"La Politica รจ una cosa difficile, talvolta terribile, ma tuttavia umana! Anche nella Politica ci deve essere il disgusto, la pulizia! Non ci si puรฒ sporcare di fango, nemmeno per un'idea alta!" (Boris Eltsin - "Il diario del Presidente")
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sabato 30 aprile 2011
venerdรฌ 29 aprile 2011
The Prince of Wales meets the first couple to marry at Dumfries House...the Royal Family...King Charles III
domenica 24 aprile 2011
ํ๋ฉดํธ์ง๋ฌผ ์กฐ์ ์ํดํด์์์ ์ฐ๋ฆฌ์ฃผ๋ฏผ๋ค์ ๊ฐ์ ๋์นํ ๋จ์กฐ์ ๊ดด๋ขฐํจ๋น์ ๋ฐ์ธ๋ฅ์ ๋ฒ์ฃ์ ์ง์์ ํญ๋ก๊ทํํ๋ค
Benedetto XVI°: La Ragione Creatrice origine del Mondo...
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| PAPA BENEDETTO XVI° |
Premessa
La minaccia alla vita da parte dell’azione dell’uomo, di cui oggi tanto si parla, ha conferito nuova urgenza al tema della creazione. Nello stesso tempo, perรฒ, assistiamo paradossalmente alla scomparsa quasi totale dell’annuncio della creazione dalla catechesi, dalla predicazione e perfino dalla teologia (1). I racconti della creazione vengono taciuti; le loro affermazioni non sembrano piรน proponibili.
Di fronte a questa situazione, nella primavera del 1981 mi decisi a tenere quattro prediche quaresimali nella Cattedrale di Nostra Signora di Monaco e a tentare cosรฌ una catechesi per adulti sulla creazione. Allora non potei venire incontro al desiderio, avanzato da molti, di pubblicare le prediche in forma di libri perchรฉ non avevo il tempo di rielaborare le trascrizioni da registratore gentilmente effettuate da vari fedeli. Negli anni successivi, dal punto di osservazione della mia nuova carica, mi รจ tuttavia diventata ancora piรน evidente la situazione di abbandono di questo argomento nell’annuncio dei nostri giorni. Mi sono sentito perciรฒ spinto a riprendere i vecchi manoscritti e a rielaborarli per la stampa, senza peraltro modificarne il loto carattere di prediche, con i limiti che tale genere comporta.
Spero che queste pagine stimoleranno altri a fare meglio in modo da restituire al messaggio di Dio creatore il posto che gli spetta nella nostra predicazione.
Roma, festa di Sant’Agostino 1985
Joseph Ratzinger
- Dio creatore
Nel principio Dio creรฒ il cielo e la terra. Ma la terra era deserta e disadorna e v’era tenebra sulla superficie dell’oceano e lo spirito di Dio era sulla superficie delle acque.
Dio allora ordino: «Vi sia luce». E vi fu luce. E Dio vide che quella luce era buona e separรฒ la luce dalla tenebra. E Dio chiamรฒ la luce giorno e la tenebra notte. Poi venne sera, poi venne mattina: primo giorno.
Dio disse ancora: «Vi sia un firmamento in mezzo alle acque che tenga separate le acque dalle acque». E avvenne cosรฌ. Dio fece il firmamento e separรฒ le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E Dio chiamรฒ il firmamento cielo. Di nuovo venne sera, poi mattina: secondo giorno.
E Dio ordinรฒ: «Le acque che sono sotto il cielo si accumulino in una sola massa ed appaia l’asciutto». E avvenne cosรฌ. Dio chiamรฒ l’asciutto terra e alla massa delle acque diede il nome di mari. E Dio vide che questo era buono.
Dio comandรฒ ancora: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che producano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E cosรฌ avvenne. La terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, ed alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie. Poi Dio vide che questo era buono. Cosรฌ venne sera, poi mattina: terzo giorno.
Di nuovo Dio ordinรฒ: «Vi siano delle lampade nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni, e facciano da lampade nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E avvenne cosรฌ. Dio fece le due lampade maggiori, la lampada grande per il governo del giorno, e la lampada piccola per il governo della notte, e le stelle. Poi Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra, per governare il giorno e la notte e per la separazione tra la luce e tra la tenebra. E Dio vide che era buono. E venne sera, poi mattina: quarto giorno (Gn 1, 1-19).
Queste parole iniziali della Sacra Scrittura risuonano sempre al mio orecchio come il rintocco festoso di una vecchia grande campana che, stupendo e solenne, tocca il cuore e fa presagire qualcosa del mistero dell’eterno.
Queste parole ricordano inoltre a molti tra di noi il primo incontro con il libro sacro di Dio, la Bibbia, che ci venne presentata, la prima volta, a questa pagina. Ci fece uscire subito dal nostro piccolo mondo infantile, ci conquistรฒ con la sua poesia e ci fece presagire qualcosa dell’immensitร della creazione e del suo Creatore.
