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martedì 5 maggio 2009

Napoleone Bonaparte...chi era l'Imperatore dominatore di mezza Europa? Il personaggio...


Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto[1] 1769Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821) è stato un politico e militare francese, nonché fondatore del Primo Impero francese.
Fu prima ufficiale d'artiglieria e quindi generale durante la rivoluzione francese. Governò la Francia a partire dal 1799: fu Primo Console dal novembre 1799 al maggio 1804 e Imperatore dei francesi, con il nome di Napoleone I (Napoléon Ier ), dal dicembre 1804 al 14 aprile 1814 e nuovamente dal 20 marzo al 22 giugno 1815. Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805 e re d'Italia dal 1805 al 1814, «mediatore» della Repubblica Elvetica dal 1803 al 1813 e «protettore» della Confederazione del Reno dal 1806 al 1813.
Grazie a una serie di brillanti campagne militari e alleanze, conquistò e governò larga parte dell'Europa continentale, esportando gli ideali rivoluzionari di rinnovamento sociale e arrivando a controllare numerosi Regni europei tramite i membri della sua famiglia (Spagna, Napoli, Westfalia e Olanda).
La disastrosa Campagna di Russia (1812) segnò la fine del suo dominio sull'Europa. Sconfitto a Lipsia dagli alleati europei nell'ottobre del 1813, Napoleone abdicò il 14 aprile 1814 e fu esiliato all'Isola d'Elba.
Nel marzo del 1815, abbandonata furtivamente l'Elba, sbarcò vicino ad Antibes e rientrò a Parigi «senza sparare un sol colpo», riconquistando il potere per il periodo detto dei Cento Giorni, finché non venne definitivamente sconfitto a Waterloo dalla settima coalizione, il 18 giugno 1815. Trascorse gli ultimi anni di vita in esilio all'isola di Sant'Elena, sotto il controllo degli inglesi. Dopo la sua caduta, il Congresso di Vienna ristabilì in Europa i vecchi Regni pre-napoleonici (Restaurazione).
Fu il primo regnante della dinastia dei Bonaparte. Sposò Joséphine de Beauharnais nel 1796, e in seconde nozze l'arciduchessa Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, l'11 febbraio 1810, dalla quale ebbe l'unico figlio legittimo, Napoleone Luigi detto il re di Roma (1811-1832).
La sua figura ha ispirato artisti, letterati, musicisti, politici e storici, dall'ottocento sino ai giorni nostri.


Primi anni e carriera nell'esercito
Per approfondire, vedi la voce Età napoleonica.
Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio in Corsica poco più di un anno dopo la stipula del Trattato di Versailles (maggio 1768), con il quale la Repubblica di Genova lasciava mano libera alla Francia in Corsica, che fu così invasa dalle armate di Luigi XV ed annessa al patrimonio personale del Re.
La famiglia Bonaparte apparteneva alla piccola borghesia còrsa[2] e aveva lontane origini nobili toscane (sembra accertato che gli antenati fossero, al servizio di Genova, immigrati in Corsica da Sarzana nel XVI secolo)[3].
Il padre di Napoleone, Carlo Maria Buonaparte (Napoleone "francesizzò" il cognome in "Bonaparte" dopo la morte del padre, pochi giorni prima di sposare Giuseppina e partire per la campagna d'Italia[4]), avvocato laureatosi all'Università di Pisa, aveva effettuato ricerche araldiche per ottenere, presso i lontani parenti toscani di San Miniato (Pisa), una patente di nobiltà che gli conferisse prestigio in Patria e gli permettesse di meglio provvedere all'istruzione dei figli. Morì ancor giovane a causa di un cancro allo stomaco, il 24 febbraio 1785, a Montpellier. La madre, Letizia Ramolino, sopravvisse allo stesso Napoleone, passando gli ultimi anni della sua vita a Roma, dove morì nel 1836.Letizia Ramolino ebbe 13 figli, di cui solo otto sopravvissero: i fratelli Giuseppe, Luciano, Luigi e Girolamo; le sorelle Elisa, Paolina e Carolina oltre che lo stesso Napoleone.
Fu solo grazie al titolo nobiliare ottenuto in Toscana che Carlo poté iscriversi al Libro della nobiltà di Corsica, istituito dai francesi per consolidare la conquista dell'isola,[5] e solo grazie a tale iscrizione, all'età di appena nove anni, il giovane Napoleone fu ammesso il 23 aprile 1779, sempre per iniziativa del padre, alla Scuola reale di Brienne-le-Château, nel nord della Francia, dove rimase fino al 17 ottobre 1784 o, secondo alcuni storici, fino al 30 ottobre dello stesso anno.[6] Per migliorare il suo francese e prepararsi alla scuola, prima frequentò per quattro mesi il collegio di Autun.
Napoleone inizialmente non si considerava francese e si sentiva a disagio in un ambiente dove i suoi compagni di corso erano in massima parte provenienti dalle file dell'alta aristocrazia transalpina, e lo prendevano crudelmente in giro motteggiando il suo nome come "la paille au nez = la paglia per il naso".[7] (l'accusa di essere straniero l'avrebbe perseguitato per tutta la vita)[8] Senza amici e mal considerato, anche per la fragile apparenza fisica, il giovane Napoleone si dedicò con costanza agli studi, riuscendo particolarmente bene in matematica.
Il 22 ottobre 1784 Luigi XVI gli concesse un posto di cadetto-gentiluomo nella École Militaire di Parigi, fondata da Luigi XV. Nel 1785 tentò di passare in Marina, ma in seguito all'annullamento degli esami d'ammissione di quell'anno, passò in artiglieria, desideroso di abbandonare gli studi al più presto e dedicarsi alla carriera militare.Ottenne quindi la nomina a sottotenente a soli 16 anni e fu distaccato presso un reggimento di stanza a Valence (Drôme), nel sud-est della Francia.
Allo scoppio della rivoluzione nel 1789, Napoleone, ventenne e ormai ufficiale del re Luigi XVI, riuscì ad ottenere una lunga licenza grazie alla quale poté riparare al sicuro in Corsica. Qui giunto si unì al movimento rivoluzionario dell'isola assumendo il grado di tenente colonnello della Guardia Nazionale. Nel 1792 si rifiutò di tornare a servire nell'Armata in Francia e fu pertanto considerato disertore. Su pressione dei familiari, si convinse tuttavia a rientrare a Parigi, dove si presentò al ministro della Guerra e difese la propria causa con tali argomenti e tale abilità da ottenere non solo il perdono e il reintegro, ma persino la promozione ipso facto a capitano.[9]
Nel frattempo in Corsica infuriava la guerra civile scoppiata appunto nel 1793. Già dal 1792 gli eccessi rivoluzionari e l'instaurazione del "Terrore" avevano spinto l'eroe nazionale dell'indipendenza corsa, Pasquale Paoli (che era rientrato trionfalmente nel suo Paese nel 1790, dopo il lungo esilio impostogli dai Re di Francia), a prendere le distanze da Parigi e a riprendere la lotta per l'indipendenza della Corsica. Accusato di tradimento e inseguito da un mandato di arresto emesso dalla Convenzione Nazionale il 2 aprile 1792, Paoli ruppe gli indugi il 17 aprile, appellandosi direttamente a tutta la popolazione còrsa affinché difendesse la propria patria e i propri diritti. La famiglia Buonaparte, che pure avevano sostenuto Paoli al tempo della rivolta contro Genova e poi contro le Armate di Luigi XV (il padre Carlo e forse anche la madre parteciparono accanto a Paoli alla battaglia di Ponte Nuovo contro i francesi), scelsero però la causa francese.Napoleone fuggì rapidamente ad Ajaccio e di lì riparò con l'intera famiglia, accusata di tradimento, a Tolone.
Da quel momento Napoleone sostenne con la massima decisione la rivoluzione e salì rapidamente nella gerarchia militare. Nel dicembre 1793, come tenente colonnello addetto all'artiglieria, liberò il porto di Tolone dai monarchici e dalle truppe inglesi che li appoggiavano; fu il suo primo clamoroso e avventuroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata e l'attenzione del futuro membro del Direttorio Paul Barras, che lo aiuterà poi nella successiva scalata al potere. La sua amicizia con Augustin Robespierre, fratello di Maximilien, lo fece però cadere in disgrazia all'indomani del 9 termidoro e la conseguente fine del Terrore. Tuttavia la fortuna gli arrise quando il 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795) Barras lo nominò, all'improvviso, comandante della piazza di Parigi, con l'incarico di salvare la Convenzione Nazionale dalla minaccia dei monarchici (realisti). Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì spietatamente i rivoltosi scongiurando un nuovo colpo di Stato. In seguito al brillante successo, Barras lo nominò generale del Corpo d'Armata dell'Interno.


Il 9 marzo 1796 Napoleone sposò Joséphine Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, già moglie di un ufficiale ghigliottinato dopo la rivoluzione. Dopo soli due giorni partì per l'Italia al comando di 38.000 uomini mal equipaggiati, dando il via ad una operazione militare che, nei piani del Direttorio, doveva essere semplicemente di «diversione», poiché l'attacco all'Austria sarebbe dovuto avvenire lungo due direttrici sul Reno. Iniziava così la prima campagna d'Italia che avrebbe portato alla luce il genio militare e politico di Napoleone il quale, nonostante l'inferiorità numerica e logistica, riuscì a sconfiggere ripetutamente le forze austriache. Questi successi affascinarono anche il grande compositore Ludwig Van Beethoven, che dedicò al giovane generale repubblicano la sinfonia n. 3, l'"Eroica".
Numerose le battaglie contro le forze armate austriache e piemontesi a Dego, Millesimo, Cairo Montenotte, Cosseria e a San Michele Mondovì dove vi fu una storica battaglia il 19 aprile 1796 chiamata "Battaglia della Bicocca di San Giacomo" o "Presa di San Michele"[10]. Con l'armistizio di Cherasco, Napoleone costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a pesanti concessioni, ratificate con la Pace di Parigi (15 maggio), che assegnava alla Francia sia la Savoia che la contea di Nizza. Il 10 maggio 1796 sbaragliò l'ultima difesa austriaca nella battaglia al Ponte di Lodi e il 15 maggio dello stesso anno entrò a Milano.


Il 16 maggio, venne insediata a Milano l'Amministrazione Generale della Lombardia, entità politico-militare della quale facevano parte sia francesi (provenienti dalle file dell'Armata d'Italia) sia esponenti illuministi filo-francesi del capoluogo lombardo, come Pietro e Alessandro Verri, Gian Galeazzo Serbelloni e Francesco Melzi d'Eril.
Costretto il Piemonte alla resa ed occupata Milano, Napoleone ricevette dai Direttorio i pieni poteri sull'Armata d'Italia e si preparò al compito più arduo: sconfiggere l'esercito austriaco. Dopo una serie di scontri parziali, le forze armate francesi e austriache si fronteggiarono, il 5 agosto, nella Battaglia di Castiglione. Fu la prima grande battaglia direttamente condotta da Napoleone, il quale dimostrò il suo genio tattico ribaltando a proprio favore una situazione che pareva compromessa e conquistando la prima importante vittoria della sua carriera militare. Sebbene non definitiva, la sconfitta fu pesantissima per l'esercito austriaco che, riorganizzato e rinforzato da nuovi reparti, venne in seguito battuto a Bassano, Arcole e, infine, a Rivoli.
Il 9 luglio 1797 venne proclamata la Repubblica Cisalpina con capitale Milano e, nell'ottobre del 1796, si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani ad adottare quale bandiera di guerra il Tricolore (verde, bianco e rosso). Contemporaneamente le ex-legazioni pontificie si costituirono in Repubblica Cispadana e adottarono (7 gennaio 1797) il tricolore quale bandiera nazionale. Con il diretto intento di danneggiare il pontefice fu proclamata nel 1797 la Repubblica Anconitana con capitale Ancona che fu poi unita alla Repubblica Romana: il tutto ebbe però breve durata, poichè nel 1800 lo Stato Pontificio fu ripristinato.
Le forze austriache, comandate dall'arciduca Carlo d'Austria, intimorite dalla rapida marcia di Napoleone verso Vienna, dovettero accettare una tregua, che si concretizzò nel trattato di Campoformio, il 17 ottobre 1797.Oltre all'indipendenza delle nuove repubbliche formatesi, la Francia acquisiva i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, gli Austriaci inglobavano i territori della Repubblica di Venezia. Terminava così, con una secca sconfitta dell'Austria, la campagna d'Italia.
Nel corso della campagna d'Italia, Napoleone manifestò la sua brillante capacità strategica, in grado di assorbire il sostanzioso "corpo" delle conoscenze militari del suo tempo (particolarmente i più moderni insegnamenti di Federico II di Prussia) e di applicarlo al mondo reale che lo circondava. Ufficiale di artiglieria per formazione, utilizzò i mezzi d'artiglieria in modo innovativo come supporto mobile agli attacchi della fanteria. Dipinti contemporanei del suo Quartier Generale mostrano che in queste battaglie utilizzò, primo al mondo in un teatro di guerra, un sistema di telecomunicazioni basato su linee di segnalazione realizzate col semaforo di Chappe, appena perfezionato nel 1792[11].


