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martedì 12 aprile 2011

LIBIA: STORIA, POLITICA, GEOGRAFIA, CULTURA, GASTRONOMIA E ARTE DI UN ANTICO POPOLO DEL NORD-AFRICA, IL POPOLO LIBICO VISTO SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO DELLA CONOSCENZA!

La Libia (arabo: ليبيا‎), ufficialmente Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, (arabo: الجماهيرية العربية الليبية الشعبية الإشتراكية العظمى) è uno Stato del Nordafrica. La sua capitale è Tripoli.
La Libia occupa la parte centrale del Nordafrica, affacciandosi sul Mar Mediterraneo intorno al Golfo della Sirte, tra il 10º ed il 25º meridiano est; la Libia è il quarto paese dell'Africa per superficie, il sedicesimo del mondo. Confina a nord-ovest con la Tunisia, a ovest con l'Algeria, a sud con il Niger e il Ciad, a sud-est col Sudan, a est con l'Egitto.
La Libia è una Jamāhīriyya (regime delle masse), l'attuale capo di stato è Mu'ammar Gheddafi. La lingua ufficiale è l'arabo.
L'odierna Libia era abitata sin dal periodo neolitico da popolazioni indigene, antenate dei berberi odierni, dedite all'allevamento dei bovini e alla coltivazione dei cereali.

Dominio egizio

Talune di queste popolazioni (in particolare i Libu) entrarono nell'orbita egiziana nel corso dell'Antico e del Medio Regno, divenendo tributarie dei Faraoni. I popoli libici, alleatisi coi popoli del mare, vennero sconfitti dagli egizi e sottomessi, integrandosi nel regno fino a giungere al potere con Herihor, governatore di un regno autonomo dell'Alto Egitto durante il terzo periodo intermedio, e con Hedjekheperra-setepenra fondatore delle dinastie libiche (XXI, XXII e la XXIII dinastia). Di nuovo, la Dinastia Nubiana che li sostituì era formata da discendenti libici di Herihor.

Dominio greco-fenicio

I Fenici di Tiro fondarono in seguito i porti di Leptis, Oea (Tripoli) e Sabratha, che in seguito caddero nell'orbita di Cartagine, mentre i Greci si insediarono a Cirene, Arsinoe, Berenice, Apollonia e Barce andarono così a costituire la cosiddetta Pentapoli Cirenaica. Nell'interno della Libia si sviluppo il regno dei Garamanti. Nel 332-331 a.C., infatti, Alessandro Magno conquistava l'Egitto, sottomettendo anche la confederazione di città greche sorte ad occidente dei suoi confini. La Cirenaica entrò quindi nell'orbita dei Tolomei d'Egitto, che vi fondarono anche la nuova città di Tolemaide.

Dominio romano, vandalo e bizantino

L'Impero Romano acquisisce la Tripolitania nel 146 a.C. dopo la definitiva distruzione di Cartagine, e la Cirenaica nel 96 a.C., scontrandosi coi Garamanti dell'interno. I territori saranno organizzati nelle province di Africa Proconsularis e di Creta e Cirene. Leptis Magna, divenuta una delle tre maggiori città di tutto il Nordafrica, diede i natali alla dinastia dei Severi. Diocleziano, nella spartizione dell'Impero, divise la Libia tra Tripolitania, nell'occidentale Diocesi d'Africa, e Libya superior e Libya inferior nell'orientale Diocesi d'Egitto. Terremoti, invasioni delle popolazioni sirtiche e declino delle città (Leptis e Cirene) causarono il declino della regione.
Nel 430 i Vandali di Genserico, di religione ariana, già conquistata Cartagine, occuparono i territori libici, arrivando a distruggere Tolemaide. Verso al fine del V secolo lo stato vandalo cadde in declino, abbandonando la maggior parte dell'interno ai Mauri e ad altre tribù del deserto.
Nel 533, l'imperatore bizantino Giustiniano, deciso ad attuare la sua vasta politica di riconquista dell'Occidente, mosse guerra in Africa, sino a che, dopo un anno di lotte, l'ultimo re vandalo, Gelimero, si arrese nel 534 al generale bizantino Belisario. Giustiniano istituì la Prefettura del Pretorio d'Africa, formata da sette province, tra cui Tripoli, difendendo i territori dalle incursioni dei berberi. Le province nordafricane, insieme ai possedimenti romani in Spagna, vennero riunite nell'Esarcato d'Africa dall'imperatore Maurizio. L'esarcato conobbe una certa prosperità e trovatosi, dopo il 640, a dover fronteggiare l'urto della conquista islamica, l'esarcato riuscì, pur con qualche battuta d'arresto, a tenere testa alla minaccia per qualche tempo. Già nel 643 gli arabi giunsero in Cirenaica, stabilendo nel 644 il governatorato della regione nella città di Barqa, già Barca. Ma nel 698 un esercito arabo proveniente dall'Egitto saccheggiò Cartagine e conquistò l'esarcato, mettendo fine al dominio cristiano e romano sul Nordafrica.

