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27 GENNAIO - LA GIORNATA DELLA MEMORIA

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sabato 24 aprile 2010

BERLUSCONI A FINI: "COLPITO E AFFONDATO!" SOLO 12 DEPUTATI DEL PDL STANNO CON IL PRESIDENTE DELLA CAMERA GIANFRANCO FINI!

SILVIO BERLUSCONI

BERLUSCONI A FINI:
"SE NON SI ALLINEA LO FACCIO FUORI!"

(Clicca sulla fotografia del Premier per visualizzare
le immagini dell'intero discorso di Silvio Berlusconi al
Congresso della Direzione Nazionale del PDL
tenutosi a Roma il 22 Aprile 2010)

Il giorno dopo lo "strappo", la rabbia di Berlusconi contro Fini esplode persino in Consiglio dei Ministri. "Si deve dimettere da presidente della Camera - insiste il premier davanti a tutti - e, insieme a lui, ora mi aspetto che anche i suoi sottosegretari rimettano le deleghe". E tuttavia, per la prima volta da quel burrascoso pranzo di martedì scorso a Montecitorio, quando Fini e il Cavaliere litigarono di brutto, Gianni Letta comprende che è giunto il momento di intervenire personalmente.
"Scusa presidente - lo interrompe quindi il sottosegretario - ma forse questa non è la sede più opportuna per trattare questi argomenti di partito. Sarebbe meglio soprassedere e proseguire con quanto previsto dall'ordine del giorno". Non una sconfessione del premier, piuttosto un estremo tentativo di evitare che altra benzina venga buttata sul fuoco, considerando oltretutto la "permeabilità" ai giornalisti del Consiglio dei ministri.
A stento l'intervento di Letta riesce a riportare la discussione sui binari normali. "Gianni mi dispiace ma non sono d'accordo -replica infatti il Cavaliere - anzi, mi sembra questa la sede naturale per fare una riflessione su quanto è accaduto ieri. Comunque, se ritieni, ne parliamo dopo". Così è finita la parte "in pubblico" della discussione, proseguita poi in vari incontri, con un andirivieni incessante davanti alla porta del presidente del Consiglio al primo piano di palazzo Chigi: gli ex-An Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Andrea Ronchi, quindi Umberto Bossi con Maroni e Calderoli, poi Angelino Alfano e Paolo Bonaiuti, il sindaco Gianni Alemanno e Fabrizio Cicchitto. Ma soprattutto, ancora una volta, Gianni Letta. Tutti a cercare di placarne l'irritazione per lo show down del giorno prima, provando a circoscrivere i singoli problemi. "La situazione resta difficile - conferma Bonaiuti -, non ci sono novità. Meglio aspettare". Il Cavaliere infatti è deciso a non fare sconti, tanto che ha persino bloccato le trattative sulla giunta Polverini nel Lazio pur di non far entrare assessori (come Luca Malcotti) di area Fini.
Nel breve faccia a faccia con Bossi il premier rinsalda invece un patto di ferro che prevede, se la situazione diventasse ingovernabile, l'approvazione dei decreti attuativi del federalismo, la riforma della par condicio e il ritorno alle urne in ottobre. Sono ipotesi estreme, a cui Berlusconi si lascia andare consapevole che un voto anticipato, in piena crisi e con lo spettro della Grecia di fronte, sarebbe più che un azzardo. Volano quindi le colombe. Ignazio La Russa, in particolare, si sarebbe impegnato con Berlusconi a cercare di "far ragionare" i finiani più tiepidi, sconsigliando nel frattempo il Cavaliere di dar corso alle "epurazioni" dei vari colonnelli finiani: "Li conosco da anni, fammici parlare".
"I retroscena dei giornali - si sfoga La Russa dopo una giornata passare a ricucire la tela - e le fondazioni come Farefuturo fanno male, creano un clima pesante. E poi succede l'incidente. Invece, sulle singole questioni sollevate da Fini si può discutere: io ho già preso contatto con Bondi per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, mentre Tremonti si è messo al lavoro sul fisco". Al ministro non è sembrato tuttavia opportuno accettare il dono del premier, un Suv "Uaz" comprato dai russi, senza dare nulla in cambio: "Dopo la Direzione di ieri forse non era il caso, anche se costa quanto una Fiat Panda. Ho ringraziato Berlusconi ma ho deciso di devolvere l'importo a un ente di assistenza". Visto il clima, meglio evitare fraintendimenti. Che il momento sia "critico" lo riconoscono anche i finiani più diplomatici. Il ministro Andrea Ronchi ieri ha fatto la spola con Berlusconi e Fini e, anche se non intravede soluzioni a portata di mano, non vuole nemmeno sentir parlare di una crisi di governo: "Ora bisogna raffreddare la situazione. È il momento della riflessione e del silenzio. Ma abbiamo un mandato degli elettori da rispettare".
A chi lo è andato a trovare, Berlusconi è apparso esasperato. L'unica cosa che non gli è dispiaciuta è stata la dialettica "civile" ad Annozero tra la "sua" Mara Carfagna e Benedetto Della Vedova. "Questa uscita di Fini - si sfoga con gli uomini di An - è davvero pretestuosa: a parole, vorrebbe contenere Bossi. In realtà, con la nostra divisione, è proprio alla Lega che facciamo il regalo più grande. Bel risultato!". Al termine di un paziente lavoro dei mediatori, il Cavaliere accetta per il momento di restare a guardare quali saranno le prossime mosse del presidente della Camera: domenica Fini sarà ospite dall'Annunziata, lunedì vedrà i suoi alla sala Tatarella, e martedì in tv a Ballarò. A un vecchio ex camerata missino Fini ha confidato: "Ti ricordi il '76? Ecco, farò come Almirante". Un riferimento al momento più difficile del segretario del Msi, quando venne contestato duramente dagli scissionisti di "Democrazia nazionale" e rischiò di perdere tutto. Poi, l'anno dopo, Almirante schiacciò i suoi oppositori interni e venne plebiscitato segretario. Altri tempi.

