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martedì 12 aprile 2011

Immigrazione, muro contro muro, tra Italia e Francia ora è crisi aperta! L'Ue boccia l'Italia, Maroni non ci sta! Bruxelles non riconosce i permessi di soggiorno concessi agli immigrati! Anche la Germania contro i «visti» temporanei agli immigrati Tunisini!

Berlusconi firma il decreto sui permessi di soggiorno temporanei ai tunisini. Ma a Parigi il Ministro dell'Interno dirama una circolare ai Prefetti con disposizioni rigide: respingere l'ondata. Il Ministro degli Interni Italiano, Roberto Maroni: "Atteggiamento ostile dei Fancesi!". Schifani: "Ci attendiamo gesti concreti dalla Francia!"  

PARIGI (FRANCIA) - La Francia si prepara ad accogliere gli immigrati tunisini. Ma sarebbe meglio dire che si prepare a trovare il modo di non farli rimanere a lungo nel proprio territorio. Dopo la decisione del governo italiano di rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo agli stranieri arrivati in Italia, il governo francese corre ai ripari e mette le mani avanti. E lo fa con una circolare diramata alle prefetture in cui si dettano cinque precise condizioni su come gestire il nuovo flusso. A rendere noto il documento è il quotidiano parigino Le Figaro. Le "istruzioni" del ministro dell'Interno Claude Gueant sono precise: i nuovi arrivati devono essere in possesso di un titolo di soggiorno valido, emesso da uno Stato membro della convenzione di Schengen, devono avere un passaporto nazionale valido, devono giustificare lo scopo e le condizioni del loro soggiorno in terra francese, non costituire una minaccia per l'ordine pubblico e non essere entrati in Francia da più tre mesi. Ma soprattutto devono certificare di disporre di risorse sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se dispongono di un alloggio). 
La Francia applica così il massimo delle limitazioni alla libera circolazione prevista dal trattato europeo di Schengen. E c'è da scommettere che con questi dettami saranno pochi i tunisini che riusciranno a rimanere a Parigi. E dove andranno? Semplice, in Italia. E' questo infatti ciò che prevede la circolare pubblicata sul sito di Le Figaro. "Chi non rispetta anche solo uno dei requisiti richiesti - si legge nel documento- verrà rispedito allo Stato membro di proveninenza": cioè l'Italia.
A confermare questa ipotesi, oltre al ferreo controllo della frontiera francese constatato negli ultimi giorni, ci sono anche le dichiarazioni degli addetti ai lavori parigini. "L'esame delle situazioni individuali sarà minuzioso e si può già prevedere che non tutti la passeranno", ha detto a Le Figaro un alto dirigente della polizia di frontiera francese. E anche un prefetto ascoltato dal quotidiano parigino si è schierato sulla stessa linea: "Non ci sarà un'ondata di nuovi arrivi", ha rassicurato. Alla fine è arrivata anche la dichiarazione del ministro francese: "Parigi non vuole subire un’ondata di immigrazione tunisina dall’Italia, Paese in cui rispedirà candidati al soggiorno in Francia che non soddisfino le condizioni di identità e di risorse richieste".
Intanto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che domani incontrerà il suo omologo francese "per trovare un accordo e definire un sistema di intervento comune", anche se poi ha aggiunto che "da Parigi c'è stato un atteggiamento di ostilità e la libera circolazione nell'area Schengen è garantita da regole che devono essere rispettate". Sulla stessa linea di pensiero anche il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha dichiarato: "Il problema dell’immigrazione clandestina non è un problema italiano, è un problema europeo. Ci attendiamo gesti concreti dai francesi". Ci va un po' più morbido invece il ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo il quale la circolare francese "non è un gesto speciale di amicizia, ma a noi sembra un valora aggiunto quello di lavorare insieme con la Francia in chiave europea!" Mentre arriva l'ufficialità sui permessi di soggiorno temporanei (con la firma, da parte del presidente del Consiglio, del decreto ad hoc), ora resta da vedere per quanto tempo ancora durerà questo gioco del gatto col topo tra la Francia e l'Italia e cosa verrà fatto per evitarlo. Ma è comunque singolare il fatto che la circolare francese sia stata redatta e diramata proprio ieri, giorno in cui Palazzo Chigi decideva per il permesso di soggiorno temporaneo. Un tempismo perfetto.
Fonte: www.ilgiornale.it 

L'Ue boccia l'Italia, Maroni non ci sta!