Dominio arabo e ottomano

Nell'800 l'Ifriqiya abbaside (che abbracciava una buona parte dell'attuale Libia, ma non la Tripolitania) fu assegnata in gestione autonoma all'Emiro Ibrahim ibn al-Aghlab, eponimo della dinastia Aghlabide, allo scopo di meglio combattere l'endemico insurrezionalismo religioso, economico e sociale dei locali kharigiti. I Fatimidi ismailiti sconfissero gli Aghlabidi nel 990, fondando un nuovo califfato (ufficialmente "Imamato") in Egitto, di cui le regioni che formeranno l'attuale Libia divennero tributarie.
La Seconda Crociata permise infine ai Normanni di Ruggero II di Sicilia di impadronirsi dell'intera costa libica, compresa tra Tripoli e Capo Bon (1135), pur venendo in breve tempo cacciati (1163) dagli Almohadi di al-Andalus. Dal 1350 sino alla metà del XV secolo furono i governatori Hafsidi di Tunisi a governare in autonomia la Libia finché le principali città si proclamarono autonome, arricchendosi con la guerra di corsa foraggiata anche dalle autorità hafsidi e che vide impiegato un buon numero di corsari che, nel mondo latino coevo, furono definiti "barbareschi".
La minaccia dei corsari barbareschi spinse nel 1510 gli spagnoli, padroni del Regno di Sicilia, a intervenire, affidando Tripoli e Malta ai Cavalieri di San Giovanni. Infine, furono gli Ottomani a occupare Cirenaica (1517) e Tripolitania (1521-1551) in maniera stabile.
Con l'indebolimento dell'Impero ottomano, un nuovo regno autonomo si stabilì in Libia tra il 1711 e il 1835, sotto la dinastia Karamanli, ufficialmente tributaria del Sultano, e prosperò per il commercio degli schiavi e la guerra di corsa. La pirateria libica spinse gli Stati Uniti d'America ad intervenire, per la prima volta fuori dal continente, nella Prima guerra barbaresca (1801-1805), occupando la città di Derna. Maggiori pressioni degli europei spinsero il Sultano a sollevare i Karamanli dall'incarico e ristabilire il dominio ottomano (1835), mentre nel 1843 Muḥammad b. ʿAlī al-Sanūssī, capo di un importante movimento religioso, si stabilì in Cirenaica facendo proseliti in tutta la Libia.

La colonizzazione italiana e la Seconda Guerra Mondiale (1911-1951)

Nel 1911 l'Italia di Giolitti dichiarò guerra all'Impero Ottomano (Guerra Italo-Turca) per ottenere il controllo della Libia con la pace di Losanna. Fino agli anni trenta, gli italiani combatterono, uccidendo un ottavo della popolazione libica (100.000 vittime)[2], la resistenza organizzata dai Senussi (Omar al-Mukhtar, Idris di Cirenaica, Enver Pascià, Aziz Bey), fino all'impiccagione di Omar al-Mukhtar, nel 1931, mentre coloni italiani si stabilivano in Libia, fino a costituire il 13% della popolazione nel 1939. Nel gennaio 1943 la Libia venne occupata dalle truppe degli Alleati, anche se gran parte degli italiani rimasero in Libia.
Col Trattato di Pace del 1947, la Gran Bretagna amministra Tripolitania e Cirenaica, e la Francia il Fezzan, in gestione fiduciaria delle Nazioni Unite, mentre la Striscia di Aozou (ottenuta da Mussolini nel 1935) viene riconsegnata alla colonia francese del Ciad.

Indipendenza e Regno di Libia (1951-1969)

Col favore dell'ONU, il 24 dicembre 1951 la Libia dichiara l'indipendenza come Regno Unito di Libia, monarchia ereditaria e costituzionale sotto re Idris Senussi. Stati Uniti e Gran Bretagna vi mantenevano due basi militari, data l'importanza del Paese nel controllo del Mediterraneo.
Negli anni 1947-1951 furono costruite le prime organizzazioni, sindacali e politiche, del movimento operaio in Libia. È stata fondata l'Unione sindacale dei lavoratori libici che radicata tra i lavoratori portuali condusse diversi scioperi (luglio 1950) per i diritti immediati, normativi e salariali, dei lavoratori. Il Partito comunista libico, clandestino, fondato nello stesso periodo, operava sia nel sindacato che nell'Associazione Politica per il Progresso della Libia, un'organizzazione di massa che si batteva per l'indipendenza del Paese africano. Le organizzazioni, politiche e sindacali, del movimento operaio in Libia furono dissolte dai britannici e dalla monarchia di re Idris I nel dicembre 1951[3].
La Libia intanto entra nella Lega Araba il 28 marzo 1953 e nell'ONU il 14 dicembre 1955. Negli anni '50 vennero scoperti i primi giacimenti di petrolio. Tuttavia la limitata sovranità politica ebbe l'effetto di far approvare nel 1955 una legge petrolifera che concedeva l'uso dei giacimenti alle principali compagnie petrolifere mondiali, riservando al governo libico soltanto il 50 % degli introiti. Negli anni '60 la quantità di petrolio estratta aumentò, ma la difficile situazione del popolo libico rimase tale.[4] Il 25 aprile del 1963 una importante riforma abolì il sistema di governo federale e il nome del paese fu modificato in Regno di Libia.