(24 aprile 2010) © Riproduzione riservata

Fonte: http://www.larepubblica.it

venerdì 23 aprile 2010

Scontro Berlusconi-Fini in Direzione Nazionale a Roma del Pdl...

Direzione Pdl a Roma: E' scontro Berlusconi-Fini - Tg24 - Sky

Lo scontro tra Berlusconi e Fini alla Direzione Nazionale del PDL a Roma!

Scontro Berlusconi - Fini (Direzione Nazionale PdL)

Pdl, è rottura tra Fini e Berlusconi: "Se Fini non si allinea è fuori dal Partito!"

ROMA - Contano i gesti più delle parole. Contano quei volti contratti, quel gesticolare, quell'ira trattenuta a stento che poi esplode. E che arriva a concretizzarsi in una sorta di "licenziamento" in diretta. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, davanti alla platea della direzione del Pdl, rendono palese un contrasto che li divide da tempo. Fino ad oggi celato, raccontato nei retroscena, affidato, per via indiretta, ai rispettivi fedelissimi. Ed oggi esploso pubblicamente in tutta la sua drammaticità. I due se le sono dette "in faccia", dando evidenza a quell'antipatia politica ma anche umana che li divide da tempo. Poi nel tardo pomeriggio arriva la votazione sul documento finale, e in serata l'ultimatum dettato ai suoi fedelissimi dal Cavaliere: "Se lui non si allinea è fuori".Si sapeva che la direzione di oggi sarebbe stato un appuntamento ad alta tensione. Si sapeva, ma nessuno immaginava che lo scontro sarebbe stato così violento. Si sapeva che Fini, pur consapevole di parlare ad una platea tutt'altro che favorevole, non avrebbe fatto un passo indietro. "Basta mettere la polvere sotto il tappeto". E così è stato. Il presidente della Camera ha visto la sfilata dei ministri che rivendicavano, puntigliosamente (e "puerilmente" chiosa Fini), l'operato del governo, ha sentito Berlusconi annunciare il congresso del Pdl entro l'anno e poi è salito sul palco. Un'ora di discorso in cui il presidente della Camera non è arretrato di un passo. Davanti ad un Berlusconi sempre più infastidito dalle sue parole, Fini, ha esordito così: "Non credo che la libertà di opinione possa rappresentare il venir meno alla lealtà all'interno del Pdl solo perché si danno indicazioni diverse da quelle che vanno per la maggiore". E su questo tasto Fini punta molto. Rimanda al mittente le accuse di "tradimento", di "eresia", di muoversi per "interessi personali". Ricorda le "bastonature mediatiche ad opera di giornali proprietà di familiari del premier". Tutte accuse che, da tempo, si sente rovesciare addosso dai media vicini al Cavaliere e dai molti fedelissimi del premier. Lui, e lo si capisce mentre parla, ha in mente un partito diverso dal Pdl di oggi. Che, dice chiaro, partito non è. Semmai è un'aggregazione dove vige il "centralismo carismatico", dove non si discute, dove si creano situazione come la spaccatura in Sicilia. Una formazione che sembra inerte davanti alle pressioni della Lega. "Al nord siamo diventati la fotocopia della Lega, l'identità del Carroccio è chiara, la nostra al nord non lo è. Appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso, nel centrosud sono preoccupati per l'influenza della Carroccio". A pochi metri Ignazio La Russa, plenipotenziario del Pdl lombardo e ex fedelissimo di Fini, guarda fisso gli appunti. Il volto di Berlusconi è terreo. Fini va avanti. E si rivolge direttamente al premier, dando inizio al botta e risposta che sfocerà nel durissimo scontro finale. Sono tanti i temi che il presidente della Camera pone. Ma, al di là, delle varie critiche, è proprio l'idea di quello che è il Pdl oggi che a Fini non piace. Per questo definisce quella di oggi "una giornata di svolta". Il giorno in cui non si potrà fingere che non esista una componente, minoritaria, all'interno del partito portatrice di idee diverse da quelle dominanti. Fini, questo lo rivedica, e non vuole sentirsi dare dell'eretico. Il partito che Fini ha in mente è quello che sui temi dell'immigrazione si schiera con le tesi dei partito popolare europeo improntate al rispetto della "dignità umana" e non su quelle della Lega ("ma le posizioni del Carroccio sono le stesse