(di Franco Quintano) (ANSA) - BELGRADO, 22 APR - A quasi trent'anni dalla morte, la figura di Jozip Broz Tito appare piu' popolare che mai in tutti i Paesi della ex Jugoslavia dove - complice la sfiducia e lo scoraggiamento legati alla crisi economica - si assiste a un fenomeno di autentica nostalgia nei confronti del maresciallo che guido' con la mano forte e con successo la Jugoslavia dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla sua morte, il 4 maggio 1980. Proprio ieri le autorita' di Lubiana, la capitale slovena, hanno deciso di intitolare nuovamente a Tito una delle strade principali della citta' che nel 1991, con la proclamazione dell'indipendenza, era stata battezzata 'Via della Slovenia'. Strade e piazze intitolate a Tito restano a Belgrado (Serbia), Zagabria (Croazia), Podgorica (Montenegro), Sarajevo (Bosnia-Erzegovina), in Macedonia. A Belgrado riscuotono successo anche due iniziative turistico-rievocative: un giro attraverso i luoghi legati alla vita e all'attivita' del maresciallo, e un viaggio in treno, nel corso di un intero weekend, a Uzice (170 km a sudovest della capitale), principale centro del primo territorio in Europa liberato nel 1941 dall'occupazione nazista, grazie a Tito. Sempre nella capitale serba e' in corso una mostra, con grande afflusso di visitatori da tutta la ex Jugoslavia, dove sono in visione oggetti, ritratti e doni offerti a Tito (sia quando era in vita sia anche dopo la sua morte) da personalita' politiche, organizzazioni di lavoratori e semplici cittadini, desiderosi di esprimere la loro ammirazione e riconoscenza per quella che viene ritenuta la saggia guida politica del maresciallo. Una mostra - come ha spiegato all'ANSA la curatrice Marina Dokmanovic - ''che parla non solo di Tito ma anche di noi, dei cittadini dell'intera ex Jugoslavia, di come eravamo e di come ci comportavamo allora''. ''Con te sono andati via tutti i vantaggi che avevamo: la sicurezza, il lavoro, la casa, i generi alimentari, i viaggi, una vita migliore'', si legge su un tessuto ricamato a mano da una ammiratrice di Tito, in visione alla mostra, intitolata 'Effetto Tito'. ''Sono nata nel 1945, sono cresciuta con Tito e con la nostra bellissima Jugoslavia che non potro' mai dimenticare. Sono felice che qualcuno ancora si ricorda del nostro amato compagno Tito'', ha scritto una visitatrice sul registro del pubblico. Non lontano dal Museo e dalla mostra - nel quartiere residenziale di Dedinje - si trova la Casa dei Fiori, un edificio moderno all'interno di un grande parco, con lo studio privato del maresciallo. E' li' che e' situata la tomba di Tito, morto a 88 anni (era nato il 25 maggio 1892). ''Non e' solo nostalgia. La gente ha capito quali erano i valori e l'aspetto umano della vita ai tempi di Tito. Allora tutti avevano un lavoro, non c'era disoccupazione. Con Tito potevamo viaggiare senza problemi, oggi noi serbi abbiamo bisogno del visto. Mi creda, allora stavamo sicuramente meglio'', dice convinta Mira Tokanovic, presidente del minuscolo partito comunista jugoslavo, venuta a deporre una corona di fiori sulla tomba di Josip Broz Tito. (ANSA). Y1Y-QN
22/04/2009 17:38
Fonte: http://www.ansa.it
"La Politica è una cosa difficile, talvolta terribile, ma tuttavia umana! Anche nella Politica ci deve essere il disgusto, la pulizia! Non ci si può sporcare di fango, nemmeno per un'idea alta!" (Boris Eltsin - "Il diario del Presidente")
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mercoledì 22 aprile 2009
Forever Hero [Tito - Yugoslavia] - EX JUGOSLAVIA: CON CRISI CRESCE NOSTALGIA PER TITO!!!
Ahmadinejad criticism of Israel sparks UN walkout en masse...
Dozens of delegates have walked out of a United Nations conference on racism after Mahmoud Ahmadinejad, Iran's president, described Israel as a "racist government".
Ahmadinejad told delegates at the summit in Switzerland on Monday, that after the Second World War the United States and other nations had established a "cruel, oppressive and racist regime in occupied Palestine".
