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martedì 26 febbraio 2008

Fidel Castro: chi è l'uomo che ha governato per 49 anni a Cuba!!!

Fidel Alejandro Castro Ruz (Mayarí, 13 agosto 1926[1]) è un politico cubano. È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all'abolizione della carica avvenuta il 2 dicembre 1976 ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato[2] e Presidente del Consiglio dei Ministri.
Castro è stato il leader della rivoluzione cubana contro il regime di Fulgencio Batista e, dopo la fallita invasione della Baia dei Porci da parte degli Stati Uniti d'America, ha instaurato un governo autoritario legato all'Unione Sovietica, da lui ininterrottamente guidato. Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba a causa della sua posizione strategica e vicinanza geografica agli Stati Uniti d'America. Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un dittatore nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall'imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.
È noto anche con l'appellativo di Líder máximo, pare attribuitogli quando (il 2 dicembre 1961) dichiarò che Cuba avrebbe adottato il Comunismo in seguito allo Sbarco della Baia dei Porci a sud dell'Avana, un fallito tentativo degli Stati Uniti di rovesciare il governo cubano: nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest'appellativo.
La leadership di Castro è rimasta incontestata, grazie al sostegno delle masse dovuto al miglioramento delle condizioni di vita secondo i suoi sostenitori, a causa della coercizione e della repressione secondo i detrattori.
Il 18 febbraio 2008, dopo 49 anni di presidenza, Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri.
Nacque nel villaggio di Birán, già provincia cubana di Oriente (attuale provincia di Holguín), il 13 agosto 1926, da una famiglia di agricoltori benestanti (figlio di Ángel Castro e Lina Ruz).
Nel 1932 Fidel studiò a Santiago de Cuba, inizialmente alla scuola La Salle, un istituto per ragazzi di famiglie benestanti, e poi, dal 1941 al 1945, si trasferì all'Avana, nell'esclusivo collegio dei Gesuiti Belèn.
Nel 1945 si iscrisse alla facoltà di legge dell'Università dell'Avana. Nell'ateneo molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramòn Grau.
Nel 1948 sposò Mirta Diaz-Balart, studentessa di filosofia. In viaggio di nozze i due sposi trascorsero un breve periodo negli Stati Uniti.
Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952. Intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il "Partito Ortodosso", ma il colpo di stato del Generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Castro utilizzò l'arringa finale del suo caso per il suo famoso "La storia mi assolverà", un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie ad una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.
Castro ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, navigando dal Messico a Cuba su una piccola imbarcazione, il Granma. La prima azione del gruppo, che volle chiamarsi il Movimento del 26 di luglio, si svolse nella provincia di Oriente il 2 dicembre 1956. Solo dodici degli ottanta uomini, tra cui Ernesto "Che" Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, sopravvissero alla ritirata sulle montagne della Sierra Maestra, e da lì iniziarono la guerriglia contro il governo di Batista.
Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell'Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie, aiutate dalla massiccia diserzione e dalle rese all'interno dell'esercito di Batista. Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e le forze di Castro entrarono a L'Avana. Il 5 gennaio del 1959 il professore di legge José Mirò Cardona creò un nuovo governo, con lo stesso come primo ministro e Manuel Urrutia Lleò come presidente. L'8 gennaio 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Il 13 febbraio 1959 José Mirò Cardona si dimise inaspettatamente dalla sua carica e gli successe Fidel Castro. Il 17 luglio 1959 Osvaldo Dorticós Torrado fu nominato Presidente della Repubblica, carica in cui rimase sino al 1976, sostituito poi da Fidel Castro; divenne successivamente membro del Consiglio di Stato.
Inizialmente gli USA furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo iniziò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere, e si incontrò con il Vice Presidente Richard Nixon. Presumibilmente Dwight Eisenhower snobbò Castro, con la scusa che stava giocando a golf e, delegando, lasciò Nixon a parlare con lui e cercare di scoprire se fosse comunista e filosovietico. Nixon commentò che Castro era "naif", ma non necessariamente un comunista.
Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'URSS. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti subito interruppero le relazioni diplomatiche con il governo Castro. In reazione alla politica statunitense dell'amministrazione Eisenhower che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana, il governo castrista iniziò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica: in seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba iniziò a ricevere aiuti economici e militari dall'URSS.
Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando un'idea degli esiliati cubani. In quell'occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati ed addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud de L'Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l'invasione avrebbe innescato una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, mentre il Presidente Kennedy ritirò il supporto all'ultimo minuto, negando l'appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell'operazione. Nove prigionieri vennero giustiziati a seguito di quest'azione. Più tardi, il 2 dicembre di quell'anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un Marxista-Leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il Comunismo.
Il 3 gennaio 1962 Papa Giovanni XXIII scomunicò Castro dando seguito al decreto del 1949 di Papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. Per Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica, fu un evento di scarse conseguenze. Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e non; ad ogni modo, ci sono poche prove che il fatto ebbe qualche effetto.
Nell'ottobre 1962, quando gli USA scoprirono che l'Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull'isola, si ebbe la cosiddetta "Crisi dei missili di Cuba". Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a finanziare, supportare ed appoggiare attentati terroristici contro l'isola e contro la persona Castro, mentre il regime cubano tentava di esportare il proprio modello in diverse regioni del Sud America e dell'Africa.
Nel 1976 all'apice della politica di embargo statunitense contro Cuba, Pierre Elliott Trudeau, allora Primo Ministro del Canada, fece visita di Stato nell'isola, la prima da parte di un leader occidentale, e abbracciò personalmente il capo cubano. Trudeau gli portò in dono 4 milioni di dollari e organizzò prestiti per altri 10 milioni. Nel suo discorso Trudeau dichiarò: "lunga vita al Primo Ministro e Comandante in Capo cubano. Lunga vita all'amicizia cubano-canadese".
Nel novembre del 1996 Fidel Castro andò a Roma, in occasione dell'Incontro mondiale sull'alimentazione promosso dalla FAO. In quell'occasione andò in Vaticano, per incontrare il Papa Giovanni Paolo II.
Il 21 gennaio del 1998 Giovanni Paolo II contraccambiò la visita ed andò a Cuba. Pochi giorni prima del suo arrivo Castro, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata a Castro dal segretario vaticano Angelo Sodano[4]. Fidel Castro ricevette Giovanni Paolo II con tutti gli onori, e rinunciando per la prima volta alla sua famosa divisa militare, per indossare giacca e cravatta.
Il 22 novembre del 1999 Elián, un bambino cubano, partì da Cuba insieme alla madre su una barca diretta in Florida. Una pattuglia cubana raggiunse la barca cercando invano di convincere gli occupanti a non continuare il viaggio, ma poco dopo la barca naufragò. La madre del bambino morì, mentre lui si salvò insieme a due adulti. Fu avvistato dalla guardia costiera americana, che lo recuperò.