che aveva An" gli sbatte in faccia il premier), un partito che assume la legalità come valore, che celebra, senza reticenze, l'unità d'Italia che non delega tutte le scelte al governo. Berlusconi è sempre più insofferente. Si sfrega i polpastrelli a significare un apprezzamento negativo sulla sostanza. Verdini, al suo fianco, cerca di rabbonirlo. Ma Fini non si fa intimidire, ricorda i tanti che nel Pdl "pubblicamente" si sperticano in elogi e poi "vengono da me a lamentarsi di come vanno le cose". E porta sul palco anche un tema incandescente come quello della giustizia. "Ricordi il processo breve? Quella era un amnistia mascherata" incalza Fini ricordando "un litigio forte" col premier. "Mi devi dire - si chiede Fini - che cosa c'entra la riforma della Giustizia se poi passano questo tipo di messaggi". Si va avanti così. Con il presidente della Camera che chiede di "rivedere" il programma economico del Pdl", che mette in guardia dall'attuazione del federalismo che il Carroccio vuole a tutti i costi. "Ma avete parlato con i nostri governatori del centrosud che sono preoccupati per come finirà?" continua Fini chiedendo la creazione di una commissione del partito sui decreti attuativi (l'unica cosa che Berlusconi accetterà). Dopo un'ora Fini conclude. Pochi gli applausi e frettolosa le stretta di mano con Berlusconi. Il premier scatta verso il microfono. Doveva parlare stasera ma la rabbia è troppa. E quello che dice dal palco ne è la chiara espressione: "Dici cose senza grande rilevanza politica e oggi hai cambiato totalmente posizione. Martedì mi hai detto di essere pentito di aver collaborato a fondare il Pdl e che volevi fare un gruppo parlamentare diverso". Boato della platea. Fini è rosso in volto. Berlusconi è senza freni: "Delle cose che hai chiesto non avevo notizia, comunque ne discuteremo. Lascia stare la Sicilia che ci sono dentro i tuoi uomini e ti ho già detto che voglio vendere il Giornale". Si arriva così al rush finale gettato in faccia a Fini tra gli applausi della sala: "Dici che sei supert partes? Per queso non sei venuto a piazza San Giovanni? Allora se vuoi fare politica lascia la presidenza della Camera". Il presidente della Camera agita il dito e urla: "Che fai mi cacci?". Poi si riunisce con i suoi sostenitori e decide che nessun finiano interverrà in direzione. Poi annuncia: "Non ho nessuna intenzione di dimettermi dalla presidenza della Camera. Nè tantomeno di lasciare il partito. Oggi è un giorno importante per il Pdl: viene meno la fase dell'unanimismo o della totale convergenza e si apre una positiva e democratica fase di discussione".Il documento finale della direzione definisce "poco comprensibili e pretestuose" le polemiche, punta il dito contro "le ambizioni personali e le correnti" e riafferma fedeltà e "gratitudine" al Cavaliere. I voti contrari sono 12 (tra cui quello del ministro Ronchi), contro i 20 inizialmente previsti, ma Bocchino spiega: "C'erano molti assenti, non abbiamo perso nessuno, anzi abbiamo guadagnato due ex di Forza Italia". Ma è forse nell'epilogo il senso vero di questa giornata. "Avrei preferito che dicesse 'me ne vado' - dice in serata il Cavaliere ai suoi - invece non ci pensa proprio: vuole restare e logorarmi. Ma non ho nessuna intenzione di lasciarglielo fare e ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni". Ma non basta: secondo il premier il voto al documento finale ha dimostrato che Fini ha il 6% dei consensi nel partito, quindi presto bisognerà porsi il problema di come con questi numeri possa ancora ricoprire un ruolo così importante come quello di presidente della Camera. In altre parole, Berlusconi sta studiando se e come poter davvero allontanare l'attuale presidente dallo scranno più alto di Montecitorio. Ultimo passaggio del suo ragionamento esposto ai fedelissimi: "I numeri ci sono, noi andiamo avanti a governare. E' chiaro che se non c'è la possibilità di governare si va a votare".Viene da chiedersi che accadrà adesso. Che fine avrà questa storia. Ammesso e non concesso che lo scontro di oggi non l'abbia già scritta.