Il regime di Gheddafi (1969-Presente)

Il 1º settembre 1969 re Idris è deposto da un gruppo di ufficiali nasseriani. Il paese fu ribattezzato Repubblica araba di Libia e Muʿammar el-Gheddāfī presiedette il governo provvisorio, che avviò un programma di nazionalizzazioni delle grandi imprese e dei possedimenti italiani, chiudendo inoltre le basi militari statunitensi e britanniche. La piena sovranità politica permise al governo libico di impiegare le entrate delle grandi imprese petrolifere nello sviluppo di infrastrutture nel Paese. Nel 1970 i beni degli italo-libici furono confiscati, e gli stessi cittadini furono costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970. La politica di sviluppo del territorio perseguita da Gheddafi permise di realizzare, oltre ai miglioramenti nelle infrastrutture in ogni campo, il "Great Man-Made River" (Grande fiume artificiale), una grande opera idraulica che attraverso lo sfruttamento dell'acqua contenuta in laghi sotterranei, forniva acqua potabile ad una popolazione in continua crescita. La prima fase di tale opera si concluse nel 1991 con il tratto che giunge fino a Bengasi, la seconda nel 1996 con il tratto che raggiunse Tripoli, la terza nel 2000, permettendo di raggiungere l'entroterra.[4]
In politica estera, la Libia rivoluzionaria appoggia i movimenti di liberazione nazionale, primo fra tutti l'OLP di Yasser Arafat nella sua lotta contro Israele, e ponendosi come erede di Nasser, Gheddafi tenta senza successo l'unione politica della Libia con la Repubblica Araba Unita di Egitto e Siria (1972), con la Tunisia (1974), con il Ciad (1981) e con il Marocco (1984). Gheddafi espliciterà la sua filosofia politica nel Libro verde (1976). La Jamāhīriyya (repubblica delle masse) sarà proclamata il 2 marzo 1977. Nel 1977, grazie ai maggiori introiti derivanti dal petrolio, Gheddafi poté dotare la sua nazione di nuove strade, ospedali, acquedotti ed industrie. Sull'onda della popolarità, nel 1979 rinunciò a ogni carica politica, pur rimanendo l'unico leader del paese con l'appellativo di "guida della rivoluzione".
Le deboli organizzazioni del movimento operaio, sindacali e politiche, libiche dopo aver subito la repressione da parte della monarchia di re Idris I Senussi, sono state cancellate con uccisioni e detenzioni dalla dittatura nazionalista di Muʿammar al-Gaddafi. Gli intellettuali (professori, scrittori, giornalisti, avvocati) e sindacalisti di orientamento marxista subirono la feroce repressione del regime di Gheddafi nell'aprile del 1973 e nel dicembre del 1978[5]
Tra il 1973 e il 1987 la Libia è coinvolta in un conflitto di frontiera con il Ciad per la striscia di Aozou, ricca di risorse minerarie; la contesa sarà risolta pacificamente nel 1994. Sempre in questo periodo, e per molti anni, Gheddafi fu uno dei pochi leader internazionali che continuarono a sostenere i dittatori Idi Amin Dada e Bokassa (quest'ultimo soltanto nel periodo in cui si dichiarò musulmano). Negli anni ottanta, la Libia di Gheddafi si configurò come "stato canaglia", sostenitore di gruppi terroristici quali l'irlandese IRA e il palestinese Settembre Nero. Gheddafi fu progressivamente emarginato dalla NATO e il 15 aprile 1986 Tripoli fu bombardata dai caccia americani (Secondo scontro aereo del golfo della Sirte), rispondendo con un attacco missilistico contro Lampedusa. Nel 1988, la Libia organizzò l'attentato di Lockerbie sul volo Volo Pan Am 103, che causò la morte di 270 persone. Con la risoluzione 748/92, l'ONU impose un embargo sulla Libia, durato fino alla consegna degli imputati (5 aprile 1999) e all'accettazione della responsabilità civile verso le vittime (2003).
La Jamāhīriyya si riavvicina alla comunità internazionale a partire dagli anni novanta: con la condanna dell'Iraq nella Guerra del Golfo (1990), la mediazione tra Etiopia ed Eritrea, e l'opposizione ad al-Qa'ida (1999). Il 15 maggio 2006 gli Stati Uniti hanno riallacciato le relazioni diplomatiche interrotte 25 anni prima, togliendo la Libia dalla lista degli "stati canaglia". Nuove tensioni sono sorte dal 2008 tra la Libia e la Svizzera in seguito all'arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, mentre la relazione con l'Italia si è stabilizzata in seguito al Trattato di Bengasi, sempre del 2008. Dal febbraio 2009 al gennaio 2010, Gheddafi è stato eletto come Presidente di turno dell'Unione Africana.
Nel febbraio 2011 scoppiano delle sommosse popolari a cui segue un conflitto armato che vede opposte le forze lealiste agli insorti del Consiglio Nazionale Libico. A seguito della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si ha un intervento militare su mandato ONU per tutelare la popolazione civile libica guidato principalmente da Italia, Francia, Regno Unito e Canada, a cui si sono aggiunti alcuni paesi arabi, Qatar e Emirati Arabi Uniti. L'intervento militare è cominciato il 19 marzo 2011.
I confini della Libia sono frutto di trattati e convenzioni stipulati nel tempo da vari Stati fra cui l'Italia, la Francia, la Gran Bretagna e l'Egitto e seguono principalmente riferimenti artificiali quali paralleli e meridiani e quasi mai riferimenti naturali quali fiumi o montagne.