Elián fu preso in custodia temporanea da alcuni parenti della madre che vivevano in Florida, senza il consenso del padre che era rimasto a Cuba. Nella capitale cubana si susseguirono cortei per il rientro in patria del bambino, mentre in Florida l'FBI e gli avvocati dei parenti materni riuscirono a ritardare la decisione. Il 22 aprile del 2000 la polizia federale prelevò il bambino e lo riportò a Cuba.
Fidel Castro non intervenne mai sulla questione, ma quando seppe del ritorno del bambino disse: "Il problema generale non è ancora risolto. Fino a quando la legge dell'accordo cubano non verrà abrogata potranno verificarsi altri casi. Se al resto dell'America Latina e dei Caraibi offrissero gli stessi incentivi per l'immigrazione, più della metà degli Stati Uniti sarebbe oggi occupata da immigrati provenienti da quelle zone."
Castro consolidò il controllo della nazione nazionalizzando ulteriormente l'industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l'agricoltura, ed emanando politiche a beneficio dei lavoratori. Molti cubani lasciarono il paese, alcuni per Miami, Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista, sovente in contatto con gruppi malavitosi e della destra dei servizi segreti statunitensi. A causa del duro embargo imposto dagli Stati Uniti, Cuba divenne sempre più dipendente dai sussidi sovietici. Il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991 portò quindi un periodo di forte sofferenza economica a Cuba.
Le aspre sanzioni economiche volute dagli USA, in primis l'embargo, ma anche il divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti americani, sono state una delle ragioni dei problemi economici di Cuba. Comunque, tra il 1960 e il 1990 gran parte dei loro effetti vennero attenuati dall'aiuto dell'ex Unione Sovietica, che in alcuni anni equivaleva a un quarto del PIL nazionale. Nonostante l'embargo statunitense, Cuba continua a commerciare con le altre nazioni, ed è la seconda meta turistica più popolare dei Caraibi (dopo la Repubblica Dominicana). La sua economia riceve anche un afflusso di valuta (stimato in 850 milioni di dollari all'anno) dai Cubani Americani che mandano soldi a familiari e amici rimasti sull'isola.
Negli anni recenti Castro ha scommesso sulla biotecnologia per supportare l'economia di Cuba. Da allora, l'economia cubana ha accelerato, sia per l'esportazione di tecnologia medica che per il "turismo della salute". Lo sviluppo cubano in questo campo ha però causato preoccupazione per le possibili ricerche di armi biologiche. Nel 2002 uno degli scopi della visita dell'ex Presidente statunitense Jimmy Carter era di ispezionare i siti cubani per l'ingegneria genetica.
Il 14 dicembre 2004 Castro ha siglato con il Presidente del Venezuela Hugo Chávez l'accordo preliminare per la costituzione dell'Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell'America Latina ed i paesi caraibici.
Istruzione e sanità vennero rese accessibili a tutti, anche alle persone che vivevano nelle zone più remote dell'isola. Le statistiche dell'UNESCO hanno confermato negli anni che il tasso di istruzione di base a Cuba è tra i più alti dell'America Latina. Il governo sta inoltre portando avanti un programma che consente a studenti stranieri, di trasferirsi sull'isola e seguire corsi di studio universitari gratuiti. Attualmente sono presenti circa ventiduemila ragazzi, provenienti soprattutto dai paesi del terzo mondo.
Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada. I tassi di mortalità infantile sono i più bassi della regione (perfino più bassi di nazioni come gli Stati Uniti), il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all'età di sette anni. Le aspettative di vita a Cuba, nel 2002, erano solo leggermente inferiori a quelle degli USA. Il tasso di mortalità infantile cubano è il secondo più basso delle Americhe (dopo il Canada, dati OMS, 2000). Viene generalmente riconosciuto che Cuba ha fatto sostanziali progressi nello sviluppo farmaceutico. Cuba ha un suo portafoglio di brevetti e cerca di commercializzare le sue medicine in tutto il mondo.
I media cubani, controllati dal governo, spesso evidenziano il contrasto tra i soddisfatti bambini cubani e le loro controparti a Bogotá, Los Angeles o Buenos Aires -- che spacciano droga, sono trascinati nella prostituzione, o vivono in baraccopoli.
La campagna per l'alfabetizzazione di Castro, si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. In un discorso dell'autunno 1960 davanti alle Nazioni Unite, Castro annunciò che "Cuba sarà la prima nazione d'America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta". Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l'alfabetizzazione dell'isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 4%. Il Museo Nazionale Cubano dell'Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell'avvenuta alfabetizzazione.
La televisione cubana trasmette corsi di livello universitario per la popolazione adulta.
Attorno a Castro si è sviluppato uno scarso culto della personalità, visti i suoi ripetuti tentativi di scoraggiarlo[2]. Ad esempio, Castro è stato raffigurato solo due volte su un francobollo cubano: nel 1974 apparve su un francobollo commemorativo della visita di Leonid Brežnev e nel 1999 apparve su uno che commemorava il 40° anniversario della rivoluzione. Non c'è a Cuba nessuna strada, città o statua di Castro anche se sono frequenti grandi tabelloni con sue immagini [6]. C'è stata una tendenza più forte a incoraggiare la reverenza per l'eroe dell'indipendenza cubana José Martí e per i caduti della rivoluzione cubana, come Camilo Cienfuegos. Castro è famoso per i suoi lunghi (spesso di diverse ore) documentati discorsi. Castro compare raramente in pubblico senza divisa militare e berretto.
Il regista statunitense Oliver Stone ha girato due interviste-documentario sulla figura di Castro, Comandante, nel 2003 e Looking for Fidel, nel 2004.
Secondo alcune fonti alcuni dissidenti cubani e opponenti politici sono stati imprigionati in condizioni estremamente difficili e senza processo con l'accusa di essere "contro-rivoluzionari", "fascisti" o agenti della CIA[9]. Diverse associazioni per la tutela dei diritti umani accusano inoltre il governo di Castro di reprimere sistematicamente il dissenso politico mediante processi e carcerazioni arbitrarie, sorveglianza e licenziamenti a motivazione politica [10]. Castro sostiene che Cuba non detenga prigionieri politici, ma criminali che hanno commesso atti contro-rivoluzionari, incluso l'uso di ordigni esplosivi.[11] In più sostiene che l'opposizione al governo sia illegittima e sia il risultato delle azioni dei rifugiati cubani statunitensi e della CIA. I sostenitori di Castro ritengono che le misure adottate dal governo cubano servano a prevenire un possibile fallimento del suo governo e le giustificano con le costanti pressioni economiche e militari da parte degli USA e degli alleati che durano da più di mezzo secolo.Nel 2001 Hallgeir Langeland, parlamentare norvegese del Partito della Sinistra Socialista, ha candidato Fidel Castro per il Premio Nobel per la pace per gli aiuti medici e ingegneristici dati ai paesi in via di sviluppo.
Nel 2005 la rivista Forbes inserì Castro nella lista [13] dei "re, regine e dittatori" più ricchi, attribuendogli un patrimonio di 550 milioni di dollari.
Il governo castrista smentì affermando che si trattava «di una goffa diffamazione orchestrata dagli Stati Uniti».