Eppure proviamo una specie di dissociazione di fronte a queste parole. Esse sono belle e familiari, ma sono anche vere? Tutto sembra indicare il contrario, perchรฉ le scienze naturali da lungo tempo hanno fatto piazza pulita delle idee che abbiamo or ora letto: l’idea di un mondo spazialmente e cronologicamente misurabile, l’idea di un creato costruito pezzo dopo pezzo in sette giorni. Oggi ci troviamo di fronte a misure che superano ogni immaginazione. Sentiamo parlare del «big bang», dell’esplosione iniziale verificatasi oltre dieci miliardi di anni fa, con cui ebbe inizio l’espansione dell’universo, che continua ancora adesso. Le stelle non vennero «appese» al cielo l’una dopo l’altra nรฉ la vegetazione fu creata in ordine successivo, bensรฌ la terra e l’universo hanno assunto la forma che conosciamo nel corso di un periodo lunghissimo e per vie quanto mai complicate.
Le parole che abbiamo appena letto non hanno dunque piรน alcun valore? In effetti qualche tempo fa un teologo ha scritto che la creazione รจ diventata un concetto irreale. Per essere intellettualmente onesti non dovremmo piรน parlare di creazione, bensรฌ solo di mutazione e di selezione. Le parole iniziali della Bibbia non sono dunque vere? Insieme con la parola di Dio, con tutta la tradizione biblica, sono forse regredite tra i sogni dell’infanzia dell’umanitร , quei sogni di cui sentiamo magari la nostalgia ma che non possiamo condividere, perchรฉ non possiamo vivere di nostalgia? Oppure esiste una risposta positiva, che possiamo responsabilmente sostenere in questo nostro tempo?
– La distinzione tra forma e contenuto del racconto della creazione
Una prima risposta venne elaborata giร molto tempo fa, quando andava a poco a poco cristallizzandosi l’idea scientifica del mondo; molti di voi ne hanno probabilmente sentito parlare quando frequentavano le lezioni di religione a scuola. Essa dice: la Bibbia non รจ e non vuole essere un manuale di scienze naturali. ร un libro religioso, per cui non possiamo attingere da essa delle nozioni scientifiche nรฉ sapere come il mondo ha avuto scientificamente origine. Immagini, che servono a far capire all’uomo veritร autentica e profonda.
Bisogna distinguere tra forma e contenuto. La forma fu scelta tra gli elementi che in quel tempo risultavano comprensibili, tra le immagini in cui gli uomini di allora vivevano, pensavano e parlavano, tramite le quali riuscivano a capire realtร autentiche superiori.
Solo il contenuto autentico, che traspare attraverso le immagini, รจ l’elemento permanente, quello che la Bibbia intende affermare.
Secondo questa concezione la Bibbia non intende raccontarci come sono sorte a poco a poco le specie vegetali, come il sole, la luna e le stelle si sono formati, bensรฌ ci dice solamente: Dio ha creato il mondo. Il mondo non รจ un affastellamento di forze tra loro contrastanti, come pensavano molto uomini di allora, non รจ la sede delle potenze demoniache da cui l’uomo deve difendersi. Il sole e la luna non sono divinitร che regnano sopra di lui, e questo cielo disteso sul nostro capo non รจ popolato di divinitร inquietanti e tra loro nemiche; tutto questo proviene piuttosto da un’unica potenza, dalla ragione eterna di Dio, che nella parola divenne forza creatrice.
Tutto questo proviene dalla parola di Dio, da quella medesima parola che noi incontriamo nell’evento di fede. E cosรฌ non solo venne tolta agli uomini, che appresero che il mondo รจ dalla parola, l’angoscio di fronte agli dรจi e ai demoni; ma il mondo stesso divenne libero grazie alla ragione, che si eleva a Dio, e l’uomo fu reso capace di incontrare senza paura Dio. L’uomo sperimentรฒ in queste parole il vero «illuminismo», che spazza via gli dรจi e le potenze nascoste e gli fa riconoscere che solo una potenza «รจ al fondo di tutto e noi nelle sue mani»: il Dio vivo. L’uomo sperimento, inoltre, che questa medesima potenza, che ha creato la terra e le stelle, รจ quella stessa che sorregge tutto l’universo, quella che incontriamo nella parola della Sacra Scrittura. In tale parola noi tocchiamo la potenza originario del mondo, la potenza vera che sta al di sopra di tutte le potenze (1).
Penso che questa spiegazione sia giusta. Perรฒ non รจ ancora sufficiente.
Infatti, quando ci viene detto che dobbiamo distinguere tra le immagini e il contenuto che le immagini intendono esprimere, possiamo a nostra volta domandare: Perchรฉ questo non fu detto nei tempi passati? ร infatti chiaro che una volta si insegnava diversamente, altrimenti non ci sarebbe stato il processo a Galileo Galilei.