Morfologia

La Libia è dotata di una lunga costa mediterranea (1770 km), prevalentemente piatta da Tripoli fino a Bengasi. Da Bengasi a Ras e Tin, l'altopiano raggiunge il mare, creando scogliere e insenature profonde. Quindi, la costa torna bassa e ornata da dune fino al golfo di Tobruk, un'insenatura ampia e profonda oltre la quale ricominciano le scogliere a picco.
La Tripolitania è dotata di una pianura costiera (Gefara) abbastanza estesa, che si rialza man mano che ci si inoltra verso il Fezzan. Al contrario, la Cirenaica conosce un altopiano già in vicinanza del mare. L'interno è basso, fino ai 250 metri, con l'eccezione del massiccio del Tibesti, e caratterizzato da deserto roccioso e sabbioso, punteggiato di oasi. Il rilievo maggiore è il massiccio di Bikku Bitti, nel Tibesti, di 2.267 metri.

Idrografia

La Libia ha principalmente wadi sahariani che canalizzano l'acqua della stagione delle piogge. Gli unici fiumi perenni sono il Ki'am e il Ramla (in Tripolitania) e il Derna in Cirenaica.
La falda acquifera, poco profonda in vicinanza del mare (appena 3 metri nell’oasi di Tripoli e 30-35 metri nella piana della Gefara), diventa più profonda inoltrandosi nel Fezzan. L'altopiano della Cirenaica è dotato di una rete di acque sotterranee che riaffiorano in sorgenti carsiche. Le depressioni del deserto (Giarabub, Cufra, solchi del Fezzan) danno luogo a piccoli laghi, spesso salati.
Per supplire al grande bisogno di acqua potabile, è in costruzione il grande fiume, un acquedotto che conduca sulla costa le acque dell'interno.[6].

Clima

Il clima della Libia è fortemente influenzato dal deserto a sud e dal Mediterraneo a nord. Nella regione costiera la temperatura è piuttosto mite: a Tripoli la media è di circa 26 °C d'estate e 14 °C d'inverno[7], mentre le precipitazioni annue raggiungono i 380 mm e sono concentrate soprattutto nei mesi invernali. In estate, occasionalmente, in presenza di venti provenienti dal deserto, la temperatura nella capitale può raggiungere o superare i 45 °C. Nelle pianure centrali domina un clima semiarido, mentre il deserto a sud è soggetto a lunghi periodi di siccità. Sulla fascia costiera, generalmente più umida, soffia a volte in primavera e in autunno il ghibli, un vento secco, caldo e carico di sabbia.

Popolazione

La popolazione è in aumento, al ritmo del 1,9% annuo (1995-2008). Le condizioni socio-sanitarie sono migliorate: con una speranza di vita di 77 anni, una mortalità infantile dell'1,9% e un analfabetismo al 17,4% la Libia si colloca tra i paesi a sviluppo umanitario intermedio e, grazie al reddito relativamente elevato, davanti agli altri paesi nordafricani. La densità media rimane molto bassa (tre abitanti per km2) con la popolazione che si addensa lungo la costa, dove si contano oltre 200 abitanti per km2, nella piana di Gefara e in alcune oasi.
Il 20% della popolazione risiede nella capitale Tripoli, di 1.063.571 abitanti; altri centri notevoli sono Bengasi, capoluogo della Cirenaica e seconda città del paese, Al Bayda, la terza città più grande della Libia, tutti sulla fascia costiera. Ormai l'86% della popolazione abita in città. Oggi la popolazione libica parla l'arabo e il berbero e usa come moneta il dinaro libico.

