L'intervista alla suora dell'Ospedale...
ELUANA è stata GIUSTIZIATA, ASPETTATEVI SHOCCANTI VERITA' !!! Secondo fonti gionalistiche, si configurerebbero reati gravi sulla morte di Eluana e sull'applicazione del protocollo medico...
"La Politica è una cosa difficile, talvolta terribile, ma tuttavia umana! Anche nella Politica ci deve essere il disgusto, la pulizia! Non ci si può sporcare di fango, nemmeno per un'idea alta!" (Boris Eltsin - "Il diario del Presidente")
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martedì 10 febbraio 2009
ELUANA E' MORTA! MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANA!
Quagliarello sulla morte di Eluana Englaro: "Sciacallaggio politico e lacrime di coccodrillo!!!"
Eluana è morta. Già, è morta. Cinque lettere, due vocali e tre consonanti. Ma quante dissonanze. Un termine che arriva come una spada infuocata nelle coscienze di molti, ma non di tutti. Perché quel flash d'agenzia, che si fa largo sul video del terminale tra mille altre notizie, ricorda inequivocabilmente che fino a un attimo prima quella giovane donna era viva. E forse aveva ancora fame e sete di luce, di calore, di attenzioni diverse. Invece è morta da sola, non c'era nessuno vicino a lei.
Alle 20,30 circa è arrivata dalla clinica «La Quiete» di Udine, la conferma ufficiale della direttrice dell'istituto, Ines Domenicali. La donna si è spenta alle 20 e dieci minuti. Ma più d'uno comincia a pensare che Eluana sia stata ammazzata. Ora che la morte è palese, anche i fautori dell'eutanasia provano a cercare una dichiarazione che rimetta le coscienze quiete, vicine a uno stato vegetativo. L'avvocato Campeis ha poche parole, ma il suo tormento è evidente: «Penso di aver fatto il mio dovere, fino in fondo e fino all'ultimo». Con gli occhi lucidi ha aggiunto: «Nesuno poteva sapere quanto sarebbe durata senza alimentazione e idratazione. Uno, due, tre giorni... sono commosso perché di fronte alla morte sopravvengono altre meditazioni. È bene fermarsi».
Ma a muovere le coscienze ci pensano le campane della città che hanno accompagnato subito la notizia. E sui volti delle persone radunate 24 ore su 24 davanti all'ingresso della clinica compaiono le lacrime. Anche di chi ha appoggiato fino all'ultimo la decisione di Beppino, un padre che ha fatto di un profondo e comprensibile dramma umano, assolutamente privato, una tragedia italiana.
E tra cera e lumini che già prendono odore e posizione in una camera ardente, c'è chi sfoga il proprio dissenso contro gli agenti della polizia giudiziaria che entrano nella struttura sanitaria: chiedono di fare giustizia sulla morte della donna alla quale tre giorni prima era stato staccato il sondino dell'alimentazione. Un protocollo stabilito dalla Corte d'Appello e dalla sentenza della Corte di Cassazione.
I carabinieri, pochi minuti dopo la notizia del decesso, si sono recati presso la casa di riposo per sequestrare le cartelle cliniche della paziente. Il neurologo Gianluigi Gigli, dell'Università di Udine, ha sottolineato «la necessità di sottoporre ad autopsia il corpo di Eluana per accertare le cause di una morte così improvvisa».
Ma, purtroppo, non c'era nulla di improvvisato.
Marino Collacciani
10/02/2009
Fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com
ENRICO MENTANA SI DIMETTE PERCHE' MEDIASET NON CAMBIA PALINSESTO DOPO LA MORTE DI ELUANA...
Mentana si dimette perché Mediaset non cambia palinsesto.
Mentana avrebbe voluto che dopo la notizia della morte di Eluana la trasmissione il Grande Fratello non fosse messa in onda. Il direttore generale dell'informazione di Mediaset ha dichiarato che accetterà le dimissioni.
A poco più di un'ora dalla morte di Eluana Englaro, Canale 5 conferma in palinsesto il Grande Fratello, mentre Raiuno cambia programmazione e lascia spazio a una diretta speciale di Porta a Porta. Enrico Mentana non ci sta a vedere Matrix relegato a mezzanotte e annuncia, per "coerenza", le dimissioni da direttore editoriale. Da Mediaset replica il direttore generale informazione Mauro Crippa, prendendo atto della decisione di Mentana e sottolineando che l'azienda è comunque in onda con il Tg4 e Studio Aperto. Il GF si apre con un accenno di Alessia Marcuzzi alla vicenda: "Vorrei stringermi virtualmente, visto che non posso farlo di persona, ai genitori e ai familiari di questa ragazza venuta a mancare poco tempo fa!".
Quello che non si è detto di Eluana Englaro e della responsabilità dei politici...
Una riflessione che pone la questione dell'eutanasia e del testamento biologico in modo distante dall'ipocrisia dei politici, che hanno ridotto la vita e la morte di Eluana Englaro ad una speculazione politica di bassissimo profilo. Eluana è stata condannata a morte dalla magistratura che anziché applicare il diritto vigente ha innovato con questo triste precedente l'ordinamento giuridico italiano che alla lettera vieta ancora l'eutanasia. Una riflessione intellettualmente onesta allora è doverosa per tutti, sia per quanti hanno belato "vita" sia per quanti hanno belato "morte". Dalla vicenda ad uscirne mortificata è ancor più la politica, incapace di dare risposte concrete alle grandi questioni della vita e della morte. Se domani il Parlamento confermerà il divieto dell'eutanasia, Eluana sarà l'unica vittima di una contrapposizione politica che sceglie i suoi valori solo per partito preso. Infatti, se Eluana era già morta, come è stato possibile riucciderla? Ma se era viva, l'abbiamo tutti uccisa con i fendenti delle vuote parole. E ancora, dei milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e di sete, e di banali malattie, avremo finta pietà, retorica, demagogia in quantità almeno pari a quella dedicata ad Eluana?
Fonte: http://www.youtube.com/user/ApocalypseNowRadio
LA MORTE DI ELUANA ENGLARO E I POLITICI POCO CREDIBILI...
LA MORTE DI ELUANA ENGLARO EI POLITICI POCO CREDIBILI - STUDIO APERTO DEL 09/02/09...
Eluana è morta... Rissa in aula durante la seduta del 9 Febbraio...
Eluana Englaro è morta da pochi minuti...dopo l'annuncio della sua scomparsa trà i deputati che erano a favore del protocollo medico della morte e trà i deputati che volevano che Eluana vivesse ancora è bagarre...scoppia la lite!!!
E' MORTA ELUANA ENGLARO...
E' morta Eluana Englaro...
http://www.inindia.it/index.htm
http://www.apnu.net/
http://yogaesalute.blogspot.com/
http://www.prout.it/
"La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva!".
---Albert Einstein---
ELUANA ENGLARO E' MORTA - ELUANA IS DEAD - 9 / 02 / 2009 ore 20:10...
ADDIO ELUANA RIPOSA IN PACE - ELUANA ENGLARO E' MORTA IL 9 FEBBRAIO 2009. UN MINUTO DI SILENZIO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI...
La ragazza è morta alle 20,10 dopo
un altro giorno di caos proprio mentre
il Parlamento stava discutendo la legge
MARCO NEIROTTI e FABIO POLETTI
INVIATI A UDINE
Se n’è andata lieve - dissolvendo qualunque previsione - dalle contrapposizioni di fede, dal frastuono della guerra politica, dalle prove di forza che si agitavano fuori della sua stanza per tutta Italia e che lei non sentiva nella casa di cura La Quiete. E neppure ha percepito il rosario sempre più corale, le voci salite alle 20,10, poco dopo l’ora della fine, a mescolarsi con le campane che d’improvviso suonavano a morto. Poco prima suonavano nella camera del piano terreno gli allarmi ritmici dei monitor, decretando la fine. Non sono state compiute manovre rianimatorie, equivalenti a un accanimento terapeutico. E un’ipotesi di tempi brevi era stata ritenuta possibile già dopo l’emorragia di ottobre.
Tra le telecamere, le macchine fotografiche si è fatta largo alle 20,30 un’auto inviata dalla Procura della Repubblica per «acquisire» la cartella clinica. Quando una pattuglia dei carabinieri aspettava che si aprisse il cancello, qualcuno ha lasciato la preghiera, ha battuto sui vetri e, come una supplica: «Giustizia per Eluana», «Verità per Eluana». Poi, con la notizia che scivolava per Udine, la folla è cresciuta, la voce anche: «Asino», ha gridato un tono roco al personale medico. Poco dopo è stato issato un tricolore, sul bianco la scritta: «Beppino De Monte Campeis assassini vergogna d’Italia».