"The UN security council has stabilised this occupation regime and supported it in the last 60 years giving them a free hand to continue their crimes," he told delegates at the Durban Review Conference hall in Geneva.
Dozens of diplomats from countries including Britain and France left the hall in protest as he made the remarks.
Ahmadinejad also asked the conference: "What were the root causes of the US attacks against Iraq or invasion of Afghanistan?
"The Iraqi people have suffered enormous losses ... wasn't the military action against Iraq planned by the Zionists ... in the US administration, in complicity with the arms manufacturing companies?".
Many delegates who remained in the hall applauded Ahmadinejad's comments.
At least three demonstrators, dressed as clowns and shouting "racist, racist," were expelled as Ahmadinejad began to speak.
Alan Fisher, Al Jazeera's correspondent at the conference, said Ahmadinejad had reiterated his views on Israel, especially over its 22-day war on Gaza.
He said: "At the time [of the offensive] he said what was going on in Gaza was a genocide ... this was an opportunity for him to say that at a world forum.
"There are people in the hall who believe that what Ahmadinejad was saying is correct - that is why there is such a split here."
Alireza Ronaghi, Al Jazeera's correspondent in Tehran, said: "Ahmadinejad's words are being criticised in Iran, not just among the youth, but among the different political factions.
"This is the exact attitude he has been criticised for some time."
"Even among the conservatives they have said such remarks are totally uncalled for."
Nicolas Sarkozy, the French president, condemned Ahmadinejad's "speech of hate" and called for a "firm and united" reaction from the European Union.
Jonas Gahr Store, Norway's foreign minister, said the Iranian leader's comments had "run counter to the very spirit of dignity of the conference ... he made Iran the odd man out".
The speech by Ahmadinejad, who is a frequent critic of Israel and has cast doubt on the extent of the killing of Jews during the Second World War, coincided with Holocaust Remembrance Day in Israel, which begins at sundown on Monday.
The United States, Canada, Israel, Australia, New Zealand, Germany, Poland and the Netherlands, had earlier said they would not attend the conference amid fears Ahmadinejad would use the summit to propagate anti-Semitic views.
Washington also said it believed a draft text to be discussed was overly critical of Israel and its treatment of the Palestinians.
Opening the five-day summit earlier, Ban Ki-Moon, the United Nation's secretary general, said he was "profoundly disappointed" that some western countries were not attending, but also condemned those who sought to deny or minimise the extent of the Holocaust.
He said: "Some nations who by rights should be helping us to forge a path to a better future are not here ... I deeply regret that some have chosen to stand aside."
Israel had withdrawn its ambassador to Switzerland in protest over a meeting between Ahmadinejad and Hans-Rudolf Merz, his Swiss counterpart.
The UN organised the summit to help heal the wounds left by its last racism conference in Durban, South Africa, in 2001, when the US and Israel walked out after Arab states sought to define Zionism as being racist.
Barack Obama, the US president, announcing his administration's decision not to attend the conference, said Washington wanted a "clean slate" before tackling race and discrimination issues at the UN.
Several Muslim nations at the summit called for moves to prevent perceived insults to Islam, which they say have proliferated since the attacks on the US on September 11, 2001.
Fonte: http://www.youtube.com/user/MiddleEastNews
Consuete falsità del TG5; Ahmadinejad, Israele razzista e le solite reazioni...
"Dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno fatto ricorso alle aggressioni militari per privare della memoria un'intera nazione col pretesto della sofferenza ebraica", ha detto il presidente iraniano, le cui parole sono state tradotte da un interprete.
"E hanno inviato immigrati dall'Europa, dagli Stati Uniti e da altre parti del mondo al fine di stabilire un governo totalmente razzista nella Palestina occupata", ha aggiunto.
"E, di fatto, come indennizzo per le terribili conseguenza del razzismo in Europa, hanno contributo a portare al potere il più crudele e repressivo regime razzista in Palestina".
"La parola sionismo personifica il razzismo che falsamente fa ricorso alla religione e insulta i sentimenti religiosi per nascondere il suo volto di odio", ha detto Ahmadinejad.