Nel 2006 la rivista inserì nuovamente Castro nella lista [14] attribuendogli questa volta un patrimonio ancora superiore, pari a 900 milioni di dollari (quasi il doppio rispetto a quanto la stessa rivista stimò come patrimonio nel 2005), specificando però che questi deriverebbero dal "controllo" di una rete di compagnie statali" (il Palacio de Convenciones, un centro congressi vicino all'Avana; Cimex, un conglomerato di vendite al minuto e Medicuba, società di vendita di farmaci prodotti nell'isola), e affermando che "ex funzionari cubani insistono che Castro, che viaggia esclusivamente in una flotta di Mercedes nere, si è appropriato dei profitti di queste attività d'affari, nel corso degli anni". Forbes affermò di aver così calcolato la cifra fornita: "con l'obiettivo di arrivare ad una cifra netta abbiamo utilizzato un metodo nel quale le entrate di denaro liquido vengono scontate per valutare queste compagnie e dopo abbiamo presunto che una parte di questo flusso di profitti va a Castro", "adottando un criterio prudenziale abbiamo evitato di stimare qualunque profitto che possa avere intascato in altre epoche, anche se esistono voci che trasferì grosse somme in conti bancari svizzeri. Castro lo ha negato pubblicamente ed ha insistito che non possiede nulla".
Dopo l'articolo di Forbes, Fidel Castro sfidò pubblicamente la rivista[15], il «ladruncolo» George W. Bush, la CIA, le 33 agenzie segrete e le banche americane a dimostrare le accuse: «se riescono a provare ciò che dicono, a trovare un conto a mio nome di 900 milioni, di 500 milioni o di un solo dollaro, se lo proveranno, offrirò loro quello che hanno preteso e non hanno potuto ottenere durante mezzo secolo, durante il quale hanno cercato di distruggere la rivoluzione e assassinarmi in centinaia di attentati: rinuncerò ai miei incarichi».
Il 17 maggio 2006, in risposta alle dichiarazioni di Castro, Forbes ammise alla BBC di «non avere alcuna prova che Castro abbia nascosto denaro in conti bancari all'estero»[16]. Forbes si giustificò dicendo che in quell'articolo si intendeva che solo se Castro avesse voluto avrebbe potuto abbandonare Cuba con quella somma.
Questi "attacchi" da parte di Forbes, che nonostante le successive smentite e i distinguo hanno avuto notevole risonanza mediatica in tutto il mondo, potrebbero avere motivazioni politiche, essendo il direttore (e nipote del fondatore) Steve Forbes schierato con l'ala più conservatrice del partito Repubblicano (partecipò anche alle primarie per la candidatura a presidente degli Stati Uniti sia nel 1996 che nel 2000e vinse anche in qualche stato) ed uno dei firmatari del Progetto per un nuovo secolo americano.
Secondo un dubbio articolo [citazione necessaria] pubblicato dal gruppo terroristico del MiM (Movimento Insurrezionale Martiano), il patrimonio del Líder máximo già nel 1976 avrebbe avuto un valore di addirittura 1,2 miliardi di dollari. Le prove sarebbero state raccolte da un servizio di intelligence dell'organizzazione e denunciano un notevole arricchimento del dittatore cubano, a partire dai primi giorni della sua leadership. Appena salito al potere Castro avrebbe sottratto dalle casse dello Stato 28 milioni di dollari, girandoli alla Novodyt Bank di Londra. Il MiM sostiene inoltre che Castro pretendesse dal 20 al 25% di ogni operazione commerciale di Cuba e fino al 5% dei guadagni relativi alla vendita di zucchero in Unione Sovietica fino al 1988. Tale organizzazione anticastrista afferma inoltre che Fidel Castro sarebbe proprietario anche di grandi appezzamenti di terreno in Svezia, Finlandia e Svizzera, oltre a diverse residenze in Spagna, Italia e Francia.
Il MiM è un’organizzazione sospetta di atti di terrorismo. Un suo membro, Reinol Rodriguez, è stato accusato di vari atti di terrorismo, incluso l’assassinio a Porto Rico nel 1979 di Muñiz Varela, colpevole di organizzare viaggi a Cuba nell’ambito del processo di avvicinamento USA-CUBA promosso dall’amministrazione Carter. Rodriguez si è espresso in un’intervista concessa a Porto Rico al settimanale la Cronica con le seguenti parole: «per ogni nostro agente che cada nelle mani di Castro uccideremo 5 cubani. 5×1 è l’ordine».
Il 1 agosto 2006 Castro cedette temporaneamente il governo (per la prima volta nella storia della rivoluzione cubana) al Vice-presidente e fratello Raúl Castro, dovendosi sottoporre a un improvviso intervento chirurgico intestinale. Il 7 agosto comunicò l'esito positivo dell'intervento ed il suo rientro all'attività entro una settimana. In occasione dell'ottantesimo compleanno, il 13 agosto 2006, i festeggiamenti previsti furono annullati per il protrarsi della degenza.
Il 29 ottobre 2006 è apparso, per la prima volta dopo circa tre mesi, alla televisione di Stato dove si è esibito in un discorso contro chi lo credeva morto o gravemente malato
Il 17 novembre 2006 la figlia Alina, intervistata dal Corriere della Sera, ha detto che Castro si sta riavvicinando a Dio e alla Religione.[18]
Il 3 dicembre 2006 per la prima volta a causa delle sue gravissime condizioni di salute (si parla di cancro dell'intestino) non ha presenziato alle manifestazioni per la festa delle Forze Armate, di cui quest'anno ricorreva il cinquantenario ed il giorno prima non ha potuto partecipare alla cerimonia (già posticipata per la sua salute precaria) per il suo 80° compleanno, durante la quale il fratello Raul ha aperto, anche se con alcune diffidenze, agli Stati Uniti.
Il 26 dicembre 2006 il medico spagnolo, José Luis Garcia Sabrido, che ha visitato Castro, su richiesta di quest'ultimo, ha dichiarato che il presidente cubano non è malato di cancro e non ha alcuna patologia maligna terminale e che le sue attuali non buone condizioni derivano dalle complicazioni mediche dovute al gravissimo intervento chirurgico subito nei mesi scorsi, aggiungendo inoltre che "l'attività intellettuale di Castro è eccellente e tutti i giorni ripete che vuole tornare al lavoro".
Il 6 gennaio 2007 tuttavia il portavoce della Direzione nazionale dell' intelligence statunitense, Ross Feinstein, ha dichiarato che Fidel Castro è malato di cancro a livello terminale e gli restano "mesi, non anni" di vita.
Il 16 gennaio 2007 Il quotidiano spagnolo El Pais annuncia che Fidel Castro è grave; secondo il giornale il Lidér Maximo soffre di una forte peritonite, insorta dopo le operazioni all'intestino.
Dopo molti mesi di silenzio, il 29 marzo 2007 esce un suo editoriale su Granma, l'organo del Partito comunista cubano, nel quale sferra un attacco agli Stati Uniti, i quali, raccomandando l'uso di combustibili derivati da cereali, condannerebbero a morte prematura tre miliardi e mezzo di esseri umani nel mondo per fame e sete: così Fidel ha commentato una recente riunione del presidente George W. Bush con gli industriali americani del settore automobilistico, precisando che non si tratterebbe di una "cifra esagerata, è semmai una cifra prudente". L'articolo di Castro è stato accompagnato da commenti ufficiali ottimistici sulla sua salute da parte di fonti governative e lo stesso fratello maggiore, l'ottantenne Ramon Castro, consigliere del ministero per l'Agricoltura, ha detto che il Presidente "è ancora tutto intero" e si sta riprendendo "alla grande", aggiungendo che "i Castro sono tosti".
Il 22 aprile 2007 riceve una delegazione del Partito Comunista Cinese, e le immagini lo mostrano in ripresa.
Secondo molti giornali, Fidel Castro doveva essere presente al corteo del 1 maggio, ma il leader cubano non ha assistito al corteo e si è limitato a scrivere un articolo sul Granma, riguardante la "rivoluzione energetica". Per una sua eventuale riapparizione in pubblico adesso si parla del prossimo 26 luglio, festa nazionale, che curiosamente coincide con l'anniversario dall'ultima volta che lo si è visto in pubblico.
Il 2 giugno 2007 incontra il presidente del Partito Comunista del Vietnam.
Una missiva datata 17 dicembre 2007 pare allontanare l'ipotesi di un ritorno di Castro ad un ruolo politico attivo.
Il 18 febbraio 2008, con un messaggio[20] apparso sul sito di Granma (l'organo di informazione del Partito comunista cubano), Fidel Castro ha rinunciato alle cariche di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo, affidando il governo al fratello Raúl Castro; continua tuttavia a ricoprire la carica di Segretario del Partito Comunista Cubano.