(22 aprile 2010)

La nascita del PDL e la morte di Alleanza Nazionale...

Berlusconi-Fini, è rottura totale? Il Premier: "Vuoi fare Politica? Lascia la Presidenza della Camera dei Deputati!"

ROMA - In quello che era stato presentato come il «giorno della verità» all'interno del Pdl, va in scena il durissimo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Tra i due è rottura totale. Il premier ha praticamente dato lo «sfratto» all'ex leader di An dallo scranno di presidente della Camera: «Se vuoi fare politica lascia quel ruolo super partes» gli ha detto dal palco. «Sennò mi cacci?» è stata la replica di Fini, che a un certo punto si è addirittura alzato dalla prima fila per replicare al presidente del Consiglio. È stato questo il momento di massima tensione alla direzione nazionale del partito, scoppiato dopo che il Cavaliere aveva deciso di replicare alle parole pronunciate dal numero uno di Montecitorio. Un intervento, quello dell'ex leader di An, tutto incentrato sulla richiesta di un maggiore dibattito interno e nel corso del quale il presidente della Camera ha puntato il dito contro «l'appiattimento del Pdl sulle posizioni della Lega al Nord». Dopo le schermaglie a mezzo stampa degli ultimi giorni, le parole grosse tra i due sono dunque volate in versione «live» e davanti agli occhi dell'intero stato maggiore pidiellino e delle telecamere.
IL DOCUMENTO FINALE - Dopo la pausa e una serie di nuovi interventi (Letizia Moratti, Roberto Formigoni, Gianni Alemanno tra gli altri) c'è stato il voto sul documento conclusivo: via libera a grande maggioranza, con 13 voti contrari e un astenuto (Pisanu) su 172 aventi diritto. Un testo che «approva le conclusioni politiche del presidente Berlusconi e gli conferma il proprio pieno sostegno e la propria profonda gratitudine». Una presa di posizione netta a favore del premier, dunque: «Le correnti negano la natura stessa del Pdl - si legge ancora - ponendosi in contraddizione con la volontà degli elettori. Una leadership forte non significa rinunciare a un dibattito libero e democratico, previsto dallo Statuto», ma a due condizioni: «Che non si contraddica il programma elettorale e che una volta assunte le decisioni tutti si adeguino al risultato del voto». Il giudizio nei confronti del presidente della Camera è duro: le polemiche di questi giorni, sostiene il documento, sono «paradossali» e «incomprensibili», soprattutto «dopo due anni di vittorie e di grandi risultati del governo». E Fini? «Si apre una fase positiva e democratica per il partito» commenta. « Viene meno la fase dell'unanimismo. La presidenza della Camera? Non ho intenzione di lasciare». Berlusconi la vede diversamente: «Avrei preferito che dicesse 'me ne vado' - commenta con i suoi. - Invece non ci pensa proprio: vuole restare e logorarmi. Ma non ho nessuna intenzione di lasciarglielo fare e ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni».
IL GOVERNO E LE RIFORME - Una giornata in un certo senso storica, per il Pdl e la politica italiana. Il Cavaliere aveva aperto i lavori attorno alle 10,30 esortando la platea a sedersi («adesso mi metto a fare il buttadentro», ha scherzato) e a riempire tutti i posti liberi nelle prime file («conosciamo i mezzi di informazione, sono pronti a inquadrare solo quelle sedie vuote»), congratulandosi per il risultato elettorale («nonostante la campagna d'odio nei nostri confronti e nonostante gli attacchi delle magistrature politicizzate») e rivendicando i successi del governo tornando sui temi dell'emergenza