Etnie

I libici sono principalmente arabi, berberi e tuareg. Limitati gruppi tribali Hausa e Tebu nel sud della Libia conducono vita nomadica o seminomadica. La maggioranza degli stranieri presenti nel paese proviene da altri paesi africani, specialmente l'Egitto.[8] Più di un milione di immigrati irregolari risiede in Libia[9]
Permane una piccola minoranza di Italiani (Italo-libici), nonostante la maggioranza sia emigrata negli anni '50 o espulsa nel 1970[10]
Dei 38.000 ebrei presenti in Libia nel 1948[11], 30.000 emigrarono in Israele, a seguito di vari pogrom, entro l'indipendenza libica nel 1951.[12][13] A seguito della guerra dei sei giorni, i 4.000 ebrei rimasti in Libia subirono un nuovo pogrom. Il governo senussita ingiunse loro di lasciare "temporaneamente" il paese. Dei 4.000 sbarcati in Italia, 2.200 vi rimasero, 1.300 optarono per Israele e la maggior parte degli altri per gli Stati Uniti. Solo poche famiglie restarono in Libia[14][15] Nel 1970 i beni degli ebrei libici furono confiscati, e successive compensazioni furono negate dal governo di Gheddafi[16]. La sinagoga di Tripoli, restaurata nel 1999, è rimasta chiusa.[17]

Religione

Dal 1970 la confessione islamica è stata proclamata religione di Stato.
I musulmani (per lo più sunniti, ma anche ibaditi, cioè kharigiti) sono circa il 97%, i cristiani sono circa il 3% di questi circa 40.000 cattolici.

Lingue

La lingua ufficiale è l'arabo. La lingua berbera è parlata, ma senza alcun riconoscimento ufficiale, da circa 160.000 persone, soprattutto nel Gebel Nefusa ("nefusi"), a Zuara sulla costa e in vari centri dell'interno come Ghat, Ghadames, Sokna e Augila. La lingua italiana e quella inglese sono utilizzate a livello economico per i commerci.

Ordinamento dello stato

L'attuale forma di governo libico corrisponde, in termini politologici, ad un regime autoritario militare, con la presenza di una leadership forte, una ideologia incompiuta e la mancanza di pluralismo e stato di diritto. Il Democracy index del settimanale The Economist riporta, per il 2010, la Libia al 158º posto su 165, classificandola come "regime autoritario". Il rapporto 2010 di Freedom House riporta la Libia come "non libera" sia per la libertà di stampa sia in generale per la libertà dei cittadini. Il figlio secondogenito del colonnello, ovvero Sayf al-Islam Gheddafi, è stato designato dal padre come erede alla presidenza sin dal 1995.
Secondo la Costituzione del 2 marzo 1977 l'ordinamento dello stato libico è un unicum: la Libia non è una "jumhūriyya" (repubblica) ma una "Jamāhīriyya" ("regime delle masse"), nella quale non vi è normale separazione dei poteri. Il regime si basa su una concezione populista-autoritaria del potere, e sulla filosofia politica del “Libro Verde” di Gheddafi, dove sono fuse insieme teorie di impronta socialista-panaraba e musulmana. Il sistema istituzionale prevede la partecipazione diretta del popolo alla vita politica e alla gestione del potere, attraverso la partecipazione ad assemblee locali, i Congressi popolari di base, per le quali però non sono previste elezioni: i partiti politici sono infatti aboliti. La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica appare limitata e la stessa agenda legislativa è per lo più posta in essere dal Comitato Generale del popolo.
Vi sono due tipi di organi di governo in Libia:
  • Il "settore della rivoluzione" comprende la Guida (Qāʼid) della Rivoluzione (Muʿammar el-Gheddāfī), gli altri membri ancora in vita del Consiglio di Comando Rivoluzionario (stabilito nel 1969 con 12 membri) e i Comitati Rivoluzionari. La loro legittimazione deriva dalla partecipazione alla rivoluzione del 1º settembre 1969: non sono eletti né possono essere sostituiti mediante elezioni. In seguito al malcontento popolare, nel 1988 il potere dei CR è stato ridotto a favore del secondo settore.
  • in ciascuno dei 1.500 distretti urbani (formati il 15 aprile 1992): Congresso del Popolo Locale e Comitato del Popolo Locale
  • in ciascuna delle 32 regioni (Shaʿbiyyāt ossia "res populi"): Congresso del Popolo di Sha'biyya e Comitato del Popolo di Shaʿbiyya
  • a livello nazionale: Congresso del Popolo Nazionale Generale e Gabinetto, o Comitato del Popolo Nazionale Generale, o Comitato Generale Popolare di Libia.
Il Segretario generale del Congresso Nazionale ha funzioni di capo dello stato, il Segretario generale del Comitato ha funzioni di capo del governo. Diversi "segretariati" hanno funzione ministeriale, ma con responsabilità scarsamente definite. Nel 2000 Gheddafi ha avviato una politica di decentralizzazione che ha portato all’abolizione di alcuni segretariati, le cui funzioni sono passate alle assemblee popolari territoriali.
Ogni 4 anni i membri dei congressi locali dibattono ed eleggono i propri dirigenti e i segretari dei comitati. I dirigenti dei congressi locali li rappresentano al congresso regionale, dove eleggono i dirigenti regionali e i segretari. I dirigenti dei congressi regionali li rappresentano al congresso nazionale (che riunisce i suoi 2700 delegati annualmente), dove eleggono i dirigenti nazionali e i membri del Gabinetto.
Il potere giudiziario non esiste in forma autonoma: la giustizia è amministrata dai comitati popolari mediante corti sommarie (secondo settore), e i delitti politici sono giudicati dai tribunali rivoluzionari e dai tribunali militari (primo settore). In realtà per la maggior parte delle cause esiste il sistema tradizionale a tre livelli, con giudici nominati dai congressi corrispondenti. Il diritto applicato è in linea di principio quello coranico (shari'a); non sono garantite le libertà fondamentali e i diritti umani non sono garantiti costituzionalmente o comunque per principio assoluto.
Il regime vuole essere una democrazia diretta; i partiti politici sono però vietati dalla legge 71 del 1972. Le ONG sono ammesse da una legge del 1971, ma devono conformarsi agli scopi del regime. Non esistono sindacati né diritto di sciopero, ma numerose associazioni professionali sono integrate nella struttura della Jamāhīriyya come suo terzo pilastro, a fianco dei Congressi e dei Comitati, e designano propri componenti del Congresso generale.