Fonte: http://www.youtube.com/user/egoticness
MILANO - All'indomani dell'attacco sferrato dal presidente iraniano, Mahmud Ahmandinejad, nel corso della conferenza di Ginevra sul razzismo, Israele commemora la Shoah, l'olocasusto che vide vittime sei milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti, con due minuti di silenzio nel corso dei quali l'intero Paese si è fermato. Alle 10 in punto (le 9 in Italia) tutte le persone hanno interrotto le proprie attività e si sono bloccate in mezzo alla strada, rimanendo immobili in raccoglimento. Le cerimonie in Israele per l'annuale giornata del ricordo dell'Olocausto sono iniziate al tramonto di ieri sera e si concluderanno al tramonto di martedì. A Gerusalemme le parole pronunciate dal presidente iraniano a Ginevra hanno suscitato vive proteste. Dall'ex campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, nel sud della Polonia, il vice premier di Israele Silvan Shalom contrattacca Ahmandinejad e il governo di Teheran: «L'Iran - dice Shalom - è come la Germania di Hitler».
AHMADINEJAD IN TRIONFO - Ahmadinejad, nel frattempo ha avuto un'accoglienza da eroe al ritorno stamane a Teheran dopo la sua partecipazione alla conferenza Onu, la cosiddetta «Durban 2». Al presidente iraniano sono stati offerti fiori e una folla di studenti militanti fondamentalisti ha gridato ripetutamente lo slogan «Morte all'America». «Prenderò parte a tutte le conferenze internazionali - ha affermato Ahmadinejad - nonostante il volere dell'Occidente». «Quella gente grida slogan sulla tolleranza degli oppositori e sulla libertà di parola - ha detto ancora Ahmadinejad - ma insulta l'onore delle nazioni e i valori divini». Il presidente iraniano ha affermato che i Paesi occidentali «non hanno tollerato una parte delle parole di chi si oppone loro». «Questa - ha concluso - è la natura del pensiero disumano del liberalismo».
LA SANTA SEDE DEPLORA GLI ESTREMISMI - La Santa Sede, in un comunicato, ha ribadito che il Forum dell'Onu deve servire a «dialogare insieme». Di conseguenza «deplora l'utilizzazione di questo Forum dell'Onu per assumere posizioni politiche, estremiste e offensive, contro qualsiasi Stato». Assumere posizioni offensive - rimarca la nota, firmata dalla Sala Stampa della Santa Sede, «non contribuisce al dialogo e provoca una conflittualità inaccettabile». «Si tratta, invece, di valorizzare tale importante occasione - si legge nel comunicato - per dialogare insieme, secondo la linea di azione che la Santa Sede ha sempre adottato, in vista di una lotta efficace contro il razzismo e l'intolleranza che ancor oggi colpiscono bambini, donne, afro-discendenti,migranti, popolazioni indigene, ecc. in ogni parte del mondo». «La Santa Sede, mentre rinnova l'appello del Papa, assicura che con tale spirito la sua Delegazione è presente e lavora alla Conferenza». Nella nota si ricorda che Benedetto XVI ha parlato domenica dell'incontro dell'Onu. «Formulo i miei sinceri voti affinchè -aveva detto all'Angelus in piazza San Pietro - i delegati presenti alla Conferenza di Ginevra lavorino insieme, con spirito di dialogo e di accoglienza reciproca, per mettere fine ad ogni forma di razzismo, di discriminazione e intolleranza, segnando così un passo fondamentale verso l'affermazione del valore universale della dignità dell'uomo e dei suoi diritti, in un orizzonte di rispetto e di giustizia per ogni persona e popolo».
21 aprile 2009(ultima modifica: 22 aprile 2009)
Fonte: http://www.corriere.it/
GINEVRA - AHMADINEJAD DEFINISCE ISRAELE GOVERNO RAZZISTA E UE ABBANDONA LA SALA!!!
rappresentanti degli Stati dellUnione europea hanno abbandonato la sala in cui si sta svolgendo la conferenza Onu sul razzismo a Ginevra nel momento in cui il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nel suo intervento, si è riferito allo stato di Israele (pur senza mai pronunciarne il nome) come ad un governo razzista.