Successione a Cuba: potere al fratello Raul Castro! Il Cardinale Tarcisio Bertone inviato dal Vaticano in visita a Cuba!

L’Avana - Quando la luce dei riflettori si sarà spenta sui lavori dell’Assemblea nazionale e i nuovi dirigenti cubani saranno operanti, comincerà una stagione in cui il nuovo presidente Raul Castro, nominato ieri senza sorprese, e il governo dovranno avviare riforme riguardanti sia la funzione della leadership - finora unicamente legata alla figura di Fidel Castro - sia lo stesso sistema di relazioni fra politica e modello economico. E su quest’ultimo punto tutti gli indizi finora raccolti puntano a Cina e Vietnam. Raul, 76 anni, cinque in meno del fratello, è alla guida di Cuba dal 31 luglio del 2006, quando Fidel gli cedette «temporaneamente» i poteri, poco dopo l’intervento chirurgico all’intestino che da allora l’ha tenuto lontano dalla vita politica e pubblica. Il fratello minore del líder maximo guiderà per i prossimi cinque anni il Consiglio di Stato e avrà davanti una sfida difficile. Con la metà dei terreni agricoli improduttivi, uno stipendio medio pro-capite di 15 dollari al mese e il sistema dei trasporti al collasso, il futuro dello Stato comunista è sempre più cupo.
Con Raul non si attendono grandi riforme istituzionali verso la democrazia. Molto probabilmente, l’ex ministro della Difesa incarnerà il ruolo di figura di transizione, mantenendo la struttura statale inalterata. Tuttavia Washington ieri s’è sbilanciata e il responsabile del Dipartimento di Stato Tom Shannon ha dichiarato che la nomina di Raul è «una possibilità di cambiamento. Ma il cambiamento deve avvenire dall’interno. Il cambio di leader, poi, è un fatto significativo». Nel linguaggio diplomatico un’apertura non da poco.
Nei mesi scorsi era stato lo stesso Raul a criticare le «proibizioni eccessive» in economia, tuttavia mettendo ben in chiaro che qualsiasi cambiamento deve avvenire «gradualmente» e «all’interno del socialismo» e alla Rice che chiede libere elezioni ha subito risposto: «Ho preso nota delle dichiarazioni ingiuriose e apertamente interventiste dell’impero americano».
Perché va detto che i riferimenti fatti all’Avana sul fatto che ci si accinga ad «una successione», e non «una transizione», significano che nessuno al vertice di Cuba pensa che sia giunto il momento di smontare il meccanismo del partito unico, come è stato chiesto da più parti in Occidente. Gli analisti hanno indicato che Raul ha in questi anni lavorato per rafforzare da una parte il ruolo del Pc come guida del Paese, dall’altra ha intensificato le relazioni con Pechino e Hanoi, due casi di transizione riuscita nel mondo comunista, in cui i regimi non solo sono sopravvissuti, ma si sono rafforzati dopo la morte dei loro leader Mao e Ho Chi Minh. A nessuno è sfuggito che Fidel («spero che presto raggiunga Marx...» ha ironizzato John McCain»), nel messaggio in cui ha annunciato di voler abbandonare gli incarichi di capo dello Stato e Comandante dell’esercito, nulla ha detto sulla sua funzione di primo segretario del Partito comunista. Il motivo l’ha spiegato Raul appena eletto: «Vorrei che il Parlamento mi autorizzi a consultarmi per le decisioni importanti in materia di difesa, politica estera e sviluppo socio-economico con mio fratello». Più chiaro di così...

L'Avana, 26 feb. (Adnkronos/Ign) - Il cardinale Tarcisio Bertone incontra oggi il nuovo leader cubano Raul Castro. Il segretario di Stato vaticano è il primo rappresentante straniero ad incontrare il successore politico di Fidel e l'incontro conclude la sua visita nell'isola iniziata il 20 febbraio. Durante la 'settimana cubana', Bertone ha avuto modo di confrontarsi con le tante esperienze ecclesiali presenti sull'isola aprendo al dialogo fra Chiesa e Stato, decisivo per questo inizio di transizione nella storia di Cuba. Il cardinale ha anche riaffermato la posizione vaticana contraria all'embargo economico voluto da Washington contro l'isola caraibica.Bertone ha avuto anche un importante incontro di lavoro con il ministro degli Esteri Felipe Pérez Roque, al termina del quale, nel corso di una conferenza stampa, il porporato ha precisato: ''Credo che il nuovo presidente Raul, il nuovo Consiglio di Stato e la Chiesa cattolica stessa stanno provando ad intercettare le aspirazioni del popolo cubano e a rispondere in tutti i modi possibili, tenendo conto delle difficoltà, soprattutto per via dell'embargo economico'' che, ripetendo parole di Papa Giovanni Paolo II, ha descritto come ''inaccettabile, dannoso per il popolo cubano e carente di etica''.Rispondendo alle domande dei giornalisti, il cardinale Bertone ha rilevato di ''non aver chiesto nessuna amnistia bensì gesti di riconciliazione'' e ha aggiunto che la Chiesa saluta ''come gesti positivi la liberazione di prigionieri'' come è accaduto negli ultimi tempi. Tracciando un primo bilancio della sua visita il segretario di Stato vaticano si è soffermato soprattutto sul ruolo e sul contributo dei giovani ''che sono - ha detto - il futuro di Cuba, di Cuba libera, di Cuba come nazione sviluppata nel rispetto della sua autonomia''. In questi giorni, ha precisato, ''ho incontrato moltissimi giovani, molto entusiasti, uomini che lottano per l'indipendenza di Cuba contro ogni potere oppressivo esterno ma anche interno''. Intanto la Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba in un breve comunicato formula ''con speranza cristiana voti di fiducia'' riguardo all'elezione delle nuove autorità cubane e chiedono alla Madonna della Caridad del Cobre che le aiuti a ''portare avanti con decisione le misure importanti che sappiamo dovranno essere graduali ma che già adesso possono soddisfare le ansie e le inquietudini espresse dai cubani''.

Elezioni in Pakistan: Musharraf ammette la sua sconfitta!!!

Islamabad - I principali partiti di opposizione in Pakistan risultano in chiaro vantaggio alle elezioni parlamentari e provinciali che si sono svolte ieri, secondo risultati non ancora ufficiali. Netta invece la sconfitta dei partiti islamici, che al precedente scrutinio del 2002 avevano compiuto un importante balzo in avanti. La vittoria dell'opposizione pone dei rischi per il presidente Pervez Musharraf, in carica da otto anni, che ieri comunque aveva detto di voler collaborare con i partiti che avessero vinto le elezioni. Il voto si è svolto in un clima estremamente teso. Solo nelle ultime 36 ore vi sono stati 24 omicidi in qualche modo collegati alle elezioni. Un conteggio dei voti diffuso dalla televisione privata Geo TV indica per l'Assemblea nazionale il partito dell'ex premier Nawaz Sharif avrebbe ottenuto il 32% dei voti; il partito dell'ex premier assassinato, signora Benazir Bhutto, il 29%; solo il 12% per il partito di Musharraf. I risultati definitivi sono attesi per la fine della giornata di oggi.I risultati parziali sullo spoglio dei voti di 160 dei 272 seggi del parlamento indica che i radicali ne hanno presi solo tre. La Muttahida Majli-i-Amal (Mma), alleanza di sei formazioni alcune delle quali apertamente simpatizzanti per i militanti e le idee dei taleban e di al Qaida, avevano nel parlamento uscente un record storico di 59 deputati. Mma era al potere nella Provincia di Frontiera del Nord Ovest, che confina con le zone tribali alla frontiera con l'Afghanistan, un'area dove di fatto l'autorità del governo di Islamabad è ignorata. Alcuni gruppi dell'alleanza hanno boicottato le elezioni e questo di certo ha contribuito al crollo.


Pakistan, partiti dell'opposizione insieme per formare il nuovo governo!!!

ISLAMABAD (Reuters) - I due partiti che hanno guadagnato il maggior numero di seggi alle elezioni in Pakistan collaboreranno per formare un nuovo governo.
Lo ha detto oggi l'ex primo ministro Nawaz Sharif.
Sharif ha partecipato a una serie di colloqui a Islamabad assieme al marito dell'ex premier Benazir Bhutto, alla guida del Pakistan People Party (Ppp) fino a quando non è stata uccisa in un attentato lo scorso 27 dicembre.
"Lavoreremo assieme per formare un governo", ha detto Sharif nel corso di una conferenza stampa congiunta assieme al marito di Bhutto, Asif Ali Zardari, dopo il loro incontro.
Questo nuova coalizione di governo potrebbe costringere il presidente Pervez Musharraf a lasciare il potere.
Musharraf, salito al potere nel 1999 con un colpo di stato militare nel Paese dotato di armi nucleari -- e uno dei più importanti alleati islamici di Washington nella lotta ad al Qaeda -- è vulnerabile di fronte a un Parlamento ostile dopo che i suoi sostenitori hanno riportato una pesante sconfitta nelle elezioni lunedì.
Ma in un'intervista al Wall Street Journal pubblicata ieri, ha detto di non essere pronto ad andarsene.
L'amministrazione del presidente americano George W. Bush ha chiesto al prossimo governo di lavorare con Musharraf e dice che Washington ha bisogno del Pakistan -- che confina con l'Afghanistan -- come alleato.