Nel 1798 il Direttorio, preoccupato per l'eccessiva popolarità e per il notevole prestigio di Bonaparte, gli affidò l'incarico di occupare l'Egitto per contrastare l'accesso inglese all'India e quindi per danneggiarla economicamente. Un indizio della devozione di Napoleone ai principi dell'Illuminismo fu la sua decisione di affiancare gli studiosi alla sua spedizione: la spedizione d'Egitto ebbe il merito di far riscoprire, dopo centinaia di anni, la grandezza di quella terra, e fu proprio l'opera di Napoleone a far nascere la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta da parte dei soldati al seguito della spedizione. Napoleone aveva da anni accarezzato l'idea di una campagna in oriente, sognando di seguire le orme di Alessandro Magno ed essendo dell'idea che «L'Europa è una tana di talpe. Tutte le grandi personalità vengono dall'Oriente»[12].


Dopo un'importante vittoria nella battaglia delle Piramidi, Napoleone schiacciò i mamelucchi di Murad Bey ed entrando al Cairo divenne padrone dell'Egitto. Pochi giorni dopo, il 1º agosto 1798, la flotta di Napoleone in Egitto fu completamente distrutta dall'ammiraglio Horatio Nelson, nella baia di Abukir, cosicché Napoleone rimase bloccato a terra. Dopo una ricognizione sul Mar Rosso, Napoleone decise di recarsi in Siria, col pretesto di inseguire il governatore di Acri Ahmad Jazzār Pascià che aveva tentato di attaccarlo. Giunto però il 19 marzo 1799 dinanzi a San Giovanni d'Acri, l'antica fortezza dei crociati in Terra Santa, Napoleone perse più di due mesi in un inutile assedio e la campagna di Siria si concluse con un fallimento.
Ritornato al Cairo, Napoleone sconfisse il 25 luglio 1799 un esercito di oltre diecimila ottomani guidati da Mustafa Pascià ad Abukir, proprio dove l'anno prima era stato privato di tutta la sua flotta. Preoccupato tuttavia delle terribili notizie che giungevano dalla Francia (l'esercito in ripiegamento su tutti i fronti, il Direttorio ormai privo di potere) e consapevole che la campagna d'Egitto non aveva conseguito i fini sperati, Napoleone, lasciato il comando al generale Kléber, s'imbarcò in gran segreto il 22 agosto sulla fregata Muiron (preda bellica ex veneziana)[13] alla volta della Francia.


Il 9 ottobre 1799 Bonaparte sbarcò a Fréjus e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile e, in effetti, era questa la sua intenzione. Giunto a Parigi, egli riunì i cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio. Dalla sua si schierarono il fratello maggiore Giuseppe e soprattutto il fratello Luciano, allora presidente del Consiglio dei Cinquecento, che con il Consiglio degli Anziani costituiva il potere legislativo della repubblica. Dalla sua Napoleone riuscì ad avere il membro del Direttorio Roger Ducos e soprattutto Emmanuel Joseph Sieyès, il celebre autore dell'opuscolo Che cosa è il Terzo Stato? e ideologo di punta della borghesia rivoluzionaria. Inoltre, dalla sua si schierò l'astutissimo ministro degli esteri Talleyrand e il ministro della polizia Joseph Fouché. Barras, il membro più influente del Direttorio dopo Sieyès, conscio delle capacità di Napoleone, accettò di farsi da parte[14].
Fatta trapelare la falsa notizia di un complotto realista per rovesciare la repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due Camere il 18 brumaio (9 novembre) fuori Parigi, a Saint-Cloud; Napoleone fu nominato comandante in capo di tutte le forze armate. Ciò fu fatto per evitare che durante il colpo di Stato qualche deputato potesse sollevare i cittadini parigini per difendere la Repubblica dal tentativo di Napoleone. L'intenzione di Napoleone era quella di portare le due Camere a votare autonomamente il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani. Non fu così: il Consiglio degli Anziani rimase freddo al discorso pasticciato di Napoleone per far pressione su di esso, mentre quando Napoleone entrò nella sala del Consiglio dei Cinquecento i deputati gli si lanciarono contro chiedendo di votare per rendere Bonaparte fuorilegge (cosa che voleva significare l'arresto e la ghigliottina)[15]. Nel momento in cui sembrava che il colpo di Stato fosse prossimo alla catastrofe, a soccorrere Napoleone giunse il fratello Luciano, che nelle vesti di presidente dei Cinquecento uscì dalla sala e arringò le truppe schierate all'esterno, ordinando che disperdessero i deputati terroristi. Memorabile il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone e dichiarò: «Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che costui stesse attentando alla libertà della Francia»[16]. Le truppe, in gran parte veterani delle campagne di Napoleone, al comando del cognato di quest'ultimo, il generale Victor Emanuel Leclerc e del futuro cognato Gioacchino Murat, entrarono con le baionette innestate e dispersero i deputati. In serata, le Camere venivano sciolte e fu votato il decreto che assegnava i pieni poteri a tre consoli: Roger Ducos, Sieyès e Napoleone.
Il Consolato
Nominati consoli provvisori, i tre nuovi padroni della Francia redigevano insieme a due commissioni apposite una nuova costituzione, la costituzione dell'anno VIII che, ratificata con un plebiscito popolare, legittimava il colpo di Stato. L'evoluzione della rivoluzione si stava ormai riportando verso forme di governo più aristocratico, dimostrandosi non praticabili molte delle teorie rivoluzionarie emerse nella rivoluzione. Nel pensiero politico di Sieyès, il Consolato sarebbe dovuto essere un governo dei notabili, che assicurasse la democrazia attraverso un complesso equilibrio di poteri. Questo progetto fu mandato all'aria da Napoleone il quale, pur in teoria detentore del solo potere esecutivo, aveva in realtà facile gioco nello scavalcare quello legislativo frammentato in ben quattro Camere. Fattosi nominare Primo Console, ossia concretamente superiore a qualsiasi altro potere dello Stato, Napoleone ricostruiva la Francia con una struttura amministrativa fortemente accentratrice ma così perfetta che è rimasta tale fino a oggi: la Francia veniva frazionata in dipartimenti, distretti e comuni, rispettivamente amministrate da prefetti, sottoprefetti e sindaci. Le casse dello Stato venivano risanate dalle conquiste di guerra e dalla fondazione della Banca di Francia, nonché dall'introduzione del franco d'argento che poneva fine all'era degli assegnati e dell'inflazione. La lunga lotta contro il Cattolicesimo si concludeva con il Concordato del 1801, ratificato da papa Pio VII, che stabiliva il Cattolicesimo «religione della maggioranza dei francesi» (benché non religione di Stato), ma non riconsegnava al clero i beni espropriati durante la rivoluzione. Nel campo dell'istruzione, Napoleone istituì i licei e i politecnici, per formare una classe dirigente preparata e indottrinata, ma tralasciò l'istruzione elementare, essendo dell'idea che il popolo dovesse rimanere in una certa ignoranza per garantire un governo stabile e un esercito ubbidiente[17]. Il consolato di Napoleone divenne «a vita» con il plebiscito del 2 agosto 1802. Si apriva la strada all'istituzione dell'Impero napoleonico.


Durante l'esilio a Sant'Elena, Napoleone sottolineò più volte che la sua opera più importante, quella che sarebbe passata alla storia più delle centinaia di battaglie vinte, sarebbe stato il suo codice civile, il Codice napoleonico. Indubbiamente, la sua frase colse nel segno.
Il Codice napoleonico legittimò alcune delle idee illuministiche, fu esportato in tutti i paesi dove giunsero le armate di Napoleone, fu preso a modello da tutti gli Stati dell'Europa continentale e ancora oggi è la base del diritto italiano. Istituita l'11 agosto 1799, la commissione incaricata di redigere il codice civile (composta dal Secondo Console Jean-Jacques Régis de Cambacérès e da quattro avvocati), fu presieduta molto spesso dallo stesso Napoleone, il quale ne leggeva le bozze durante le campagne militari e inviava a Parigi, dal fronte, le sue idee sul progetto [18]. Il 21 marzo 1804 il Codice Civile, da subito ribattezzato Codice napoleonico, entrava in vigore.
Il Codice eliminava definitivamente i retaggi dell'ancien régime, del feudalesimo, dell'assolutismo, e creava una società prevalentemente borghese e liberale, di ispirazione laica, nella quale venivano consacrati i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà. Tra i principi della Rivoluzione, venivano salvaguardati quelli della libertà personale, dell'uguaglianza davanti alle legge, della laicità dello Stato (già sancita dal Concordato) e della libertà di coscienza, della libertà del lavoro. Il Codice era stato però pensato e redatto soprattutto per valorizzare gli ideali della borghesia; perciò andava soprattutto a regolamentare questioni rigurdanti i contratti di proprietà e la stessa legislazione riguardante la famiglia era di natura contrattualistica[19]. La struttura familiare che il Codice consacra è di tipo paternalistico: il padre può far imprigionare i figli per sei mesi senza controllo delle autorità e amministra i beni della moglie. Veniva tuttavia garantito il divorzio, benché reso più complesso rispetto all'epoca rivoluzionaria.
Per l'Italia il valore del Codice napoleonico fu fondamentale, poiché esso fu portato negli stati creati da Napoleone e confluì poi nel codice civile italiano del 1865. Di eguale valore e importanza sono anche gli altri codici: quello di procedura civile, emanato nel 1806, quello del commercio (1807), quello di procedura penale (1808) e il codice penale del 1810.
Le opposizioni realista e giacobina
Per approfondire, vedi la voce Napoleone Bonaparte: le opposizioni realista e giacobina.
La sera del 10 ottobre 1800 Napoleone, mentre assisteva ad un'opera al Théatre de la République, sarebbe dovuto cadere sotto le pugnalate di quattro sicari, ma il complotto fu sventato all'ultimo momento grazie ad una soffiata, che consentì alla polizia di intervenire arrestando i quattro attentatori proprio in teatro. L'evento passerà alla storia con il nome di congiura dei pugnali.
Poco dopo, la notte di Natale del medesimo anno Napoleone, la moglie e il suo seguito scamparono miracolosamente a un attentato dinamitardo nelle strade di Parigi, mentre si recavano all'Opera. Napoleone ne approfittò per mettere fuori legge i giacobini, molti dei quali vennero esiliati in Guyana, e disperdere i monarchici. L'opposizione non demordeva e, oltre ad una intensa attività libellistica, si ebbe notizia di attentati in preparazione contro di lui. Infatti egli era odiato sia dai giacobini, che dopo le misure di riconciliazione nazionale, quali l'amnistia generale ed il diritto al rientro per i nobili emigrati per scampare al terrore, temevano volesse restaurare la monarchia, sia dai realisti, che lo consideravano come l'usurpatore del legittimo sovrano Luigi XVIII.
Nel marzo 1804, per dare un segnale forte ai Borboni, che ancora complottavano per ritornare sul trono francese, Napoleone fece catturare a Ettenheim, cittadina dello stato del Baden situata presso il confine francese, il duca di Enghien, legato alla famiglia reale esiliata, che fu ingiustamente accusato di cospirazione contro il Primo Console e fucilato subito dopo. L'evento destò l'indignazione di tutte le corti europee per l'arrogante violazione della sovranità di uno stato estero da parte della Francia e per la sorte riservata al povero duca, e conferì un'ombra negativa all'immagine europea del Bonaparte, alla quale invece l'allora Primo Console teneva moltissimo. Il generale Moreau, implicato nel complotto realista ma idolo dei giacobini, venne invece condannato a soli due anni di carcere, successivamente condonati con la possibilità di espatriare negli Stati Uniti, da dove però Moreau ritornerà nel 1813 per unirsi all'esercito russo e morire durante la battaglia di Dresda.