Il professor Amato De Monte ha telefonato a Beppino Englaro e gli ha dato di persona la notizia. Poi è uscito, si è allontanato per espletare le formalità immediate. Il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ha seguito Eluana per anni, ha commentato: «La natura ha fatto il suo corso». Sulla strada, sotto l’insegna «La Quiete», un collega neurologo di De Monte nello stesso ospedale, Giancarlo Gigli, da sempre contrario al protocollo per sospendere idratazione e alimentazione, ha commentato: «Vogliamo sapere come è morta Eluana. Chiediamo venga fatta giustizia, nulla sia risparmiato per accertare con esattezza le cause della morte, attraverso tutti gli accertamenti clinici e tossicologici, con un’autopsia giudiziaria». I diciassette anni di stato vegetativo sono finiti nella stanza al piano terreno, una finestra all’angolo fra due vie, un letto, i macchinari per monitorare le condizioni, per le prime settantadue ore le sacche elettrolitiche, poi, avviato il protocollo, divenute inutili. Intorno a lei, a turno, quindici tra medici e infermieri, otto di loro donne, la maggior parte giovani di età, tutti volontari.
E’ un angolo della casa di cura allestito per consentire tranquillità appartata. C’è anche una stanza per ospitare in qualunque momento il papà della donna. Da martedì, per le prime settantadue ore Eluana rimane in una sorta di stand-by, controllata, nutrita dal sondino nasogastrico. Dalle sei di venerdì tutto viene sospeso. Soltanto un farmaco - Fenobarbital - continua a scorrerle nelle vene via flebo: è antiepilettico, evita convulsioni legate alla assenza totale di farmaci e nutrimento. Domenica mattina si aggiunge un sedativo. Niente altro. In quella stanza rimane un silenzio costante e rimangono, ora per ora, i movimenti, i gesti, che vestono Eluana di rispetto, di «cura» amorevole anche senza «terapia»: il lavaggio nel letto, i capelli neri fino alle spalle sempre lisci e pettinati. La cartella clinica riporta dati precisi, come il peso, la condizione del viso. La semplicità non scientifica vede un corpo esile, sempre più esile prima ancora di venerdì. Raccontava proprio quel giorno lo zio, Armando Englaro: «Non l’ho vista per un mese e l’ho rivista appena arrivata qui. Com’era già indebolita in quei trenta giorni». E ieri sera soltanto una parola: «Serenissimo». Poi, dopo il riconoscimento: «Da adesso ci lascerete in pace».
Lei immobile, gli occhi aperti, smunta. Intorno De Santi, la sua équipe e i due consulenti nominati dalla Procura per seguire tutto l’iter e scrivere una relazione. Per ventiquattr’ore tutti, alternandosi, con lo stesso passo, le stesse mani di una qualunque camera di degenza. Fuori le preghiere, i fiori, i lumini, i palloncini bianchi con su scritto «il tuo respiro è la nostra vita», le veglie, le messe nella vicinissima basilica di «Santa Maria delle Grazie», con il vescovo che chiedeva a Dio di fermare la mano di chi eseguiva una «tragica sentenza» ma invitava fermo a evitare le contrapposizioni. Ieri sera monsignor Pietro Brollo si è raccolto in preghiera nella cappella privata e con profondo dolore si è rivolto a Eluana: «Ora la tua mano è diventata fredda ma il Signore la sta stringendo con amore per condurti nella sua casa».
Alla Quiete arriva il sindaco di Udine, Furio Honsell, mentre l’avvocato Campeis raggiunge i medici per le formalità con la polizia giudiziaria. Aulo Maieron, sindaco di Paluzza, il paese dov’è la tomba di famiglia degli Englaro, è commosso e provato insieme: «Dovremmo tutti ringraziare Beppino che si è caricato di un peso enorme, che ci insegnerà ad avere più coraggio». Lassù, oltre Tolmezzo, in un paese di 2500 anime, colori scuri di inverno tagliati dalla nebbia come un arcobaleno ingrigito, aspetta Eluana per accompagnarla in chiesa l’ultima volta il parroco, don Tarcisio Puntel: «Eluana come un problema da discutere? Siamo noi il problema. Ora dovremo essere vicini alla sua famiglia». Cresceva, ieri sera, la folla davanti alla stanza del silenzio. Crescevano gli striscioni, le riprese tv, le parole, le preghiere, le verità certe di ciascuno. Una donna - cattolica e con un rosario - mentre si buttavano in giro sospetti, ha detto: «Chissà? Pregavamo perché sospendessero. Dio ha sentito le preghiere e ha sospeso lui il suo calvario e lo scippo, la rapina politica del suo corpo e della sua anima, fatti simbolo anziché vita e morte».
Fonte: http://www.lastampa.it
ELUANA ENGLARO E' MORTA ALLE 20:10...
Il silenzio vale piu' di ogni altra cosa ....
Alle 20.10 si è fermato il cuore della donna in stato vegetativo da 17 anni e ricoverata nella casa di riposo "La Quiete" di Udine. Il Senato sospende i lavori per l'approvazione del ddl. Sacconi: "L'iter deve proseguire nonostante la morte della donna". Il legale della famiglia Englaro: "Momento tragico". Il padre Beppino chiede di rimanere da solo. Berlusconi: "Resa impossibile azione per salvarla". Neurologo Gigli: "Subito l'autopsia".
Martedì 10 febbraio
06.25 - Oggi decisione su autopsia. E' previsto per stamani, alla Procura della Repubblica di Udine, un incontro tra il pm Antonio Biancardi e l'anatomopatologo Carlo Moreschi per decidere se effettuare l'autopsia sul corpo di Eluana Englaro, la donna morta nella clinica "La Quiete" dopo 17 anni trascorsi in stato vegetativo. Davanti alla struttura sanitaria i canti e le preghiere per Eluana sono proseguiti fino a tarda notte, accompagnati dalla luce di decine di candele e fiaccole.
00.52 - Napolitano chiama Fini. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente della Camera Gianfranco Fini, a quanto si apprende da fonti parlamentari, hanno avuto stasera un colloquio telefonico mentre era in corso la seduta del Senato, dopo la notizia della morte di Eluana Englaro.
Lunedì 9 febbraio
23.46 - Sacconi: "Legge in due settimane". Se la novità è costituita dalla disponibilità delle opposizioni per garantire l'esame del provvedimento penso che sia giusto prevedere un tempo di due settimane per esaminare l'intero ddl sul testamento biologico e il fine vita".
23.48 - Eluana morta per arresto cardiaco. La morte di Eluana Englaro è avvenuta per arresto cardiocircolatorio. Lo afferma - secondo quanto si apprende da fonti sanitarie - la documentazione clinica all'interno della casa di riposo La Quiete.
23.30 - Vedova Welby. Impatto fortissimo. "E' stato un impatto fortissimo, ma poi ho provato una sensazione di pace e sollievo. Le stesse che ho avuto quando mori' mio marito": Mina Welby ha vissuto cosi' la morte di Eluana Englaro, la donna che si e' spenta questa sera dopo 17 anni di stato vegetativo persistente.
23.25 - Colloquio telefonico Napolitano-Schifani. Questa sera dopo le 22 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sentito telefonicamente ilpresidente del Senato Renato Schifani. Lo stesso Schifani a raccontare di questo colloquio telefonico alla presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. Infatti, durante l'intervento in aula della Finocchiaro, Schifani si è intrattenuto al telefono.
23.23 - "Iter Eluana accelerato". Nell'ultima fase di vita di Eluana Englaro "c'è stata una dichiarata accelerazione del protocollo, che e' stato pochissimo sorvegliato": lo ha detto il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella.
22.43 - Fini attacca Gasparri. "Gasparri è un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere perché il rispetto per la massima autorita' dello Stato dovrebbe animare chiunque, in particolar modo il presidente del gruppo di maggioranza numericamente piu' consistente". Lo afferma in una nota il presidente della Camera Gianfranco Fini.
22.18 - Taormina: "Li denuncio per omicidio premeditato". Domani Carlo Taormina, ex magistrato e ex sottosegretario agli Interni, presenterà una querela per omicidio premeditato alla Procura di Roma in merito alla morte di Eluana Englaro. Lo ha annunciato lo stesso avvocato. "Si è consumato un omicidio vero e proprio", spiega il giurista convinto che "sia stato preso per i fondelli lo stesso parlamento".
22.12 - Gasparri: "Sono certo, morte Eluana è stata accelerata". La morte di Eluana Englaro "è stata accelerata: la penso così, è quello che pensano tutti, ne sono
certo, mi assumo le responsabilità di quanto dichiarato". Lo dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, al termine della capigruppo a Palazzo Madama.