Per il Cremlino il Kosovo resta territorio Serbo!!!

Belgrado - Una nuova guerra fredda soffia sui Balcani. I russi sbarcano a Belgrado, guidati da Dmitri Medvedev, vicepremier e delfino dello zar del Cremlino Vladimir Putin, per ribadire l’appoggio alla Serbia contro l’indipendenza del Kosovo. Senza alcun dubbio, Medvedev sarà eletto presidente il prossimo 2 marzo. Incontrandolo, ieri, il premier serbo Voijslav Kostunica ha ribadito che «non vi può essere normalizzazione delle relazioni con quegli Stati che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo fino a quando non avranno annullato la loro decisione». Fra questi l’Italia, che però viene ancora trattata con i guanti bianchi.Giovedì scorso i manifestanti serbi, anziché assaltare la nostra ambasciata, come hanno fatto con quella americana a poche centinaia di metri, si sono limitati a esporre uno striscione. In perfetto italiano era scritto «Ieri il duce oggi D’Alema». I serbi hanno il dente avvelenato con il nostro ministro degli Esteri che ha voluto riconoscere l’indipendenza del Kosovo. All’ambasciata sono tutti abbottonati sulla vicenda. Alessandro Merola, il nostro rappresentante a Belgrado, la giudica una «goliardata». «Piuttosto va sottolineato che non ci hanno tirato neppure un sasso pur passando davanti. Evidentemente si sono resi conto che l’Italia si è sempre battuta per difendere i serbi. A cominciare dal cammino verso l’Unione europea», spiega l’ambasciatore italiano. A parte la «goliardata» dello striscione la situazione nella zona nord del Kosovo, abitata dai serbi, rimane tesa. Circa 200 riservisti di Belgrado si sono scontrati con la polizia kosovara al posto di confine di Mutivode. Gli ultranazionalisti del Partito radicale stanno organizzando nuove proteste: concentrare una marcia di 10 o 20mila persone che entri in Kosovo. Gli incidenti con le truppe della Nato sarebbero inevitabili. Nel frattempo a Belgrado Medvedev e serbi consolidano l’alleanza contro l’indipendenza di Pristina. Il futuro presidente russo ha dichiarato: «La Serbia è un Paese integro con giurisdizione sul suo intero territorio e rimarremo su questa posizione di principio». E ha aggiunto che la dichiarazione d’indipendenza di Pristina «ha distrutto il sistema internazionale». Gli ha risposto Kostunica: «La Serbia e la Russia continueranno a perseguire la revoca della dichiarazione unilaterale di indipendenza. La stabilità della regione e nel mondo resterà una chimera, finché non sarà deciso l'annullamento»Per ribadire l’alleanza è stato firmato l'accordo per la costruzione del tratto serbo del futuro gasdotto South Stream. Un progetto di 10 miliardi di euro, ideato da Gazprom e dall’italiana Eni, che porterà il gas siberiano in Europa.


I POVERI ILLUSI DI AN E AG NON CI FANNO PENA!

Roma - Si odono dalle sezioni di Azioni giovani e Alleanza Nazionale pianti, senso di smarrimento e rabbia isterica. Poveri illusi, poveri stolti credevano che il signor Gianfranco Fini non li avrebbe mai abbandonati e invece, ha deciso con una telefonata di sciogliere il suo partito "socialdemocratico" per inchinarsi al "divino" Berlusconi il quale ha definitivamente chiarito che il "popolo della libertà" non é un partito di destra e nulla ha a che vedere con la destra.
Sinceramente dei militanti un po' spaesati che si illudevano e credevano che Alleanza Nazionale fosse un partito di destra e erede degli ideali del M.S.I. non me ne frega più di tanto; facciano quello che vogliono e, se hanno una propensione per il sado-masochismo o l'autolesionismo votino pure Fini e Berlusconi perché sciocchi erano, sciocchi lo sono e sciocchi lo rimarranno se continueranno a dire signor Si a Gianfranco Fini e a Silvio Berlusconi.Esistono dei rimbambiti patentati in Alleanza Nazionale e degli addormentati che sarebbero disposti a seguire i loro capi, e dirigenti anche se questi si buttassero da una rupe o scegliessero di allearsi con le Brigate Rosse. Ma ciò che interessa a me e a molti altri, che amiamo un po' di nostalgie, che siamo coerenti e che siamo soprattutto persone serie é sapere che destino ha il logo della fiamma tricolore e la scritta M.S.I. e la fiaccola tricolore (emblema del glorioso FdG) perché quei simboli non possono essere lasciati in mano a dei guastafeste screanzati con la faccia come la latta che per anni si sono trincerati dietro quei gloriosi loghi, rubando voti e prendendo per il culo gli utili idioti che fino a ieri ci credevano.

Fonte: Circoli della Destra Nazional-Democratica

mercoledì 20 febbraio 2008

Dedicato a tutti gli ex-camerati di Alleanza Nazionale ed affini che per arrivismo ed affarismo hanno cambiato bandiera, hanno svenduto gli ideali!!!

LA BALLATA DEL COMPAGNO
"Compagni tutti uniti facciamo un girotondo mostriamo un po' alla gente com'è che state al mondo. Dei vostri casi strani qui vado a raccontare anche se do per certo di farvi un po' arrabbiare. Compagno proletario con cinque figli e moglie trent'anni fa ti dissero racconta le tue voglie Adesso che gli USA ci han dato le poltrone vedrai che presto o tardi diventerai il padrone Trent'anni son passati e qualcosa è andato storto e invece della casa ti regalano l'aborto e nella tua baracca tu resta a meditare a cosa ti è servito per quelli la votare. Compagno che ministro ti han fatto diventare perché a cambiar bandiera più degli altri ci sai fare per meglio ringraziare chi ti ha dato quel posto hai pensato ben di vendere la Patria sotto costo Sull'altipiano carsica l'Italia ha dato un fiore ma la democrazia gli ha tolto il Tricolore. Compagno ragazzino che urli in assemblea credendo di esser quello che pensa, che ha un'idea Di idee come le tue ne fabbrican milioni tanto san che ne trovano poi sempre gli strilloni. Sai vengon da lontano e per chi non le ha accettate rimangon solamente delle croci congelate. Compagno professore che leggi il Corrierone e ti tieni sotto l'ala gli amanti del bastone ci bastano le nonne per raccontar le fiabe ad inventar la storia proprio tu non sei capace. Se la bandiera rossa l'hai data anche agli Ittiti ti sei dimenticato di darla ora ai partiti. Compagna ragazzina che giochi alla guerriglia ma in fondo speri solo di metter su famiglia e se in mezzo al corteo tu inneggi al proletario tu speri di trovarlo bello, biondo e milionario, perché la cinquecento di un capo tornitore ti sembra che non valga la Ferrari del dottore E se per strada urli viva il lavoratore ti sembra poco fine abbracciare un muratore. Compagno cristianuccio che non perdi una messa non hai ancora scelto il paradiso che ti spetta non sai se è meglio quello creato dal Signore o quello che promise delle foibe il fondatore Perciò per non sbagliare ti sei fatto ciellino e ti tieni ben in caldo Gesù Cristo e l'assassino. Compagna signorina che fai la femminista e sputi in faccia agli uomini il tuo punto di vista non ti si può dar torto se fai un po' la pu**ana puoi forse così illuderti di avere chi ti ama; le donne quelle vere dal mondo stan sparendo però in compenso queste si stanno già imponendo. Compagno miliardario che fai l'intellettuale e nella tua piscina canti l'internazionale non le tue nuove idee ma solo il capitale han conquistato i capi del marxismo nazionale. Compagno sacerdote che sposi l'invertito sta attendo presto o tardi a non lasciarci un dito le fiamme dell'inferno non son così lontane potresti abbruciacchiarti un pochino le sottane. Compagno Gesù Cristo ti han fatto leninista per far veder che è sacro il vangelo comunista ma Tu ti prego torna e con mano sicura il tempio ripulisci da questa spazzatura. Compagno nella vita, compagno nel lavoro compagno dentro al letto, compagno al concistoro sei nato per servire, non c'è ormai più speranza bisogna che tu impari almeno un poco di creanza perché comunque vada la vostra madre storia vedrete vi faremo calare un po' la boria!"
Fonte: Gruppo musicale di Destra "Gli amici del vento!"