Nasce cosรฌ il sospetto che in fondo questa distinzione sia solo un espediente della Chiesa e dei teologi, che giunti alla stretta con il loro latino non vogliono arrendersi ed escogitano cosรฌ un artificio dietro cui trincerarsi. Del resto si ha l’impressione generale che negli ultimi quattro secoli la storia del cristianesimo sia stata una continua battaglia di ripiegamento, nel corso della quale sono state dismesse, una dopo l’altra, molto affermazioni della fede e della teologia. Naturalmente si รจ trovato ogni volta qualche sotterfugio per potersi ritirare. Ma รจ quasi impossibile sottrarsi al timore che a poco a poco veniamo sospinti nel vuoto e che arriverร il momento in cui non avremo piรน nulla da difendere e nulla dietro cui trincerarci; il momento in cui tutto il terreno della Scrittura e della fede sarร occupato da una ragione che non lascerร piรน sussistere alcunchรฉ di tutto questo.
A ciรฒ va unito un altro disagio: se i teologi, o anche la Chiesa, possono in tal modo spostare il confine tra immagine e asserzione, il confine fra quanto appartiene al passato e quanto rimane valido, perchรฉ non potranno farlo anche altrove, ad esempio per i miracoli di Gesรน? E se giร lo fanno qui, perchรฉ non al centro, per la croce, per la risurrezione del Signore?
Una operazione di questo tipo, che intende difendere la fede dicendo che dietro quello che c’รจ qui, e che noi non possiamo piรน difendere, c’รจ qualcosa di piรน autentico, ebbene รจ un’operazione che si trasforma spesso in un autentico attacco alla fede, perchรฉ accantona subito la domanda sulla correttezza degli interpreti, trascura subito la domanda se esiste veramente qualcosa di solido.
Molti, di fronte a simili procedimenti teologici, sono rimasti con l’impressione che la fede della Chiesa sia come una medusa, che non si sa bene da che parte afferrare e in cui non si riesce a individuare un nucleo sul quale basarsi. Il malessere di un cristianesimo che non ha piรน il coraggio di essere se stesso, e che di conseguenza non puรฒ irradiare fiducia ed entusiasmo, deriva da sommesse interpretazioni della parola, oggi di moda, le quali somigliano piรน a scappatoie che a spiegazioni. Il cristianesimo fa piuttosto l’impressione di una associazione che continua a parlare benchรฉ non abbia piรน nulla da dire, perchรฉ i suoi discorsi artificiosi non trasmettono convinzione ma cercano solo di mascherare la sconfitta.
– L’unitร della Bibbia come criterio di interpretazione
Perciรฒ dobbiamo domandarci ancora una volta: la distinzione tra immagine e affermazione vera e propria รจ solo una scappatoia, perchรฉ non riusciamo piรน a comprendere il testo e tuttavia vogliamo continuare a farlo, oppure la Bibbia stessa ci fornisce dei criteri che ci indicano questa strada e avallano perciรฒ tale distinzione? E ancora: essa stessa ci mette a disposizione delle distinzioni di questo tipo? La fede della Chiesa conosceva e aveva giร operato queste distinzioni?
Dopo aver posto queste domande, riapriamo di nuovo la Sacra Scrittura! Per prima cosa constatiamo che il racconto della creazione appena letto non รจ un blocco erratico, definito e compatto fin dall’inizio. Anzi, l’intera Scrittura non รจ stata scritta semplicemente dal principio alla fine come un romanzo o come un manuale: essa รจ piuttosto l’eco della storia di Dio con il suo popolo; รจ il frutto delle lotte e degli itinerari di questa storia; attraverso di essa possiamo riconoscere gli slanci, le depressioni, le sofferenze, le speranze, la grandezza e poi di nuovo i fallimenti di questa storia.
La Bibbia รจ quindi l’espressione della lotta di Dio con l’uomo per farsi a poco a poco da lui capire, ma รจ anche l’espressione della lotta dell’uomo per capire a poco a poco Dio.
Per questo il tema della creazione non viene proposto tutto in una volta, ma attraversa con Israele la storia, anzi tutta l’antica alleanza รจ un cammino compiuto insieme con la parola di Dio.
Solo in questo cammino l’affermazione autentica della Bibbia si รจ formata passo dopo passo. Perciรฒ anche noi possiamo riconoscere la sua vera direzione solo nella totalitร di tale cammino. In questo modo – in qualitร di cammino – Antico e Nuovo Testamento sono tra loro collegati. L’Antico Testamento appare nel suo insieme al cristiano come marcia di avvicinamento a Cristo; solo quando perviene a Cristo, diventa chiaro quel che intendeva propriamente dire, quel che passo dopo passo significava. Cosรฌ i singoli elementi ricevono il loro senso dal tutto, e il tutto riceve il suo significato dal fine a cui tende, da Cristo.
Perciรฒ noi interpretiamo teologicamente nella maniera giusta il singolo testo – come i Padri e la fede della Chiesa ha sempre insegnato in tutti i tempi – solo se lo comprendiamo come tratto di un cammino progressivo, solo se riconosciamo in esso la tendenza, l’orientamento intrinseco di questo cammino (2).