22.02 - "Lasciate in pace Beppino". "Faccio un appello affinché lascino tranquillo Beppino Englaro. Non l'hanno lasciato mai tranquillo. Gli hanno fatto addirittura vivere questo ultimo drammatico momento con i carabinieri intorno alla figlia: ora lo lascino in pace". Sono le parole di Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro, che ha seguito per molti anni il padre di Eluana nella vicenda giudiziaria.
ELUANA ENGLARO E' MORTA IL 09/02/09...
(ANSA) -UDINE, 9 FEB -Eluana Englaro e' morta. La notizia e' stata confermata a Udine da fonti dell'amministrazione comunale e regionale e delle forze dell'ordine. La conferma della morte di Eluana Englaro e' arrivata anche dalla presidente della Quiete, Ines Domenicali. ''E' morta, non so dire l'ora. Non chiedetemi altro!!!''.
Udine, Eluana Englaro è morta...
MILANO - Eluana Englaro è morta. La donna - che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 - ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, per un arresto cardiaco dovuto probabilmente ad una sopraggiunta insufficienza renale, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l'avvio del processo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte. La conferma arriva anche dal neurologo che la segue da anni, Carlo Alberto Defanti. «È morta all'improvviso - ha spiegato - ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l'autopsia che era già programmata». IL SENATO SI FERMA - La notizia è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato da una sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il presidente dell'Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso «con profondo dolore» la notizia della morte di Eluana Englaro. «È grande il rammarico - ha deto - che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita». Schifani ha poi deciso di interrompere i lavori di Palazzo Madama e di convocare immediatamente la riunione dei capigruppo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha chiesto che comunque il provvedimento possa essere portato a conclusione, così da coprire il vuoto legislativo in cui si è inserito il dibattito di questi ultimi giorni e «per evitare che il sacrificio di Eluana sia stato vano».
LA NOTIZIA AL PADRE - È stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare a Beppino Englaro per comunicare la notizia del decesso di Eluana. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla casa di riposo, dove è stato constatato il decesso. «Sì, ci ha lasciati - è stato subito dopo il primo commento rilasciato dal padre della donna -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo».
LE CARTELLE CLINICHE - Nel frattempo sono state acquisite dalla procura di Udine le cartelle cliniche di Eluana Englaro. Si saprà solo martedì mattina se sul corpo della donna verrà effettuata o no l'autopsia. Lo deciderà il procuratore capo Antonio Biancardi insieme al medico legale e a un consulente nominato dalla procura. Tra gli elementi da valutare, anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sull'improvviso decesso di Eluana alla vigilia del voto sul ddl. Una circostanza, questa, giudicata molto strana sia da neurologo Gianluigi Gigli, membro del comitato Per Eluana, sia da alcuni esponenti del centrodestra.
LE REAZIONI DI VATICANO E POLITICA - Molto dura la reazione del Vaticano alla notizia del decesso di Eluana: «Che il Signore li perdoni» ha detto Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. Immediate, dopo la comunicazione della notizia, anche le reazioni del mondo politico, alcune particolarmente dure tanto che nella stessa Aula del Senato si è sfiorata la rissa, con i parlamentari del Pdl che hanno gridato «assassini, assassini».
VEGLIE DI PREGHIERA - Davanti alla casa di riposo «La Quiete» decine di persone hanno deciso di salutare Eluana Englaro con canti, preghiere e tante candele accese. Anche a Lecco le suore Misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni hanno accolto con sgomento la notizia della morte di Eluana. Le religiose hanno scelto la strada della preghiera e del silenzio. Non hanno partecipato al momento di preghiera organizzato nella basilica di San Nicolò, situata a poche decine di metri nella struttura privata in cui Eluana è rimasta fino a lunedì scorso. Hanno preferito pregare nella riservatezza della cappella della clinica lecchese. Le suore Misericordine hanno recitato il rosario su invito del cappellano, don Vittorio Baroni, con cui si sono sentite dopo aver appreso alla tv la notizia della morte di Eluana Englaro.
Fonte: http://www.corriere.it
lunedì 9 febbraio 2009
Le nuove relazioni tra Cina e Taiwan...
Nel corso degli ultimi anni, le relazioni tra Cina e Taiwan sono nettamente migliorate. Questo rapido processo, accolto favorevolmente dalla popolazione di entrambi i Paesi, è cominciato a partire dalla caduta di Chen-Shui Bian e sembra destinato a rafforzarsi ulteriormente. L’unica scontenta è Washington. Pare dunque utile cercare di capire sia le cause di questo avvicinamento che della scarsa soddisfazione americana - sorprendentemente, si vedrà che tutta la situazione scaturisce da un’unica causa, la crescita cinese.
Nel corso degli ultimi anni, Cina e Taiwan hanno visto le loro relazioni economiche, culturali e infine politiche rafforzarsi sensibilmente fino a livelli che sarebbero parsi impossibili solo un quinquennio addietro.
Questo processo è tanto interessante quanto singolare in quanto Cina e Taiwan vivono un antagonismo storico, dovuto al fatto che i due Paesi rappresentano uno la negazione dell’altro. Taiwan fu fondata da Chiang Kai- Shek, il leader del Kuomintag che, sconfitto da Mao nel 1948, rifugiò sull’isola di Taipei. Subito rinominata Cina, essa divenne la base dalla quale sperava di riconquistare Pechino. La Guerra fredda spinse inizialmente Washington a sostenere Taiwan. Ma quando, con i dissapori e il distacco della Cina dall’orbita sovietica nel corso degli anni ‘60, Washington scorse la ghiotta opportunità di allearsi con Mao, le ragioni di Taiwan vennero presto sacrificate sull’altare della Real Politik, prima da Nixon, che compì il famoso viaggio nella capitale cinese, e poi da Carter che istituzionalizzò le relazioni tra i due Paesi.
Ciononostante, Washington ha sempre offerto il suo sostegno difensivo a Taiwan, non tanto per ideali democratici, quanto piuttosto perché se la Cina avesse conquistato l’isola, la sua presa geopolitica sull’Est Asia sarebbe diventata ancora più solida.
Il sostegno a Taiwan va infatti compreso in un più grande disegno geopolitico volto a bilanciare la crescita della Cina. Gli Stati Uniti, attraverso il loro sistema di basi militari dislocate nel pacifico, la cooperazione del Giappone e di Taiwan, i loro soldati in Corea, l’alleanza informale con Australia e Filippine e quella strumentale di Thailandia e Vietnam, sono per l’appunto in grado di prevenire il rafforzamento marittimo di Pechino.
Questo sistema, che finora ha funzionato, ha però due grandissimi problemi. In primo luogo, tutti questi Paesi sono minuscoli se paragonati alla Cina. Inoltre, Corea del Sud, Taiwan, Giappone e, in parte, Filippine, non hanno indipendenza terrestre, nel senso che sono insulari o peninsulari e la terra ferma che li domina è quella cinese senza contare che tra questi Paesi non vi è continuità territoriale. Dunque una rappresaglia cinese nei loro confronti sarebbe devastante oltre che non particolarmente impegnativa da parte di Pechino. Come gli studi nel campo hanno dimostrato, il problema principale delle alleanze è di cooperation. Ogni attore ha il classico terrore di restare “con il cerino in mano“. Gli Stati Uniti devono quindi assolutamente evitare che anche uno solo di questi Paesi si discosti dalla protezione americana - il rischio tutt’altro che remoto sarebbe di vedere tutti questi Paesi scappare uno dopo l’altro da Washington per paura di restare l’unico avamposto con funzione anti-cinese in Asia.
In secondo luogo, l’Asia sta osservando un drammatico rafforzamento politico (economico, sociale, militare) della Cina. In altre parole, la Cina sta diventando sempre più forte e per quanto questi Paesi possano tentare di pareggiare questa crescita, è chiaro a tutti che neppure la loro più stretta collaborazione, nel lungo termine, potrà alcunché - proprio come la lezione che Messico e Canada hanno imparato rispetto agli Stati Uniti.
Il miglioramento delle relazioni tra Cina e Taiwan va dunque guardato, e spiegato, in questo più ampio contesto e non può certo sfuggire che dinamiche assolutamente analoghe si sono sviluppate anche in Thailandia, in Corea del Sud e in Vietnam.
Per inferenza, pare chiaro che la distensione dei rapporti tra la Cina e i vari Stati dell’Est Asia si debba all’inquietudine che la crescita cinese suscita in questi Paesi. Consci dell’impossibilità di resistere ad una guerra (sia politica, che economica o militare) con la Cina (specie alla luce del declino relativo americano), questi Stati, Taiwan incluso, si stanno adeguando ad un nuovo assetto geopolitico nella regione.