sabato 16 febbraio 2008

UE unita sull'indipendenza del Kosovo!!!

BRUXELLES - (Reuters) - L'Unione Europea e la Banca Mondiale terranno una conferenza internazionale dei donatori per il Kosovo, due giorni prima l'attesa dichiarazione della propria indipendenza dalla Serbia da parte della provincia.
"Posso confermare che la Commissione europea, assieme alla Banca Mondiale, sta preparando una conferenza dei donatori molto probabilmente per giugno", ha detto la portavoce della Commissione Europea, Krisztina Nagy.
Secondo gli esperti, il Kosovo -- che non verrà ammesso all'Onu per l'opposizione di Russia e Serbia alla sua indipendenza -- ha bisogno di un forte sviluppo dal punto di vista economico.
L'Ue dovrebbe raggiungere un accordo questo fine settimana per assumere un ruolo di supervisione in Kosovo anche se alcuni Stati membri non riconosceranno, almeno in fase iniziale, l'indipendenza della provincia serba.
"E' già più o meno chiaro. L'Unione europea invierà una missione in Kosovo per sostituire quella delle nazioni Unite", ha spiegato a un quotidiano polacco il ministro degli Esteri sloveno Dimitrij Rupel, al cui Paese spetta la presidenza di turno dell'Ue.
"Il Kosovo è rimasto sotto l'amministrazione Onu per dieci anni. In pratica, è una sorta di protettorato dell'Ue", ha aggiunto parlando al Dziennik in un'intervista pubblicata oggi.
La decisione di inviare una missione di 2.000 uomini assieme a un amministratore Ue dovrà essere approvata alla mezzanotte di domani, a meno che qualcuno dei 27 Paesi Ue non avanzi un'obiezione dell'ultimo minuto, secondo quanto spiegato da alcuni diplomatici.
I leader del Kosovo dovrebbero dichiarare l'indipendenza domenica nonostante l'opposizione di Serbia e Russia.
I ministri degli Esteri dell'Ue discuteranno la loro decisione lunedì prossimo.
Secondo i diplomatici, fino a 20 Paesi dell'Ue tra cui importanti potenze dovrebbero riconoscere il nuovo Stato subito ma almeno sei Paesi -- Cipro, Grecia, Slovacchia, Spagna, Bulgaria e Romania -- hanno detto che non lo faranno subito.


Fonte: http://www.borsaitaliana.reuters.it/

Lo Stato ha urgente bisogno di riforme....

Finalmente il 13 e 14 Aprile si vota, sarà una campagna elettorale interessante quella che si aprirà ufficialmente nei prossimi giorni; la novità più interessante è sicuramente la prima donna candidata Premier, (cioè alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), proposta de "La-Destra" accorpata alla "Fiamma Tricolore" che vede nella persona dell'Onorevole Daniela Santanchè un fiero cavallo da battaglia, per il resto calma piatta, soprattutto per il fatto che sono cambiati i simboli e le coalizioni, ma non le persone che nè fanno parte.
Oltretutto, oltre ogni logica si rivede scendere in campo l'UDEUR dell'ex-Ministro della Giustizia Clemente Mastella, pluri-indagato per concussione e corruzione insieme ad oltre 23 suoi collaboratori di Partito che si ripresenterà alla tornata elettorale senza però accorparsi ai grandi schieramenti così come ha fatto invece il suo ex-collega Di Pietro che ha ingrassato le fila del Partito Democratico di Veltroni.
Il responso che darà l'urna è tutt'altro che scontato, ci sarà penso da "soffrire" sino all'ultimo voto scrutinato visto che la legge elettorale vigente non è stata modificata, dunque anche se dovesse trionfare il Centro-Destra...dubito che avrà uno scarto maggiore di quello ottenuto due anni fà dal Centro-Sinistra e la battaglia più dura si giocherà per il Senato...tutti i Partiti politici in campo giocheranno per accappararsi quanti più senatori possibili, visto che il gap dell'ingovernabilità della passata legislatura risiedeva proprio in Senato.
Il futuro Governo avrà gravosi compiti di risanamento non solo dell'economia sempre più povera del Paese, ma anche delle Istituzioni in quanto lo Stato ha urgente bisogno di riforme; dalla burocrazia statale alla sanità pubblica, dalle forze dell'ordine alla magistratura, dalla legge elettorale alla giustizia...tutto è da risanare, da ricostruire, da rimodernare.
Poi il mercato del lavoro, compito primo e più importante a cui il nuovo, futuro Governo dovrà mettere mano per equiparare gli standard di vita degli Italiani a quelli dei partner Europei più ricchi: è inammissibile che oggi l'Italiano medio non possa più vivere serenamente perchè non riesce più ad arrivare sino alla fine del mese, non è più tollerabile che le famiglie Italiane non riescano a comprare la prima casa perchè impossibilitati a pagare le rate dei mutui che sono diventate troppo care, non si può più permettere agli speculatori di qualsiasi specie e razza di affamare il nostro popolo.
Lo Stato Italiano deve tornare ad essere uno Stato orgoglioso e fiero delle proprie tradizioni, della propria cultura, della propria storia...ma soprattutto lo Stato Italiano deve tornare ad avvicinarsi alla propria gente, perchè prima di tutto lo Stato è la gente, lo Stato siamo noi!
La vera, nuova sfida dei Governi a venire sarà quella di contrastare e combattere la nuova povertà che è quella della gente comune, della persona che lavora ma che non riesce più a mettere da parte i propri guadagni ed a spendere se non solo per la sopravvivenza e la sussistenza delle proprie famiglie, inoltre a causa del caro-vita il denaro non circola più in abbondanza, il commercio soffre e nessuno riesce più ad investire a lungo termine, di conseguenza la redistribuzione della ricchezza è inesistente.
Ci auguriamo che la prossima legislatura termini il proprio mandato dei 5 anni e che riesca ad attuare almeno le riforme più urgenti di cui tutti noi abbiamo bisogno.


Alexander Mitrokhin










PRISTINA...futura Capitale del Kosovo?

Nel video, alcuni scorci delle strade di Pristina...sarà la futura capitale del Kosovo indipendente?

L'esercito Russo entra a Pristina, in Kosovo, nel 1999...

Nel video siamo all'indomani della fine della guerra civile e degli attacchi NATO in Serbia...la popolazione festeggia la pace e l'arrivo del convoglio Russo che è arrivato per garantire l'ordine e per difendere la minoranza Serba in Kosovo! Tutti noi in Europa speriamo che tutto questo non sia più necessario...

Belgrado...la capitale mutilata....