Che significa ora quanto detto per l’intelligenza del racconto della creazione?
Facciamo una prima constatazione: Israele ha sempre creduto nel Dio creatore, e questa fede la condivideva con tutte le grandi culture del mondo antico. Infatti, pur tra gli offuscamenti del monoteismo, tutte le grandi culture hanno sempre riconosciuto un Creatore del cielo e della terra, con sorprendenti elementi comuni anche tra civiltร che non poterono mai incontrarsi esteriormente. In questi elementi comuni possiamo senz’altro vedere qualcosa del contatto profondissimo, mai completamente perduto, dell’umanitร con la veritร di Dio.
Nello stesso Israele il tema della creazione รจ passato attraverso varie vicende. Esso non fu mai del tutto assente, ma non fu neppure sempre importante allo stesso modo. Ci furono periodi in cui Israele era cosรฌ preso dalle sofferenze o dalle speranze della sua storia, cosรฌ direttamente legato al presente da non sentire il bisogno, da non essere capace di spingere il suo sguardo fino alla creazione.
L’ora veramente grande, in cui il tema della creazione divenne il tema dominante, fu l’esilio babilonese. Durante quel periodo anche il racconto che abbiamo appena ascoltato trovรฒ – ovviamente sulla base di antichissime tradizioni – la sua formulazione attuale e autentica. Israele aveva perso il suo paese e il suo tempio. Per la mentalitร di allora ciรฒ era incomprensibile, poichรฉ significava che il Dio d’Israele era stato vinto, che era stato possibile sottrargli il suo popolo, la sua terra e i suoi adoratori. Un Dio che non era capace di difendere i propri adoratori e la propria adorazione dimostrava di essere un Dio debole, anzi di non essere Dio. Perciรฒ la deportazione dal proprio paese e l’eliminazione dalla carta geografica rappresentavano una terribile tentazione per la fede d’Israele: il nostro Dio รจ ormai vinto, la nostra fede vana?
Proprio in quest’ora i profeti aprirono una nuova pagina insegnando a Israele che solo ora si stava manifestando il vero volto del loro Dio, che non era legato ad un fazzoletto di terra. Anzi, non lo era mai stato: aveva promesso quel pezzo di terra ad Abramo prima che egli vi risiedesse; poi aveva liberato il suo popolo dall’Egitto: ambedue queste imprese aveva potuto compierle perchรฉ non era il Dio di un paese, ma colui che disponeva del cielo e della terra. Per questo poteva ora disperdere il suo popolo infedele in un altro paese, per dare testimonianza di sรฉ.
Ora si capiva finalmente che questo Dio non era un Dio come gli altri dรจi, bensรฌ il Dio che disponeva di tutti i paesi e di tutti i popoli. Tutto questo poteva farlo perchรฉ lui stesso aveva creato tutto, il cielo e la terra. L’esilio, l’apparente sconfitta di Israele, permettono di giungere alla conoscenza del Dio che ha in mano tutti i popoli e tutta la storia, il Dio che sorregge tutto, perchรฉ รจ il Creatore di tutto e ha il potere su tutto.
Questa fede doveva ora trovare una sua fisionomia proprio di fronte alle tentazioni della religione, apparentemente vincitrice, di Babilonia. Questa si esprimeva in liturgie solenni, ad esempio nella liturgia della festa di capodanno, in cui veniva celebrata e vissuta liturgicamente la creazione del mondo. Doveva trovare una sua fisionomia di fronte all’Enuma elish, il grande racconto babilonese della creazione, che descrive a modo suo l’origine del mondo.
Vi si dice che il mondo ebbe origine dalla lotta fra potenze contrapposte e che prese la sua forma attuale quando entrรฒ in scena Marduk, il dio della luce, che aveva tagliato in due il corpo del drago originario. Le due parti del corpo sarebbero diventate il cielo e la terra. Il firmamento e la terra sarebbero quindi il corpo lacerato del drago ucciso, mentre dal sangue Marduk avrebbe creato gli uomini.
Ci troviamo quindi di fronte a un’immagine inquietante del mondo e dell’uomo: il mondo รจ propriamente il corpo di un drago; nelle vene dell’uomo scorre sangue di drago. Al fondo del mondo รจ in agguato una potenza inquietante e nel piรน profondo dell’uomo si annidano la ribellione, il demoniaco e il male. Si tratta di una visione secondo la quale solo il rappresentante di Marduk, il dittatore, il re di Babilonia, puรฒ soggiogare il demoniaco e mettere ordine nel mondo (3).
Tali idee non erano semplici favole: esse riflettono le esperienze inquietanti dell’uomo col mondo e con se stesso. Spesso abbiamo infatti davvero l’impressione che il mondo sia una caverna di draghi e il sangue dell’uomo sangue di drago. Ma di fronte a tutte queste esperienza opprimenti il racconto della Sacra Scrittura dice: non รจ stato cosรฌ.