Non sorprende dunque che l’unico antagonista a questo processo sia Washington. Se le relazioni in Est Asia dovessero distendersi, la Cina si troverebbe assolutamente egemone in tutta la regione. Non solo infatti la giustificazione della presenza militare americana in loco verrebbe a mancare, ma Washington subirebbe crescenti pressioni per ritirarsi. In questa situazione, l’America non potrebbe più controllare e limitare l’ascesa cinese, politica, economica ma soprattutto militare (marittima). E la via al multipolarismo sarebbe definitivamente aperta…
Afghanistan, Kyrgizstan, Russia e Iran: la sfida impossible...
A poche settimane dal giuramento che ha portato alla Casa Bianca Barack Obama, gli Stati Uniti, forti anche dei successi in Iraq, stanno concentrando la loro attenzione sull’altro pilastro della guerra al terrorismo, l’Afghanistan. Dopo sette anni di operazioni, non solo Osama Bin Laden non è stato catturato, ma i talebani, mese dopo mese, hanno riconquistato molte delle loro posizioni (perse nella prima parte dell’invasione americana iniziata nel 2001). Per bocca dello stesso Segretario alla Difesa Robert Gates, gli Stati Uniti stanno fissando degli obiettivi minimi in Afghanistan: combattere il terrorismo, ed evitare che il Paese sprofondi nel caos. Democrazia, libertà, sviluppo sociale e politico - per il momento - sono fuori portata.
Purtroppo, anche gli obiettivi minimi sembrano però diventare giorno dopo giorno tutt’altro che di facile portata. In questo articolo cerchiamo di spiegare per quale ragione l’Afghanistan troverà difficilmente in breve tempo una soluzione stabile.
La Geopolitica dell’Asia CentraleIl primo fattore che rende difficile una soluzione alla questione afghana è rappresentato dalla geopolitica centrasiatica. Bisogna innanzitutto ricordare che, con l’Operazione Enduring Freedom, gli Stati Uniti hanno raggiunto un obiettivo mai neppure immaginato dalle potenze marittime. Washington è riuscita a dislocare delle basi militari in Asia Centrale: in Afghanistan, in Uzbekistan, in Kyrgizstan. Si era nel 2001 e 2002. La Cina era appena entrata nel WTO e voleva mantenere neutre le sue relazioni con Washington per far proseguire la sua crescita economica, politica e anche militare. La Russia stava lentamente ristabilendo la sua autorità interna, volta a riacquistare la sua posizione internazionale. In quella fase, anche alla luce degli orrendi attentati dell’11 settembre, permettere agli USA di entrare in Asia Centrale sembrava inevitabile (e anche utile). Mosca e Pechino diedero il lasciapassare (consapevoli anche di non avere molte altre alternative). Progressivamente, però, la politica americana è diventata più audace (leggi: arrogante), mentre la posizione americana si è progressivamente erosa. La guerra in Iraq prima, il sostegno alla Georgia e all’Ucraina dopo. Lo scudo missilistico in Europa, la politica spesso provocatoria sulla questione di Taiwan, la retorica democratizzante portata, con totale assenza di lungimiranza, fino a Pechino hanno contribuito ad allontanare Cina e Russia. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno visto la loro posizione declinare. La loro quota del prodotto mondiale è scesa, la loro efficacia militare è rimasta impantanata nelle sabbie mesopotamiche, il loro primato economico e tecnologico sfidato dalla crescita di nuove o vecchie potenze.
Il risultato di questo processo è che, nel 2009, né Russia né Cina hanno più interesse ad avere gli Stati Uniti in Asia centrale - e forti della loro ritrovata potenza, possono permettersi di sollevare numerose obiezioni. La Cina sa che gli idrocarburi centrasiatici saranno sempre più importanti per la sua crescita economica. La Russia non vuole che attraverso quegli stessi idrocarburi la sua posizione di quasi monopsonio verso l’Europa venga intaccata. Attraverso il controllo dell’Afghanistan passa dunque la posizione futura dei due Paesi. Non potendo sabotare direttamente la missione in Afghanistan, Cina e Russia possono però abilmente lavorare per renderla difficile, in modo da favorire un progressivo abbandono da parte degli Stati Uniti dell’Asia Centrale, o certamente così da far loro raggiungere obiettivi davvero, davvero minimi.
La Lotta al Terrorismo: Al-Qaeda e PakistanIl secondo problema che rende la missione in Afghanistan una sfida quasi impossibile è legato al nemico. Al-Qaeda, i talebani e chi li sostiene. Proprio come durante la Guerra Fredda, per motivi sia ideologici che di consenso interno, si preferì a lungo considerare i nemici come un fronte unico, unito e compatto, così nella guerra al terrorismo si è a lungo deciso di non considerare le differenze tra i vari gruppi e individui e così offrire un unico pacchetto: appunto la guerra al terrorismo. Di sicuro ciò serve a fini interni: troppi dettagli confondono l’opinione pubblica e rendono più difficile il sostegno a politiche pluriennali di sicurezza nazionale. Ma questa politica erga omnes ha anche i suoi lati negativi. Essa non permette infatti di sfruttare la cosiddetta wedge strategy: cioè far leva sulle differenze e i dissidi interni al fronte nemico in modo da isolarne la frangia più pericolosa.
Nel caso particolare dell’Afghanistan, l’errore più grande è stato quello di approcciare talebani e al-Qaeda come un blocco unico. I talebani non hanno lanciato l’11 settembre: hanno dato ospitalità e forse connivenza ad al-Qaeda ma alla fine erano soltanto degli afghani che volevano una società particolarmente arcaica e ortodossa nel loro Paese. Questi erano radicati nel territorio, lo conoscevano, avevano amicizie e legami tribali. Non erano stati eletti, ma come in tutte le dittature vale la vecchia regola: senza un minimo consenso, nessuna dittatura può sopravvivere.
Invece di allearsi con i talebani, o per lo meno con le numerose frange che al loro interno erano disposte ad un accordo politico, gli Stati Uniti hanno preferito dare loro la caccia, come se fossero membri di Al-Qaeda. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: come già detto, mese dopo mese, i talebani hanno riconquistato le loro posizioni e l’operazione in Afghanistan, come ricorda il Gen. Petraeus (che pare sottoscrivere la nostra analisi) è lungi dall’ottenere anche solo un parziale successo.
La differenza tra al-Qaeda e talebani ci riporta ad un altra grande contraddizione della guerra in Afghanistan: il Pakistan. Per anni, gli Stati Uniti lanciavano strali a favore della democrazia e simultaneamente sostenevano politicamente, economicamente e militarmente Musharraf, non certo il prodotto più raffinato della democrazia liberale. La discrasia tra parole e azioni, insieme ad una non insignificante dose di ottusità, ha portato Musharraf fuori dal potere e poi alle elezioni in Pakistan. Presto gli americani hanno scoperto come le democrazie non necessariamente abbiano le stesse vedute. Da quando Musharraf è caduto, il Pakistan è diventato sempre più insofferente della politica americana in Afghanistan mentre, al suo interno, gli scontri e le divisioni non hanno smesso di crescere, ponendo crescenti dubbi sulla capacità del Governo di gestire la sicurezza interna.
Il punto attuale è abbastanza drammatico: non solo l’Afghanistan non è pacificato, ma il grande rischio è che ora a cadere nel baratro sia il Pakistan, con le sue arme nucleari. Con una politica più comprensiva verso i talebani (assolutamente non differente dalla surge di Petraeus in Iraq, che ha avuto successo grazie alla cooperazione iraniana e sunnita), le vicende afghane sarebbero completamente diverse e il Pakistan non sarebbe nell’attuale disperata situazione. Purtroppo, il tempo utile è stato perso, Al-Qaeda si è rafforzata in Afghanistan ed è riuscita a ramificarsi ancora meglio in Pakistan. La lotta al terrorismo sarà dunque ancora più complicata, negli anni a venire.
Alleati in inaffidabili: la NATO e il suo contributoL’ulteriore tassello che complica la missione Enduring Freedom e la missione ISAF riguarda il rapporto degli Stati Uniti con l’Europa e in particolare verso la NATO. Conviene ricapitolare brevemente l’andamento dei fatti. L’Operazione Enduring Freedom fu guidata dagli USA con il supporto, minimo, di inglesi e australiani. Nonostante la NATO, per la prima volta nella storia, avesse invocato il famoso articolo 5, quello che prescrive la reciproca difesa, gli Stati Uniti preferirono declinare l’offerta di aiuto che giungeva dall’Europa. Memori dei problemi che il comando condiviso NATO aveva portato alle operazioni in Serbia, gli USA preferirono andare da soli. Difficile dar loro torto. Il problema è che, come spesso è successo nella storia della politica estera americana, Washington si è presto accorta di non essere in grado di fare tutto da sola in Afghanistan - anche perché ad un certo punto decise di dirottare i suoi sforzi verso l’Iraq. Il coinvolgimento NATO fu dunque inevitabile.