La Libia è composta da tre regioni geografiche e storiche:

Città principali

Politica interna

La Jamahiriyya si rappresenta come democrazia diretta. I Congressi popolari, riuniti ogni anno ai tre livelli di amministrazione territoriale, formulano raccomandazioni a cui si ispira l'azione di governo degli organi esecutivi, i Comitati Popolari. Gheddafi, quale "Guida della Rivoluzione", si pone al di sopra del sistema istituzionale, manovrando la maggior parte delle leve di potere del regime. L'opposizione, per la maggior parte basata all'estero, non ha vera capacità di azione nel paese.
A partire dal 2008, Tripoli ha annunciato numerose innovazioni legislative (riforma del codice penale, della procedura penale, restituzione dei beni espropriati dopo la Rivoluzione, abolizione della pena di morte), senza tuttavia che queste giungessero ad approvazione. Uno dei pochi sviluppi positivi è stato rappresentato dall'abolizione dei tribunali "speciali".

Il rispetto dei diritti umani in Libia

La Libia è considerata da più parti come un regime autoritario, a causa della precarietà dei diritti umani nel Paese.[18] Secondo l'Organizzazione non governativa Freedom House, nel 2009 la Libia è considerata un paese non libero (sono possibili, secondo l'ong, tre varianti: libero, parzialmente libero e non libero).[19]
Secondo il rapporto annuale dell'Organizzazione non governativa Human Rights Watch il ministero libico della giustizia e i tribunali libici non "ricercano la giustizia e la verità".
Inoltre si registrano violazioni e discriminazioni ai danni delle tribù meridionali Tuareg e Tebu.[19]
In Libia è in vigore la pena di morte[20].
Il 7 giugno 2010 la Libia ha chiuso l'ufficio dell'Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). In Libia non è possibile chiedere asilo politico, e fino al 10 giugno l'Ufficio delle Nazioni unite sopperiva a questa mancanza. La decisione libica non è stata accompagnata da spiegazioni. Il ministro degli esteri libico ha dichiarato che l'Agenzia dell'ONU per i rifugiati svolge un'attività illecita.[21]

Politica estera

La Libia è parte dell'ONU (dal 1955), della Lega Araba (dal 1953), dell'OPEC (dal 1962) e dell'Unione Africana (dal 1963). Le istituzioni di cui la Libia fa parte sono: ABEDA, AfDB, AFESD, AMF, AMU, AU, CAEU, COMESA, FAO, G-77, IAEA, IBRD, ICAO, ICRM, IDA, IDB, IFAD, IFC, IFRCS, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, LAS, MIGA, NAM, OAPEC, OIC, OPCW, OPEC, PCA, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO, UNWTO, UPU, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO (osservatore)

Economia

Fino agli anni cinquanta del XX secolo considerata uno dei paesi più poveri del mondo, soprattutto a causa dell'improduttività del territorio, la Libia registrava già nel 1977 il reddito annuo pro capite più elevato del continente africano (posizione che conserva tuttora, con 14.192 dollari nel 2010), grazie allo sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio, iniziato nel 1959 e nazionalizzato dopo il 1970.
Oltre a nazionalizzare le principali risorse (il petrolio e il gas naturale in primo luogo) e le attività produttive il nuovo regime investì anche nello sviluppo dell'industria leggera e delle infrastrutture e nella modernizzazione dell'agricoltura, favorendo nel contempo l'immigrazione per sopperire alla scarsità di manodopera. La diminuzione dei prezzi del petrolio negli anni ottanta ha poi ridimensionato le possibilità di sviluppo del paese, al punto che il PIL ha fatto segnare in quel decennio un calo medio annuo del 5,4%; negli anni novanta il quadro economico ha risentito delle sanzioni economiche imposte alla Libia dall'ONU nel 1991, revocate nel 1997. Nel 2006 gli U.S.A. hanno cancellato la Libia dall'elenco degli stati canaglia. La moneta è il dinaro libico.