Tutta la storia delle potenze inquietanti si riduce a una mezza frase: «La terra era deserta e disadorna». I termini ebraici corrispondenti echeggiano ancora le espressioni che avevano rappresentato il drago, la potenza demoniaca. Ora esso รจ solo il nulla, di fronte a cui sta Dio, l’unico potente.
E alla nostra paura di fronte a queste potenze demoniache viene detto: Dio soltanto, la ragione eterna che รจ l’amore eterno, ha creato il mondo e lo tiene nelle sue mani. Solo su questo sfondo comprendiamo la polemica che si cela dietro il testo biblico, il suo significato drammatico, che consiste nell’eliminare tutti quei miti confusi e nel ricondurre il mondo alla ragione e alla parola di Dio.
Lo potremmo dimostrare passo dopo passo col nostro testo, ad esempio quando il sole e la luna vengono definiti come lampade che Dio appende al cielo per misurare i tempi. Agli uomini di allora doveva apparire un’enorme empietร dichiarare le grandi divinitร del sole e della luna due lampade per misurare il tempo. ร questo l’ardimento, il realismo della fede, che in polemica con i miti pagani fa brillare la luce della veritร , mostra che il mondo non รจ l’arena dei demoni bensรฌ proviene dalla ragione, dalla ragione di Dio, e poggia sulla parola di Dio.
In tal modo il racconto della creazione si rivela come l’«illuminismo» decisivo della storia, l’esodo dalle paure che avevano attanagliato l’uomo. Significa la consegna del mondo alla ragione, il riconoscimento della sua razionalitร e libertร .
Dimostra di essere il vero illuminismo, anche per il fatto che ร ncora la ragione umana al fondamento originario della ragione creatrice di Dio, per mantenerla cosรฌ nella veritร e nell’amore, senza le quali l’illuminismo diviene sregolato ed alla fine stolto.
Un’altra cosa dobbiamo aggiungere.
Ho detto poco fa che questo popolo sperimenta che cos’รจ la «creazione» lentamente, in polemica con l’ambiente pagano, in polemica con il proprio cuore. Ciรฒ implica che il racconto classico della creazione non รจ l’unico racconto di creazione che troviamo nel libro sacro. Subito dopo ne troviamo un altro, composto antecedentemente con altre immagini.
Nei Salmi ne troviamo altri ancora, e dopo di essi il tentativo di chiarire la fede nella creazione continua: nell’incontro con la grecitร , la letteratura sapienziale riprende di nuovo questo tema, senza ritenersi legata alle vecchie immagini come quella dei sette giorni etc. Vediamo cosรฌ come la stessa Bibbia modifichi di continuo le immagini e le adatti alle successive mentalitร ; essa le trasforma di continuo per testimoniare in maniera sempre nuova l’unica veritร , che le รจ stata veramente comunicata dalla parola di Dio, cioรจ il messaggio che Dio รจ il creatore.
Nella stessa Bibbia le immagini sono libere, si correggono continuamente e mediante questo lento e faticoso progresso ci fanno capire che sono solo immagini, che rivelano qualcosa di piรน profondo e grande.
– Il criterio cristologico
Dobbiamo ancora aggiungere un particolare decisivo: con l’Antico Testamento il cammino non รจ arrivato alla meta. I temi dibattuti nella cosiddetta letteratura sapienziale sono l’ultimo ponte di una lunga strada, un ponte che immette nel messaggio di Gesรน Cristo e nella nuova alleanza. Solo qui troviamo il racconto definitivo e normativo della Sacra Scrittura a proposito della creazione.
Esso suona: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo […]. Tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di lui non fu fatto assolutamente nulla» (Gv 1, 1.3). Giovanni ha qui ripreso ancora una volta con piena consapevolezza le parole iniziali della Bibbia e ha riletto il racconto della creazione con Cristo, per dire in maniera nuova e definitiva qual รจ la parola con cui Dio vuole scuotere i nostri cuori.
Una cosa ci diventa chiara: noi cristiani non leggiamo l’Antico Testamento in se stesso e per se stesso, ma lo leggiamo sempre con Cristo e per mezzo di Cristo.
Per questo non siamo tenuti a osservare la legge di Mosรจ, le prescrizioni relative alla purezza e all’alimentazione e tante altre cose ancora: la parola biblica non diventa per questo priva di senso e di significato.
Noi leggiamo tutto questo non come un qualcosa in sรฉ compiuto e a sรฉ stante, ma lo leggiamo con Colui nel quale tutto รจ compiuto e in cui tutto rivela la sua autentica validitร e veritร . Perciรฒ leggiamo con Lui, oltre alla legge, anche il racconto della creazione e da lui sappiamo – da Lui e non da un espediente escogitato successivamente – quel che Dio a voluto infondere a poco a poco, attraverso i secoli, nel cuore e nell’anima dell’uomo.