Durante l'assenza di Napoleone impegnato in Egitto, i francesi erano stati ripetutamente battuti in Italia e in Germania dagli austriaci (battaglia di Novi) a Cassano d'Adda e sul Reno. La nuova coalizione antifrancese aveva rovesciato la Repubblica Napoletana del 1799, fondata dai francesi, e quella Romana e la Repubblica Cisalpina. Il 6 maggio 1800, sei mesi dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, Napoleone assunse nuovamente il comando dell'esercito francese. Con una marcia esemplare valicò le Alpi al passo del Gran San Bernardo, un'impresa che colse di sorpresa gli Austriaci, i quali vennero rapidamente battuti a Montebello, mentre Napoleone ritornava a Milano. Il 14 giugno 1800 si combatté la battaglia di Marengo. Fu la più celebre delle battaglie napoleoniche in Italia, la più dura ma definitiva. Alle tre del pomeriggio Napoleone aveva perso: alle otto della sera il suo trionfo era completo. A rovesciare le sorti della battaglia fu il generale Desaix che, giunto sul campo con nuove truppe, annientò l'esercito austriaco del generale Melas, già certo della vittoria, ma morì in battaglia.[20] A Milano venne provvisoriamente ricostituita la Repubblica Cisalpina che verrà sostituita dopo i Comizi di Lione dalla Repubblica Italiana (1802-1805)
La pace in Italia venne sancita con la pace di Luneville, che in pratica riconfermava il precedente trattato di Campoformio violato dagli Austriaci.
Nel 1802 venne proclamato Presidente della Repubblica Italiana (il patrizio milanese Francesco Melzi d'Eril ne fu nominato vice Presidente), titolo che conserverà sino al 17 marzo 1805 quando assumerà quello di Re d'Italia.
Con la pace di Amiens del 1802 anche l'Inghilterra firmava la pace con la Francia. Napoleone aveva distrutto la nuova coalizione antifrancese, assicurandosi anche l'appoggio dello zar di Russia Alessandro I. Per due anni l'Europa fu finalmente in pace.
Nel 1802 Napoleone vendette una parte del Nord America agli Stati Uniti come parte dell'Accordo sulla Louisiana: egli aveva appena fronteggiato un grosso problema militare quando l'esercito, mandato a riconquistare Santo Domingo, dopo aver affrontato la rivolta capeggiata da Toussaint L'Ouverture, fu colpito dalla febbre gialla. La rivolta fu comunque stroncata.[21] Con le forze dell'Ovest in condizioni tali da non poter agire, Napoleone capì che non avrebbe potuto difendere la Louisiana e decise di venderla (8 aprile 1803). Egli ristabilì, nel 1802, la schiavitù nelle colonie francesi.
Dopo che Napoleone ebbe allargato la sua influenza alla Svizzera e alla Germania, una disputa su Malta fornì all'Inghilterra il pretesto nel 1803 per dichiarare guerra alla Francia e fornire sostegno ai monarchici francesi che a lui si opponevano.


Ormai console a vita, Napoleone era in pratica sovrano assoluto della Francia. Il 18 maggio 1804 il Senato lo proclamò imperatore dei francesi. Il 2 dicembre dello stesso anno, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, fu celebrata la cerimonia di incoronazione: dopo che le insegne imperiali furono benedette da papa Pio VII, Napoleone incoronò prima sé stesso imperatore dei francesi, e quindi imperatrice sua moglie Joséphine de Beauharnais[22]. Sono apocrife le voci secondo cui Napoleone avrebbe strappato la corona dalle mani del Papa durante la cerimonia, per non assoggettarsi all'autorità pontificia: Pio VII si aspettava la mossa e non toccò mai la corona con le sue mani[23]
Successivamente, il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano, Napoleone fu incoronato Re d'Italia con la Corona Ferrea, custodita nel Duomo di Monza a partire dal 1946.
Rinasceva in Francia la monarchia, ma non era la stessa monarchia rovesciata nel 1792, privata dei poteri già nel 1789. Napoleone non era «re di Francia e di Navarra per grazia di Dio», come citavano le formule dell'Ancien Régime, ma «Imperatore dei francesi per volontà del popolo». Fu in sostanza un nuovo re dei francesi, tanto che da lui hanno origine molte delle attuali monarchie moderne europee; e fu in effetti una monarchia, poiché Napoleone era padrone assoluto, anche se una monarchia che però non si rifaceva alla nobiltà feudale dell'Ancien Régime, ma nella quale si attuavano alcuni princìpi illuministici della borghesia.


Nel 1805 si formò in Europa la terza coalizione contro Napoleone; egli aveva trascorso l'ultimo anno sulle coste della Normandia, a preparare una vasta operazione militare con l'alleanza della Spagna contro l'Inghilterra ma, comprendendo la situazione troppo sfavorevole, tornò improvvisamente sui suoi passi e si mise al comando della Grande Armata che, a marce forzate, giunse rapidamente nel cuore dell'Europa per sconfiggere le forze nemiche sul continente. Napoleone aveva fatto bene i suoi conti: il 21 ottobre, infatti, a largo di Trafalgar la flotta francese comandata dal mediocre ammiraglio Pierre-Charles Villeneuve veniva completamente annientata dagli inglesi al comando di Horatio Nelson, che morì durante lo scontro, colpito da un tiro di moschetto. Svanivano per sempre i sogni di invasione dell'Inghilterra.
Le forze coalizzate prevalentemente austriache e russe (sotto il nuovo zar Alessandro I), anche se con la neutralità della Prussia, erano numericamente soverchianti ma divise. Due i fronti interessati: quello germanico, dove Napoleone in persona guidava la Grande Armée e quello italiano dove il generale Masséna guidava l'Armée d'Italie. A nulla valsero la resa del generale nemico Mack ad Ulma (20 ottobre), la battaglia di Caldiero (30 ottobre) e la conquista di Vienna da parte di Gioacchino Murat: il grosso dell'esercito nemico rimaneva infatti intatto. Il 2 dicembre 1805, tuttavia, anniversario della sua incoronazione, Napoleone mise fine alla terza coalizione nella battaglia di Austerlitz. Rimasta nella storia come il suo capolavoro strategico, con la battaglia di Austerlitz Napoleone divenne padrone dell'Europa.[24] Il giorno dopo i sovrani d'Europa chiesero la pace. L'Austria perdeva anche Venezia, che veniva unita al regno d'Italia, e perdeva ogni controllo sulla Germania, che ora si ricostruiva come Confederazione del Reno, primo seme dell'unità tedesca sotto il controllo diretto di Napoleone. Si racconta che, dopo aver appreso di Austerlitz, il primo ministro inglese William Pitt avesse chiesto a una nipote di arrotolare la carta dell'Europa esposta in un corridoio di casa. «Non ci servirà per almeno dieci anni»[25].
L'anno seguente Napoleone sconfisse la Prussia nella battaglia di Jena (14 ottobre 1806).
La quarta coalizione, comandata dalla Prussia, venne sconfitta il 14 giugno 1807 sulle gelide pianure di Friedland, dopo i rovesci alterni della sanguinosissima battaglia di Eylau: lo zar Alessandro I fu costretto a firmare la pace, nell'incontro di Tilsit. In quell'incontro l'Europa venne ufficiosamente divisa in zone d'influenza: si decise, in una nota segreta allegata al tratto di Tilsit, che i territori tra il fiume Elba e il Memel avrebbero formato la barriera di divisione tra i due grandi imperi[26]. Rimaneva aperta la questione della Polonia, che Napoleone voleva rendere indipendente, contrariamente alle intenzioni dello zar.
Quando il papa rifiutò di aderire all'embargo nei confronti dell'Inghilterra, dichiarando che le sue qualità di pastore universale gli imponevano la neutralità, Napoleone fece occupare Roma dal generale Miollis e il 7 maggio 1809 ordinò l'annessione dello Stato Pontificio all'Impero francese. Il papa rispose con una bolla di scomunica e Napoleone ordinò a Miollis di precedere all'arresto del pontefice. Provvide subito il generale Radet che lo fece trasportare, insieme con il Segretario di Stato cardinale Bartolomeo Pacca, a Grenoble,[27] indi a Fontainebleau, dove Napoleone riuscì solo quattro anni dopo a strappargli l'approvazione di un nuovo Concordato[28].


Per mettere in ginocchio l'Inghilterra, unica potenza ancora in armi contro la Francia, Napoleone avviò un embargo. Tuttavia questo embargo, chiamato Blocco Continentale (poiché, nelle intenzioni del Bonaparte, tutta l'Europa continentale avrebbe dovuto aderire all'embargo contro le isole britanniche) non diede i risultati sperati. Il fallimento del blocco fu dovuto al fatto che molti paesi europei non vi aderirono completamente, continuando a mantenere scambi commerciali con l'Inghilterra. Napoleone inoltre, per colpire il Portogallo che manteneva aperti i suoi porti alla flotta inglese, invase la Spagna ed il Portogallo stesso, mentre successivamente la scelta della Russia di uscire dal blocco, costringerà Napoleone a imbarcarsi in una campagna che per lui sarà catastrofica.
Nel 1808, sfruttando un contrasto nella famiglia reale spagnola tra il re Carlo IV e il figlio, il principe delle Asturie Ferdinando, Napoleone costrinse entrambi ad abdicare e mise sul trono di Spagna il fratello Giuseppe Bonaparte, facendola così entrare direttamente nell'orbita dell'Impero francese. Contemporaneamente le truppe francesi invadevano e conquistavano il Portogallo; ma la situazione divenne presto problematica. Gli inglesi, infatti, fecero sbarcare in Portogallo truppe al comando del generale sir Arthur Wellesley futuro duca di Wellington, che riuscì a liberare il Portogallo, contrastando la campagna in Spagna. Qui, infatti, la popolazione era insorta contro l'occupazione francese e aveva iniziato una durissima guerriglia che mise in ginocchio l'esercito occupante, costringendo Giuseppe Bonaparte alla fuga, richiedendo l'intervento diretto di Napoleone. Questi scese in Spagna ed il 4 dicembre Madrid si arrendeva all'imperatore francese. La Spagna rimase comunque una spina nel fianco di Napoleone mentre poco tempo dopo giunse la notizia di una nuova coalizione appena formata.
Tra il 5 e il 6 luglio 1809 Napoleone sconfisse la quinta coalizione a Wagram, dopo aver occupato Vienna e il palazzo di Schönbrunn. L'Austria subì pesantissime condizioni di pace: il Trentino-Alto Adige/Sud Tirolo, la Baviera, l'Istria e la Dalmazia furono perse. L'indennizzo di guerra fu enorme.
La nuova Europa di Napoleone
Nel 1810, l'Europa era definitivamente ridisegnata secondo il volere napoleonico. I territori sotto il diretto controllo francese si erano espansi ben oltre i tradizionali confini pre-1789; il resto degli Stati europei era o suo satellite o suo alleato. Il regno d'Italia era nominalmente governato da Napoleone, ma retto dal viceré Eugenio Beauharnais (figlio di primo letto della moglie di Napoleone Joséphine); il principato di Lucca e Piombino (fino al 1809), e quindi buona parte della Toscana (dal 1809), era governata dalla sorella Elisa, andata in sposa al principe còrso Felice Baciocchi; alla sorella Paolina, sposata col principe Camillo Borghese, andò il ducato di Guastalla, poi ceduto al regno d'Italia; il fratello maggiore Giuseppe riceveva il trono di Spagna; il fratello Luigi riceveva il trono d'Olanda, dopo aver sposato Hortense de Beauharnais, figlia della moglie di Napoleone Joséphine; il fratello Girolamo ebbe il regno di Westfalia; il generale Gioacchino Murat, poi maresciallo dell'Impero, ebbe il regno di Napoli, dopo aver sposato la sorella di Napoleone, Carolina; il maresciallo Bernadotte ebbe il trono di Svezia, ma ben presto tradì il suo ex capo entrando nella coalizione che lo avrebbe detronizzato.[29] La Confederazione del Reno era di fatto sotto il controllo di Napoleone.
Dopo la pace di Schönbrunn, Napoleone e l'austriaco Metternich si erano accordati per un matrimonio di Stato. Il 14 dicembre 1809, Napoleone divorziò da Joséphine de Beauharnais, la moglie certo infedele ma amatissima[30]: i due rimasero sempre legati fino alla morte di quest'ultima, avvenuta durante l'esilio di Napoleone all'Elba. Il 1º aprile 1810 Napoleone sposò la figlia dell'imperatore d'Austria, Maria Luisa di Asburgo, nipote di Maria Antonietta, la regina decapitata durante la Rivoluzione (il che provocò non poche polemiche in Francia). Con questo matrimonio l'Austria si era legata a Napoleone, il che portava alla creazione di un'alleanza pressoché indissolubile. Napoleone ebbe un erede legittimo da Maria Luisa, nato dopo un parto difficile il 20 marzo 1811. Tuttavia l'erede dell'Impero, Napoleone Francesco, detto il re di Roma (Napoleone II), non salì in realtà mai al trono: Napoleone fu detronizzato pochi anni dopo e Napoleone II morì successivamente a soli 21 anni.