Nel suo discorso il presidente Ahmadinejad ha criticato listituzione di un governo razzista in Medio Oriente dopo il 1945, alludendo chiaramente a Israele. Ma il presidente Ahmadinejad ha ricevuto anche applausi dalla platea: la prima volta quando ha accusato gli Stati occidentali di essere rimasti in silenzio di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza e la seconda volta quando ha detto che occorre rivedere le organizzazioni internazionali e il loro modo di lavorare. Consensi al presidente iraniano sono arrivati anche quando ha parlato della crisi economica mondiale sottolineando che continua ad aggravarsi e non ci sono speranze che possa essere superata.
Poco prima, nel momento in cui il capo di stato iraniano ha preso la parola davanti ai delegati, almeno tre manifestanti con parrucche multicolori e nasi rossi da clown hanno gridato razzista, razzista allindirizzo di Ahmadinejad.
I tre sono stati espulsi dalla sala delle conferenze.
La lotta al razzismo è una priorità per Italia e Germania, nonostante i due partner europei abbiano deciso di boicottare la conferenza internazionale contro il razzismo. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini, in una conferenza stampa con il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier al termine di un bilaterale a Berlino.
La nostra assenza (dalla conferenza, ndr) vuol dire evitare che un testo che non condividiamo sia utilizzato per veicolare messaggi sbagliati, ha precisato il titolare della Farnesina, aggiungendo che Germania e Italia sono fortissimamente impegnate nella lotta al razzismo e contro ogni forma di discriminazione.
È necessaria una estrema fermezza dell Unione europea ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, definendo il discorso del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla conferenza Onu sul razzismo a Ginevra un appello intollerabile allodio razziale.
Fonte: http://www.youtube.com/user/neoumanesimo
Ahmadinejad provoca lo sdegno dei delegati europei alla conferenza Onu contro il razzismo: nuovo attacco del leader iraniano!!!
TEHERAN
Ha preso il via a Ginevra la terza giornata di lavori della Conferenza dell’Onu sul razzismo (Durban 2) dopo l’approvazione per acclamazione - ieri con tre giorni di anticipo - del documento finale per ribadire la lotta a tutte le forme di intolleranza con un richiamo al piano delineato dalle Nazioni Unite otto anni fa a Durban. In mattinata sono attesi gli interventi, tra gli altri, dei delegati di Gran Bretagna, Francia e Svezia, che parlerà a nome dell’Ue in veste di prossimo presidente di turno, dal momento che la delegazione della Repubblica Ceca (attuale presidente dei 27) due giorni fa ha deciso di lasciare definitivamente i lavori della Conferenza come «risposta al discorso del presidente iraniano Ahmadinejad nel quale si descrive Israele come un Paese con un governo razzista».
Oggi c'è stato un nuovo attacco del leader iraniano, Mahmoud Ahmadinejad che, in una conferenza a Teheran, ha nuovamente denunciato Israele di aver messo in atto contro i palestinesi una «pulizia etnica», e di aver compiuto «atti brutali». Ahmadinejad ha ribadito che quello di Israele a Gaza è stato un «genocidio» e che i «criminali» dovranno essere puniti. «Dovranno - ha detto il leader iraniano - dare conto di tutta la loro brutalità».
Ahmadinejad ha quindi ribadito di aver chiesto all’Interpol l’arresto di 25 «criminali di guerra sionisti». «La Repubblica islamica - ha detto - si aspetta da loro che ottemperino i loro doveri legali». Le dichiarazioni di Ahmadinejad arrivano all’indomani delle forti accuse lanciate dal leader iraniano dalla platea della conferenza Onu sul razzismo a Ginevra in cui Ahmadinejad aveva denunciato Israele di essere «un governo totalmente razzista» fondato «sul pretesto della sofferenza israeliana». Affermazioni che avevano profondamente irritato i delegati europei, usciti dalla sala. Lo stesso presidente Usa aveva definito le dichiarazioni del presidente iraniano «spaventose e criticabili».
La conferenza sul razzismo delle Nazioni Unite in questi giorni avrebbe segnato una sconfitta di Israele, secondo il Presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che lunedì era intervenuto a Ginevra, unico capo di stato a farlo. Israele, ha detto, «uccide innocenti, costruisce bombe atomiche, usa la questione dei diritti umani per giustificare le sue azioni disumane come fa con l’Olocausto».