Cristo ci libera dalla schiavitรน della lettera e proprio in questo modo ci restituisce la veritร delle immagini.
Questo lo sapevano anche la Chiesa antica e la Chiesa medievale. Sapevano che la Bibbia รจ un tutto e che noi la ascoltiamo nella maniera vera solo se la ascoltiamo partendo da Cristo, se la ascoltiamo partendo dalla libertร che Egli ci ha dato, se la ascoltiamo partendo dalla profonditร con cui Egli ci rivela, attraverso il rivestimento delle immagini, la realtร permanente, il terreno solido su cui possiamo poggiare in tutti i tempi.
Soltanto a partire dall’inizio dell’evo moderno si รจ dimenticata a poco a poco questa dinamica, l’unitร viva della Scrittura, che possiamo capire solo e sempre con Cristo nella libertร che Egli ci dร e, quindi, nella certezza che da tale libertร deriva.
La mentalitร storica emergente voleva leggere ogni testo solo in se stesso, nella sua nuda letteralitร . Cercรฒ di spiegare in maniera precisa solo il singolo passo e dimenticรฒ che la Bibbia รจ un tutto. In breve, lesse i testi non piรน guardando in avanti, bensรฌ indietro, cioรจ non piรน alla luce di Cristo, bensรฌ solo alla luce della loro presunta origine. Non volle piรน riconoscere quel che un testo dice o quel che una cosa รจ a partire dalla loro forma compiuta, bensรฌ considerandone solo l’inizio, l’origine. Da questo isolamento dal tutto, da questa letteralitร del singolo passo, che contraddice l’essenza intrinseca dei testi biblici ma che era considerata l’unico approccio scientifico, รจ insorto quel conflitto tra scienza naturale e teologia, che rappresenta ancora oggi un peso per la fede.
Tale peso non ha ragione di essere, perchรฉ fin dall’inizio la fede รจ stata superiore, piรน ampia e profonda. La fede nella creazione non รจ neppure oggi irreale. Essa รจ tutt’oggi ragionevole e, anche alla luce dei risultati delle scienze naturali, รจ l’«ipotesi migliore», quel che spiega di piรน e meglio di tutte le altre teorie. La fede รจ ragionevole. La ragione della creazione deriva dalla ragione di Dio. Non esiste altra risposta realmente convincente.
Ancora oggi rimane valido quel che il pagano Aristotele disse quattrocento anni prima di Cristo a coloro i quali affermavano che tutto รจ nato dal caso, ek t’automatou; egli fece questa affermazione, anche se personalmente non conosceva la fede nella creazione (4).
La ragione del mondo ci permette di riconoscere la ragione di Dio, la Bibbia รจ e rimane il vero illuminismo che ha affidato il mondo alla ragione e non allo sfruttamento dell’uomo, perchรฉ essa ha dischiuso la ragione alla veritร e all’amore di Dio.
Per questo non abbiamo bisogno di nascondere la fede nella creazione neppure oggi. Non ci รจ lecito nasconderla, perchรฉ solo se il mondo deriva dalla libertร , dall’amore e dalla ragione, solo se queste sono le potenze propriamente portanti, possiamo aver fiducia gli uni negli altri, possiamo andare incontro al futuro, possiamo vivere come uomini. Solo perchรฉ Dio รจ il Creatore di tutte le cose ne รจ anche il Signore e noi possiamo pregarlo. Questo infatti significa che la libertร e l’amore non sono idee impotenti, bensรฌ le potenze fondamentali della realtร .
Perciรฒ possiamo e vogliamo recitare anche oggi pieni di gratitudine e di gioia la professione di fede della Chiesa: «Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra».
Amen.
clicca qui per il secondo capitolo
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NOTE
(*) tratto da Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – In principio Dio creรฒ il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato – Lindau, Torino 2006
dalla copertina retro:
«ร compito delle scienze naturali chiarire attraverso quali fattori l’albero della vita si differenzia e si sviluppa, mettendo nuovi rami. Non spetta alla fede. Perรฒ possiamo e dobbiamo avere il coraggio di dire che i grandi progetti della vita non sono un prodotto del caso e dell’errore nรฉ sono il prodotto di una selezione, cui si attribuiscono predicati divini che in questa sede appaiono illogici, a-scientifici, un mito moderno. I grandi progetti della vita rimandano a una ragione creatrice, ci indicano lo Spirito creatore e lo fanno oggi in maniera piรน chiara e splendente che mai. Oggi pertanto possiamo dire con una certezza e una gioia nuove: Sรฌ, l’uomo รจ un progetto di Dio» (J. Ratzinger)
(nota 1 alla Premessa) Mi limito a citare due esempi, che dimostrano come la dottrina della creazione venga accantonata e dimenticata da una corrente influente della teologia moderna. Un noto manuale (J. Feiner, L. Vischer, Neues Glaubensbuch. Der gemeinsame christliche Glaube, Basel-Zรผrich 1973) relega il tema della creazione in un capitolo intitolato «Storia e cosmo», inserito nella quarta parte del manuale, intitolata «Fede e mondo».