Il problema è che l’Afghanistan non pone una minaccia all’Europa. Nessun Paese Europeo sente la propria sicurezza a rischio per via dell’andamento dell’Operazione ISAF. Il risultato, per nulla sorprendente, è che nessun Paese Europeo ha dato anima e corpo per l’Afghanistan. Anche in questo caso: come dar loro torto? Se perfino gli Stati Uniti preferivano concentrarsi altrove (l’Iraq), perché mai i Paesi europei avrebbero dovuto fornire uomini e mezzi per una missione che né avevano iniziato, né avevano finora avuto modo di influenzare e, soprattutto, che neppure avrebbe mai dato loro sensibili vantaggi materiali?
Il fatto che sia Germania che Francia abbiano già detto di non voler mandare nuovi uomini in Afghanistan è di per sé abbastanza indicativo - con buona pace della speranza dei democratici americani che speravano, con l’arrivo di Obama, in una maggiore cooperazione da parte dell’Europa.
La guerra in Afghanistan è una guerra americana. La NATO vi è stata tirata dentro con forza. Lentamente, i Paesi NATO si stanno defilando, perché in Afghanistan i loro interessi sono minimi. Prima Washington capirà questo semplice dato, prima riuscirà ad elaborare una strategia efficace. Il problema è che la cultura americana fa fatica a concepire gli interessi americani come distaccati da quelli dell’umanità - da qui deriva la retorica universalistica e provvidenzialistica che ha sempre caratterizzato la politica estera USA. Pensare dunque che a Washington possano accettare e riconoscere l’assenza di interessi strategici europei in Afghanistan sembra davvero difficile.
Logistica… quella sconosciuta.L’ultima questione che rende l’avventura afghana un sogno impossibile è la logistica, la geografia, a cui gli altri tre fattori non sono estranei. L’Afghanistan è situato nel bel mezzo dell’Asia Centrale. E’ circondato da Paesi poco sviluppati, autocratici e dotati di notevoli risorse energetiche. Per arrivare in Afghanistan, non ci sono molte strade. Basti dire che, fino al 2005, gli elicotteri americani venivano portati in loco da una compagnia russa, l’unica dotata di velivoli grandi abbastanza per trasportarli. Non è necessario dire che la compagnia russa passava da Ovest, e dunque i mezzi americani partivano dall’Europa. Se la compagnia fosse fallita o se la Russia non avesse più concesso il proprio spazio aereo, gli Americani non avrebbero più avuto i loro Apache in Afghanistan. Le altre due rotte usate per sostenere l’Operazione Enduring Freedom erano rappresentate dal Pakistan e dal Kyrgizstan. Il Pakistan, come abbiamo detto, è minato da una feroce lotta intestina, a cui al-Qaeda non è esterna. Due settimane fa un ponte essenziale per la logistica NATO, a 15 km da Peshawar, è stato distrutto. Forse non casualmente. Il Kyrgizstan ha annunciato la scorsa settimana di non voler più ospitare la base americana che si trova all’interno dei suoi confini. Proprio come fece l’Uzbekistan nel 2005, ora il Kyrgizstan ritiene più allettanti le offerte russe (e il neutrale compiacimento cinese: è infatti singolare che il Tajikistan, offrendosi di sostituire il Kyrgizstan, abbia già detto di concedere il suo spazio solo per supporto non-militare).
Ciò complica notevolmente tutta la strategia. Il Gen. Petraeus sta formulando una nuova dottrina da applicare al Paese: il rischio è di non poterla attuarla per incapacità logistica di raggiungerlo. Per sostenere la missione Enduring Freedom e l’operazione NATO ISAF è quindi necessario fare affidamento, per la logistica, sulla Russia (che, come il Tajikistan, concede il suo spazio solo per supporto civile), sulla Cina (che ha più di un interesse a tenere fuori dall’Asia centrale gli USA) e sull’Iran. Forse non è un caso che proprio negli ultimi giorni, Tehran abbia mostrato una scarsa disponibilità al dialogo con gli Stati Uniti. La sua posizione negoziale si è rinvigorita nel giro di ore - difficile aspettarsi un comportamento differente.
ConclusioniPriva del sostegno delle altre Grandi Potenze regionali, sprovvista di supporto logistico, avversata da un nemico subdolo e sofisticato, e schiacciata da interessi politici, economici e strategici differenti, la missione in Afghanistan sembra oggi essere soggetta a sfide molto più grandi di quelle che comunemente vengono percepite.
Si era andati in Afghanistan per portare la democrazia. Ora speriamo di riuscire a dare un minimo di sicurezza.
Eluana Englaro: Il no del Pres. Napolitano, la tosse di Eluana e una segnalazione molto grave...
6 Febbraio 2009
Notte di domande a "La Quiete"
Quella tosse squassa le prime coscienze...
Mettiamoci nei suoi panni: un viaggio allucinato
e allucinante. Di notte, su unambulanza, lui e lei
da soli, costretti dallo spazio angusto a una vicinanza
che non era mai avvenuta prima, per ore uno in compagnia
dellaltro, muti in due silenzi diversi. Vicini, terribilmente
vicini. Si sono incontrati così, Eluana e il dottor Amato
De Monte, e lui ne è uscito «devastato»: per laspetto
di Eluana si è detto e ha fatto intuire lui stesso,
ma senza spiegarsi mai troppo, lasciando vaghi i contorni
della sua «devastazione» o forse per qualcosaltro
che in quel viaggio gli ha ingombrato lanima come
un fastidio sottile e insistente, che lui ha voluto scacciare
ma ogni tanto ancora gli torna? Va, lambulanza, incrocia
gocce di acqua e neve e i fari di altre vite viaggianti nella notte,
ignare di quel carico di vita trasportato a morire, mentre Eluana
dorme, perché questo fa di notte, da molti anni. Avrà vegliato,
invece, il dottor De Monte, e quante volte avrà guardato quel
sonno forse un po agitato dalla mancanza di un letto, sempre
lo stesso da quindici anni, del tepore di una stanza, dei rumori
e degli odori sempre uguali e rassicuranti, della carezza frequente
di una suora? Poi è arrivata lalba e un cancello si è inghiottito Eluana,
nessuno lha più vista se non i volontari e il medico, ancora lui,
taciturno con i giornalisti, scuro in volto, sempre frettoloso,
anche la sera quando si allontana pedalando sulla bicicletta
per le strade di Udine.
«Eluana è morta diciassette anni fa», aveva detto in quellalba
di martedì scorso, lasciando con sollievo lambulanza e quella
strana compagna di viaggio che laveva devastato, lui, medico
anestesista e rianimatore che chissà quante ne deve aver viste
in vita sua... Ma dopo una notte ne segue sempre unaltra,
e un altro confronto con Eluana, che morta non è e quindi
si agita... Passa la prima notte, la seconda andrà meglio
si dice il medico ma così non è, perché Eluana non
pare più la stessa, poche ore fuori casa e qualcosa è già
cambiato. Tossisce, Eluana. Tossisce?
Sì, tossisce, e di una tosse che squassa i suoi (forti) polmoni
ma forse di più ludito e le coscienze di chi lascolta e non sa
che fare. Tossisce, si scuote, quasi si strozza e intanto, proprio
come farebbe ciascuno di noi, tende e tirarsi su, cerca aria,
solleva le spalle ma non riesce. Dove sono quelle mani che
a Lecco sapevano sempre cosa fare? Perché non accorre
chi immediatamente compiva quel piccolo gesto che dava
sollievo? Eluana tossisce sempre più, una tosse che accenna
ad essere ribellione di un corpo, che è richiesta, che è grido.
Una tosse che, beffarda, sembra fare il verso a chi dice 'Eluana
è morta diciassette anni fa': no, un morto non si agita nel letto
sconosciuto. Gli infermieri-volontari provano di tutto,
ma appartengono alléquipe di De Monte, conoscono
a memoria il protocollo per farla morire, che ne sanno
ora dei piccoli gesti che sono propri di una vita, di quella
vita? Come si gestisce una «morta» che fa i capricci
e nel solo modo che conosce pesta i piedi? Dovevano
essere devastati anche loro, laltra notte, se alla fine
si decidono a fare il fatidico numero di Lecco e con nuova
umiltà chiedono al medico curante di Eluana: come facevate
a farla stare bene?