Nonostante gli accordi stabiliti a Tilsit, lo zar Alessandro I di Russia aveva cominciato a temere Napoleone e rifiutò di collaborare con lui riguardo al Blocco Continentale, per non danneggiare l'economia russa. Fu questa la principale causa che spinse Napoleone a invadere la Russia nel 1812 con ben 655.000 uomini, solo un terzo dei quali francesi. I russi, comandati da Kutuzov, decisero la tattica della ritirata piuttosto che scontrarsi contro il preponderante esercito napoleonico. Il 7 settembre nei dintorni di Mosca ebbe luogo la battaglia di Borodino: i russi, sconfitti, ripiegarono e Napoleone entrò a Mosca una settimana dopo, nel pomeriggio del 14 settembre, dopo aver posto il suo quartier generale sulla collina Poklonnaja, convinto che Alessandro avrebbe negoziato la pace. Stabilitosi nel Cremlino, Napoleone non poteva immaginare che la città completamente vuota nascondesse in realtà un'insidia: nella notte Mosca cominciò a bruciare, essendo state appiccate le fiamme da alcuni russi nascosti nelle case.[31] Napoleone, che aveva tentato a più riprese di venire a un accordo con Alessandro I senza riuscire neanche a far ricevere i suoi messi, perdendo così tempo prezioso per la ritirata, vista la prossimità dell'inverno, si rese conto della necessità di ritirarsi. Diede perciò ordine di iniziare la ritirata, (e di far saltare il Cremlino che solo per una miracolosa pioggia fu salvato): era rimasto in Mosca non più di trentacinque giorni.
La Grande Armata francese soffrì gravi perdite nel corso della rovinosa ritirata; la spedizione era iniziata con circa 700.000 uomini (di cui poco meno della metà erano francesi) e 200.000 cavalli, alla fine della campagna poco più di 18.000 uomini raggiunsero Vilna rimanendo nei ranghi; a questi si aggiunsero poi quarantamila isolati nei giorni successivi. In totale più di 400.000 furono i morti e 100.000 i prigionieri[32]. Residuarono inoltre solo 10.000 cavalli. Tra il 25 e il 29 novembre, infatti, i resti dell'armata, distrutta prima dal caldo e poi dal freddo (il cosiddetto "generale Inverno")[33] vennero in gran parte annientati dai russi durante il passaggio della Beresina. Intanto, Napoleone era stato raggiunto dalla notizia che a Parigi il generale Malet aveva diffuso la notizia della morte dell'imperatore e tentato un colpo di Stato. Angosciato delle notizie di tradimento (Talleyrand e Fouché stavano ormai tramando col nemico)[34], Napoleone abbandonò precipitosamente la Russia lasciando il comando a Gioacchino Murat e ad Eugenio Beauharnais e tornando nella capitale, dove iniziava a ricostruire un nuovo esercito di 400.000 uomini, in realtà giovanissimi e male addestrati. Le potenze europee, consce dell'atroce disfatta di Russia, sollevarono la testa e formarono una nuova coalizione.
La sconfitta di Lipsia, l'abdicazione e l'esilio all'Elba
La prima a unirsi alla vittoriosa Russia fu la Prussia che, abbandonando l'alleanza con Napoleone, si schierò a fianco dell'Inghilterra. Era la settima coalizione. Napoleone non si fece cogliere impreparato, e sconfisse i prussiani prima a Lützen e poi a Bautzen nel maggio 1813. Ma l'insidia più grande era l'Austria, la quale - non rispettosa dei patti - era pronta a scavalcare anche un matrimonio di stato come quello di Napoleone con Maria Luisa pur di sconfiggere l'odiato nemico. Nel corso di un memorabile e burrascoso incontro bilaterale a Dresda, Napoleone e Metternich non riuscirono a giungere a un accordo, e il 12 agosto l'Austria si univa alla coalizione antifrancese. Dopo un'ultima schiacciante vittoria francese proprio a Dresda, le forze napoleoniche si scontrarono con gli eserciti congiunti di Austria, Russia, Prussia e Svezia (l'esercito di quest'ultima era comandato dall'ex maresciallo francese Bernadotte) nella battaglia di Lipsia, detta "battaglia delle Nazioni" perché vi parteciparono eserciti di tutta Europa. L'inesperto esercito francese, formato in gran parte da giovani reclute, la defezione dei contingenti tedeschi e le soverchianti forze nemiche furono i fattori che determinarono la sconfitta di Napoleone a Lipsia. L'esercito francese fu costretto a una rovinosa ritirata attraverso la Germania in piena insurrezione contro l'occupazione napoleonica, mentre anche l'Olanda si rivoltava e la Spagna era ormai persa.
Rientrato precipitosamente a Parigi, Napoleone doveva subire ora l'insubordinazione di tutti i corpi politici: le Camere denunciarono solo ora la sua tirannia, la nuova nobiltà da lui creata gli girò le spalle, il popolo ormai stanco della guerra rimase freddo, i marescialli dell'Impero cominciarono a defezionare: tra i principali, Gioacchino Murat che passò al nemico per conservare il regno di Napoli.
Il giorno di Natale del 1813 la Francia veniva invasa dagli eserciti della coalizione. Un mese dopo, il 25 gennaio 1814, consegnato al fratello Giuseppe il controllo di Parigi e alla moglie Maria Luisa la reggenza, salutato il piccolo figlio che non avrebbe mai più rivisto, Napoleone si metteva al comando di un esercito di 60.000 veterani della Vecchia Guardia[35]. Per due mesi, Napoleone tenne testa al nemico in quella che sarà definita da alcuni la sua campagna più brillante, vincendo a Brienne (proprio dove aveva studiato l'arte militare), a Champaubert, Montmirail, Chateau-Thierry, Vauchamps, Mormant, Villeneuve, Montereau, Craonne, Laon. Sconfitto infine dalle forze prussiane del feldmaresciallo von Blücher, da quelle austriache e da quelle russe di Wintzingerode, consapevole di non poter anticipare le truppe nemiche in marcia su Parigi, Napoleone ripiegò su Fontainebleau ove, appresa la notizia del tradimento del generale Marmont che si era arreso con le sue truppe agli alleati, e scoraggiato dall'atteggiamento rinunciatario del maresciallo Michel Ney, il 4 aprile annunciò ufficialmente la sua intenzione di chiedere la pace.


Intanto il fratello Giuseppe era capitolato e il nemico era entrato vittorioso in Parigi con alla testa lo zar Alessandro I il 31 marzo, che il giorno successivo aveva già fatto affiggere sui muri di Parigi il suo proclama indirizzato al popolo francese.
A Fontainebleau Napoleone passò giorni duri e difficili. Gli giunse notizia che il nemico aveva rigettato la sua proposta di pace che stabiliva il ritorno ai «confini naturali» della Francia. Lo zar Alessandro I gli impose l'abdicazione. Egli, dopo aver più volte tentennato, decise di abdicare in favore del figlio e della reggenza di Maria Luisa. Ma il nemico decise per un'abdicazione totale, poiché Talleyrand aveva già preso accordi per restaurare sul trono i Borboni. Napoleone, indignato, minacciò di rimettersi alla testa dei suoi eserciti e marciare su Parigi, ma i marescialli lo costrinsero a cedere[36]. L'abdicazione divenne effettiva il 6 aprile.
Il 12, Napoleone ingerì una forte dose di veleno ma miracolosamente si salvò[37].
Dopo un memorabile addio alla Vecchia Guardia, Napoleone subì il dramma della fuga quando, attraversando la Francia del sud, fu costretto a indossare un'uniforme austriaca per non finire linciato dalla folla[38]. Imbarcatosi precipitosamente su un bastimento inglese, il 4 maggio 1814 sbarcò all'isola d'Elba, dove il nemico aveva deciso di esiliarlo, pur riconoscendogli la sovranità sull'isola e il titolo di Imperatore.
Stabilitosi a Portoferraio nei dieci mesi di esilio Napoleone non rimase inoperoso ma costruì infrastrutture, miniere, strade, difese, mentre il Congresso di Vienna che doveva disegnare la nuova Europa della Restaurazione ipotizzava di esiliarlo nell'oceano.


Pur impegnato nei lavori sull'Elba, Napoleone continuava a ricevere notizie della situazione francese. Il nuovo sovrano, Luigi XVIII Borbone, era inviso alla popolazione: nel solco della Restaurazione, Luigi stava lentamente smantellando tutte le conquiste della Rivoluzione legittimate da Napoleone[39]. Queste notizie, aggiunte alla voce ormai certa che i nemici fossero prossimi a trasferirlo lontano dall'Europa, portarono Napoleone ad agire. Imbarcatosi in gran segreto con uno sparuto gruppo di granatieri su un bastimento, l'imperatore eluse la sorveglianza inglese e il 1º marzo 1815 sbarcò in Francia nel golfo di Cannes. Iniziavano i leggendari "Cento giorni". La popolazione lo accolse con un entusiasmo sorprendente, e gli eserciti inviatigli contro da Luigi invece di fermarlo si unirono a lui. Il maresciallo Ney, che Napoleone stesso aveva definito «il più prode dei prodi» dopo le sue eroiche imprese nella ritirata di Russia, giurò allora al sovrano borbone che avrebbe condotto Napoleone a Parigi «in una gabbia di ferro»[40]. Ma quando i due eserciti si trovarono l'uno di fronte all'altro Napoleone si fece incontro all'esercito avversario e gridò «Chi vuole sparare al suo Imperatore è libero di farlo», fu accolto da un tripudio e lo stesso Ney crollò tra le sue braccia[41] (sfortunatamente per lui, in seguito alla sconfitta di Napoleone a Waterloo, pagò con la fucilazione il voltafaccia, nonostante esista un'ipotesi che egli sia fuggito negli Stati Uniti dove avrebbe iniziato una nuova vita). Il 20 marzo Napoleone entrò trionfalmente a Parigi, mentre Luigi era fuggito in gran fretta sotto suggerimento di Talleyrand, il quale al Congresso di Vienna spinse le teste coronate a riprendere la spada contro il despota.
Riorganizzato in gran fretta l'esercito, Napoleone chiese ai nemici nuovamente coalizzatisi la pace alla sola condizione di mantenere il trono di Francia: non venne ascoltato[42]. Intanto, in campo politico, l'imperatore aveva ben compreso i limiti del suo governo precedente e aveva promulgato una costituzione maggiormente liberale, ritornando più fedelmente ai principi del 1789. Per evitare una nuova invasione del suolo patrio, Napoleone fece la prima mossa spostando il conflitto nel Belgio. Il suo piano prevedeva una manovra su due ali che avrebbero diviso e annientato i prussiani e gli inglesi prima che, superiori di numero, potessero congiungersi. L'ala destra da lui comandata impegnò quindi i prussiani di von Blücher a Ligny e il maresciallo Ney attaccò gli inglesi di Wellington a Quatre Bras, ma nessuno dei due combattimenti ebbe esito determinante. Così si giunse al fatale 18 giugno 1815, «la giornata del destino» descritta anche da Victor Hugo, quella della battaglia di Waterloo. Il piano strategico generale di Napoleone venne mandato all'aria dall'inefficienza dei suoi marescialli, principalmente Grouchy, il quale era stato inviato a distruggere la colonna prussiana sfuggita alla battaglia di Ligny, ma in pratica commise l'errore di inseguire solo la retroguardia delle forze prussiane che si erano intanto riorganizzate e che, grazie alla loro determinazione, riuscirono a ricongiungersi con Wellington proprio nel bel mezzo della battaglia di Waterloo sì che le forze inglesi del duca di Wellington, unitesi a quelle prussiane, colsero l'opportunità di sconfiggere i francesi.
Napoleone compì non pochi errori, tra cui quello di affidarsi ai generali Davout, Grouchy e a Ney (l'eroe di Borodino), famoso per ardimento ma non per la sua sapienza strategica, il cui comportamento inutilmente focoso fu fra i fattori determinanti della disfatta. Ultimo ad arrendersi fu il giovane generale della Guardia imperiale Cambronne[43] che, sacrificando l'intera Guardia, consentì al resto dell'esercito sconfitto di ritirarsi senza ulteriori danni alla volta di Parigi.
Napoleone schierò le sue ultime forze in quadrati e iniziò una lenta, ordinata ma drammatica ritirata. «Wellington è un pessimo generale. Stasera ceneremo a Bruxelles», aveva dichiarato la mattina della battaglia. In serata, l'imperatore era sulla strada di ritorno per Parigi conscio della certezza della fine di ogni suo sogno.
Impostagli dalla Camera la nuova abdicazione, sotto le pressioni del potente Fouché («Avrei dovuto farlo impiccare prima», sbottò Napoleone[44]), egli dichiarò di immolarsi «in olocausto per la Francia» e chiese invano che venisse rispettata la sua volontà di porre sul trono all'età giusta suo figlio Napoleone II. Le forze nemiche, viceversa, entrarono a Parigi e rimisero sul trono Luigi XVIII. Napoleone si rifugiò al castello di Malmaison, la vecchia casa dove aveva abitato con la moglie Joséphine, morta da poco. La sua intenzione era di fuggire negli Stati Uniti, ma rifiutò di travestirsi come sarebbe stato necessario per sfuggire alla cattura, perché ciò avrebbe infamato il suo onore[45]. Invece, con un gesto storico, il 15 luglio 1815 Napoleone si arrese agli inglesi salendo a bordo della nave HMS Bellerofont. Condizione della consegna era la deportazione in Inghilterra o negli Stati Uniti, ove intendeva vivere soggetto al diritto comune e con lo status di privato cittadino. Il capitano Maitland, in rappresentanza del principe reggente, venne meno alla parola data, e Napoleone venne tratto in arresto e condotto dal Northumberland a Sant'Elena, piccola isola nel mezzo dell'Oceano Atlantico.