Prima della quarta parte ci sono: «La questione di Dio» (prima parte), «Dio in Gesรน Cristo» (seconda parte), «L’uomo nuovo» (terza parte).
Se giร questa collocazione non lascia sperare molto di positivo, il testo, di A. Dunas e O. H. Pesch, รจ peggiore di ogni previsione. Il lettore viene a sapere che «concetti come “selezione” e “mutazione” sono intellettualmente molto piรน onesti del concetto di “creazione”» (p. 433), che «la “creazione” come piano cosmico รจ un’idea ormai finita» (p. 433), che «il concetto di “creazione” รจ perciรฒ un concetto irreale» (p. 435), che « “creazione” significa “vocazione” per l’uomo: quanto altro viene ancora detto, anche nella stessa Bibbia, non รจ il messaggio della creazione in quanto tale, bensรฌ la sua formulazione in parte mitologica e apocalittica» (pp. 435-436).
ร forse un giudizio troppo severo affermare, dopo queste premesse, che continuare a usare il termine «creazione» equivale a una truffa semantica? La stessa posizione riduzionistica la troviamo, formulata in termini meno perentori, in M. Legrain (a cura di), La foi des catholiques. Catรฉchรจse fondamentale, Le Centurion, Paris 1984. L’opera (736 pagine) dedica al tema della creazione solo cinque pagine, collocate nella terza parte, intitolata «Una umanitร secondo il Vangelo» (parte prima: «Una fede viva»; parte seconda: «La rivelazione cristiana»).
La creazione viene definita in questi termini: «Cosรฌ, parlando di Dio come creatore, affermiamo che il senso primo e ultimo della vita si trova in Dio stesso, presente nel piรน intimo del nostro essere» (p. 356). Anche qui il termine «creazione» perde il suo senso letterale originario. Inoltre, con dei caratteri diversi dal testo corrente, usati di solito per riportare citazioni o testi complementari, vengono presentate in quattro punti le «obiezioni correnti contro la creazione».
Ma il lettore normale (tra cui mi annovero) non trova nel testo alcuna risposta, se non che la creazione deve essere interpretata in senso esistenziale. Questa riduzione «esistenziale» del tema della creazione comporta perรฒ un’enorme (se non totale) perdita di realtร da parte della fede, il cui Dio non ha piรน nulla a che fare con la materia.
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Note al testo I. Dio creatore
(1) Una buona esposizione dell’esegesi di questo racconto della Genesi, la si trova in M. Schmaus, Dogmatica cattolica, Marietti – Tostino 1959 – vol.1 pp. 472-482.
(2) Per questo e per quel che segue, cfr. C. Westermann, Genesis, vol. I, Neukircher-Vluyn 1974, pp. 1-103; per la lettura della Bibbia alla luce dell’unitร della storia in essa descritta, cfr. H. Gese, Zur biblischen Theologie. Alt-testamentliche Vortrรคge, Mรผnchen 1977, pp. 9-30 [34].
(3) Il testo dell’Enuma elish lo si puรฒ trovare in C. Schedl, Storia dell’Antico Testamento, Roma 1959, vol. I, pp. 38-42. [35]
(4) Aristotele, Metafisica, Laterza, Bari 1971, pp. 197-201.
Fonte: https://cooperatores-veritatis.org
sabato 23 aprile 2011
giovedรฌ 21 aprile 2011
domenica 17 aprile 2011
Ku Klux Klan: il simbolo della goccia di sangue all'interno della croce ripreso dal logo della Vodafone, nota compagnia telefonica...per quali strani e segreti motivazioni? Pura casualitร e distrazione? Vera intenzione di utilizzare lo stesso simbolo per di piรน dello stesso colore: rosso sangue?
« Quando Noรจ si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;
allora disse: Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarร per i suoi fratelli!
Disse poi: Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia suo schiavo! Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo schiavo!»
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Gran parte delle tradizione del Klan risalgono alla rifondazione del KKK del 1915 e sono di origine cinematografica e letteraria. La rapida diffusione del movimento perรฒ, probabilmente, non sarebbe stata possibile senza l'influenza del presidente statunitense Woodrow Wilson ed il controverso film La nascita di una nazione (The Birth of a Nation, 1915) di D. W. Griffith (il presidente Woodrow Wilson commentรฒ vedendolo: "ร come scrivere la storia con i fulmini ed il mio solo rammarico รจ che รจ tutto vero"), basato sul libro The Clansman (Gli uomini del clan) scritto da Thomas Dixon con "l'intento di rivoluzionare il sentimento nordista con una rappresentazione della storia che vuole trasformare ogni uomo in un appartenente al partito democratico!", partito che, all'epoca, incarnava le posizioni dei sudisti.