Ahmadinejad ha inoltre spiegato di «aver respinto» la raccomandazione del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a tenere un discorso dai toni morbidi dalla platea della conferenza di Ginevra. «Gli abbiamo risposto se ci stava chiedendo di non parlare dei crimini di Gaza, degli attacchi contro i nostri paesi vicini, e del terrore dei palestinesi. Se non possiamo parlare di queste cose a una conferenza dell’Onu, dove dobbiamo farlo?».
«Gli israeliani volevano dare una nuova definizione di razzismo ma per la prima volta la libertà delle nazioni e dei governi ha neutralizzato i suoi piani diabolici e ha vinto», ha dichiarato Ahmadinejad, dopo aver incontrato a Teheran un gruppo di magistrati.
Fonte: http://www.lastampa.it
ONU - Ahmadinejad infiamma Durban 2 - Rappresentati Paesi dell'Ue lasciano la sala a Ginevra...
(ANSA) - GINEVRA, 20 APR - Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, attacca Israele nel suo intervento alla Conferenza dell'Onu sul razzismo a Ginevra. Ahmadinejad ha criticato l'insediamento di un ''governo razzista'' in Medio Oriente dopo il 1945, alludendo chiaramente allo stato di Israele, senza pero' mai nominarlo. Alle sue parole, i rappresentanti degli Stati dell'Unione europea - quelli presenti ai lavori, Italia e Germania non ci sono- hanno abbandonato la sala.
Usa, discorso Ahmadinejad odioso, fa una grave ingiustizia al popolo iraniano
(ANSA) - NEW YORK, 20 APR - Il discorso del presidente Ahmadinejad alla conferenza sul razzismo di Ginevra e' stato ''vile'' e ''odioso''. Lo ha detto l'incaricato d'affari americano all'Onu, Alejandro Wolff. ''Non posso usare altra parola che vergognoso'', ha detto. Ahmadinejad ha accusato Israele di aver creato un ''regime razzista, repressivo e crudele''. Secondo Wolff il discorso ''fa una grave ingiustizia alla nazione iraniana e al popolo iraniano''.
SKYTG24: http://www.youtube.com/
Mahmud Ahmadinejad ha attaccato Israele denunciando la "formazione di un governo razzista in Medio Oriente" e i delegati dell'Unione europea hanno reagito lasciano la Conferenza di Ginebvra 'Durban 2', già disertata da molte delegazioni occidentali.
Poco prima, nel momento in cui il capo di stato iraniano ha preso la parola davanti ai delegati, almeno tre manifestanti con parrucche multicolori e nasi rossi da clown hanno gridato "razzista, razzista" all'indirizzo di Ahmadinejad. I tre sono stati espulsi dalla sala delle conferenze.
Sarkozy: necessaria estrema fermezza dell'Ue
E' necessaria una "estrema fermezza" dell' Unione europea. Lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, definendo il discorso del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla conferenza Onu sul razzismo a Ginevra un "appello intollerabile all'odio razziale".
Kouchner: nessun compromesso possibile
"Nessun compromesso è possibile", dopo le dichiarazioni anti-Israele pronunciate dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla conferenza Onu sul razzismo a Ginevra, ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. "Avevo avvisato che la Francia non avrebbe tollerato l'uso della conferenza per delle dichiarazioni d'odio", ha sottolineato Kouchner. "Così, seguendo le mie istruzioni, il nostro ambasciatore Onu a Ginevra, Jean-Baptiste Mattei, ha abbandonato la sala con i suoi colleghi europei e numerose altre delegazioni". "Spero - ha osservato il capo della diplomazia francese - che questo gesto di protesta faccia riflettere la comunità internazionale: in nome della protezione dei diritti umani e della lotta contro tutte le forme di razzismo le nazioni devono unirsi contro tutte le dichiarazioni di odio".
Israele critica Ban Ki-moon per l'incontro con Ahmadinejad
Israele ha deplorato oggi il faccia a faccia tra il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, e il presidente dell'Iran, Mahmud Ahmadinejad, a margine della conferenza di Ginevra sul razzismo.
"E' deplorevole che il segretario generale dell'Onu abbia creduto bene di incontrare il piu' grande negazionista d'oggi (Ahmadinejad), il quale e' alla testa di un Paese membro dell'Onu che invoca la distruzione di un altro Paese (Israele) pure membro dell'Onu, nel giorno della commemorazione della Shoah", si legge in una nota del ministero degli Esteri israeliano. Nella nota si sottolinea inoltre che "sarebbe meglio" se tutti "i dirigenti della comunità internazionale si astenessero dall'incontrare" il presidente iraniano.