Risorse

Agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura ha importanza scarsa, sia per la limitatissima superficie coltivabile (1,2% del territorio) sia per la scarsità di acqua, anche se il governo ha investito molto sulla bonifica dei terreni agricoli e sul reperimento di risorse idriche con opere di sbarramento e l'utilizzo di ingenti quantità di acque fossili, convogliate verso la costa da un sistema di tubazioni. I principali prodotti agricoli sono i cereali, grano e orzo, coltivati nella fascia costiera e sulle pendici settentrionali delle alture che dominano la costa. Lungo quest'ultima crescono anche vite e olivo, agrumi e alberi da frutta.
Nelle zone pre-desertiche cresce lo sparto utilizzato sia per la cellulosa, sia per farne corde, stuoie e altri lavori d'intreccio; e inoltre tabacco, arachidi, patate, ricino; dalla palma da dattero si ricavano frutti in abbondanza. Dato il clima arido, è molto praticato l'allevamento caprino e ovino. Poco importante la pesca (rilevante quella delle spugne).

Industria

La base dello sviluppo economico della Libia è rappresentato dal petrolio: le quantità da estrarre ogni anno e i relativi prezzi di vendita sono sotto il controllo del governo e in adesione alla strategia dell'OPEC. Il petrolio, di cui la Libia è il secondo produttore del continente africano dopo la Nigeria, contribuisce per oltre il 25% alla formazione del reddito nazionale e rappresenta la quasi totalità delle esportazioni.
I principali giacimenti petroliferi (Mabruk, Hofra, Zelten, Beda, Raguba, Ora, Samah, Gialo, Waha, Magid, Amal, Serir, Augila) sono collegati da oleodotti; le principali raffinerie sono a Marsa El Brega, Tobruch, Ras Lanuf, Ez Zauia. Esistono, inoltre, cospicui giacimenti di gas naturale. Vi sono anche saline, e da alcune zone lacustri del Fezzan si estrae il natron (carbonato di sodio).
L'industria manifatturiera è di dimensioni assai modeste, con impianti tessili, alimentari, del tabacco, della concia del pellame; attività artigianali tradizionali sono la lavorazione dei tappeti, a Misurata, e i ricami in seta e argento.
Dagli anni settanta ha avuto un notevole impulso l'edilizia, con la costruzione di interi quartieri popolari alla periferia delle grandi città che ha determinato il sorgere di cementifici e di fabbriche di laterizi.

Terziario

Si sta sviluppando nel paese una rete di servizi alle imprese, finanza, commercio interno, servizi alla persona. Poco a poco le reti stradali si sviluppano, mentre la rete aerea è ancora poco utilizzata.

Esportazioni ed importazioni

Le sanzioni economiche in vigore dal 1991 al 1999 hanno fortemente ridotto gli scambi commerciali della Libia, la cui bilancia è sempre in forte attivo grazie all'esportazione di greggio, destinato innanzitutto all'Italia (39%) e quindi a Germania, Spagna, Turchia, Francia, Svizzera. Vengono in cambio importati beni industriali e alimentari, anche in questo principalmente dall'UE, Italia in testa.

Trasporti

I maggiori porti sono Tripoli, Bengasi, Marsa El Brega, relativamente recente e destinato unicamente all'imbarco di petrolio, Misurata e Tobruk. La rete stradale, sviluppata soprattutto lungo la costa (via Balbia), è asfaltata per un terzo. Un'autostrada costiera è in progetto. È stata invece smantellata la rete ferroviaria dei tempi coloniali.

Turismo

Per tutti gli anni settanta e ottanta il governo libico ha scoraggiato l'afflusso turistico, una posizione che solo nei primi anni novanta si è andata modificando. Poli di attrazione sono l'antico nodo carovaniero di Gadames, lo spiccato carattere di Tripoli con le sue ricche moschee e importanti resti archeologici, dai celebri resti della fenicia e poi romana città di Sabratha, a quelli romani di Leptis Magna a quelli ellenici e romani di Cirene.