Il 16 ottobre 1815 la nave da battaglia inglese HMS Northumberland giunse a Sant'Elena col prezioso carico. Ivi, con un piccolo seguito di fedelissimi,[46] fu trasferito nel villaggio interno di Longwood, ove rimase fino al decesso.
Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli inglesi, personificati nell'odiosa figura del "carceriere" di Napoleone sir Hudson Lowe (che dal trattamento duro riservato a Napoleone non trasse alcun vantaggio per la sua carriera, anzi fu accusato di essere stato troppo severo nei confronti dell'imperatore francese). Egli dettò al conte de Las Cases il Memoriale di Sant'Elena e nella seconda metà dell'aprile 1821 scrisse lui stesso le sue ultime volontà e molte note a margine (per un totale di 40 pagine).


I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo, acuitisi nel clima inospitale dell'isola e con il duro regime impostogli, lo condussero alla morte il 5 maggio 1821 alle ore 17:49. Le ultime parole di Napoleone furono Francia e testa dell'armata[47]. Egli chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena come stabilito già l'anno prima dal governo inglese. Il governatore Lowe e i suoi uomini gli tributarono gli onori riservati a un generale.
L'autopsia accertò che la causa fu in effetti un tumore dello stomaco.


Il 19 luglio 1821, poco dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone, Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte risonanza in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe.
« Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro,così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. »
(da Il cinque maggio di Alessandro Manzoni)
Il secondo funerale a Parigi
Il 2 agosto 1830, nove anni dopo la morte di Napoleone, il re Borbone Carlo X fu costretto ad abdicare e la corona venne concessa a Luigi Filippo d'Orléans di idee più liberali. La statua dell'imperatore fu restaurata sulla colonna di Place Vendôme e vi furono richieste del rientro in patria delle spoglie mortali. Il figlio cadetto del re, il Principe di Joinville, venne incaricato di riportare le spoglie dell'imperatore in Francia e questi, dopo aver ottenuto il permesso dei britannici, diresse una spedizione a Sant'Elena per riportare la salma a Parigi. L'8 ottobre 1840 venne riesumata la salma che si rivelò intatta (anche per l'effetto conservante dell'arsenico secondo alcuni autori), vestita nell'uniforme di colonnello dei cacciatori della guardia[48]. Ricomposto il corpo in una bara di ebano, l'imperatore iniziò il suo viaggio di ritorno in Francia, dove arrivò a Cherbourg il 29 novembre, salutato dalle salve di cannone del forte e delle navi militari presenti.


Il 15 dicembre 1840 ebbe luogo il funerale solenne a Parigi celebrato con tutti gli onori del rango imperiale. Disposto il feretro su di un carro trainato da 16 cavalli, scortato dai Marescialli di Francia Oudinot e Molitor, l'ammiraglio Roussin e il generale Bertrand, a cavallo, sui quattro lati, il corteo funebre passò sotto l'arco di trionfo, tra due file di insegne con l'aquila imperiale, salutato dalle salve di cannone e accolto dalla famiglia regnante in nome della Francia. Il generale Bertrand, che aveva fedelmente accompagnato Napoleone all'Elba e a Sant'Elena, venne incaricato dal Re di porre la spada e il copricapo dell'imperatore sulla bara, ma non vi riuscì per l'emozione e fu sostituito dal generale Gourgaud. Più tardi, nel 1843 Giuseppe Bonaparte inviò il gran collare, il nastro, e le insegne della Legion d'Onore che suo fratello aveva indossato.


La Tomba di Napoleone nella chiesa di Saint-Louis des Invalides
I resti di Napoleone riposano in un monumento posto in una cripta a cielo aperto ricavata nel pavimento della cattedrale di Saint-Louis des Invalides a Parigi, esattamente sotto la cupola dorata. Il monumento, concepito dall'architetto Louis Visconti, venne terminato nel 1861, consiste in un immenso sarcofago di quarzite rossa della Finlandia, che contiene le 6 bare entro cui è stato chiuso il corpo di Napoleone: dalla più interna alla più esterna abbiamo una bara in lamiera e poi una in mogano, due bare in piombo, una di ebano e l'ultima in legno di quercia. Intorno al sarcofago c'è un loggiato circolare decorato con enormi statue raffiguranti dodici Vittorie.
Il trasferimento dalla cappella di Saint-Jérôme dove era stata deposta la salma nel 1840, alla cripta sala centrale della cattedrale di Saint-Louis des Invalides venne effettuato con cerimonia non pubblica il 2 aprile 1861, alla presenza dell'imperatore Napoleone III. La maschera funeraria è conservata invece presso l'Accademia degli Euteleti a San Miniato in provincia di Pisa, città dove gli antenati dell'imperatore avevano risieduto.
All'interno della cripta è presente anche la tomba del figlio di Napoleone, Napoleone Luigi.


I figli
Per approfondire, vedi la voce Napoleone Bonaparte (vita privata).
Napoleone ebbe un solo figlio legittimo, il già citato Napoleone Francesco (18111832), avuto dalla seconda moglie Maria Luisa d'Asburgo-Lorena (17911847).
Tuttavia sono noti per certo almeno due figli illegittimi:
Carlo, conte Léon (1806 - 1881) avuto da Luisa Caterina Eleonora Denuelle de la Plaigne (1787 - 1868), lettrice della principessa Carolina Bonaparte, già sposata a Jean-Honoré François Revel e da questi divorziata pochi mesi prima della nascita di Carlo;[49]
Alessandro Floriano Giuseppe, conte Colonna-Walewski, (1810 - 1868), avuto da Maria Laczynska (17861817), giovane polacca, moglie dell'anziano conte Attanasio Colonna di Walewice-Walewski, meglio nota con il nome di Maria Walewska, della quale Napoleone fu sinceramente innamorato
Si scrisse inoltre[50]che il filosofo, giornalista e uomo di stato francese, Jules Barthélemy-Saint-Hilaire (1805 – 1895), di cui si ha certezza che fosse un figlio naturale ma del quale non si conosce neppure il nome della madre, fosse figlio illegittimo di Napoleone Bonaparte, ma non vi è alcuna certezza storica in merito.

Onorificenze

Grand maître de la Légion d'honneur (Gran Maestro della Legion d'onore)

Grand maitre dell'Ordine dei Tre Tosoni d'Oro (formalmente)

Grand maitrè Ordre de la Reunion

Gran Maestro dell'Ordine della Corona Ferrea

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera

Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro

OGGI SCOMPARVE NAPOLEONE BONAPARTE...IL 5 MAGGIO DI UN GRANDE PERSONAGGIO DELLA STORIA!!!

Militare, politico, imperatore - Quando nacque, la Corsica era appena stata venduta alla Francia da parte della Repubblica di Genova. Di famiglia seminobile (di origini toscane), iniziò la carriera militare in Francia come ufficiale (durante la rivoluzione francese del 1789). Ebbe una svavillante carriera militare che culminò con il grado di imperatore di Francia, dal 18 maggio 1804 al 6 aprile 1814, dopo esserne stato, di fatto, dittatore dal 1799. Governò, durante la sua dinastia molte nazioni europee (fu anche incoronato Re d'Italia 26 maggio 1805) e non si limitò all'aspetto militare ma effettuò numerose e durature riforme nei sistemi educativi, giudiziari, finanziari ed amministrativi (Codice Napoleonico). Nel 1814, Inghilterra, Russia, Prussia e Austria, alleate tra loro contro Napoleone, occuparono Parigi e mandarono Napoleone in esilio all'isola d'Elba. Dopo meno di un anno riuscì a fuggire (26 febbraio 1815) e tornato in Francia riuscì a govrnarla per un'altro periodo (detto i cento giorni) fino alla definitiva sconfitta di Waterloo. Gli inglesi lo esiliarono all'isola di Sant'Elena (così chiamata perché scoperta dai portoghesi il 21 maggio 1502, giorno di Sant'Elena) ove rimase per il resto dei suoi giorni. La causa della sua morte non fu mai chiara, ufficialmente tumore allo stomaco. Dopo la sua morte, Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode "Il cinque maggio".


giovedì 30 aprile 2009

Benedetto XVI in Abruzzo: abbiate speranza!

Passare dall'emergenza ad un progetto stabile di ricostruzione e concreto nel tempo. Benedetto XVI nei luoghi del terremoto dell'Abruzzo ha portato un messaggio di speranza per i vivi, preghiere per i morti, un invito a ricostruire nel rispetto della vita e della dignità umana. Benedetto XVI ha trascorso alcune ore di stamattina tra i terremotati toccando i principali luoghi della tragedia e del dolore. La solidarietà manifestata in queste settimane verso i terremotati è un sentimento altamente civico e cristiano e misura la maturità di una società...

Il Papa Benedetto XVI che depone una rosa d'oro ai piedi della Statua della Madonna degli Abruzzi...

Il Papa Benedetto XVI che depone una rosa d'oro ai piedi della Statua della Madonna degli Abruzzi...nei giorni scorsi il Papa ha visitato le zone terremotate!!!

Undercover Investigation at the Weizmann Institute...la brutalità dell'uomo sugli animali!!!

An undercover investigation at the Weizmann Institute of Science in Rehovot, Israel revealed extremely abusive neuroscience experiments on cats and monkeys...

Fonte: http://www.youtube.com/user/officialpeta

Il Pianeta Terra corre verso il problema della sovrappopolazione...siamo in troppi ma tuttavia si continua a parlare di calo demografico: tutto falso!

LA NAZIONE - 28 APRILE 2009
(Clicca sull'immagine per ingrandirla e leggere l'articolo!)

L'economia Cinese riparte...e può aiutare a risanare le economie in crisi degli Stati di mezzo mondo!!!

LA NAZIONE - 27 APRILE 2009
(Clicca sull'immagine per ingrandirla e leggere l'articolo!)

mercoledì 29 aprile 2009

Goldfinger - Free Me - LA BRUTALITA' DELL'UOMO VERSO GLI ANIMALI...

An acoustic walk through the horror of using animals for food, clothing, entertainment and experimentation...

Fonte: http://www.youtube.com/user/kindnessforanimals

Allarme Mondiale - Influenza Suina - Il Virus si diffonde in USA e in Europa???

Nuovo Allarme mondiale che ci riporta alla crisi dell?aviaria. Cosa dobbiamo aspettarci? Approfondimento del TG3 . Seguiremo le notizie (quelle fondate ovviamente) e pubblicheremo nel caso ci fossero, tutte le novità. Per adesso nessuna preoccupazione in Italia.

Fonte: http://www.youtube.com/user/CampiFlegreiRadio

FEBBRE SUINA - IL VIRUS E' STATO CREATO IN LABORATORIO???

Cosa c'è di vero nella tesi del complotto della guerra batteriologica???

Fonte: http://www.youtube.com/user/maustrin

Febbre Suina...allarme Pandemia in Europa e nel Mondo???

Cosa è la Febbre suina e il punto della situazione...

Fonte: http://www.youtube.com/user/Heloym

Allarme in Messico - Dott. Giovanni Rezza sulla febbre suina!!!

24 aprile 2009
CITTA' DEL MESSICO
Febbre suina, rischio pandemia

Unepidemia di febbre dei maiali mai vista
sinora è scoppiata in Messico,
uccidendo già 20 persone e si teme
che il virus possa espandersi in tutto
il Nordamerica. LOrganizzazione
mondiale della sanità ha espresso
preoccupazione per quelli che
ha definito 800 casi «simili allinfluenza»
in Messico, confermando che una variante
dellepidemia è stata registrata negli Usa
e che comunque il virus reagisce allantivirale
Tamiflu. La Casa Bianca segue molto da vicino
lespandersi del virus, che negli Usa ha
contagiato 7 persone. Il virus suino,
che dai maiali si è trasmesso agli esseri umani,
è sconosciuto agli scienziati del Centro
statunitense per controllo e la prevenzione
delle malattie (Cdc) e la sua diffusione è stata rapida.

Fonte: http://www.youtube.com/user/gioiafelice

lunedì 27 aprile 2009

Marco Travaglio - "Caro direttore" - Annozero - 23/04/2009

Annozero - Marco Travaglio - Indro Montanelli

Le vignette di Vauro - Annozero, 23 Aprile 2009...