Solo a partire dal 1915, infatti, i membri del Ku Klux Klan indossano le tuniche bianche con il cappuccio, nascondendo le loro facce, sul modello di alcune confraternite penitenziali cattoliche. Una spiegazione di questa usanza รจ che questi abiti rappresentano gli spiriti dei soldati che tornano dal mondo dei morti per vendicarsi e terrorizzare i loro nemici. Un'altra spiegazione riportata รจ l'"anonimato del lavoro ben fatto" – infatti i membri del KKK credono che il compito sia stato assegnato loro direttamente da Dio, e indossano tunica e cappuccio in segno di umiltร . Un'altra spiegazione ancora dei costumi รจ quella di imitare i Cavalieri templari, a cui si ispira anche la Massoneria. La maggioranza dei dirigenti del Klan erano infatti massoni di rito scozzese ed avevano il grado di "Cavaliere Templare". [senza fonte] Titoli come "Grande Mago", "Ciclope Superiore" e Kleagle erano utilizzati per indicare lo status all'interno del Klan.[senza fonte]
Un altro simbolo ritenuto classico ma introdotto all'epoca del secondo Klan รจ quello della Croce Ardente (the Fiery Cross), ispirato ad una presunta antica tradizione scozzese riportata in un romanzo di Walter Scott. Ancora oggi, la croce ardente รจ utilizzata nella notte del Sacro Cuore in Tirolo.
Non si hanno notizie di simboli o bandiere utilizzati nelle manifestazioni del primo Klan nel XIX secolo. Nel XX secolo, invece, il movimento nato nel 1915 si concentrรฒ sull'uso della bandiera statunitense e una bandiera con la croce cristiana, come รจ documentato nei manuali di istruzione e fotografie degli anni venti, gli anni ruggenti del Klan. Alcuni gruppi negli anni cinquanta e sessanta tentarono di usurpare l'uso della bandiera da guerra confederata utilizzata durante la guerra di secessione in operazioni volte ad opporsi ai progetti di integrazione ed antisegregazionisti nel Sud. Questa appropriazione รจ stata largamente negata da storici ed attivisti del Sud ai giorni nostri. Nella sua forma frammentata il Klan continua ad usare in alcune circostanza entrambe le bandiere (confederata da guerra e federale moderna) comunque senza sanzioni ufficiali.
I gruppi del Klan negli anni venti usavano la bandiera ufficiale del movimento, una croce nera in campo bianco, a volte c'era anche un tomoe rosso rappresentante indifferentemente una fiamma o una goccia di sangue (ci sono varie spiegazioni per i simboli). Tale emblema oggi รจ comunque poco usato dai piccoli gruppi del Klan e puรฒ essere considerata la bandiera ufficiale e simbolo del KKK. Anche se simboli confederati sono erroneamente associati al KKK, questo uso รจ stato fatto solo dagli anni cinquanta in poi ed รจ storicamente inappropriato.
La struttura interna del gruppo รจ una via di mezzo tra una forma paramilitare ed un governo politico - civile. Lo statuto dell'organizzazione รจ messa per iscritto in un volume detto "Kluran" (deformazione di Quran, Corano). Tutte le municipalitร che vedono uomini del KKK ai vertici, costituiscono il cosiddetto "Invisibile Impero", il cui presidente si chiama "Imperatore", assistito da un collegio di quindici "Genii". Nei momenti di sua indisponibilitร , le funzioni dello "Imperatore" vengono vicariate dal vicepresidente, detto "Califfo". L'invisibile impero si divide in vari "Regni" retti ognuno da un "Gran Dragone". Ogni "Regno" consta di un determinato numero di Province alla presidenza di ognuna delle quali si trovaq un "Gran Titano". ogni provincia si ripartisce in Cantoni su ognuno dei quali governa un "Eminente Ciclope". Infine, ogni Cantone si ripartisce in Caverne, ognuna delle quali รจ retta da un "Falco Notturno". Il "Falco Notturno" presiede un collegio composto da un "Kleagle" (una via di mezzo tra un commissario politico ed un organizzatore), un "Klabee" (tesoriere), un "Klingrapp" (segretario) un "Kludd" (cappellano custode delle regole e della dottrina), un "Klokard" (reclutatore, predicatore). Il collegio summenzionato presiede la comunitร dei "Klansmen" (adepti, affiliati). Dal punto di vista paramilitare, invece, il KKK riconosce un comandante supremo chiamato "Mago Imperiale", cui riportano i "Kladd" (comandanti). Ogni Kladd ha alle proprie dipendenze un "Klarogo" (capo dei pretoriani, la guardia interna), un "Klexter" (una via di mezzo tra un capitano ed un maggiore dell'esercito: in pratica un capo della guardia esterna) ed un "Klokann" (il capo dei servizi segreti, o capo dei servizi investigativi): questo triumvirato comanda sui "Knights" (cavalieri, ma - in realtร - questo รจ semplicemente un titolo onorifico, in quanto trattansi di soldati semplici).
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ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!