Bruxelles non riconosce i permessi di soggiorno concessi agli immigrati!

BRUXELLES (LUSSEMBURGO) - «Che senso ha rimanere in Europa?», si è chiesto ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni a margine della seduta lussemburghese con i colleghi dei 27 Stati membri. Deluso e isolato, Maroni ha dovuto incassare la bocciatura europea del piano di permessi di soggiorno temporanei concessi dal decreto approvato lo scorso 5 aprile dalla Presidenza dei ministri. Per l’Europa, infatti, la gestione di 22mila migranti deve e può restare italiana perché «non ci troviamo ancora in una situazione tale da far scattare il meccanismo», aveva specificato la commissaria agli Interni Cecilia Malstrom. E i governi nazionali le hanno dato conferma.
È «prematuro» decidere l’attivazione della direttiva 55 del 2001 che alla protezione temporanea per i profughi collega «l’obbligo di cooperazione tra Stati» e la libera circolazione nell’area Schengen. Una larga maggioranza dei ministri, riuniti ieri a Lussemburgo, ha così ritenuto che, numeri alla mano, la direttiva non vada ancora applicata. Da qui, lo sfogo del rappresentante del Viminale che ha mostrato dapprima la «delusione di aver visto ancora una volta i Paesi dell’Unione assolutamente indisponibili ad attuare misure concrete di solidarietà»; in seguito visibilmente contrariato perché «in questa situazione di grave emergenza, ci è stato detto “cara Italia, sono affari tuoi e devi fare da sola”».
A poco sembra essere valso il richiamo fatto dal presidente della Repubblica nella mattinata di ieri. Al monito di Napolitano («Con l’Europa non si scherza») anche il ministro degli Esteri Frattini ha commentato l’esito della riunione dei 27 con un «l’Europa resti con il suo egoismo. Noi troveremo altre soluzioni». Eppure, la commissaria Malstrom ha confermato il rafforzamento dell’impegno di Frontex per il controllo delle frontiere e lo stanziamento di fondi aggiuntivi a favore dell’Italia.
Ma a bruciare sono state soprattutto le parole del ministro degli Interni tedesco, Hans Peter Friederich, che ha auspicato che «gli italiani compiano il loro dovere» perché «non sarebbe nell’interesse dell’Europa essere costretti a introdurre nuovi controlli alle frontiere». E sulla scia tedesca, oltre alla Francia, anche Austria, Spagna e Svizzera alla cui frontiera ieri sono stati respinti sei irregolari.
Unico saldo punto d’accordo, frenare gli arrivi e rimpatriare: i tunisini vanno respinti, è la nota comune dei governi europei. Peccato che, anche su questo fronte, a Lampedusa la tensione è altissima. Ieri, chi era trattenuto nel Centro di accoglienza dell’isola ha iniziato una protesta che finita con l’incendio di una parte della struttura. Atti di autolesionismo e scioperi della fame sono l’ultimo tentativo disperato per scongiurare il ritorno in Tunisia. Con l’allarme, confermato ieri dal Consiglio italiano per i rifugiati, che i rimpatri stiano avvenendo in maniera indiscriminata e - non sarebbe la prima volta - si stiano consentendo «respingimenti di massa».
Fonte: http://www.terranews.it
Anche la Germania contro i «visti»
 