Nelle ore precedenti Israele aveva protestato in modo ancor più vigoroso contro l'accoglienza fastosa riservata ad Ahmadinejad a Ginevra dal presidente svizzero, Hans Rudolf Merz, richiamando il proprio ambasciatore a Berna per consultazioni.
Ahmadinejad: "arrogante ed egoista" chi non è venuto
Mahmoud Ahmdinejad ha accusato i Paesi che hanno boicottato la conferenza Onu sul razzismo di Ginevra di essere "arroganti ed egoisti".
Tra quanti hanno deciso di non partecipare Israele, che è stata nuovamente attaccata dal presidente iraniano, l'Italia e gli Stati Uniti.
Fonte: http://www.rainews24.rai.it
Il nuovo Iran di Amadinejad...
Nello scorso mese di giugno si sono svolte in Iran le elezioni presidenziali. A sorpresa, ha prevalso l’ex sindaco di Teheran, Mahmoud Ahmadinejad, superando nel ballottaggio il favorito Akbar Hashemi Rafsanjani, che già aveva ricoperto la carica di presidente della repubblica negli anni dal 1989 al 1997. Dopo lo spoglio delle schede, lo sconfitto ha rivolto pesanti accuse di brogli elettorali, sostenendo che il Ministero della Cultura, la Guardia rivoluzionaria ed il Basiji (la milizia volontaria nazionale) avevano favorito lo sfidante grazie ad una campagna denigratoria dell’immagine sua e della sua famiglia orchestrata utilizzando denaro pubblico ed istituzioni statali; tuttavia, il Consiglio dei Guardiani, cioè la corte costituzionale chiamata a sovrintendere alle elezioni, ha minimizzato la portata delle accuse chiudendo definitivamente la partita.
Il risultato elettorale è stato presentato dalla stampa come il prodotto dello scontro fra il pragmatico conservatore Rafsanjani che aveva promesso aperture economiche, l’intensificazione dei rapporti con l’Occidente e riforme democratiche, e l’ultraconservatore ortodosso ed estremista Ahmadinejad, custode dei valori e degli ideali della rivoluzione khomeinista del 1979. La realtà, però, è, come spesso accade, un po’ più complessa di quella tratteggiata da una schematizzazione giornalistica.
Il quadro sociale e politico delle elezioni
Tra i mille e più che avevano presentato la propria candidatura, il Consiglio dei Guardiani ha dischiuso le porte della competizione a soli otto fedeli servitori della repubblica islamica, di cui tre riformatori e cinque conservatori. Il primo turno ha visto prevalere da un lato Rafsanjani, in partenza dato per favorito, e dall’altro l’outsider Ahmadinejad, sconosciuto ai più fino a quando non era diventato sindaco di Teheran e giunto al ballottaggio prevalendo per un soffio su candidati più accreditati di lui. I sondaggi davano vincente l’ex presidente, ma l’esito finale del voto ha sorprendentemente ribaltato tutte le previsioni.
Rafsanjani ha, innanzitutto, pagato la sostanziale astensione del fronte moderato, che non ha mostrato la necessaria compattezza. Benché godesse dell’appoggio delle classi medie, dei settori imprenditoriali e del mondo degli affari, è stato abbandonato da consistenti fasce del blocco sociale riformista che l’hanno più o meno apertamente boicottato a causa della sua fama di corrotto, nonostante gli inviti della stampa moderata a convergere su di lui. Ed a nulla gli è valso l’espresso sostegno dell’establishment politico statunitense ed europeo che confidava in una sua vittoria per incrementare massicciamente gli affari con il paese islamico: “I riformatori dovrebbero smettere di parlare di boicottare la consultazione e votare invece per l’ex presidente. Rafsanjani è la scelta migliore sia per il paese sia per il resto del mondo, soprattutto se mantiene le promesse di avviare un dialogo con gli Stati Uniti” (Los Angeles Times).