Da capitale della Federazione Yugoslava, stato Comunista fondato dal Maresciallo Tito e dominata da quest'ultimo per ben 35 anni, Belgrado, dopo lo smembramento della Yugoslavia a causa delle sanguinose guerre civili dei primi anni '90 diventa capitale della Federazione Serbo-Montenegrina e dopo il distaccamento del Montenegro dalla stessa Federazione rimane solo la capitale della Serbia! Belgrado dopo il distaccamento del Kosovo a maggioranza Albanese, rimarrà sempre più una capitale mutilata...

Belgrado...la capitale mutilata....

Domenica 17 Febbraio 2008, alle ore 17, Belgrado...capitale della Serbia, dopo il Montenegro perderà anche la sua sovranità su Pristina ed il Kosovo la cui popolazione è a maggioranza Albanese!!! Belgrado sempre più una Capitale mutilata...

Pristina, Kosovo...

La futura capitale del Kosovo indipendente...l'Unione Europea, la NATO e l'ONU devono assolutamente cooperare e collaborare con la Serbia e la Russia per la pace e la stabilità dell'intera regione...

PRISTINA...KOSOVO...

Vita quotidiana nel Kosovo a maggioranza Albanese...

PRISTINA...KOSOVO...

Domenica 17 Febbraio 2008, alle ore 17, il Kosovo proclamerà l'indipendenza dalla Serbia!

Quanto pesa la Santanchè. La prima donna che corre da premier!

Roma - Sarà la prima donna nella storia della Repubblica Italiana a correre come candidata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri alle prossime elezioni politiche. Daniela Santanchè, già a capo del dipartimento delle pari opportunità di An, poi trasmigrata ne La Destra di Francesco Storace fino a diventarne la candidata designata per Palazzo Chigi. Una scelta di rottura, che arriva dopo il mancato accordo tra il neonato movimento e il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi che, secondo la neodesignata, “non è imputabile direttamente al Cavaliere, ma a tutti i piccoli uomini che gli stanno attorno e che lo assediano”.
Una decisione per molti coraggiosa, per molti altri azzardata: gli ultimi sondaggi danno il nuovo partito al 3%, ma di questo l’aspirante premier non sembra preoccuparsi: “A parte il fatto che queste misurazioni sono state fatte prima della scelta di correre da soli, noi non facciamo comunque la chimica della politica. La politica è una passione e non abbiamo paura di farci contare. Se non andrà, vorrà dire che non entreremo nelle due Camere. D’altronde, quello parlamentare non è uno stipendio, ma una carica da portare avanti con impegno e responsabilità”.
Onorevole Santanchè, si aspettava una simile scelta da parte del suo partito?
Certo che no. Ho ancora addosso il brivido che ha seguito la mia designazione da parte di Francesco Storace, al nostro congresso di domenica: i delegati si sono alzati tutti insieme e hanno cominciato a scandire il mio nome.
La sua decisione ha però fatto storcere il naso a qualcuno degli osservatori, che non ritiene che la sua immagine sia conciliabile con quelle di Francesco Storace e Teodoro Buontempo.Questi stereotipi sono pure creazioni della carta stampata. Io sono e mi sento perfettamente integrata al popolo della destra.
Perché l’elettorato moderato dovrebbe scegliervi?
Abbiamo il coraggio di chi ci crede e la passione di chi vuole provarci per evitare ogni forma di inciucio. La destra, che è parte del Dna del nostro Paese, non può essere cancellata con un colpo di spugna dalla storia d’Italia. Personalmente, penso poi che in questi anni di impegno politico io abbia fatto qualcosa per le donne. Mi auguro che gli italiani e soprattutto le italiane mi seguiranno. Forse non avrò un carattere meraviglioso, ma sono una persona che ha sempre mantenuto ciò che ha promesso.
Quanto peserà la sua immagine sull’elettorato indeciso?
Francamente non lo so. So però per certo che i primi segnali di adesione al progetto sono incoraggianti. Ieri, sono partite le sottoscrizioni spontanee: ebbene, sono arrivate centinaia di mail, in alcune delle quali c’è perfino chi ha rinunciato al caffè, per “dare i soldi alla Santanchè”. In Italia, c’è un popolo autentico che si impegna nella partecipazione perché non è animato da interessi personali. È quello che mi sostiene, ed è quello che noi della Destra dobbiamo convincere. Per il resto, si vedrà.

La candidata Premier alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Italiano per "La-Destra" Daniela Santanchè: il personaggio!


Italia - (Roma) - Daniela Santanchè - nome completo Daniela Garnero Santanchè - (Cuneo, 7 aprile 1961) è una politica e imprenditrice italiana. Seconda di tre fratelli, terminato il percorso liceale si trasferisce contro il volere dei familiari a Torino per poter frequentare il corso di laurea in Scienze Politiche. Poco più tardi sposa ventunenne il chirurgo estetico Paolo Santanchè, impiegandosi nella società del marito con compiti amministrativi.
Laureata in scienze politiche, nel 1990 fondò una società specializzata nel campo del marketing.
Nel 1996 lascia e divorzia dal marito Paolo Santanchè per il suo nuovo compagno Canio Mazzaro, imprenditore farmaceutico potentino.
Manterrà, nonostante il divorzio, il nome del marito, utilizzandolo unicamente nella sua vita politica.
Collaboratrice dell'onorevole Ignazio La Russa, nel 1995 entrò in Alleanza Nazionale.
Tra le fila di AN fu consulente per la giunta del comune di Milano guidata da Gabriele Albertini, mentre nel giugno del 1999 fu consigliere provinciale alla provincia di Milano.
Nel 2001 si candidò per la Camera dei Deputati: perse, ma le dimissioni della collega di partito Viviana Beccalossi le diedero la possibilità di avere il seggio (11 luglio 2001). Dal 2003 al giugno 2004 venne nominata assessore comunale di Ragalna, in provincia di Catania, in cui si occupò di sport e grandi eventi.
Capo dipartimento delle pari opportunità di AN, nel 2005 entra nell'occhio del ciclone per due fatti curiosi: il gesto del dito medio rivolto a dei giovani che contestavano la riforma Moratti[1][2] e la proposta di una "porno-tax", ovvero un'imposta che dovrebbe pagare chi fruisca di materiale inerente alla pornografia.
Nel 2005 è nominata relatrice della legge Finanziaria, prima donna nella storia della Repubblica Italiana a ricoprire questo ruolo. Nel 2006 viene rieletta alla Camera dei Deputati nella lista di AN, nel collegio di Milano.
Il 22 ottobre 2006, in diretta a Controcorrente, il programma di approfondimento su SkyTg24, su una discussione che verteva sul velo è stata aggredita verbalmente dall'imam di Segrate. In seguito a tale episodio è intervenuto il prefetto di Milano che ha concesso la scorta all'onorevole Santanchè.[3] Nel 2007 il leader di AN Gianfranco Fini la rimuove da responsabile del dipartimento Pari opportunità del partito.
Il 10 novembre 2007 si dimette da Alleanza Nazionale per entrare nel partito di Francesco Storace,[4] La Destra, immediatamente nominata Portavoce Nazionale.
Il 10 febbraio 2008 Francesco Storace annuncia la candidatura dell'on. Santanchè a premier per La Destra per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile, dopo aver rifiutato di entrare nelle liste del PdL.

Official Web Site: www.danielasantanche.com/

Il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d'America per i Repubblicani Mike Huckabee: il personaggio che sfida McCain nel Partito Repubblicano!!!