Le vignette di Vauro - Annozero, 23 Aprile 2009

25 APRILE: IL SOTTILE EQUIVOCO FRA PARTIGIANI E REPUBBLICHINI...

Alcune dichiarazioni dei leader politici. Tutti si riconoscono nei valori della Resistenza (per alcuni è una novità ma meglio tardi che mai). Qualcuno di loro ha partecipato alla celebrazione del 25 aprile per la prima volta (anche in questo caso, meglio tardi che mai). Ma molti non chiariscono del tutto la grossa differenza che c'è fra la pietà per i morti, qualunque fosse la causa per cui combatterono in quegli anni, e l'onore che in questa ricorrenza viene tributato a chi ci liberò dal nazi-fascismo. Un sottile equivoco che è alla base del progetto di legge del PDL, già all'esame della Camera, per l'equiparazione di partigiani e repubblichini.
La "festa della Liberazione" non può diventare una sagra del "volemose bene" e "scurdammoce o passato". Il Premier suggerisce addirittura di convertire il suo nome in "festa della Libertà". La memoria storica della Resistenza rischia di scomparire in un gigantesco "buco nero" in cui le giovani generazioni sembrano essersi perse.

TG1: il discorso di Silvio e le pale dell'elicottero (25/04/2009)

Il 25 aprile 2009 raccontato dal TG1 - edizione 13.30: in un servizio, degno del migliore Telekabul, riprese televisive sgangherate, audio disturbato e discorso di Berlusconi interamente coperto dal rombo di un elicottero che girava sulla sua capoccia. Forse per rendere inascoltabili le castronerie snocciolate da Silvio?

Anno Zero 23/04/09 Travaglio, Feltri e la telefonata di Montanelli...

Anno Zero - 23/04/09 - Travaglio, Feltri e la telefonata di Montanelli da "Il raggio Verde"!

Il 25 Aprile del 1945...

Il 25 Aprile del 1945 [Un minuto di storia del 25 aprile del 2008]

Berlusconi, il 25 Aprile e l'antifascismo di Umberto Bossi e della Lega Nord - Lega Lombarda...

Berlusconi ha annunciato che sarà presente alle celebrazioni del 25 Aprile 2009. Il 25 Aprile dovrebbe essere una festa antifascista, ma possiamo definire "antifascisti" Silvio e i personaggi a lui più vicini?

Milano - Antonio Di Pietro alla festa della Liberazione...

Antonio Di Pietro a Milano il 25 Aprile 2009...

Milano - 25 aprile 2009 - La folla contesta Formigoni...

http://www.marioagostinelli.it - Manifestazione di Milano del 25 Aprile 2009. Oltre 100.000 persone. Al termine i manifestanti contestano il revisionismo storico del discorso del Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni...

Formigoni è stato contestato alla manifestazione del 25 Aprile 2009...

Formigoni è stato duramente contestato alla manifestazione del 25 Aprile 2009...

venerdì 24 aprile 2009

G8 - Berlusconi porta i Grandi della Terra in Abruzzo....

L'AQUILA - La prossima riunione del G8, programmata a luglio nell'isola sarda della Maddalena, sarà spostata a L'Aquila. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri che si è svolto in via eccezionale nel capoluogo abruzzese. Il premier Berlusconi ha motivato questa decisione con il fatto che in questo modo si risparmierebbero denaro e risorse che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione. Inoltre, ha aggiunto Berlusconi, si porterebbe l'Abruzzo al centro dell'attenzione mondiale. Il governo italiano contatta ora gli altri Paesi partecipanti per valutare la loro disponibilità. Usa e Gran Bretagna hanno già fatto sapere di essere d'accordo.

WASHINGTON E LONDRA - «So che il presidente Obama si è sentito con il presidente Berlusconi - ha detto Lisa Jackson, responsabile dell'Agenzia di protezione ambientale americana rispondendo a Siracusa, dove è in corso il G8 ambiente, a una domanda sul trasferimento del vertice internazionale dalla Sardegna all'Abruzzo -. Se dovesse essere così, ci vorranno degli aggiustamenti». E Lynn Eccles, portavoce di Downing Street: «Abbiamo profonda solidarietà per il popolo italiano a seguito dei tragici eventi dell'Aquila e siamo ovviamente pronti ad aiutare l'Italia in ogni modo possibile. Le decisioni sulla sede del summit del G8 spettano al governo italiano».

«QUI I NO GLOBAL NON VERRANNO» - L'utilizzo del complesso monumentale della Maddalena avrebbe comportato un costo di 220 milioni di euro, ha detto il premier: soldi che potranno essere risparmiati utilizzando per il vertice la scuola della Guardia di finanza di Coppito. «Chiedo scusa al presidente della regione Sardegna, che non abbiamo avuto modo di avvisare - ha detto Berlusconi -, ma posso già dire che l'isola potrà ospitare in autunno un summit sull'ambiente per cui sto avendo contatti con il presidente americano Obama. Del resto la Maddalena e il contesto più lussuoso in cui la riunione si sarebbe svolta sarebbe stato meno consono con il periodo di crisi che l'economia mondiale sta vivendo». Quanto alla sicurezza dei leader, il presidente del Consiglio ha spiegato che ci sono tutte le condizioni per garantirla e che probabilmente «non credo che i no global avranno la faccia di venire in questi luoghi a organizzare manifestazioni dure come quelle a cui siamo stati abituati in passato». Il presidente sardo Ugo Cappellacci ha detto che la Sardegna è pronta a fare al sua parte , ma cita «problemi di natura tecnica e organizzativa che non possono consentire lo spostamento del summit in termini operativi». «Se vi saranno poi soluzioni intermedie per raggiungere l'uno e l'altro obiettivo - ha detto Cappellacci - saremo tutti orgogliosi di poter contribuire al risultato finale».

STANZIAMENTI E RICOSTRUZIONE - Il Consiglio dei ministri, durato due ore, ha dato via libera al decreto legge per stanziare le risorse in favore delle zone terremotate. Il provvedimento mette a disposizione un totale di otto miliardi di euro, di cui 1,5 per fronteggiare l'emergenza e 6,5 miliardi per la ricostruzione. «Sono state individuate 15 aree dove intervenire con piastre di cemento armato capaci di sopportare scosse sismiche: su queste piastre saranno edificate case sicure, con verde e alberi» ha detto Berlusconi. Le donazioni da parte di imprese e privati a favore degli interventi post-terremoto saranno deducibili dalle tasse, ma solo se fatte «per il tramite della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Protezione civile ovvero da altri enti appositamente individuati». Gli studenti universitari saranno esonerati dal pagamento delle tasse per il periodo 2009-2010. «Per la prima volta si affronta un evento del genere senza aumentare la pressione fiscale - ha detto il premier -. Gli otto miliardi saranno recuperati con spostamenti di spese, riduzione di sprechi e rimodulazione degli stanziamenti». Berlusconi ha poi annunciato di avere stilato una lista di 44 tra chiese e beni artistici e architettonici che saranno ricostruiti e restaurati con l'aiuto dei Paesi esteri che hanno dato la propria disponibilità ad aiutare l'Italia nella ricostruzione.

I CONTRIBUTI AI PRIVATI - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha poi spiegato che il decreto prevede lo stanziamento di 150mila euro per chi vorrà ricostruirsi da sé la casa distrutta e 80mila euro per chi invece ha la casa danneggiata. «Prevediamo - ha detto - 500 milioni di euro, e la domanda è per 700, per interventi per le abitazioni private. Ci sarà un conto corrente gratuito per 150mila euro disponibili per ciascuno per la ricostruzione della casa». Nella gestione di questi fondi ci saranno Fintecna, Cassa Depositi e Prestiti e banche. «Puoi farti la casa come vuoi e può essere la ricostruzione della casa colpita o una casa nuova da un'altra parte» ha aggiunto Berlusconi. Tremonti ha poi spiegato che non verrà utilizzata la leva del 5 per mille per reperire le risorse: «Quando ho fatto l'ipotesi del 5 per mille - ha spiegato - non era per togliere al volontariato ma per aggiungere qualcosa per l'Abruzzo. La scelta successiva è stata quella di rinunciare a questa misura perché la vena polemica radicalizza tutto». Tremonti ha annunciato che è stata avanzata a Bruxelles la richiesta di fare dell'area terremotata una «zona franca urbana» esente da tributi.

PERPLESSITÀ NEL GOVERNO - L'idea di tenere il G8 all'Aquila era stata avanzata da Berlusconi già nei giorni scorsi. L'idea però avrebbe sollevato diverse perplessità nello stesso governo in quanto ci sarebbero da risolvere una serie di problemi di tipo logistico ma anche di sicurezza. Già in passato il premier aveva ventilato la possibilità di cambiare la sede della riunione degli otto grandi: fu quando, con Napoli sommersa dai rifiuti, annunciò che sarebbe stata una buona idea - una volta usciti dall'emergenza - tenere almeno una delle riunioni nel capoluogo partenopeo, facendo arrivare gli otto leader con una nave. Questa volta lo spostamento sembra più probabile. Resta solo da attendere il parere dei Paesi ospiti, che tuttavia difficilmente opporranno un veto.

«SAREBBE UN'OCCASIONE» - L'ipotesi di organizzare il G8 nella regione colpita dal sisma incontra il favore della Provincia de l'Aquila, la cui presidente, Stefania Pezzopane, ha così commentato: «Sarebbe sicuramente una grandissima occasione per L'Aquila che vive una situazione difficile. Certo dal punto di vista organizzativo ci sarebbero tantissimi problemi da affrontare ma sarebbe un gesto di generosità per la nostra città martoriata». «Se ne parla da 5-6 giorni - ha ammesso il sindaco del capoluogo Massimo Cialente -. La città potrebbe essere pronta per quanto possibile dopo un terremoto come quello che abbiamo subito: ci piacerebbe essere vestiti a festa, ma ci troveranno con la tuta da lavoro».

«NON SI OSTACOLI RICOSTRUZIONE» - Dal Pd non ci sono barricate alla decisione di spostare il vertice del G8. «Capisco che la scelta è molto simbolica, e capisco anche che contribuirebbe a tenere accesa l'attenzione sull'Abruzzo - ha detto il segretario Dario Franceschini -. Tuttavia spero che il governo tenga conto che questa decisione non deve intralciare l’esigenza primaria della ricostruzione». E Antonio Di Pietro: «Se i fondi messi a disposizione dal governo per la ricostruzione sono soldi veri e non carta elettorale, sono benvenuti. Finora, ogni volta che il governo ha promesso lo stanziamento di fondi, si trattato sempre di una mera partita di giro, di un gioco delle tre carte, di soldi presi da una parte e messi da un'altra». Totale chiusura da Sinistra e Libertà: «Spostare il G8 in Abruzzo è irresponsabile - dice Paolo Cento -. Non va fatto né alla Maddalena né nelle terre martoriate dal terremoto: piuttosto il governo pensi a investire i 400 milioni di euro che servono per il summit (Cento e Berlusconi citano due cifre differenti, ndr) nella ricostruzione delle città colpite dal sisma».

23 aprile 2009(ultima modifica: 24 aprile 2009)

Fonte: http://www.corriere.it

G8: Berlusconi annuncia che si farà in Abruzzo...

"Il G8 trasferito all'Aquila - Berlusconi: non ci saranno proteste - Otto miliardi per il sisma" annuncia in prima pagina il CORRIERE DELLA SERA . Francesco Verderami nell'incipit del suo Retroscena: «Il cavaliere no-global è l'ultima frontiera del berlusconismo. Scegliendo infatti l'Abruzzo come sede del G8, il premier d'un colpo riduce la distanza fra i leader mondiali e i manifestanti, disorienta e depotenzia le frange più dure e facinorose e quasi si impossessa delle parole d'ordine dei contestatori». Intanto arrivano i primi sì dai leader internazionali. Londra e Washington infatti si sono dette disponibili al trasferimento. La nuova scelta dovrebbe anche produrre un risparmio di 220 milioni che saranno investiti nella ricostruzione in Abruzzo. Intanto prende forma il piano casa post sisma. 13mila terremotati in 5/6 mesi, secondo le previsioni del governo con una spesa di 500 milioni di euro, saranno ospitati in abitazioni antisimiche, sostenibili ed ecocompatibili: «È una gara dissennata. Dettata da una visionaria, lungimirante follia», dice Berlusconi. Accantonata l'idea del 5 per mille, il decreto per la ricostruzione stanzia in tutto 8miliardi di euro. "Chi ha perso casa avrà 150mila euro", inoltre è prevista la sospensione dei processi e del pagamento delle bollette e delle tasse. Infine una brutta notizia: i morti salgono a 297, dopo che ieri è deceduto nell'ospedale di Avezzano, Mario Papola, 84 anni. L'uomo era rimasto ferito nella sua abitazione di Onna.

