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mercoledì 9 febbraio 2011

Per l’Occidente la crisi non è finita!

«Molti mutui sono stati concessi per importi superiori al prezzo reale delle abitazioni, dato dall’accordo tra acquirente e venditore. Le società di valutazione sono state messe sotto pressione dalle istituzioni centrali per aumentare il valore degli immobili. Un meccanismo che ha portato alla concessione di prestiti molto rischiosi». José Ignacio Navas, notaio e coordinatore dell’Osservatorio per Casa in Spagna, sintetizza così il difficile momento del mercato immobiliare e, soprattutto dei contratti finanziari ad esso agganciati, in Spagna. Spagna che rischia – secondo El Pais – un’ondata subprime, sulla falsariga di quanto accaduto negli Stati Uniti a partire dall’agosto 2007.
Una crisi dovuta al fatto che le banche e le casse di risparmio spagnole hanno concesso negli ultimi anni, prima dell’inizio della crisi nel 2008, mutui a rischio per oltre 100 miliardi di euro, secondo quanto scrive il quotidiano spagnolo. Le ipoteche concesse per somme superiori all’80% e perfino al 100% del valore delle case rappresentano circa il 20% del totale dei mutui accesi. Presentano una morosità del 6,1% , pari al triplo della media Ue per l’insieme dei prestiti immobiliari secondo il quotidiano. Questi mutui, rileva El Pais citando l’ad di Banco Santander Alfredo Saenz, sono «quanto c’è di più vicino ai subprime negli Stati Uniti».
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Gli analisti sostengono che i mutui a rischio riguardano soprattutto quelli contratti dagli immigrati e dai giovani precari con contratto di lavoro temporaneo. Tutte ipoteche-bomba, che potrebbero far scoppiare una nuova bolla immobiliare dalle parti di Madrid, in scia alla bolla subprime scoppiata negli Stati Uniti nell’agosto del 2007 (riberverbata nella crisi economica mondiale nel biennio 2008-2009).
Il giornale ricorda come negli anni d’oro della bolla immobiliare spagnola, esplosa nel 2008, una banca per attirare clienti avesse come slogan pubblicitario: «compra un appartamento in Ampuria Brava e con il danaro dell’ ipoteca ti compri la barca e il posto per tenerla». Fra le entità più esposte, ci sono cita Caja Madrid-Bancaja (per oltre 19 miliardi), il Bbva (15,5 miliardi), il Santander e la Caixa (oltre 9 miliardi ciascuno), Caixa Catalunya (6,5 miliardi).
Con le ipoteche che superono il 100% del valore della casa i mutui insolventi rischiano di moltiplicarsi per 10. José Ignacio Navas, notaio, coordinare dell’Osservatorio del la Vivienda sui mutui, critica la gestione disinvolta del credito portata avanti in questi anni da molte banche spagnole. Il notaio ricorda che già nel 2004, ben prima della bolla del 2008, l’Osservatorio avertì il settore finanziario dei rischi sistemici per l’elevata esposizione degli istituti bancari. Anche ora si rischia. «I crediti facili concessi ai clienti che con la crisi hanno più difficoltà a pagare le rate hanno moltiplicato i problemi delle banche», conclude Navas.
Il resto dei mutui accesi in Spagna rappresenta 437 miliardi di euro, oltre 4 volte le ipoteche a rischio. Il governo socialista del premier Josè Luis Zapatero ha varato a fine gennaio un piano di ristrutturazione e ricapitalizzazione delle casse di risparmio, considerate dalle agenzie di rating l’anello debole del sistema finanziario spagnolo.

Fonte: www.ilsole24ore.com

Usa, nelle banche ancora quasi 14 miliardi di dollari in titoli “tossici”

Le banche americane sono ancora appesantite da una grande quantità di asset “tossici”. Si tratta di titoli garantiti da prestiti ipotecari ad alto rischio, CDO (collateralized debt obligations) e altri strumenti finanziari pericolosi. Segno che le operazioni di “ripulitura” dei bilanci, avviate all’indomani dell’esplosione della crisi finanziaria, sono ancora lontane dall’essere completate.
A spiegarlo è un’analisi pubblicata questa mattina dal Wall Street Journal, secondo la quale il peso potenziale – che potrebbe tradursi dunque in perdite – per i 10 principali istituti del sistema bancario a stelle e strisce è pari a 13,8 miliardi di dollari. Una vera e propria zavorra, che se fosse stata calcolata come perdita tout-court nei bilanci, avrebbe provocato un brusco stop alle entrate (per i primi nove mesi del 2010 il calo sarebbe stato del 21%).
Una situazione finanziaria che ormai gli istituti di credito faticano a tenere “nascosta”. Alcune regole contabili infatti permetterebbero di evitare che nel bilancio risultino le spese dovute ad alcune particolari tipologie di perdite patite. Per questo molte banche, per ora, preferiscono dichiarare che, prima o poi, riusciranno a realizzare profitti su tali asset: per tale ragione (e non perché costrette) conservano i titoli in attesa dei realizzi.
Il problema riguarda soprattutto i cosiddetti asset “di livello 3”, i titoli considerati illiquidi dalle stesse banche. Essi ammontano, secondo il WSJ, a ben 360 miliardi di dollari: il 42,6% del valore complessivo delle azioni dei gruppi che li detengono. C’è da dire comunque che, negli ultimi due anni, i dieci maggiori istituti di credito americani sono riusciti a convertirne il 24% in asset di livello 1 e 2, ovvero più sicuri.

Fonte: www.valori.it

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ITALIA-CINA

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