USA - Mike Huckabee (Hope, 24 agosto 1955) è un politico e pastore battista statunitense.
Membro del Partito Repubblicano, si è laureato con lode in teologia ed ha svolto la professione di pastore battista: già nel 1978 faceva parte dello staff del telepredicatore James Robison.
Ha cominciato la sua carriera politica nel 1992 candidandosi al Senato, ma ricevette il 40% dei voti e venne sconfitto dal democratico Dale Bumpers. Dal 1993 al 1996 fu vice governatore dell'Arkansas.
Nel 1996 fu candidato dai repubblicani governatore dell'Arkansas ed in queste consultazioni vinse con grande margine nei confronti del democratico uscente Jim Guy Tucker, coinvolto in uno scandalo. Ricevette dagli elettori un secondo mandato nel 2002, quando con il 53% dei consensi superò Jimmie Lou Fisher.
Rimasto in sella fino al 2007, è candidato alle Primarie per le Elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2008. Huckabee ha vinto il caucus nell'Iowa battendo il candidato favorito Mitt Romney e riesce ad ottenere percentuali lusinghiere in tutti gli stati perchè, nonostante abbia meno fondi rispetto ai suoi rivali, riceve l'appoggio di numerosi attivisti religiosi.
È solito comparire durante la sue propagande con alle spalle l'attore Chuck Norris, si dice per ottenere più voti e farsi quindi pubblicità, dato che Norris è un suo sostenitore.


Official Web Site: www.mikehuckabee.com/








Il candidato per i Repubblicani alla Presidenza degli Stati Uniti John McCain: il personaggio!

USA - John Sidney McCain III (29 agosto 1936) è un politico statunitense senatore per lo stato dell'Arizona. Tra i due rappresentanti dello stato, è quello che è stato più a lungo in carica, avendo assunto le funzioni nel 1987. Divenne famoso a livello nazionale per essere stato prigioniero di guerra per cinque anni e mezzo in Vietnam. Candidato alla Presidenza nelle elezioni del 2000, venne sconfitto alle primarie repubblicane da George W. Bush. Si è dichiarato interessato alla nomination repubblicana per le elezioni del 2008. Pur essendo conservatore su molti temi, McCain è visto dall'opinione pubblica come un battitore libero e ha votato in maniera indipendente alle linee di partito diverse volte. L'American Conservative Union ha assegnato a McCain un punteggio medio dell'83 %.[1]

Anni giovanili :
John McCain nacque a Coco Solo nella Zona del Canale di Panama controllata degli Stati Uniti. Sia il padre che il nonno erano diventati famosi come ammiragli della U.S. Navy. Il padre John S. McCain Jr. era al comando delle forze statunitensi in Vietnam mentre McCain era prigioniero. Il nonno John S. McCain Sr. era stato comandante dell'aviazione navale durante la battaglia di Okinawa nel 1945. Il futuro senatore frequentò la scuola episcopale, che terminò nel 1954. Nell'autunno di quell'anno, McCain, come avevano fatto il padre e il nonno, entrò all'Accademia navale di Annapolis. Si laureò nel 1958, all'895° posto di una classe composta da 900 allievi. Anche il padre e il nonno si erano classificati piuttosto in basso nei rispettivi corsi e, con un certo divertimento, il senatore ha detto di aver voluto seguire le loro orme anche in questo. Nel 1965, McCain sposò Carol Shepp, una modella originaria di Philadelphia, in Pennsylvania. La coppia divorziò nel 1980.
È autore del Telecomunications Act, approvato dal Congresso nel 1996.

Carriera Militare:
Dopo aver terminato l'accademia navale, McCain venne trasferito alla base aerea della marina di Pensacola, in Florida, per iniziare l'addestramento da pilota navale. Durante il corso ebbe un incidente, in cui il suo aereo cadde nella Corpus Christi Bay. Ricevette il brevetto ed entrò nell'aviazione di marina.

Official Web Site: www.johnmccain.com

Fonte: http://it.wikipedia.org/

Zar Putin minaccia l'Ucraina!

Putin: «Se direte si a Nato e scudo spaziale vi punteremo i missili contro!!!»

A poco più di due settimane dalle elezioni presidenziali russe, Vladimir Putin continua a rifiutarsi di fare l’anatra zoppa e fa esternazioni intimidatorie come se dovesse restare al Cremlino anche per i prossimi quattro anni. Ieri ha minacciato il suo collega di Kiev Viktor Yushenko di puntare i missili russi sull’Ucraina, nel caso la ex repubblica sovietica aderisca alla Nato, come ha appena chiesto di fare. Una minaccia appena velata da una gelida ironia: «E’ terribile da dire, terribile anche solo a pensarlo, che la Russia possa, in risposta alla dislocazione in Ucraina dell’infrastruttura della Nato - ma teoricamente non possiamo escluderlo - possa puntare i propri sistemi missilistici sul suo territorio. Immaginatevelo soltanto per un attimo. Ecco cosa ci preoccupa», ha detto Putin, affrettandosi però subito a tranquillizzare gli ospiti ucraini: «Se l’Ucraina vuole ridurre la propria sovranità aderendo alla Nato, non abbiamo il diritto di interferire nella definizione dei parametri della sua sicurezza e certamente non lo faremo».Una promessa difficile da ignorare per Yushenko, soprattutto nel contesto di un negoziato al Cremlino, faccia a faccia, sulle forniture di gas. I due presidenti si sono incontrati per risolvere in extremis il problema dell’indebitamento di Kiev con Mosca, e hanno firmato un accordo proprio nei minuti in cui stava scadendo l’ultimatum di Gazprom di chiudere i rubinetti dei gasdotti diretti verso Ovest. Il governo di Yushenko si è indebitato con il colosso del gas russo per 1,5 miliardi di dollari, somma che ha permesso ieri a Putin di discutere in toni perentori con l’ospite da Kiev non solo le forniture energetiche, ma anche problemi politici, come appunto l’eventuale adesione alla Nato, - Kiev ha appena chiesto a Bruxelles di avviare la procedura dell’adesione graduale, scatenando una protesta dei deputati filorussi che ha bloccato i lavori del parlamento - e perfino l’insegnamento della storia nelle scuole ucraine, «una versione nazionale della storia in chiave antirussa». Yushenko - che ha di recente proposto di considerare un reato la negazione del «golodomor», la carestia degli anni ‘30 che ha ucciso in Ucraina dai 5 ai 10 milioni di contadini ed è stata, secondo molti storici, organizzata da Stalin - si è limitato a sorridere educatamente, rassicurando che «nulla di ciò che il nostro Paese fa in direzione occidentale può minacciare la Russia».Comunque, da domani Kiev inizierà a ripagare il debito per il gas già consumato a Mosca, che ha accettato di farselo pagare al vecchio prezzo di 179 dollari per mille metri cubi, invece dei 319 che Gazprom aveva ipotizzato nei giorni scorsi. Uno «sconto» che ha offerto al padrone del Cremlino il palcoscenico per una nuova bellicosa dichiarazione, dopo quella sulla «corsa agli armamenti che non è stata iniziata dalla Russia», della settimana scorsa. Il presidente russo ha spiegato che non vuole la partecipazione dell’Ucraina, in caso di adesione alla Nato, al progetto dello scudo antimissilistico americano, diretto non contro l’Iran come afferma la Casa Bianca, ma a «neutralizzare il nostro potenziale nucleare». L’accusa all’amministrazione Bush non era mai stata così esplicita, nella nuova guerra fredda dell’ultimo anno tra il Cremlino e la Casa Bianca. Il prezzo da pagare per Yushenko, per non interrompere il riscaldamento nelle case ucraine, è stato anche i«sì» promesso alla richiesta dell’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio, una procedura nella quale l’Ucraina ha fatto prima della ex «grande sorella», acquisento così teoricamente il diritto di bloccarne l’avanzamento. Kiev comunque ha incassato ieri anche una vittoria: Gazprom e la società energetica nazionale ucraina Naftogaz hanno deciso che il loro negoziato sul futuro prezzo delle forniture di gas proseguirà senza più mediatori. In questo modo è stata esaudita la condizione della premier di Kiev, Yulia Timoshenko - che, invisa al Cremlino, ieri non è apparsa accando ai due presidenti - di eliminare qualunque mediatore, innanzitutto la società Rosukrenergo che era stata imposta da Mosca come anello di congiunzione tra i due Paesi nella disputa di due anni fa.


ANNA ZAFESOVA



ITALIA-CINA

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