Con Ahmadinejad, invece, si sono schierate le classi povere, i disoccupati e gli emarginati che non hanno goduto della ricchezza che il petrolio, con le sue enormi entrate valutarie, ha portato solo ad alcuni settori sociali. Quelle stesse classi subalterne che, anche in odio all’affarismo ed alla corruzione sempre più presenti nella vita politica del paese, sono state spaventate dagli annunciati piani di privatizzazioni da parte di Rafsanjani, che, com’è ovvio, avrebbero indebolito la rete di tutele a protezione dei deboli. A ciò si aggiunga il disgusto per quella nomenclatura cresciuta nel regime teocratico iraniano e considerata traditrice degli ideali della rivoluzione. In Ahmadinejad le classi subalterne hanno visto un paladino in grado di sconfiggere le corrotte élite di governo e di combattere la povertà sempre più diffusa nonostante gli enormi profitti derivanti dalle vendite di petrolio; e, benché abbia goduto del sostegno esplicito della Guida suprema della rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei, e della Guardia rivoluzionaria, il nuovo presidente - un laico di 49 anni - è stato percepito come una figura estranea al regime clericale. Così, oggi l’Iran, per la prima volta dal 1981 (da quando, cioè, Bani Sadr venne deposto), ha di nuovo un presidente non appartenente al clero sciita.
Chi è Ahmadinejad
Figlio del popolo - il padre era un maniscalco - Mahmoud Ahmadinejad ha costruito la propria figura pubblica soprattutto come sindaco di Teheran distinguendosi per la chiusura di centri culturali e per aver imposto restrizioni anche nell’abbigliamento agli impiegati comunali, così alimentando la sua fama di duro ed ultraconservatore che è poi stata amplificata dal suo avversario nella campagna elettorale per le presidenziali nel tentativo di screditarlo. Tuttavia, si è anche fatto conoscere come amministratore molto attento alle esigenze dei cittadini, che infatti hanno sentito vicino a loro quest’uomo austero, che esibisce la propria diversità rispetto ai rappresentanti dei settori clericali arricchitisi grazie alla corruzione e di cui il popolo è parso percepire più l’azione amministrativa in favore dei bisognosi che non l’ideologia conservatrice.
E, durante la competizione elettorale, questa immagine è servita a contrastare la campagna che i riformisti gli hanno lanciato contro per metterne in luce i tratti ultraortodossi ed oscurantisti. Ahmadinejad, pur rivendicando il “ritorno alle origini e agli ideali dell’Imam Khomeini”, ha lasciato più sullo sfondo i richiami ideologici privilegiando invece una propaganda elettorale fors’anche populista, ma di sicura presa, come quando ha proclamato che “i veri problemi del paese sono la situazione dell’occupazione e quella degli alloggi, non come ci si veste”, oppure quando ha promesso “un governo di 70 milioni di ministri”. D’altronde, anche la rivendicazione del ritorno ai valori originari della rivoluzione khomeinista non è mai fatta in funzione di un’astratta “purezza” arcadica, bensì nella consapevolezza, condivisa a livello di massa, della difesa dell’Islam come strumento della lotta per la giustizia sociale.
Dopo la vittoria
Subito dopo l’affermazione elettorale, le prime prese di posizione di Ahmadinejad sono state di rassicurazione al mondo arabo che l’Iran intende ricercare la via per una convivenza pacifica, tranne che con Israele; mentre non ritiene di instaurare con gli Usa alcun tipo di relazione internazionale. Ma il neo presidente è subito intervenuto su altri temi importanti della vita del suo paese, in particolare sull’economia, preannunciando un maggiore intervento dello stato nel settore petrolifero e bancario ed ipotizzando, soprattutto vista la dinamica ascendente dei prezzi del greggio, un ampliamento della rete protettiva del welfare state. E soprattutto non poteva mancare un riferimento al punto centrale di sofferenza nei rapporti fra l’Iran e l’Occidente: la ripresa del programma di sviluppo del nucleare a scopi pacifici.
Ahmadinejad ha sostenuto l’indispensabilità del riavvio del processo di arricchimento dell’uranio a scopi pacifici, definendolo “vitale” per l’economia iraniana. Il compromesso raggiunto nel novembre 2004 con l’Aiea (l’Agenzia internazionale dell’Onu per l’energia atomica) - cioè la sospensione delle attività dell’arricchimento di uranio in un quadro di colloqui bilaterali fra il governo dell’Iran ed una commissione composta dai rappresentanti di tre paesi europei (Germania, Francia e Gran Bretagna) per trovare una soluzione che soddisfacesse da un lato le preoccupazioni occidentali che il programma di lavorazione del materiale radioattivo non nasconde scopi militari e dall’altro la necessità da parte iraniana di riattivare le centrali per la produzione di energia - quel compromesso, dunque, è saltato nello scorso mese di agosto quando l’Iran ha riattivato la centrale di Isfahan, sia pure sotto il controllo dei tecnici Aiea, sostenendo il proprio diritto a portare avanti il programma per scopi soltanto civili.