"Berlusconi: il G8 all'Aquila". Apre così LA REPUBBLICA che svela come la decisione di trasferire il summit sia stata presa 9 giorni e per di più a la Maddalena. Ieri il colpo di scena, che avrebbe spiazzato i ministri. L'idea sarebbe stata suggerita da Bertolaso, afferma Claudio Tito: all'inizio il premier è interdetto (non è che i lavori per la Maddalena sono in ritardo?), poi comincia a pensare all'ipotesi e la decisione ieri («Non me la sento di organizzare un vertice in una località dove si fanno vacanze di lusso. Voglio dare un messaggio di sobrietà», ha detto Berlusconi). Spiazzati e arrabbiati anche i sardi (in primis il neogovernatore Pdl che non sapeva nulla). Delle misure prese nel Consiglio dei ministri riferisce Paolo Brera: "Prefabbricati per 13mila sfollati poi 150mila euro per rifarsi casa". Il mega bonus per ricostruire sarà dato direttamente ai cittadini per evitare infiltrazioni mafiose. Coloro che hanno avuto la prima casa danneggiata avranno 80mila euro dietro presentazione delle fatture per la ristrutturazione. Le case agibili o solo temporaneamente inagibili sono l'80% del totale. I prefabbricati saranno antisismici prefabbricati costruiti come in Giappone con la struttura isolata dal terreno e appoggiata su pistoni mobili. Roberto Petrini si dedica alle risorse: "Otto miliardi in tre anni, via al decreto". Blocco di tasse, affitti e mutui, proroga dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti i co.co.co e gli autonomi. Gli 8 miliardi verranno da giochi e lotterie (circa 5-700 milioni), 300 milioni dal tesoretto (dal bonus famiglia varato lo scorso anno), 200 milioni dallo spostamento del G8, da fondi Ue (700 milioni), dal fondo di Palazzo Chigi 1 miliardo, un altro miliardo dalla Cassa depositi e prestiti e circa 930 milioni dall'Inail.

La sede per ospitare i Grandi del mondo avverrà nella scuola di polizia più grande del mondo. E i numeri di questa scuola sono citati per filo e per segno in un approfondimento de IL GIORNALE. La scuola della Guardia di Finanza di Coppito si trova nella periferia ovest dell'Aquila è la più grande delle forze di polizia di tutta Italia: 48 ettari di estensione, dotata di un eliporto per 6 elicotteri, un auditorium da 1.500 posti, un'aula magna da 540. I parcheggi esterni, tutti video sorvegliati, sono 1.500. La struttura ha 2600 posti letto per allievi, 300 per militari celibi (stanze single) una mensa per oltre 3000 persone. Ci sono anche due palazzine dedicate ai mini appartamenti, secondo un primo programma di massima, la scuola ospiterà una parte della delegazione. E' questo il luogo dove si sono svolti i funerali delle vittime del terremoto, nella piazza d'armi da 240 metri per lato, Qui la protezione civile ha coordinato tutta l'emergenza.
La caserma che ha sostenuto una città intera, potrà accogliere il mondo? La risposta del IL GIORNALE è affidata al colonnello Paolo Carretta, che racconta un aneddoto: «quando i marines vennero qui per addestrare gli alpini dell'Aquila per l'Afghanistan, ci dissero: magari ce l'avessimo noi una caserma così».

Il SOLE24ORE dà grande spazio agli interventi per la ricostruzione, e sottolinea con un articolo in prima pagina che è «la prima volta senza baraccopoli», almeno se tutto andrà secondo i piani del governo. A pagina 5 ci si concentra sull'ipotesi deducibilità delle donazioni, e si spiega che - come anticipato da VITA - la norma si riferisce alla legge Visco del 1999, varata per l'emergenza Kosovo, e quindi i vantaggi sarebbero solo per le imprese e - ma questo la norma non lo dice - solo per la Protezione civile. La Visco in realtà prescrive che possano godere della deducibilità totale anche le donazioni fatte ad altre organizzazioni, ma queste devono essere indicate con decreto prefettizio, cosa che finora non è avvenuta.

G8 e Abruzzo. Sono i temi affrontati da ITALIA OGGI nella sezione PRIMO PIANO. Secondo l'articolo, la struttura che dovrebbe ospitare il summit tra i grandi del mondo sarà la sede dalla Scuola dei sottoufficiali della Guardia di Finanza di L'Aquila. Per quanto riguarda il dl Abruzzo, nei 16 articoli non sono previste nuove tasse, nemmeno quella ipotizzata in un primo momento riguardante l'aumento delle accise del carburante. Circa 5 miliardi proverrebbero da tre fondi: il cosiddetto "fondo Letta" attivato presso la presidenza del Consiglio, il fondo infrastrutture e quello per gli ammortizzatori sociali. Il resto dovrebbe essere messo a disposizione dagli enti previdenziali e dalla Cassa depositi e prestiti. Il miliardo e mezzo stanziato per le emergenze, dovrebbe essere almeno in parte finanziato da una lotteria ad hoc. Il ministro Tremonti, ha riportato ITALIA OGGI, non esclude di mettere in campo misure contro l'evasione e l' elusione fiscale a livello internazionale e lascia aperta la porta alla possibilità di introdurre uno scudo fiscale per incentivare il rientro dei capitali dall'estero. Il dl prevede anche la sospensione dei tributi di rate e mutui e la sospensione del pagamento degli affitti se la casa è in locazione. Per i lavoratori verrà prorogata l'indennità di disoccupazione e verranno introdotti indennizzi in favore dei collaboratori coordinati continuativi. Chi si ricostruisce la casa da sé, avrà un contributo a fondo perduto di 150 mila euro. Per sistemare una casa danneggiata, lo Stato offre 80 mila euro.

"Il grande bluff" è questo il titolo scelto da IL MANIFESTO per dare la notizia dello spostamento in Abruzzo del G8 il titolo è a sfondare su due fotografie accostate: da una parte l'interno della nave di lusso per il G8 alla Maddalena e dall'altra le macerie di una palazzina dell'Aquila. "«Il G8 all'Aquila», l'ultima astuzia di Berlusconi prevede l'abbandono della Maddalena per il vertici: «Lì costava troppo, qui non saranno possibili le contestazioni». Ma la verità non detta è che i lavori in Sardegna sono nel caos. Così si dirotta sull'Abruzzo: grande effetto mediatico, tutti contenti. A prescindere dai terremotati. La ricostruzione affidata alle lotterie" è il sommario in prima pagina che rimanda alle due pagine interne dedicate al tema. Sempre in prima il commento di Tommaso Di Francesco dal titolo "il terno al lotto del governo". «(...) Berlusconi torna sulla scena che gli è più propria e rivendica, quella del cosiddetto consenso popolare. Perché è in corso ormai da più giorni sotto i nostri occhi un "terremoto istituzionale". (...)Mentre la fase italiana vede la crisi economica, negata dal governo, assommare la questione terribile del terremoto in Abruzzo e la difficile reperibilità di altri fondi per i quali ci vorrebbe il coraggio di cancellare almeno stanziamenti sbagliati come le micidiali spese militari. Come risponde allora a tutto questo Silvio Berlusconi? Cambiando canale. (...) Dulcis in fundo, il trasferimento dalla Maddalena all'Aquila "impedirà le proteste dei no global", impossibilitati a "ferire una città già ferita", insomma il terremoto contro la libertà di manifestare. E se invece fosse proprio quello della protesta, quella di un mondo disastrato dai potenti della terra, abbandonata a crisi e miserie, attraversato da troppi dimenticati tsunami e terremoti - perché non c'è solo L'Aquila - il legame vero per coniugar la condizione dell'Abruzzo a quella del mondo?»

"Abruzzo, 8 miliardi e il G8" è l'apertura di AVVENIRE che occupa tutte le pagine fino alla 7, eccetto una vetrina dedicata a "Ragazzi in rete: istruzioni per l'uso. La navigazione «giovane» tra insidie e opportunità" sull'aumento del consumo di internet da parte dei giovani. Il colpo di scena sul G8 lascia spiazzati soprattutto per gli aspetti legati ai moduli di sicurezza, tutti da riformulare, ma quello che inizialmente sembrava un azzardo logistico pian piano ha trovato comprensione e consenso diffuso. Delegazioni ridotte al minimo, massima sobrietà, e presumibilmente poche contestazioni da parte di no global e black bloc: così Berlusconi e gli amministratori locali immaginano l'appuntamento a l'Aquila. Si lamenta Francesco Caruso, che giudica «strumentale» la nuova location e promette: «"Decideremo prossimamente dove organizzare la nostra protesta". E annuncia: "I no-global sono già presenti all'Aquila sin dal giorno del terremoto, nei campi di Carmada, San Biagio e Fossa, per assistere la popolazione". Speriamo solo per questo». E non è l'unico ad essere deluso da questa scelta: il governatore della Sardegna Cappellacci capisce e si adegua: la Maddalena potrà ospitare a settembre un vertice mondiale sull'ambiente con il presidente Usa. Ma Il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinetti scrive in una nota: «è difficile non cogliere (nello spostamento del G8), al di là ogni altra pur benevola interpretazione, quella che molti sardi prenderanno come ennesima presa in giro... Credo che la politica dovrebbe preoccuparsi anche dell'esito che hanno sulla gente i proclami e le promesse non mantenuti». Al provvedimento messo in campo per sostenere le spese, invece, è dedicata la pagina 7. Si spiegano le misure, si sottolinea senza troppa enfasi lo sforzo di escogitare soluzioni nuove che non vadano a pescare dalla tasche dei cittadini. Un cenno al retromarcia di Tremonti dopo la «vena polemica» che aveva suscitato la sua proposta. «Se ci saranno meno soldi», dice stizzito, «gli abruzzesi potranno ringraziare i polemici della politica».

LA STAMPA apre titolando «Berlusconi: il G8 all'Aquila» dedicando così il titolo alla scelta del governo di spostare il vertice previsto alla Maddalena in Abruzzo. Due le pagine dedicate all'argomento. Un articolo a firma di Augusto Minzolini spiega come la scelta di Berlusconi sia potente mediaticamente. Grazie infatti al trasloco del vertice ci sarà un risparmio, dovuto al venir meno delle spese di sicurezza previste per l'isola, di 220 milioni. Questo quieta le polemiche sullo spreco nate dalla questione referendum. In un box Mattia Feltri si chiede se il colpo di teatro del Premier sia da classificare come gaffe oppure come colpo di genio, concludendo che a conti fatti «tutto si tiene in Berlusconi. Un tempo la si sarebbe definita fantasia al potere». C'è spazio infine per le reazioni da La Maddalena che comprensibilmente non sono positive. Dall'isola arrivano strali bipartisan all'indirizzo del premier. Il neo eletto Cappellacci si trova ad affrontare la prima crisi di consensi a pochi mesi dalla propria elezione. LA STAMPA dedica spazio anche alla ricostruzione aquilana. Le notizie importanti sono che: i miliardi destinati ai lavori sono otto, niente 5 per mille e nessun aumento di tasse o accise. La nuova idea del Governo è la costruzione, in 5 o 6 mesi, di unità abitative di 52 metri quadrati ciascuna da destinare alle famiglie sfollate. In un secondo momento le stesse unità saranno convertite come alloggi per studenti. La parola d'ordine è arrivare prima del freddo.



E inoltre sui giornali di oggi:



FILIPPINE

CORRIERE DELLA SERA - L'operatore della Croce rossa Eugenio Vagni è ancora nelle mani dei ribelli, malgrado ieri Manila ne avesse in un primo momento annunciato la liberazione. Il blitz dei militari, rispetto a cui la Farnesina si è detta fin da subito contraria, prosegue. Dopo il rapimento del 15 gennaio Vagni rimane quindi l'unico cooperante ancora in mano al gruppo islamista di abu Sayyaf. Gli altri due ostaggi, Marie Jean Lacaba e Andreas Notter sono infatti stati rilasciati rispettivamente il 2 e il 18 aprile.

LA REPUBBLICA - "Filippine, giallo su Vagni «Ceduto ad altri ribelli»". Dopo le voci della sua imminente liberazione, si è saputo che il cooperante della Croce Rossa sarebbe stato ceduto. Il governo di Manila ha offerto 8mila euro per avere notizie sul suo conto. Inquietante la telefonata di mercoledì tra il responsabile della CR filippina, Richard Gordon, e il capo della prima banda di rapitori: «L'ho trovato molto depresso e mi ha ripetuto la richiesta di ritirare le truppe. Poi ha aggiunto una fase criptica: "Dio - ha detto - si prenderà cura di lui».



SUDAFRICA

AVVENIRE - "Il Sudafrica è di Zuma. «un mandato forte»". Meglio tardi che mai. Un commento delle elezioni con l'andamento delle diverse formazioni un breve profilo dello «zulù autodidatta, che fa paura ala finanza internazionale». Nella stessa pagina (17), la notizia che la Repubblica del Congo, per fare fronte alla crisi alimentare, ha messo a disposizione gratuitamente per 99 anni 10 milioni di ettari di terra coltivabile ai coltivatori sudafricani. E in 1.300 produttori agricoli sono già pronti a trasferirsi in Congo.