rifiuti in Campania, degli interventi post terremoto in Abruzzo, della tenuta sul fronte economico nonostante la crisi. Aveva poi esortato ad utilizzare i tre anni senza elezioni che ancora mancano alla fine della legislatura per il completamento del programma di governo. «Il Pdl è nato dalla gente e ha l'aspirazione a diventare maggioranza assoluta nel Paese - ha detto ancora Berlusconi -. E' possibile perché raccoglieremo tutti coloro che non si riconoscono nella sinistra». Poi ha spiegato che il Pdl è un partito «democratico» e si è impegnato a convocare entro l'anno il primo congresso del partito». Di più: «Credo che ogni anno ci possa essere un congresso» ha rilanciato il Cavaliere, ipotizzando anche una più frequente convocazione di tutti gli organi direttivi del partito e spiegando di non essere mai intervenuto in prima persona per imporre la sua linea.
SERVI E UOMINI LIBERI - La parola è poi passata ai coordinatori del partito. Sandro Bondi, in particolare, ha scaldato la platea urlando a gran voce che nel Pdl «non ci sono uomini liberi e servi» e ha attaccato alcuni intellettuali di centrodestra, in particolare «il professor Campi» e «il dottor Rossi» di Fare futuro, a suo parere troppo critici con il partito e con il suo leader, «una personalità che come riconoscono tutti giganteggia sugli altri», e ha chiesto di prendere le distanze da chi «vuole denigrare un uomo e un leader al quale ciascuno di noi deve molto». Ignazio La Russa ha invece spiegato che le storie di An e Forza Italia sono compatibili all'interno del Pdl e che non devono essere divise. E ha evidenziato come la Lega non abbia battuto il Pdl, nonostante certe letture del voto di fine marzo. Anche Berlusconi ha evidenziato questo aspetto, ribadendo che «il Pdl non è al traino della Lega»: «I nostri elettori sono tre volte quelli della Lega, noi abbiamo 20 ministeri e loro 3 ministri ma in realtà 2 ministeri: un decimo rispetto a quelli del Pdl. E in 89 consigli dei ministri i verbali non hanno mai registrato una occasione in cui il Pdl si sia dovuto fare indietro rispetto ad una proposta della Lega o avesse dovuto dire sì a qualcosa di non condiviso».
«SERVE CHIAREZZA» - Poi è stata la volta di Gianfranco Fini che ha esordito parlando di una «riunione necessaria per fare chiarezza». E a scanso di equivoci ha detto subito di vedere attorno a sé «l'atteggiamento puerile di chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto». «Avere delle opinioni diverse rispetto al presidente del partito la cui leadership non è messa in discussione - ha poi detto Fini - significa esercitare un diritto-dovere. È possibile derubricare delle valutazioni diverse come se si trattasse di mere questioni di carattere personale? O di tradimento?». «E' stata una caduta di stile - ha poi aggiunto rivolto a Bondi - citare questioni polemiche nel confronto del presidente del Consiglio quando sono stato io oggetto di forti polemiche e attacchi mediatici da giornalisti lautamente pagati da stretti famigliari del presidente del Consiglio» (GUARDA IL VIDEO). Su questo il premier gli risponderà più tardi spiegando di non interferire mai con le scelte della direzione del Giornale e di avere comunque sollecitato la vendita del quotidiano ad una cordata di imprenditori che possano sgravare la famiglia Berlusconi. Dopodiché Fini è passato a rivendicare l'esigenza di un Pdl «davvero democratico». «Siamo in una giornata che cambia le dinamiche del Pdl - ha detto -. E non ci può essere chi viene messo al rogo. In tutte