Risorse minerarie

Buona parte delle ricchezze della Libia si basa sui proventi dell'esportazione di petrolio e gas naturale.
Il piano del leader libico Muammar Gheddafi, che proponeva di far ricevere direttamente ai cittadini le entrate petrolifere è stato affrontato nel marzo 2009 al parlamento libico. Solo 64 dei 468 rappresentanti hanno sostenuto il piano, mentre altri 251 hanno votato "sì, in linea di principio", ma hanno chiesto un'estensione di tempo per l'attuazione del programma. Il piano è dunque stato rifiutato.[22]

Flora e Fauna

La vegetazione, a causa dell'aridità del clima, è scarsa: macchia mediterranea lungo la costa, con olivi, viti, lentischi, mirti, carrubi, ginepri, cipressi, mentre verso l'interno prevalgono la steppa semidesertica e poi il deserto vero e proprio. Nelle oasi crescono palme da datteri, ulivi e aranci
La fauna è ridotta: dromedari, roditori del deserto, iene, volpi, sciacalli; nelle zone meno aride vivono gazzelle e linci. Abbondano gli insetti (in particolare locuste e farfalle), gli uccelli e, nelle zone desertiche, scorpioni e rettili (serpenti e lucertole). Nel deserto libico si trova una fauna sahariana. Gli erg ospitano fennec, varani del deserto, pesci della sabbia, rettili e le pericolose vipere della sabbia, mentre negli uadi si trovano gazzelle dorcas e scorpioni velenosi della sabbia. Le palme delle oasi danno rifugio a tortore, rondini e rondoni, rapaci, mantide verde e colubri di Mojla.

Arte e Architettura

La Libia presenta resti punici e greci (Bes) e Cirene importanti città romane (Leptis Magna e Sabratha), oltre ad esempi particolari di architettura berbera come Ghadames. I centri abitati hanno un'impronta arabo-ottomana, e le principali città hanno conosciuto l'architettura coloniale ai tempi della Libia italiana

Pittura e Scultura

Numerose sono le pitture e le incisioni rupestri che danno una interessante testimonianza sulla fauna e sulle genti che un tempo abitarono il deserto. Il nascere della pittura rupestre si può collocare nel Neolitico e si può distinguere in due fasi, l'una pre-camelica (anteriore all'introduzione del dromedario), naturalistica e assai raffinata, l'altra di epoca camelina schematica e scadente. Successivi elementi artistici punici, greci, romani, arabi, ottomani e coloniali, oltre che moderni, sono custoditi nei musei delle maggiori città. 

Letteratura

Nella letteratura libica contemporanea, i generi prevalenti sono la poesia e il racconto breve. Fuad Kaabazi e Khalifa Tillisi sono tra i letterati che maggiormente si sono spesi per la traduzione e l'interscambio tra la letteratura italiana e la letteratura libica.[23][24]

Sport
 
La Libia ha partecipato per la prima volta ai giochi olimpici nel 1964, senza mai vincere una medaglia. Non ha mai partecipato alle Olimpiadi invernali.
Il principale sport seguito in Libia è il calcio; le squadre maggiori sono Al Ittihad Tripoli e Al Ahly Tripoli. La Libyan Arab Basketball Federation gestisce il campionato di pallacanestro.

Gastronomia

La cucina libica presenta elementi misti di cultura araba e mediterranea, con forti influssi italiani che risalgono al passato coloniale. La popolazione libica predilige mangiare in casa, tranne al venerdì, quando vengono preparati picnic sulla costa, in cui i commensali si servono, usando mani e pane come posate, da un grande piatto comune.
I pastori nomadi berberi hanno lasciato la consuetudine della cottura a fuoco lento di zuppe e carni in pentole di terracotta (tajine), oltre al couscous, tradizionalmente di miglio, oggi di grano, condito con carne (principalmente montone), pesce o verdure.
La sharba è invece una zuppa di verdure speziata al peperoncino e condita con pezzi di pollo, tacchino o montone.
La pasta al pomodoro è un lascito della cucina italiana, reinterpretata con l'uso delle spezie.
La tradizione ebraica ha lasciato in eredità l'uso di frattaglie e la marinatura di carne e pesce.
Le principali spezie utilizzate sono coriandolo, cumino e cannella, ai quali si aggiungono per dare colore zafferano e cardamomo. Orzo e frumento sono i principali cereali coltivati. Pomodori e patate sono le verdure più apprezzate; datteri, banane, cocco, arance e fichi identificano la frutta.
Il thé alla menta, servito in piccoli bicchieri, è la principale bevanda. Gli alcolici sono banditi per motivi religiosi.

Festività

La Libia segue il calendario islamico lunare, e ne celebra le principali festività.
Tra le festività civili si segnalano:
  • 20 gennaio, il Leilat al-Meiraj
  • 2 marzo, Dichiarazione della Jamahiriya
  • 28 marzo, Giornata del ritiro dei Britannici
  • 11 giugno, Evacuazione delle basi militari straniere
  • 1 settembre, Giorno della Rivoluzione (Al-Fateh)
  • 7 ottobre, Giorno dell'Amicizia (fino al 2008: Giorno della Vendetta, in ricordo dell'espulsione degli italiani nel 1970)
  • 26 ottobre, Giornata del Ricordo delle deportazioni del 1911
  • 15 novembre, Arafat Day
  • 24 dicembre, Giorno dell'Indipendenza
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Libia
 
 

Cartina topografica della Libia

 



 

 
 


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ITALIA-CINA

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