ROMA-PARIGI

LA REPUBBLICA - Due pagine dedicate allo scontro fra il sindaco francese e il suo collega capitolino: "Alemanno e i saluti romani. Parigi lo accusa. Lui: falsità". Delanoe non fa marcia indietro e conferma: «Quando Alemanno è sbarcato in Campidoglio è stato accolto con i saluti romani. E con uno che è circondato da neofascisti, e non ne prende le distanze fino in fondo, i rapporti non possono essere gli stessi di prima». Furioso Alemanno che incassa la solidarietà di Fini e Frattini. Insomma il gemellaggio tra Roma e Parigi non sta tanto bene ed è tutto un fiorire di intellettuali che vogliono salvarlo...

IL MANIFESTO - Richiamo in prima pagina "Delanoe contro Alemanno: non collaboro con i fascisti" e una ampio articolo a pagina 5 per raccontare lo scontro tra i primi cittadini di Parigi e Roma. "Quel saluto romano che non piace a Parigi" è il titolo dell'articolo sotto una foto dei festeggiamenti dell'elezione di Alemanno a sindaco. Nell'articolo si ricostruisce il caso, le difese prese da parte di Franceschini «Forse ha fatto il saluto romano qualche volta da ragazzo ma certamente non l'ha fatto entrando in Campidoglio». L'articolo prosegue poi «E l'Alemanno furioso ha già fatto le prime vittime: "Niente patrocinio al Gay pride", ha tuonato ieri il sindaco in linea con quanto deciso lo scorso anno. (...) Strana però la coincidenza di questa nuova presa di posizione del sindaco Alemanno. Proprio nel giorno del battibecco con Delanoe, gay dichiarato che rivelò la propria omosessualità in tv nel 1998, prima di essere eletto. I maliziosi possono fantasticare».



ROM

AVVENIRE - "Schiava perché non ruba. Fa arrestare la famiglia". Arrestati dieci rom bosniaci del campo nomadi di via Guascona, con l'accusa di riduzione in schiavitù. A denunciare zii e genitori era stata una ragazza, all'epoca dei fatti minorenne, oggi di 19 anni, che da qualche tempo vive in comunità protetta. Picchiata, molestata e segregata perché si rifiutava di rubare e voleva andare a scuola. I provvedimenti di custodia sono stati emessi nei confronti della madre e di altri parenti (latitante il padre e un altro parente), in applicazione del decreto sicurezza 11 del 23 febbraio 2009, appena convertito in legge. Il provvedimento, si legge nell'ordinanza del Gip Guido Salvini, è il primo che ravvisa «la pericolosità di un intero nucleo familiare come se costituisse un contesto associativo anche se di tipo naturale».



AMBIENTE

IL MANIFESTO - Al G8 ambiente in corso a Siracusa viene dedicata un'intera pagina che definisce "inutile vertice in preparazione di quello trasferito a L'Aquila. Risultati concreti zero, mentre a pochi km si continua a nascere con malformazioni e a morire di inquinamento industriale». Un articolo è dedicato ai "paradossi al G8 della Prestigiacomo" «Malformazioni, gli orrori nascosti della bella ministra» dal momento che a Siracusa operano le aziende della Prestigiacomo «finite sotto inchiesta qualche anno fa per la morte di alcuni operai, ammalati di cancro».



SOSTENIBILITA'

SOLE24ORE - "La bontà, motore di ripresa" è il titolo che il SOLE dà a un articolo del cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, sulle vie di uscita dalla crisi. Per Scola questa crisi è innanzitutto «culturale» e ha due radici: «l'illusione neo-illuminista» nel progresso sempre crescente, e la «rimozione del soggetto», cioè della persona, dalla sfera economica. «Quando il soggetto, l'io e la trama costitutiva di rapporti in cui è immerso, viene dimenticato o strumentalizzato (...) presto o tardi si produce un contraccolpo». Come uscirne? Rivedendo le regola di economia e finanza «riponendo al centro il soggetto personale e comunitario» e trattando i Paesi poveri da «attori responsabili del processo di sviluppo». Per raggiungere questo scopo, continua Scola, è essenziale un'educazione a uno stile di vita sobrio e solidale «per arrivare a un rapporto corretto con i beni». «Devo cambiare io», scrive Scola, che conclude con una nota positiva sulla società civile italiana, definita una «delle più vitali in Europa» come si è visto nella tragedia aquilana.



CONFLITTI

AVVENIRE - "Sri Lanka, bombe su un chiesa: 14 morti". Continuano gli scontri fra i tamil e l'esercito regolare. Durante il bombardamento della chiesa di Sant'Antonio a Valaignarmadam, è stato gravemente ferito padre T. R. Vesanthaseelan, direttore della Caritas internazionale nella regione di Vanni. Intanto le autorità di Colombo sono alle prese coi profughi che, secondo fonti governative, hanno ormai raggiunto quota 103mila persone. Un portavoce dell'esercito però riferisce: «le operazioni per mettere fine alla lunga guerra sono alle battute finali». L'esercito aveva avviato operazioni militari per riconquistare una zona del nord est sotto il controllo tamil. Negli ultimi giorni è stata impressa un'accelerazione alle manovre.



TORTURE

LA STAMPA - «Un dossier su Guantanamo inchioda la Rice» questa l'apertura di un articolo di Maurizio Molinari, Da alcune carte sembra che siano stati Condoleezza Rice e Dick Cheney ad autorizzare gli agenti Cia a condurre gli interrogatori dei detenuti appartenenti ad Al Qaeda con «tecniche rafforzate», le stesse che Obama ritiene tortura vera e propria.



OBAMA

IL MANIFESTO -Al via una serie di servizi dedicati ai cento giorni di Obama. "Primi bilanci. I liberals e i progressisti americani hanno dato un'apertura di credito totale a Obama, che ha cominciato a ripristinare legalità e diritti cancellati dall'era Bush. Con tutte le cautele del caso" è il sommario di questa prima puntata.

Fonte: http://beta.vita.it

giovedì 23 aprile 2009

Alice Cooper on The Hour with George Stroumboulopoulos....

Alice Cooper - The 'King of Shock Rock' and a true pioneer of rock and roll. But get this - he's also a devout Christian (he's a substitute Sunday school teacher, reformed alcoholic and an avid golfer (he's written a book on golf. To truly appreciate his genius, think about what music was like, when he hit the scene in the late '60s. He invented rock n' roll theatre and in the '70s, Alice's career exploded. He became the poster boy for evil and every parent's worst nightmare. But his fans have always loved him. Alice has sold more than 50 million albums, he has a radio show 5 nights a week, he turned 60 this year and he's touring again - for his 25th studio album. That's right, his 25th. It's called 'Along Came A Spider' and it's about a serial killer. Oh, how very Alice.

Fonte: http://www.youtube.com/user/TheHour

Simbologia Occulta - Bandiera della Pace! Cosa nascondono i suoi colori?

Cosa si nasconde dietro l'arcobaleno della Pace?

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

Omicidi Occulti - LE VITTIME DEL SISTEMA...

Un video che vuole far riflettere e ricordare le persone morte in nome della verità e della giustizia...

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

Strategia della Paura - Contro-Informazione Politica...

I governi hanno come arma principale la paura per tenere a bada i propri cittadini...

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

Messaggi subliminali - ROCK SATANICO - CCSG

Il direttore dell'oramai epico sito http://ccsg.it Antonio Tagliaferro è ospite alla trasmissione "Enigma" del Febbraio 2004, in onda su RAI3. Ci parla dei messaggi subliminali e rock satanico. Purtroppo, come testimoniano gli altri video, viene bloccato sul più bello, cioè quando inizia a parlare delle lobby che finanziano tutto ciò....

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

Contro-Informazione - Santoro è un Massone?

Titolo provocatorio, in questo video non voglio attaccare Santoro e la sua PRESUNTA iscrizione alla massoneria. Voglio sottolineare solamente come ad Annozero, pur essendo una trasmissione che pretende di fare INFORMAZIONE LIBERA, non si sia mai parlato nè di massoneria (anche quando c'erano i presupposti riguardo alcaso De Magistris) e nè di Signoraggio bancario (hanno fatto decine di puntate sulle banche, dicendo sempre le stesse cose, ma nessun accenno al signoraggio).
ESEMPIO:
Io sono un grande estimatore di Maurizio Blondet.. Purtroppo la vedo dura che lo possano reinvitare in un'altra trasmissione, l'ultima volta ha raccontato una cosa davvero scomoda sugli "israeliani danzanti" riguardo all'9\11...

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

P2 - Massoneria Italiana e Poteri Occulti...

Che fine hanno fatto i Piduisti che facevano parte della corte di Licio Gelli?

Fonte: http://www.youtube.com/user/DoubleMarkez

Mc Donald's - Fast Food - Massoneria - Occulto

Uno dei tanti esempi che ho trovato è quello della famosa catena di fast-food McDonald's. Basta osservarne il logo per capire come sia sfacciatamente massonico: infatti non è altro che un 13 rovesciato (v. sotto)! Da notare, anche, che la "M" è la 13° lettera dell'alfabeto!

Fonte: http://www.Menphis75.com

Guerra Informatica e Spionaggio Industriale-Elettronico...

Avrete certamente sentito in questi ultimi giorni le notizie riguardanti la rottura dei cavi per le telecomunicazioni nel medio oriente...la "guerra fredda" del Terzo Millennio si chiama: Spionaggio Informatico-Elettronico!!! Le Nuove Spie corrono sul Web...

Ferdi e Francesca: Grande Fratello 2009...

Finale del Grande Fratello 9 - Puntata del 20 aprile 2009 - Ferdi - il vincitore- balla con Francesca sulle note di Kissing You di Des ree a sorpresa...

Ferdi Berisa‎ vince il Grande Fratello 2009...

Ferdi Berisa vince la nona edizione del Grande Fratello (2009)
La finale è stata trasmessa su Canale 5 il 21/04/09...

Trubaci - Majko Kadinjace...

Quando la Yugoslavia era grande...

Partizanske pjesme - Kraj Sutjeske hladne vode...

Cosa si cantava in Yugoslavia ai tempi di Tito...

Ide Tito preko Romanije...

"I popoli Yugoslavi sono come l'acqua e l'olio, se li comprimi si uniscono, se allenti la presa si dividono!" (J.B.Tito)

Civil war in Yugoslavia in 1991...

Civil war in Yugoslavia: In 1991, the Balkan nation of Yugoslavia was torn apart by civil war between opposing ethnic groups. They were characterised by bitter ethnic conflicts between the peoples of the former Yugoslavia, mostly between Serbs on the one side and Croats, Bosniaks or Albanians on the other; but also between Bosniaks and Croats in Bosnia and Macedonians and Albanians in the Republic of Macedonia...

Fonte: http://www.youtube.com/user/dizzo95

War in Bosnia and Herzegovina (1992-1995) "Il disastro Balcanico!"

The War in Bosnia and Herzegovina, commonly known as the Bosnian War, was an international armed conflict that took place between March 1992 and November 1995. The war involved several sides. According to numerous International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia judgments the conflict involved Bosnia and the Federal Republic of Yugoslavia (later Serbia and Montenegro) [1] as well as Croatia.[2] According to an International Court of Justice judgment, Serbia gave military and financial support to Serb forces which consisted of the Yugoslav People's Army (later Army of Serbia and Montenegro), the Army of Republika Srpska, the Serbian Ministry of the Interior, the Ministry of the Interior of Republika Srpska and Serb Territorial Defense Forces. Croatia gave military support to Croat forces of self-proclaimed Croatian Community of Herzeg-Bosnia. Bosnian government forces were led by the Army of Republic of Bosnia and Herzegovina.[3] These factions changed objectives and allegiances several times at various stages of the war.

Fonte: http://www.youtube.com/user/monas1900

Yugoslavia (The WAR) 1991-1995

Alcune immagini del passato: la più sanguinosa Guerra Civile che l'Europa moderna abbia mai potuto vedere!!! Ecco ciò che succede quando l'ordine e la disciplina vengono a mancare e quando il disordine e l'anarchia sociale predomina...disordine per altro coltivato e causato dalle Nazioni dell'Occidente Capitalista ed egoista...

Yugoslav People's Army - Jugoslovenska Narodna Armija...

La potenza militare che fù...l'ex-Jugoslavia di Tito!!!

Yugoslav people's Army...

Memorie di un passato che oramai non c'è più...

Parada JNA 1985 - Beograd...

Belgrado - Parata militare del 1985 - Quando ancora in Jugoslavia regnava il vero ordine, la vera pace, la vera e giusta disciplina...4 anni prima del disastroso crollo del Muro di Berlino del 1989 e 6 anni prima della sanguinosa e distruttiva guerra civile Balcanica!!!

Jugoslavija, hej Vojnici Vazduhoplovci....

Josip Broz Tito Sfrj Jna Jugoslavija Vazduhoplovstvo Ratno Vojska Jugoslovenska Narodna Armija Komunizam Communism Rat Socialisticka Federativna Republika Jugoslavija Yugoslavia Jugoslavia Comunism...

ITALIA-CINA

ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!