BERLINO (GERMANIA) - Il fronte comune europeo nella gestione dell'emergenza immigrati resta una chimera. Se Italia e Francia hanno fatto un timido passo avanti - più formale che sostanziale - per attenuare la polemica feroce scoppiata sulla libera circolazione nell'area Schengen dei beneficiari di permessi provvisori, la Germania ha azzerato nuovamente il contatore.
Poche ore dopo il vertice a Milano tra il ministro degli Interni Roberto Maroni e il suo collega francese Claude Guéant, Berlino ha formalizzato una posizione durissima nei confronti del governo italiano: «Vediamo in queste misure prese dall'Italia un attentato allo spirito di Schengen», ha detto il portavoce del ministero degli Interni tedesco, Jens Teschke. Già in salita, il vertice europeo di lunedì a Lussemburgo tra i ministri degli Interni e della Giustizia si svolgerà in un clima incandescente.
La confusione è ormai parossistica. Ma non era stato Maroni ad invitare la Francia a uscire da Schengen nel caso di respingimento degli immigrati tunisini muniti di permesso provvisorio rilasciato dalle autorità italiane? L'uscita tedesca rafforza la posizione dei francesi che ieri, nonostante l'accordo sul pattugliamento congiunto, le formule di circostanza, gli sforzi protocollari, i sorrisi alla Prefettura di Milano, sono rimasti saldi sulle posizioni della vigilia.
«I permessi temporanei di soggiorno rilasciati dal governo italiano - ha detto Guéant - aprono la possibilità di libera circolazione, ma nel rispetto dell'articolo 5 di Schengen, che prevede il possesso di risorse finanziarie adeguate e documenti per il riconoscimento». Chiaro. Differenze rispetto alle parole con cui il ministro francese, giovedì, aveva accompagnato la circolare destinata ai suoi prefetti? Nella sostanza, nessuna, anche perché le garanzie sui mezzi di sostentamento e sui documenti d'identità restano a carico del governo italiano.
Meno male che si sono messi d'accordo sul pattugliamento congiunto, aereo e navale, delle coste tunisine. Bloccare all'origine l'afflusso dei migranti clandestini è nell'interesse di entrambi, ma questi interessi tornano a divergere man mano che dal mare ci si avvicina al territorio italiano.
Maroni ha ripetuto che la gestione di questo afflusso non può essere «una questione solo italiana, o tra Italia e Francia, ma va affrontata con uno sforzo comune a livello europeo». Analogo concetto è stato espresso dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, ieri a Parigi per un vertice delle associazioni imprenditoriali del G-8, che ha detto di attendersi dalla Francia e dall'Europa «un aiuto non solo a parole, ma con azioni concrete», sull'accoglienza dei migranti in arrivo dal Nord Africa.
A rendere ancora più difficile uno sforzo coordinato a livello Ue ci sono le convulsioni di politica interna che attraversano i tre Paesi più importanti dell'Unione. In Francia tra poco più di un anno ci saranno le presidenziali e la formidabile ascesa nei sondaggi di Marine Le Pen, volto accattivante e pragmatico dell'estrema destra, rilancia l'iperattivismo di Sarkozy contro l'immigrazione. Angela Merkel è in affanno dopo che la sconfitta subìta dalla Cdu nel Baden-Wuerttemberg ha accentuato la posizione di minoranza della coalizione di governo al Bundesrat, la Camera delle Regioni.
Lo stesso Roberto Maroni non vuole erodere, con la problematica gestione dei flussi migratori in arrivo dal Nord Africa, il capitale di consenso sul quale conta la Lega a ridosso di una tornata di elezioni amministrative. Per lui e il governo una difficile equazione da risolvere, tra la riluttanza di Francia e Germania e l'indifferenza del resto d'Europa.
C'è solo da augurarsi che il pattugliamento congiunto, unico strumento pratico per limitare sul nascere i problemi, sia davvero efficace.
Fonte: http://www.ilsole24ore.com

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ITALIA-CINA

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