le famiglie politiche europee la leadership forte è frutto di una sintesi tra posizioni anche diverse». Poi il capitolo più spinoso, quello del rapporto con la Lega: «Al Nord stiamo diventando la loro fotocopia, siamo appiattiti sulle loro posizioni». Fini ha citato le politiche contro l'immigrazione, la mancata abolizione delle province, la mancata privatizzazione delle municipalizzate, tutti temi cari ai Lumbard. La sudditanza nei confronti della Lega, ha sottolineato, la si vede anche nella mancanza di una posizione del Pdl sulle celebrazioni per il 150esimo dell'Unità d'Italia, «che alla Lega non interessa». Fini ha poi parlato di difesa della legalità, sollevando una reazione nervosa del premier, «che vuol dire più dell'elenco puntiglioso di operazioni delle forze dell’ordine: serve riforma della giustizia ma non bisogna dare l’impressione che serva a garantire sacche maggiori di impunità. E qualche volta l’impressione c’è, quando si ipotizzava la prescrizione breve era questo il messaggio che si dava».
LO SCONTRO IN PUBBLICO - Poi ha ripreso la parola Berlusconi e subito sono state scintille: «È la prima volta che sento queste cose, non mi sono mai arrivate proposte in tal senso». Fini ha cercato di replicare dal pubblico e sono volate parole forti e dita puntate. Poi Berlusconi al microfono lo ha attaccato: «Tu nei giorni scorsi hai detto di esserti pentito di aver fondato il Pdl», tra le proteste fuori microfono dello stesso Fini. Berlusconi ha però poi cercato di attenuare i toni, dicendo di accogliere con favore la proposta di Fini di un coordinamento dei governatori del Pdl per analizzare le modalità con cui attuare il federalismo fiscale. Quanto alla Lega, il Cavaliere ha ricordato che il partito di Bossi «ha fatto proprie le posizioni che erano di An sull'immigrazione e che poi sono state abbandonate». Una sottolineatura che è suonata come una frecciata diretta all'ex leader di An, che parlando di immigrazione aveva ricordato i valori ispiratori del Partito popolare europeo, a cui il Pdl fa riferimento.
IL VIDEO dello scontro tra Berlusconi e Fini
«SMETTI DI FARE IL PRESIDENTE» - La calma ritrovata da Berlusconi è stata però persa pochi istanti più tardi: «I tuoi rilievi - ha detto rivolgendosi a Fini - sono cose che rappresentano percentualmente una piccola parte rispetto a tutto quello che si è fatto. Valeva la pena mettere in discussione il ruolo super partes di presidente della Camera per fare contrappunto quotidiano a noi?». Poi l'accusa di non avere neppure partecipato alla campagna elettorale per salvaguardare la terzietà dell'incarico istituzionale. «Non sei voluto neanche venire a piazza San Giovanni - ha sottolineato Berlusconi -, chi ha un ruolo istituzionale non può esprimere opinioni politiche, altrimenti lascia il suo ruolo e fa politica nel partito». Il presidente della Camera, da parte sua, ha replicato con un gesto delle dita e chiedendo ironicamente: «Sennò mi cacci?». Insomma, un botta e risposta durissimo. Al termine dell'assise, Fabio Granata riassume il senso politico della giornata (almeno secondo i finiani): «Oggi si è codificata l'esistenza della minoranza Pdl con il voto». L'impressione, però, è che tra i due leader si sia consumato uno strappo personale - per di più di fronte alle telecamere - che sarà difficilmente sanabile.

Al. S.G. Ant.22 aprile 2010 (Ultima modifica: 23 aprile 2010)

Scontro Fini - Berlusconi in diretta video, è quasi rissa...

ITALIA-CINA

ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!