Le reazioni internazionali
Già in linea generale, le reazioni internazionali non sono state favorevoli all’elezione di Ahmadinejad. Il governo israeliano è stato molto drastico nel sostenere che l’esito del voto iraniano rappresenta un “aggravamento dei problemi che Teheran rappresenta per il resto della comunità internazionale”. E negativi sono stati anche i giudizi da parte statunitense, divenuti ancor più drastici dopo la rottura dei colloqui fra le autorità iraniane ed i rappresentanti dell’Aiea: George W. Bush, infatti, si è dichiarato “pronto alla prova di forza contro l’Iran”[i].
Allo stato non è facile prevedere il grado di serietà della minaccia statunitense, visto l’impegno delle truppe americane in territorio iracheno e la crescente instabilità dell’Afghanistan. Quello che, certamente, potrebbe portare ad una recrudescenza dei rapporti fra Bush ed Amadinejad è il progetto, di cui si parla con insistenza in ambienti Opec, secondo cui l’Iran sarebbe intenzionato a costituire una Borsa del petrolio a Teheran con trattative in euro, cui potrebbero aderire la Russia e qualche altro paese: sarebbe una vera e propria manovra di destabilizzazione delle Borse del petrolio di New York e Londra ed un attacco diretto all’economia americana gravata da un deficit senza fondo. Il progetto, peraltro, non è nuovo: l’aveva iniziato, isolatamente, Saddam Hussein. E si è visto come s’è concluso!
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[i] Appena incidentalmente, però, è il caso di notare che, nonostante il divieto legislativo per le imprese americane di fare affari con i paesi sotto embargo (tra i quali rientra l’Iran), la Halliburton, società petrolifera dell’attuale vicepresidente Usa, Dick Cheney, fornisce agli iraniani, attraverso una sua controllata off shore, i componenti per la costruzione di un reattore nucleare.
Fonte: di Valerio Torre http://www.progettocomunista.it
Terremoto in Abruzzo - L' Aquila Earthquake dopo seconda scossa YOUREPORTER.IT
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AVIS 06491390. Mediafriends per l'Abruzzo Aperta la raccolta fondi Raccolta fondi Mediafriends (l'onlus di Mediaset, Medusa e Mondadori), a favore dei terremotati. Il conto corrente è intestato a Mediafriends, la causale è "emergenza terremoto Abruzzo". Beneficiario/Donations: Mediafriends, codice Iban: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387
Le immagini girate dopo la scossa registrata alle 19.42 d'intensità quasi pari alla prima.
La forte e prolungata scossa di terremoto avvertita poco fa ha causato un ulteriore crollo della chiesa delle Anime Sante in piazza Duomo all'Aquila. La cupola della chiesa era parzialmente crollata nel sisma della notte tra domenica e lunedì.
E' iniziata anche la demolizione della casa dello studente, di via XX Settembre, dove si è registrato il maggior numero di vittime del terremoto.
La palazzina di 4 piani, in parte crollata e comunque lesionata irreparabilmente, è stata abbattuta dai colpi di una macchina demolitrice.
Fonte: http://www.youtube.com/user/lago73
TERREMOTO ABRUZZO-LA TERRA TREMA ANCORA-NUOVA SCOSSA(13/04/09)
ANCORA UNA FORTE SCOSSA DI MAGNITUDO 4.8 SCALA RICHTER AVVERTITA ANCHE A ROMA (14 Aprile 2009) DOPO IL TERREMOTO, IN ABRUZZO UNA SQUADRA ANTI-MAFIA VIGILERA' SUGLI APPALTI DELLA RICOSTRUZIONE...RIUSCIRA' LO STATO A TENERE LONTANO I TENTACOLI DELLA MAFIA DAI GRANDI AFFARI IMMOBILIARI CHE SI PROSPETTANO NELLA REGIONE COLPITA DAL SISMA???
ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!