Il dottore deve aver provato a spiegare come mai
in quindici anni non era stato necessario aspirare
il catarro (lincubo dei disabili come lei), avrà indicato
al collega le mosse da fare, ma il resto non poteva
spiegarlo: accarezzatela, osservate il suo respiro
e ascoltate il battito del suo cuore si erano tanto
raccomandati da Lecco quella notte lasciandola partire
per Udine , sono i tre elementi che vi porteranno
ad amarla... Ma questo nel protocollo non sta scritto
e nessuno lo può insegnare. Questo raccontano
tra i sussurri dalla «Quiete», la casa di riposo in cui
la notte è passata agitata un po per tutti. Inutile invece
chiedere conferme alla clinica di Lecco: medici e suore
hanno giurato silenzio e quella è gente che ha una
sola parola. Tacciono e pregano. Ma a Udine avevano
giurato sul protocollo di morte, mentre quella tosse
di vita «devasta» già le prime coscienze.
Lucia Bellaspiga
http://www.avvenire.it/
Convegno sul Testamento biologico: Un confronto tra mondi diversi - Intervento di Sua Eccellenza Mons. Fisichella...
Incontro tenutosi il giorno 17/11/2008 presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati. Tavola Rotonda sul dibattuto tema Il Testamento Biologico...
LASCIATE VIVERE ELUANA ENGLARO...
Grazie a tutti gli italiani che sono venuti a Udine, a pregare, con coraggio, sfidando l'omertà e la paura di troppi che preferiscono la morte alla vita...
Prohibición del gobierno italiano...
El Ministerio de Sanidad italiano envió ayer una circular a todas las regiones en la que prohíbe a cualquier centro medico público o privado que se interrumpa la alimentación a pacientes en estado vegetativo, lo que impide así ejecutar la sentencia que autorizó desconectar a Eluana Englaro, la mujer de 37 años que lleva 16 en coma. Sus familiares pensaban hacerlo en los próximos días.
El ministro, Maurizio Sacconi, advierte de que interrumpir la nutrición e hidratación de las personas en estado vegetativo "no es legal" tanto para las estructuras públicas como privadas.www.diariomadrid.eu
La Justicia italiana autoriza la muerte de Eluana Englaro...
Sentencia histórica en Italia. El Tribunal Supremo de este país ha autorizado que se suprima la alimentación asistida a una joven que lleva 16 años en coma irreversible.
Se trata de Eluana Englaro, de 37 años. En 1992, un accidente de tráfico la condenó al coma y desde entonces su familia ha mantenido una dura batalla legal para que su hija pudiera morir. A partir de ahora no recibirá ni comida ni líquidos y en las próximas dos semanas morirá por inanición. La sentencia podría marcar jurisprudencia en Italia...
Battaglia per la vita di Eluana Englaro...
E' un momento molto grave e molto triste. Con queste parole il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, ha commentato il caso di Eluana Englaro e ciò che si considera una "deriva eutanasica" che potrebbe porre termine alla vita di questa donna di 37 anni in coma vegetativo dal 1992, quando rimase vittima di un incidente stradale. Il padre di Eluana ha intrapreso una lunga battaglia con la giustizia per ottenere lautorizzazione a sospendere lalimentazione e idratazione che mantengono in vita sua figlia. Di fronte a questa decisione, la Conferenza episcopale italiana insieme a numerose organizzazioni cattoliche di tutto il mondo hanno levato la propria voce chiedendo di lasciar vivere Eluana. Dopo alterne vicende giudiziarie il 3 febbraio Eluana è stata trasferita da una casa di cura a Lecco a una clinica di Udine dove le verrà rimosso il sondino che lalimenta e la idrata, suscitando le reazioni da parte dei vescovi italiani e di numerose associazioni pro vita. Intanto in diverse diocesi dItalia sono state organizzate delle veglie di preghiera per Eluana. Da parte sua, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha dichiarato: Faccio appello alla coscienza di tutti perché quanti hanno chiaro di essere al cospetto di una persona vivente non esitino a volerne e ad esigerne la tutela, mentre quanti dubitano ancora abbiano la sapienza di astenersi da qualsiasi decisione irreparabile.
NON UCCIDETE ELUANA ENGLARO...
Oggi come da protocollo medico a tre giorni dal ricovero nella "Stanza della morte" inizieranno le procedure di riduzione degli alimenti fondamentali per la sopravvivenza di ogni essere umano ed Eluana inizierà a morire. I tanti anzi i troppi del Governo prendono tempo e non decidono se intervenire, gli altri, i pochi hanno già giudicato e gli esecutori stanno già intervenendo. In Italia vi sono altre Eluane che vivono la loro vita assistite dall'amore dei propri cari. Il padre di Eluana ha fatto una scelta: ha deciso di alleviare la sofferenza (?) della propria figlia facendone interrompere la vita sulla base di un presunto desiderio espresso dalla stessa. Noi del gruppo GBN San Lorenzo siamo per la vita e vogliamo contribuire con questo messaggio filmato a smuovere le coscienze e a far riflettere : E' un atto di umana pietade oppure e' un prevaricare il diritto alla vita di un uomo comunque essa sia?
Il messaggio filmato può essere scaricato da eMULE
La musica della GBN Productions è del nostro amico musicista FABIO BARZAGLI
vi invitiamo a visitare il suo sito http://fby.develer.com
Fonte: http://www.youtube.com/user/1LDAC
Eluana Englaro, una vita spenta per una sentenza ingiusta???
Quattro giuristi spiegano gli incredibili errori del caso:
L'assegnazione del ricorso della Procura Generale di Milano contro la decisione della Corte d'Appello che autorizzava l'interruzione della nutrizione e idratazione per Eluana Englaro alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione era un'opportunità: veniva scelto per la decisione un giudice "superiore" a quello che aveva accolto il ricorso di Beppino Englaro, un giudice che avrebbe avuto l'autorità morale e giuridica di annullare quel provvedimento e riportare la giustizia italiana sulla strada del rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, primo fra tutti il diritto alla vita.
Certo: occorreva coraggio, per andare contro al conformismo imperante che, attorno al padre di Eluana, ne invocava la morte; era necessario uno strappo procedurale, per tornare a valutare il merito della vicenda e non solo il tema dell'ammissibilità o meno del ricorso.
Vi sarebbe stato un Giudice che avrebbe affermato: "non possiamo condannare a morte una giovane donna innocente?"
Non c'era.
Vi erano piuttosto giudici che discettavano sulla possibilità per il Pubblico Ministero di proporre impugnazione: e osservavano che la questione della morte procurata di Eluana non è una questione di "status e di capacità delle persone" (lo ha sostenuto la difesa di Beppino Englaro, sostenendo, in pratica, che se si trattava di interdire la figlia - come era avvenuto in precedenza - il P.M. avrebbe potuto dire la sua, ma se si trattava di ucciderla no ...) e che comunque - suprema distinzione! - il Pubblico Ministero avrebbe potuto intervenire in giudizio ma non impugnare la sentenza! La questione della morte procurata di una disabile non è di interesse pubblico, riguarda solo le persone coinvolte!
L'ultima parola è stata detta, la procedura è stata rispettata, le carte sono in ordine.
Ora la vita di Eluana può essere spenta.
L'addio o l'arrivederci per Eluana Englaro...
Si avvicina purtroppo sempre di più l'ora in cui Eluana Englaro dovrà morire non per mano di DIO ma per mano dell'UOMO...
L'ipocrisia dell'Italia dei Massoni...da Eluana Englaro alla Mafia...
Nell'Italia della Mafia, della Massoneria, della criminalità sempre più forte, diffusa e prepotente a pagarla sono sempre i più deboli, i più indifesi, i più innocenti!!!
Eluana Englaro verso la morte...
Sembra ormai deciso: i dottori e la sua famiglia hanno deciso che Eluana Englaro dovrà morire nell'anno del signore del 2009...
Eluana Englaro: la lotta di un padre disperato senza più speranza...
Eluana è quella ragazza che da 15 anni è in coma in un stato vegetativo permanente.
Le sue funzioni cardiocircolatoria e respiratoria sono attive mentre il suo cervello è totalmente assente .
Viene alimentata attraverso un sondino gastrico.
Suo padre Beppino Englaro sta lottando affinchè le volontà espresse a suo tempo da Eluana
vengano rispettate .
Interventi di Beppino Englaro e Corrado Augias - rai 3 - elisir
Partecipano alla manifastazione del 18 gennaio 2007. Beppino Englaro, Emilio Coveri presidente di Exit-italia, Dott Silvio Viale,
Mario Airola di Exititalia le associazioni Luca Coscioni e Adelaide Aglietta,
La sezione dei Radicali italiani di Lecco
intervista da parte della tv coreana...
INFEDELE - IL DRAMMA DI ELUANA ENGLARO...
La vita disperata dei genitori di Eluana Englaro subito dopo l'incidente ed oggi...
Il caso di Eluana Englaro...
