haftar avanza verso Tripoli viene raramente nominato. C’è chi interpreta il suo silenzio ed il relativo scarso interesse nei suoi confronti da parte dei media, come la prova del fatto che Saif non sarebbe, almeno per il momento, intenzionato a scendere nell’agone politico. Specialmente adesso poi che, di fatto, ogni tavolo diplomatico è saltato. Ma secondo Michela Mercuri il silenzio va interpretato in ben altro modo: “Lui in realtà sta solo aspettando il momento giusto – afferma la docente – In questa fase di aspri scontri tra le parti e soprattutto tra Haftar ed i misuratini, dal suo nascondiglio osserva i rivali in lotta per entrare in campo nel momento più propizio”.
Del resto, sempre secondo Mercuri, non gli mancherebbero le argomentazioni per farlo: “Haftar in questa fase rischia di passare come guerrafondaio, Al Sarraj come un personaggio ricattabile dalle milizie misuratine, lui si ergerebbe come l’unico in grado di riunificare il paese”. In poche parole, Saif Gheddafi potrebbe trarre vantaggio dagli errori strategici dei suoi rivali: “Il suo è un silenzio che vuole esprimere terzietà tra le parti in lotta – dichiara ancora Mercuri – In futuro vuole dire ai libici che solo lui può di nuovo far tornare unita la Libia”.

Gli ultimi messaggi del figlio del rais

Come detto, Saif Al Islam Gheddafi non compare in video da quando viene catturato nel novembre 2011. Pochi mesi prima è proprio lui alla tv di Stato, prima ancora del padre, a parlare al paese cercando di convincere la popolazione ad evitare la destabilizzazione del paese. Segno che, in effetti, è proprio Saif il probabile erede a cui Muammar pensa per lasciare il timone del paese. Poi mai un’apparizione in quasi otto anni: il secondogenito del rais è una sorta di oggetto del mistero. Di lui si dice che vivrebbe in una villetta di una località non specificata, dilettandosi con la sua passione della pittura. Secondo molti è ancora in Libia, ma evita appositamente di farsi vedere in pubblico. 
Nei mesi scorsi, in vista della conferenza di Ghadames, fa sapere tramite i suoi rappresentanti ed emissari di essere favorevole al piano Onu e di voler essere presente alla stessa conferenza.
Nello scorso mese di dicembre, Saif fa recapitare un messaggio anche al presidente russo Vladimir Putin: in esso è contenuto l’auspicio dell’aiuto russo al suo paese ed il sostegno ai piani di riappacificazione. Poi di nuovo il silenzio più totale, che continua mentre invece a Tripoli riecheggiano i crudi rumori della battaglia.    
 
 
 
GUERRA A TRIPOLI (LIBIA)


ITALIA-CINA

ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!