I Radicali di Sinistra affrontano il delicato tema di Eluana Englaro, dell'eutanasia e di come politica e magistratura entrino sempre più spesso in conflitto, facendosi portatrice, la prima, di una morale universale che vuole zittire ogni altra voce ed idea....ma quale verità, quale soluzione è veramente giusto o sbagliato oggi per Eluana Englaro???
ELUANA ENGLARO - "VITA O MORTE"???
Nessuno Tocchi "Eluana Englaro"
Eluana deve VIVERE? Eluana deve MORIRE? Quale sarà veramente la volontà di DIO? Quale sarà la vera volontà della DIVINA PROVVIDENZA???
Caso Battisti: il terrorista "rosso" verso l'estradizione dal Brasile???
Fonte: http://www.ansa.it/
Addio a Giuseppe Gatì...
E' durata poca la mia gioia (solo un mese) vedere un vero siciliano reagire contro il potere arrogante della politica mafiosa....
Era dai tempi di Peppino Impastato che non succedeva, lui disturbava i scassapagghiari come diceva giuseppe fava..
Caro Giuseppe ho pianto per te quando incredulo ho visto il video del tuo funerale.
Adesso mi auguro solo che si faccia chiarezza visto che ancora non si capisce la vera natura della tua digrazia e che non passino tanti anni prima di arrivare alla vera verità.
sono indignato per i mezzi di comunicazione che non hanno saputo dare dignita' ad un giovane coraggioso uomo Siciliano
Possa Dio dar luce alla tua anima.
Fonte: http://www.youtube.com/user/patriridio
Intervento di Giuseppe Gatì alla presenzazione di Alza la Testa!
L'intervento di Giuseppe Gatì presentato da Franz Baraggini, alla presentazione di Alza la Testa! Di Piero Ricca a Palermo presso il Kalhesa...
UN APPELLO PER GIUSEPPE GATì...
Questo appello in memoria di un ragazzo che ha creduto fino in fondo che le cose possono veramente cambiare...che un mondo migliore e libero dalla Mafia è ancora possibile...
L'Onore di Giuseppe Gatì...
[7 Aprile 2008]
"Io ho deciso di rimanere qui, perchè non devo essere io ad emigrare per non sporcarmi le mani per cercare un lavoro, ma deve andare via chi questa terra lha martoriata.
Ho creato un piccolo spazio cartaceo che periodicamente metto in giro (volantini e manifesti) al quale ho dato il nome di QUI CAMPOBELLO LIBERA (il mio paese infatti si chiama Campobello di Licata in provincia di Agrigento).
Ancora sono il solo ad occuparmene, ma confido di risvegliare qualche bellanima; Il mio spazio si occupa di informare i cittadini di ciò che i media nazionali oscurano o censurano: condannati in parlamento, leggi vergogna, inciuci ecc.
Ho già avuto i primi commenti negativi, ma non mi fermo qui. Questa è la mia terra e io la difendo.
Giuseppe Gatì" [http://www.lamiaterraladifendo.it/]
In memoria di Giuseppe Gatì da Tele Video Agrigento...
Il ragazzo del Sud che sognava una terra migliore, una nazione migliore, un'Italia migliore...
DEDICATO AL CORAGGIO DI GIUSEPPE GATI'...
Un ragazzo libero...
Scritto da Salvatore Borsellino
Sabato 31 Gennaio 2009 21:42
Mi ha telefonato un minuto fa Sonia Alfano, con la voce rotta, mi ha
detto che è morto Giuseppe Gatì, un ragazzo libero, un ragazzo
coraggioso, un ragazzo che qualche settimana fa aveva contestato
Vittorio Sgarbi presso la biblioteca comunale di Agrigento.
Quello che successe allora ve lo faccio raccontare da lui stesso.
Con alcuni amici laltro giorno mi sono recato presso la biblioteca
comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera
Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare:
la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello
stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta,per
diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco
che arriva,in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver
preso la parola,naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la
nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose.
Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra
la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che
venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui
stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo.
I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto
dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere al
le forze dellordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera
(che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo farlo e lui mi
minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e
minaccia di farmela pagare,ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo
preso e portato in una sala appartata della biblioteca,dove la polizia
prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato
(ce nera addirittura uno in sala che voleva difendermi),per conoscere
i miei diritti,ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi
perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi
consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il
presunto appartenente alle forze dellordine in borghese e mi dice
sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me.
Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre unora e mezza
mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente,
mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una
frase che non posso dimenticare: Devi capire che ti sei messo contro
Sgarbi, che è stato onorevole e ministro.
Quando mi ha telefonato Sonia stavo lavorando al computer, come 17 anni
fa,quando mi chiamò mia moglie e mi disse che stavano dicendo alla
televisione che c'era stato un attentato a Palermo, in Via D'Amelio.
Ho provato una sensazione troppo simile a quella di allora.
Si,lo so,è una cosa diversa,allora era stato una attentato,un attentato
che aveva provocato una strage. Questa volta dicono che è stato un
filo scoperto,un filo sul quale sembra che Giuseppe abbia camminato
mentre lavorava vicino a un silos pieno di latte. L'autopsia dirà se
le cose sono andate come si legge in questo momento nelle prime notizie
di agenzia.Ma io sento un nodo alla gola che non si scioglie...
VIDEO REALIZZATO DA :
LONGO PASQUALE
canale su youtube :
http://it.youtube.com/user/lince54x
canale tv su internet :
http://www.mogulus.com/ANZIOTELENEWS
email : longo49x@yahoo.it
TAG DI RICERCA SU GOOGLE : ANZIOTELENEWS
colonna sonora :
Gigi D'agostino-Il padrino remix
Video e audio ripresi da :
Giuseppe Gatì è morto - HA OSATO CONTESTARE
IL SINDACO VITTORIO SGARBI
http://it.youtube.com/user/giuseppegat
http://it.youtube.com/watch?v=mgsQe4w...
http://it.youtube.com/watch?v=9ebPQzn...
INTERVISTA ALL'ON.DI PIETRO SUI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA
http://it.youtube.com/watch?v=bqpY47f...
http://www.lamiaterraladifendo.it/
Funerali di Giuseppe Gatì...
Sabato 31 gennaio 2009, muore Giuseppe Gatì, un ragazzo di 22 anni di Campobello di Licata, a causa di un incidente sul lavoro. Nonostante la giovane età, Peppe è stato un modello di tenacia, grinta e di amore per la propria terra. Un ragazzo solare che ha preferito rimanere qui e lottare per la sua terra. I funerali si sono svolti il 4 febbraio alla Chiesa Madre di Campobello. Video trasmesso da TeleJato...
Giuseppe Gatì è morto...
E' morto Giuseppe Gatì, il coraggioso ragazzo che ha gridato "W Caselli" e che ha pubblicamente contestato l'Onorevole Vittorio Sgarbi ad Agrigento...il ragazzo è morto accidentalmente sul proprio posto di lavoro, solo ed in circostanze ancora poco chiare...oppure un tragico destino della vita???
Vittorio Sgarbi contestato...
L'Onorevole Vittorio Sgarbi durante una contestazione contro di lui all'interno di una bibblioteca di Agrigento...
ARTCICOLO 21. Libertà di che? Contestatore di Sgarbi aggredito ad Agrigento...
La Procura della Repubblica di Agrigento ha contestato i reati d resistenza e lesioni a pubblico ufficiale ad ad almeno cinque persone, di cui solo una identificata. Il commissario della polizia municipalr Giuseppe Ragusa èstao refertato con una prognosi di 3 giorni: "Sarebbe stato aggredito da almeno tre persone mentre tentava di impedire ad una delle manifestanti di riprendere quanto stava accadendo in sala con una telecamera!".
Contestazione a Vittorio Sgarbi ad Agrigento...
Un mese o poco più fà ad Agrigento questo ragazzo, Giuseppe Gatì, osò contestare l'Onorevbole Vittorio Sgarbi, reo di aver spesso criticato l'operato della Magistratura e del Pool Anti-Mafia...infine pure Sgarbi peccherebbe di qualche "macchia" sul proprio operato Politico in questi ultimi anni a Roma e nel Sud Italia...questo ragazzo che vedete nel video è morto purtroppo poco tempo dopo l'accaduto in circostanze tragiche e misteriose sul proprio posto di lavoro in campagna e sembrerebbe che durante questo grave incidente di lavoro il ragazzo fosse solo...non ci sarebbero testimonianze sull'accaduto!!!
martedì 3 febbraio 2009
L'Italia dei Massoni verso lo sfascio...
(Clicca sull'immagine per ingrandirla...)
E' stata varata dopo tante discussioni la nuova riforma che regolarizza l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche da parte della Magistratura durante le indagini...CHE COSA HANNO COSI' TANTO DA NASCONDERE I NOSTRI POLITICI ITALIANI??? DI COSA HANNO PAURA???
Il Popolo dell’Omerta’
Di Marco Travaglio - 14 giugno 2008
L’avessero fatta scrivere alla Banda Bassotti con la consulenza di un repartino psichiatrico, sarebbe venuta meglio. La cosiddetta riforma delle intercettazioni varata ieri dal governo durante la partita della Nazionale (come il decreto Biondi del ‘94) è quanto di peggio si possa immaginare: un misto di impunità, omertà, asineria e demenza.
Il problema, per questi qua non sono i reati, ma chi li scopre e li racconta. Galera per chi dispone e pubblica intercettazioni; per chi viene beccato a delinquere al telefono, invece, la pena massima è la presidenza del Consiglio e quella minima la presidenza di Raifiction. Mentre in America arrestano un costruttore nel cui cantiere un operaio è morto sul lavoro, in Italia chi ammazza i lavoratori rischia poco o nulla, ma chi lo smaschera rischia grosso. Oggi, fosse già stata in vigore la legge porcata, non conosceremmo ancora le telefonate di Fazio e dei furbetti del quartierino, di Moggi e dei designatori arbitrali, e tutti gli scandali politico-finanziari degli ultimi 5 anni: i processi non sono ancora iniziati. Né sapremmo nulla delle tangenti a Genova e a Perugia. E neppure degli scannamenti alla clinica Santa Rita. Per due fondamentali motivi: i giornalisti non avrebbero potuto pubblicare le intercettazioni, salvo rischiare 3 anni di galera (senza contare le multe agli editori); e comunque non avrebbero avuto nulla da scrivere, perché i magistrati le intercettazioni non avrebbero potuto comunque disporle (i decreti del gip autorizzavano ascolti per truffa e falso in atto pubblico e solo dopo si sono scoperti i casi di lesioni e omicidi; ma la truffa e il falso sono puniti fino a 6 anni, ben al disotto del nuovo limite di 10). Insomma, la premiata macelleria Santa Rita sarebbe ancora in attività e gli scannatori seguiterebbero a squartare seni e fegati, reni e polmoni. Non basta ancora, perché c’è un altro paio di delizie di alto valore psichiatrico. 1) Se, intercettando uno per un reato, si scopre che ne ha commesso un secondo, l’intercettazione è utilizzabile per il primo, ma non per il secondo (se mi ascoltano per una discarica abusiva e scoprono che ci sciolgo nell’acido i cadaveri, l’intercettazione non può essere usata nel processo per gli omicidi). 2) Le intercettazioni non potranno più essere autorizzate da un gip, ci vorrà un collegio di 3 giudici: una follia che allunga i tempi e intasa i tribunali, oltre a essere insensata (il gip da solo può condannare per omicidio, ma non intercettare). 3) Le intercettazioni non potranno protrarsi per più di 3 mesi (quella alla Santa Rita son durate quasi un anno, scoprendo molti casi e prove per incastrare colpevoli). Norma geniale nelle catture latitanti e nei rapimenti. Sequestrano un bambino? Bisogna sperare che i sequestratori lo liberino entro 3 mesi, perché al novantesimo giorno, caschi il mondo, gli apparecchi di ascolto vengono disattivati. Tempo scaduto. Provenzano latita da 43 anni? Si tengono sotto controllo per anni parenti e amici, nella speranza che prima o poi qualcuno si lasci sfuggire qualcosa o commetta un passo falso. In futuro, grazie al governo della sicurezza, della tolleranza zero e dell’antimafia, bisognerà staccare tutto dopo 3 mesi. E il boss è al sicuro per il resto dei suoi giorni. Completa il quadro la lista dei reati per cui sarà impossibile intercettare: a parte quelli contro la Pubblica amministrazione (reinseriti su richiesta della Lega in cambio del lodo Schifani-2 per cancellare i processi al premier), tutti quelli puniti con pene inferiori ai 10. Reati minori? Nemmeno per sogno. Reati gravissimi come quelli contro l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro; tutti i reati fiscali, dall’evasione alle truffe Iva, dall’aggiotaggio all’ insider trading (intercettabili dal 2006 in base di una legge della Cdl per recepire la direttiva europea sul market abuse, quella che ha consentito la scoperta delle scalate Bnl, Antonveneta ed Rcs); il contrabbando e l’usura, specialità delle mafie; i sequestri di persona semplici, i sequestri di minori, le truffe allo Stato e agli enti pubblici o sui fondi europei; persino le associazioni per delinquere e financo lo spaccio di droga (quello che poi consente, risalendo per li rami, di sgominare i grandi cartelli del narcotraffico). Da qualunque parte la si guardi, è una legge salvacriminali. Inutile «migliorarla». Peggio è, meglio è: referendum, referendum!
Fonte: http://wildgretapolitics.wordpress.com
Violenza sessuale su una rumena, fermati 5 suoi connazionali...
Dopo la violenza, avevano già fatto le valigie per scappare, come il branco di stupratori di Guidonia. Cinque rumeni tra i 20 e i 33 anni, nessun precedente penale e un impiego stagionale come braccianti agricoli nelle campagne della Sibaritide.
La loro vittima, di 21 anni, ha però trovato il coraggio di denunciarli e di bloccare la fuga. Ed ha anche il coraggio di farsi vedere, di chiedere giustizia, per sè, per il marito e per il loro bimbo di cinque mesi rimasto in Romania.
Immigrato bruciato vivo a Nettuno. Sit-in di protesta...
3 ragazzi hanno appiccato il fuoco ad un indiano che dormiva su una panchina della stazione di Nettuno.
Anche un senegalese è stato ucciso, a quanto pare per futili motivi.
Dunque un cittadino indiano che dormiva alla stazione ferroviaria di Nettuno (Roma) è stato aggredito e dato alle fiamme da tre giovani locali, tra cui un minorenne. L'uomo ricoverato d'urgenza con ustioni alle gambe e cosciente ha permesso la cattura dei tre, che hanno detto di aver agito «per provare un'emozione forte». Nel centro cittadino, sit in e manifestazione dei cittadini nettunesi e aderenti ai movimenti e ai partiti politici della sinistra, in prima fila rappresentanti della comunità indiana locale. Alcuni giovani hanno insultato il corteo, dando vita a tafferugli sedati dalle forze dell'ordine.
Indiano bruciato vivo, Senegalese assassinato - dal tg5...
Ecco il risultato della follia e della mancanza di valori nella nostra Società sempre più misera e vuota di contenuti...la guerra trà poveri può degenerare in queste atroci conseguenza...
lunedì 2 febbraio 2009
Guidonia, la bomba carta contro il negozio di commercianti Rumeni è un ingiustizia...è lo Stato che oggi crea di proposito il clima di terrore!!!
Il racconto: «Urlavamo parole in romanesco». Frattini: in cella a Bucarest!!!
«Guidonia, mezz'ora prima stavo per stuprarne un'altra!!!»
La confessione dopo l'arresto: li ho aggrediti con l'ascia!!!
giovedì 29 gennaio 2009
Agli arresti domiciliari per stupro: era fuggito ed aveva violentato di nuovo un'altra ragazza!!!
Il volto poco rassicurante che vedete qui a lato è quello di Emilio Cataldo, 29 anni, tossicodipendente con precedenti penali che vanno da rapina a ricettazione, passando per lesioni gravissime e violenza sessuale. Era stato arrestato a Milano nel 2006 quando, dopo aver presto parte ad una rapina, aveva stuprato, picchiato e sfigurato una ragazza nigeriana. Per quel crimine ha scontato un anno e poco più in carcere e dal 16 settembre scorso era agli arresti domiciliari.Ma neanche un mese e mezzo dopo riesce a fuggire e il 31 ottobre scorso, come riporta CronacaQui Milano, tenta un nuovo furto, che finirà poi un stupro ai danni di una ragazza lettone di 29 anni madre di due bambini:
Cataldo le si accosta in scooter e finge di chiederle informazioni. Quando la ragazza abbassa il finestrino lui, con una mossa fulminea, apre la portiera e si infila nell’auto con la donna. Quindi, le morde un braccio per impedirle di scappare e la minaccia di morte: «Se non fai quello che ti dico e non mi dai tutti i tuoi soldi ti ammazzo».Ma quella che si preannunciava come una rapina finisce con un tragico stupro. Il pregiudicato la costringe ad appartarsi in un angolo della strada. A quell’ora la via è deserta e nessuno si accorge di quello che sta accadendo. Le strappa i vestiti e la violenta. Solo quando lo stupro si è consumato, scende dall’auto e se ne va, portandosi via la sua borsetta ( che conteneva 700 euro) e il suo cellulare.
Fonte: http://www.crimeblog.it
ITALIA-CINA
PER L'ALLEANZA, LA COOPERAZIONE, L'AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE TRA' LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE!!!


